Pelle, energia, umore: il ruolo di microbiota e disbiosi intestinale
Romina Rossi
Giornalista e naturopata
Scopri in che modo l'alimentazione, lo stile di vita, le pratiche di routine e i rimedi naturali possono aumentare la ricchezza e la resistenza della flora batterica intestinale
Forse ti è capitato, e più di una volta: ti senti stanca anche senza un reale motivo, la pelle appare spenta, ma fai attenzione all’alimentazione e hai sbalzi d’umore durante il giorno. Allora cerchi rimedi diversi per correre ai ripari: un tonico per ritrovare le energie, la crema viso illuminante, un rimedio per risollevare l’umore. Ma ti accorgi che non funzionano.
In questi casi, quello che viene ignorata è una causa comune da cui possono avere origine questi e molti altri sintomi, anche molto diversi fra loro. Tale causa, spesso, è nell’intestino e nel disequilibrio del microbiota intestinale, detto disbiosi.
Negli ultimi anni, da quando il microbiota ha assunto un ruolo da protagonista per la nostra salute, si parla sempre più spesso di tale condizione. Quello che noto, però, è che c’è ancora tanta confusione, sia su come riconoscerla, sia sui sintomi che può causare se l’intestino non viene riequilibrato e anche su come intervenire correttamente.
L’eubiosi, l’equilibrio e la salute, del nostro microbiota intestinale, pur essendo qualcosa di complesso, non è impossibile da mantenere e ripristinare.
In questo articolo vediamo come farlo attraverso alimentazione, rimedi naturali e stile di vita, per un approccio completo e sinergico che permette di agire su diversi fronti e alla radice.
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Disbiosi intestinale: cos’è

La disbiosi intestinale è un’alterazione dei ceppi che compongono il microbiota intestinale, i microrganismi che popolano il nostro intestino.
Il microbiota è formato da un grande e numeroso gruppo di batteri diversi, compresi, virus e funghi, dai più amichevoli lactobacili e bifidobatteri ai più temuti, come candida e altri ceppi.
Nel giusto rapporto, tali ceppi mantengono l’eubiosi del microbiota e gli permettono di svolgere le sue funzioni primarie (digestione e controllo della competenza immunitaria).
Quando invece tale equilibrio si rompe, alcuni ceppi possono proliferare alterando la funzionalità del microbiota. In sintesi, se i ceppi non sono in numero armonico fra di loro, viene meno la loro capacità di cooperare per mantenere la nostra salute.
Lo stile di vita moderno ha molti fattori che possono contribuire a rovinare l’equilibrio del microbiota, favorendo disbiosi: il tipo di alimentazione, l’uso di farmaci, le tossine che si accumulano nell’organismo e lo stress sono fra le cause più comuni.
Tipi di disbiosi
Generalmente, si riconoscono diversi tipi di disbiosi. Le più comuni sono due e dipendono molto dal tipo di alimentazione prevalente:
Disbiosi fermentativa
La disbiosi fermentativa interessa il colon si manifesta anche nel tenue.
Dipende da un consumo eccessivo di zuccheri semplici, carboidrati raffinati o intolleranze ai carboidrati (come al lattosio).
Si manifesta con gonfiore e sensazione di pancia a palloncino dopo i pasti, meteorismo (gas), flatulenza e alvo alterno,
Disbiosi putrefattiva
La disbiosi putrefattiva interessa principalmente il colon ed è causata da un apporto insufficiente di fibre e il consumo eccessivo di proteine animali e grassi saturi (carne rossa, salumi, formaggi).
Si manifesta con feci maleodoranti, alito cattivo, flatulenza con odore forte e stitichezza.
Disbiosi intestinale: sintomi più comuni

La disbiosi intestinale ha sintomi che possono essere molto diversi fra loro, che interessano l'intestino, il sistema nervoso, la pelle e altri distretti dell'organismo.
Proprio tale diversità rende più complicato riconoscere la disbiosi e mettere i diversi sintomi in correlazione a un disequilibrio del microbiota intestinale.
