A Tavola con i Borboni

Raffaele Riccio

A Tavola con i Borboni

Ricette, curiosità storiche e vita di corte

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Descrizione di A Tavola con i Borboni

"Dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei" recita uno degli aforismi di Brillat Savarin, autore della Fisiologia del gusto.

Questa massima può servire anche per illustrare la cucina e la gastronomia del Settecento e dell'Ottocento napoletano e per analizzare la società del tempo, la corte e la vita privata dei Borboni, al di là delle maschere imposte loro da una ricerca storica spesso di parte e poco generosa.

Per quasi tutti i viaggiatori che visitarono Napoli nel secolo dei Lumi e nell'Ottocento, la cultura del cibo e la particolarità dei prodotti agricoli erano alcuni degli elementi che rendevano maggiormente piacevole e particolare la permanenza nel Regno delle due Sicilie.

La cucina, quindi, era uno degli ingredienti che sottolineava e dilatava l'insieme di queste impressioni. I sorbetti, i gelati, i dolci napoletani e siciliani non avevano rivali in Italia ed in Europa, e Carême, uno dei padri della gastronomia dell'Ottocento incluse la capitale partenopea nel suo viaggio di studio in Italia, intrapreso per conoscere ed appropriarsi dei segreti della cucina italiana. L'avventura della cucina borbonica merita quindi di essere ripresa in esame ed in questo libro la si è fatta rivivere.

Le ricette descritte in questo volume, che riguardano sia l'epoca di Ferdinando I e Maria Carolina, quindi l'epoca del massimo fulgore di Caserta, che il periodo successivo di Ferdinando II, sono state tutte sperimentate e sono quindi facilmente eseguibili da tutti gli appassionati di cucina.

Per ricostruire le ricette, l'alimentazione e la vita di corte della Napoli borbonica, si è fatto riferimento ai tanti diari dei viaggiatori stranieri che hanno soggiornato a Napoli e nel Regno ed ai libri di cucina dei cuochi, dei gastronomi e dei "monzù" attivi in città e presso le dimore nobiliari tra '700 ed '800.

Sulla corte di Napoli, sulle feste e sui pranzi tenuti a Caserta, a Portici, nei palazzi cittadini o nelle ville dell'area vesuviana, ci sono pervenute relazioni entusiastiche e divertite che permettono di riproporre oggi, e con facilità, molte delle ricette dell'epoca.

Una delle personalità più rappresentative della gastronomia partenopea settecentesca è quella di Vincenzo Corrado. Questo scrittore, frate Benedettino a San Pietro a Maiella e segretario del munifico principe di Francavilia, ritenuto il Lucullo napoletano, ha lasciato diverse opere dedicate alla cucina. Una in particolare Il cuoco galante è stata il punto di riferimento per la preparazione delle ricette contenute in questo libro.

Il Corrado, però, non si occupava solo dei grandi banchetti nobiliari, ed in un altro libro Il cibo pitagorico ha presentato una interessante descrizione dell'alimentazione a base di verdure che, per certi versi, può essere considerata una prima anticipazione della dieta mediterranea.

Altra opera di Corrado presente su questo sito è La cucina napoletana. Anche nell'800 La cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, ha avuto un ruolo molto significativo nel descrivere e definire la gastronomia napoletana. I sapienti consigli del duca-gastronomo sono stati seguiti nell'elaborare questo libro.

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