Di seguito ti elenco i più comuni.
Sintomi intestinali:
- difficoltà di digestione,
- stitichezza,
- gas, gonfiori intestinali e flatulenze,
- diarrea,
- colon irritabile (sindrome dell'intestino irritabile).
Sintomi neurologici:
- ansia,
- nervosismo,
- disturbi del sonno e insonnia,
- sbalzi del tono dell'umore,
- cefalea e mal di testa,
- stanchezza e spossatezza.
Sintomi extra-intestinali:
- acne e pelle impura,
- manifestazioni allergiche,
- indebolimento delle difese immunitarie,
- infezioni urogenitali, come cistite,
- sindrome metabolica,
- sovrappeso.
Se sospetti di avere una disbiosi intestinale in atto, la cosa migliore è rivolgerti al tuo medico per i dovuti accertamenti. Puoi accertare la presenza di disbiosi intestinale col test apposito eseguito da un laboratorio specializzato.
Cosa mangiare se si ha disbiosi intestinale

Per contrastare la disbiosi intestinale e ripristinare il corretto equilibrio microbico è indispensabile curare l'alimentazione, andando a limitare quegli alimenti che possono contribuire a peggiorare il disequilibrio microbico intestinale.
Alimentazione a basso contenuto di FODMAP
Esistono diversi tipi di alimentazione che possono correggere i problemi intestinali: uno dei più indicato è la dieta low FODMAP (acronimo di Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols, cioè oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili).
I FODMAP, in sostanza, sono acidi grassi a catena corta e alcoli zuccherini (che comprendono fruttosio, lattosio, fruttani e poliacoli, fra cui maltitolo e xilitolo) che, essendo scarsamente digeriti, permangono nel colon creando fermentazione, che facilita: flatulenza, pancia gonfia come un palloncino, gas intestinali e diarrea.
I cibi che contengono maggiori quantità di FODMAP sono:
- frutta: pere, mele, pesche, susine, ciliegie,
- verdura: porri, barbabietola, verza,
- legumi: soprattutto ceci, piselli, fave e lenticchie,
- latticini e formaggi a pasta molle,
- dolcificanti come sciroppo d'agave e miele,
- carni processate, come salsicce e insaccati,
- alcolici e bevande zuccherate.
Sono invece a basso contenuto di FODMAP:
- frutta: banane, arance e agrumi, kiwi, melone, uva, fragola,
- verdura: zucchine, carote, finocchi, spinaci, sedano, melanzane,fagiolini, spinaci, zucca, pomodoro,
- cereali senza glutine,
- carni bianche e magre e non processate,
- frutta secca: noci, mandorle, nocciole, semi in generale.
Piuttosto che adottare il fai da te e rischiare di creare effetti negativi anche seri, se hai una disbiosi, affidati a un nutrizionista che possa fare un piano alimentare adatto alle tue esigenze.
In questo modo potrai avere una dieta variata durante la settimana e non andare incontro a carenze nutrizionali o a regimi alimentari troppo restrittivi.
Probiotici, prebiotici, alimenti fermentati e postbiotici
Probiotici
Fra gli alimenti che possono migliorare la salute dell'intestino ci sono quelli che contengono naturalmente probiotici, soprattutto Bifidobacterium e Lactobacillus, due dei ceppi “buoni”.
Li trovi in molti alimenti fermentati della tradizione orientale (puoi trovarli nel nostro reparto di Alimenti e Bevande), come:
Postbiotici
Gli alimenti fermentati contengono anche dei sottoprodotti che si formano durante la fermentazione e che sono benefici per l’intestino. Si tratta dei cosiddetti postbiotici, che comprendono gli acidi grassi a catena corta, come butirrato, acetato e propionato.
Se assunti con regolarità contribuiscono a ridurre l'infiammazione e ad aiutare il sistema immunitario, migliorando la funzionalità della barriera intestinale.
Prebiotici
Per il riequilibrio del nostro intestino e del microbiota sono indispensabili anche le fibre prebiotiche, quelle cioè che non sono assorbite dal nostro intestino e che costituiscono il nutrimento dei batteri intestinali.
Si tratta, soprattutto, di lignina e cellulosa che troviamo nella crusca (l’involucro esterno dei chicchi integrali, come riso, orzo ecc.).

6 consigli per un’alimentazione che supporta il tuo intestino
Per mantenere l’eubiosi intestinale, ecco alcune indicazioni estrapolate dalle linee guida redatte dalla University of Pittsburgh Medical Center.
- Evita di mescolare troppi alimenti nello stesso pasto, per prevenire un sovraccarico digestivo.
- Limita il consumo di cibi preconfezionati e ultra-processati, ricchi di conservanti, zuccheri, grassi e additivi artificiali.
- Riduci il consumo di carni lavorate, bevande zuccherate e alcol, che possono alterare l'equilibrio del microbiota.
- Preferisci alimenti ricchi di fibre, come verdura e frutta fresca, legumi, cereali integrali, pesce, carne non lavorata, riso, formaggi freschi e alimenti fermentati.
- Bevi molta acqua, essenziale per il corretto funzionamento dell'intestino.ù
- Evita diete eccessivamente restrittive o monotone, spesso influenzate da mode o scelte fai-da-te, poiché potrebbero peggiorare il problema anziché risolverlo.
Rimedi naturali per la disbiosi intestinale
Oltre all'alimentazione ci possono essere anche molti rimedi naturali ed erboristici (li trovi nel nostro reparto di Erboristeria e Integratori) che possono sostenere la funzionalità del nostro intestino. Ecco quelli che ti consiglio.
Mallo di noce
Il mallo della noce (la parte esterna che ricopre la noce vera e propria) viene usato da secoli nell’erboristeria tradizionale, come rimedio per l’intestino.
Da recenti studi è emerso che oltre a contribuire alla riduzione dell’infiammazione intestinale, può agire in maniera positiva anche sui batteri del microbiota. I suoi polisaccaridi, infatti, possono contribuire a:
- aumentare la diversità dei ceppi, contribuendo a ristabilire l’eubiosi,
- ridurre i ceppi che possono essere potenzialmente dannosi se lasciati proliferare,
- aumentare la diversità dei batteri buoni, come Prevotellaceae e Allobaculum,
- aumentare la produzione di SCFA, gli acidi grassi a catena corta, che modulano la risposta immunitaria e contribuiscono a ridurre l’infiammazione intestinale.
Simbiotici
Oltre a probitici e prebiotici, per l’intestino in caso di disbiosi possono essere utili anche i simbiotici, rimedi che combinano prebiotici e probiotici (soprattutto Lactobacillus e Bifidobacterium), e che contribuiscono ad aumentare la quantità e la sopravvivenza dei probiotici nel tratto digestivo.
Dai primi studi è emerso che tali rimedi possono aiutare a ridurre gli episodi di diarrea.
La valutazione dell'efficacia dei simbiotici non è però semplice perché, spiegano gli autori, vanno valutati diversi fattori, come il tipo di probiotico da utilizzare, la necessità o meno di combinarli con i prebiotici, la migliore combinazione da utilizzare e la forma di somministrazione.
Quali probiotici scegliere? Dagli studi emerge che i ceppi che possono avere effetti benefici in caso di disbiosi sono:
- Lactobacillus plantarum,
- Lactobacillus acidophilus,
- Lactobacillus reuteri,
- Bifidobacterium longum,
- Bifidobacterium infantis / bifidum,
- Bacillus coagulans.
Le fibre prebiotiche che creano maggiore sinergia con questi ceppi sono i frutto-oligosaccaridi (FOS), come quelli contenuti nell'inulina (questa è la preferita dei nostri clienti), che hanno dimostrato di riuscire ad ampliare selettivamente i ceppi di Bifidobacterium e Lactobacillus alterati dalla disbiosi.
Olio essenziale di origano
Fra gli oli essenziali utili per disbiosi intestinale c’è sicuramente quello di origano, considerato uno dei più potenti antimicrobici naturali per l’intestino.
Da alcuni studi di qualche anno fa, in effetti, è emerso che tale olio agisce come un modulatore dell'ecosistema intestinale per diversi meccanismi:
- aumenta sensibilmente la presenza di batteri buoni, in particolare dei ceppi Bifidobacterium, Ruminococcus ed Enterococcus, contribuendo a ristabilire l’equilibrio microbico,
- per la presenza di alcune sostanze nell’olio essenziale, come carvacrolo e timolo (fenoli), riesce a distruggere la membrana cellulare dei batteri patogeni causandone la distruzione, senza effetti negativi sulla flora batterica buona,
- riduce le risposte infiammatorie locali e sistemiche,
- stimola la sintesi di mucine e metaboliti protettivi (derivati del triptofano) per preservare la salute dell'intestino.
Poiché è molto potente, però, se usato male, però, causa anche diversi effetti collaterali anche gravi motivo per cui raccomando sempre di usarlo con molta cautela e mai in fai da te se non si ha dimestichezza con gli oli essenziali.
Magnesio
Probabilmente conosci il magnesio (qui trovi la nostra selezione) per i suoi benefici per stress e ansia, stitichezza e difficoltà a dormire.
Da recenti studi, è stato messo in evidenza che questo minerale contribuisce anche a migliorare la composizione dei ceppi della flora batterica intestinale.
Da una review emerge che la carenza di magnesio potrebbe favorire:
- alterazioni negative della flora batterica, favorendo quindi la disbiosi,
- permeabilità della mucosa intestinale, una condizione che favorisce la leaky gut syndrome, o sindrome dell’intestino gocciolante.
Inoltre, il magnesio agisce in sinergia con probiotici e prebiotici, contribuendo, dunque, a una migliore composizione microbica.
Dallo studio citato è stato anche messo in evidenza che, in presenza di disbiosi, il magnesio agisce come un vero e proprio modulatore metabolico e neuro-intestinale: in sostanza, protegge la mucosa, favorisce la proliferazione dei batteri benefici e contribuisce ad attenuare la componente ansioso-depressiva legata ai disturbi digestivi.
Scopri i segni per capire sei hai una carenza di magnesio ›
Zenzero

Questa straordinaria spezia, utilizzata sia in cucina che in erboristeria, non finisce mai di stupire per i suoi effetti benefici.
Sappiamo che è una dei rizomi utili per migliorare la digestione, ma alcune ricerche hanno messo in evidenza anche la sua capacità di agire in maniera positiva anche sul microbiota.
Il succo, che si ottiene grattugiando la radice fresca, può contribuire ad aumentare il numero di specie buone della flora intestinale, grazie alla presenza di gingeroli, shogaoli e zingerone.
Tali sostanze (dei polifenoli) non vengono assorbite completamente dal nostro intestino e arrivano nel colon dove interagiscono con i batteri che vivono in questo tratto.
Nello specifico, lo zenzero può diminuire i ceppi pro-infiammatori, mentre aumenta la proliferazione di quelli antinfiammatori e benefici per l'intestino.
Svolgendo un’azione antimicrobica selettiva, lo zenzero può dunque ostacolare la proliferazione dei batteri potenzialmente cattivi (come ad esempio Helicobacter pylori o specie pro-infiammatorie di Enterobacteriaceae).
Come usare i rimedi naturali per la disbiosi
Una delle difficoltà dei clienti, che noto più spesso, è capire cosa usare e in che ordine. Spesso mi sento chiedere se i rimedi proposti devono essere usati tutti o se devono essere scelti e in base a quale criterio.
La premessa che faccio sempre è che sarebbe meglio rivolgersi a un professionista per un piano personalizzato sulla base di una indagine approfondita sul proprio stato di salute.
In fai da te, invece, in linea generale, propongo questi rimedi in un ordine logico:
- mallo di noce o olio essenziale di origano: di solito li consiglio quando c’è bisogno di “bonificare” l’ambiente intestinale e fare una prima pulizia profonda, contrastando anche l’eventuale infiammazione. La differenza è che l’olio essenziale di origano (che deve essere microincapsulato in capsule gastroresistenti, come questo prodotto) va assunto per un tempo molto limitato e in dosaggi molto bassi (1-2 gocce al giorno) per massimo 7-8 giorni, mentre il mallo di noce (io consiglio questo) può essere assunto per periodi più lunghi, in genere non oltre 1-2 mesi continuativi. Per trattamenti lunghi, quindi, l’olio essenziale di origano non è indicato, soprattutto in caso di problemi intestinali da lungo tempo,
- probiotici: una volta bonificato l’ambiente intestinale è opportuno ricolonizzarlo con i ceppi probiotici più adatti. Questi dovrebbero essere scelti sulla base del disbiosi test, in modo da fare un’azione mirata sul proprio microbiota. In assenza di tale test, il mio consiglio è di preferire formulazioni multi-ceppo che comprendano i generi Lactobacillus, Bifidobacterium e Bacillus (come questo integratore, con 18 ceppi diversi),
- prebiotici: al fine di ricolonizzare l’intestino i ceppi nuovi hanno bisogno di nutrimento. Le fibre prebiotiche (come l'inulina) sono ideali per permettere la crescita dei ceppi e il riequilibrio dei batteri buoni. Oltre a questi, lo zenzero e gli alimenti prebiotici e fermentati sono indispensabili. In questa fase è anche possibile assumere simbiotici con probiotici e FOS, come questo prodotto), in modo da usare un solo prodotto,
- magnesio: non lo considero un rimedio elettivo per la disbiosi e il microbiota, quanto un supporto che può contribuire all’eubiosi generale. Tendo a consigliarlo se la persona lamenta stitichezza, difficoltà a dormire, sbalzi del tono dell’umore o tensioni muscolari, come rimedio per aumentare il benessere (se soffri di stitichezza, consiglio questo con psillio e fibre di guar).
Stile di vita: quanto influisce sulla disbiosi
Olre ad alimentazione e rimedi naturali, la disbiosi viene influenzata anche dallo stile di vita. Ecco qualche consiglio.
La natura: un’alleata molto potente

Ippocrate, il padre della moderna medicina, affermava oltre 2000 anni fa, che la natura è il medico più potente.
E non a caso: il sole, l’aria fresca, il mare, gli alberi sono potenti rimedi naturali in grado di accelerare il percorso di recupero del malato.
Sapevi ad esempio che in passato gli ospedali erano costruiti in spazi aperti, vicino a un bosco o al mare o dove i pazienti potessero ricevere la luce del sole per gran parte del giorno?
I medici avevano notato, infatti, che i malati si riprendevano meglio se potevano stare a contatto con elementi naturali; osservazione poi confermata da studi condotti in ambito ospedaliero che hanno evidenziato che i degenti sistemati in camere con la finestra affacciata su un ambiente naturale avevano un recupero post operatorio più veloce rispetto a coloro che vedevano il profilo di condomini e palazzi.
Una delle ipotesi avanzata, per spiegare tale relazione, è il fatto che la natura, che pullula di microrganismi, come batteri, virus e funghi, ha un impatto benefico sul microbiota cutaneo (in stretta connessione con quello intestinale).
La pelle è infatti la parte del nostro corpo che è a contatto con il mondo esterno che ci circonda e, a seconda dell’ambiente in cui viviamo, rurale o urbano, può cambiare la composizione dei ceppi che compongono il microbiota cutaneo.
Uno studio ha permesso di evidenziare che le persone che vivono in campagna e stanno a contatto con la natura hanno una composizione diversa rispetto a chi vive per la maggior parte del tempo in un ufficio in città.
Il contatto con la natura, secondo i ricercatori, altera meno la flora batterica, mentre la crescente urbanizzazione contribuirebbe a indebolire il microbiota cutaneo.
Shinrin yoku, o bagno di foresta

Un modo per godere dei benefici che la natura può avere sull’uomo è il bagno di foresta, o shinrin yoku. Si tratta di una pratica, diffusasi inizialmente in Giappone, che sta prendendo piede anche da noi in Occidente, che permette di fare una profonda immersione sensoriale in uno spazio verde, meglio se un bosco o una foresta.
Lo scopo è quello di sperimentare la permanenza nel bosco attraverso tutti i sensi, a cui possono essere abbinate una meditazione e il jounaling.
I bagni di foresta producono cambiamenti nella nostra fisiologia umana: con la pratica, ben presto diminuiscono infatti i valori di:
- pressione sanguigna,
- frequenza cardiaca,
- variabilità della frequenza cardiaca, (qui trovi un articolo sull’importanza di questo fattore per la nostra salute).
Il bagno di foresta contribuisce anche a diminuire la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, che quando non riesce a essere correttamente smaltito, perché prodotto in maniera costante ed eccessiva, causa difficoltà a dormire, sbalzi del tono dell’umore e altri disturbi, e contribuisce a ridurre l’attività cerebrale.
Sole, vitamina D e batteri buoni

Un altro fattore che può aiutare ad aumentare la salute del microbiota intestinale è il sole. Questo elemento naturale è già indispensabile per la corretta crescita e formazione delle ossa e per la funzionalità del sistema immunitario, dato che permette di sintetizzare la vitamina D.
Ma sai che è necessario anche per il benessere dei nostri batteri intestinali?
Secondo uno studio, infatti, maggiore è l’esposizione ai raggi ultravioletti del sole, maggiori quantità di vitamina D l’organismo riesce a produrre, maggiore è la varietà dei ceppi che compongono il microbiota.
Per lo studio sono stati arruolati volontari con carenza di vitamina D, che hanno fatto 3 esposizioni solari. Al termine dello studio, i valori di vitamina D si erano normalizzati e la composizione della flora batterica era cambiata: si è notato una maggiore ricchezza e uniformità di ceppi batterici.
I ricercatori sono arrivati alla conclusione che probabilmente la luce solare è in grado di modulare la composizione del microbiota proprio attraverso la sintesi della vitamina D.
I risultati ottenuti sembrano essere confermati da un secondo studio osservazionale, seppur non legato al precedente, che ha preso in considerazione la popolazione Yanomami, una etnia di cacciatori-raccoglitori, stanziata nella foresta amazzonica in Brasile, nella quale sono state notate delle similarità con il gruppo di studio sopracitato.
In entrambi, si è notata una maggiore presenza di ceppi di Firmicutes (in particolar modo di Lachnospiraceae, Ruminococcus e le famiglie Clostridiaeae) e Proteobacteria e una diminuzione numerica di Bacteroidetes.
Il microbiota di questi due gruppi era caratterizzato anche da una maggiore biodiversità e da un rapporto Firmicutes/Batteroidetes più elevato rispetto a quello che presentano i gruppi di popolazione urbana.
Il fattore comune di due campioni così diversi fra loro, potrebbe essere proprio l'esposizione ai raggi solari: gli indigeni amazzonici, infatti, sono naturalmente esposti a elevate quantità di luce solare perché conducono una vita all'aria aperta con gran parte della pelle scoperta.
Spiegato il ruolo della luce solare, potresti chiederti cosa c’entra la vitamina D con il microbiota intestinale?
Il legame è presto spiegato: questa vitamina è uno dei fattori che promuove la salute intestinale. Da un lato, infatti, migliora l’integrità della barriera intestinale, la mucosa che ricopre interamente le pareti dell’intestino e che ha sia la funzione di tenere “confinato” il materiale che vi transita e che deve essere espulso, sia funzione immunitaria, perché la mucosa produce le cellule del sistema immunitario.
La carenza della vitamina D può avere delle conseguenze che interessano anche l'intestino, poiché favorisce:
- ambiente infiammatorio che a sua volta facilita la disbiosi intestinale,
- minore ricchezza di ceppi batterici, che favorisce la colite,
- minore competenza immunitaria, dato che la vitamina D influisce sulla produzione di cellule immunitarie innate e adattative.
Ecco perché i ricercatori sostengono che la luce solare dovrebbe essere considerata un modulatore del microbiota intestinale.
L'esposizione al sole e la produzione di vitamina D provocano anche una seconda relazione benefica, che coinvolge il tono dell'umore: un microbiota sano e valori adeguati di vitamina D permettono, infatti, di avere un tono dell'umore più stabile, contrastando anche gli stati tendenti alla depressione.
Se ci pensi, si tratta di una correlazione logica: quante volte hai sentito direi che intestino e cervello sono collegati fra di loro ed entrambi si influenzano a vicenda?
Un cervello felice crea un intestino felice: più la mente si rilassa, più il tuo intestino sarà regolare ed efficiente e viceversa.
Scopri come capire se hai una carenza di vitamina D: leggi il nostro articolo di approfondimento ›
Meditazione: allevia lo stress e migliora la varietà del microbiota

Il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore chiamato anche ormone del buon umore, da cui dipende l'equilibrio del tono dell’umore, viene prodotta dalla flora batterica nell’intestino.
I batteri che compongono il microbiota infatti sfruttano la rete neurale dell’intestino: ecco perché spesso questo organo è chiamato anche secondo cervello.
In caso di disbiosi intestinale i batteri buoni potrebbero non essere in grado di produrre le quantità di serotonina richiesta per mantenere il corretto tono dell’umore. E di conseguenza si potrebbero manifestare più facilmente:
- ansia,
- tendenza alla tristezza,
- sbalzi del tono dell’umore,
- nervosismo,
- attacchi di panico.
Lo stress, soprattutto se cronico, riesce a impoverire la varietà di ceppi batterici al pari del cibo spazzatura.
La risposta a uno stressor (un fattore che provoca stress) è in grado di modificare la composizione del microbiota. E fa di più, dato che contribuisce ad aumentare l’infiammazione del colon.
In condizioni normali i batteri intestinali producono acidi grassi a catena corta, come prodotto della digestione dei carboidrati, che modulano l’infiammazione della mucosa intestinale e stimolano la produzione di linfociti T.
In presenza di stress però, tali funzioni vengono inibite perché cambia la composizione dei ceppi: alcuni, come i Parabatteriodi, che hanno funzione protettiva sulle infiammazioni, diminuiscono, mentre altri aumentano.
Tale alterazione influisce sulla normale produzione di acidi grassi, favorendo un maggiore presenza di infiammazione intestinale.
Una spiegazione al perché si verifichino questi significativi cambiamenti potrebbe risiedere nel fatto che lo stress innesca una risposta di lotta o fuga, stimolando la produzione dell'ormone di rilascio della corticotropina e di catecolamine in varie parti del corpo, che a lungo andare disturbano il microbiota, peggiorano la salute intestinale e indeboliscono la salute complessiva.
Per tenere lo stress sotto controllo ci possono essere tante pratiche, inclusa la meditazione. Sappiamo che se praticata con costanza, aiuta a regolare la risposta allo stress, contribuendo, in questo modo, a spegnere gli stati infiammatori cronici e a mantenere una la funzionalità della barriera intestinale.
Se ne è accorto un gruppo di ricercatori qualche anno fa, che ha studiato - in ambito di epigenetica - gli effetti della meditazione per gestire lo stress sul sistema immunitario e il microbiota.
I risultati sono stati talmente positivi, che i ricercatori hanno raccomandato l'integrazione della meditazione nei modelli convenzionali di assistenza sanitaria.
Camminare: a piedi nudi è meglio

Come scritto poco sopra, il contatto con la natura è uno dei modi migliori per arricchire il tuo patrimonio microbico. E quale metodo migliore di stare a contatto con la natura di camminare? Non importa che tu faccia camminate a passo veloce, o trekking o altri tipi di attività, camminare anche lentamente, osservando il paesaggio intorno a te, offre già diversi benefici.
Camminare infatti aiuta ad alleviare lo stress e mantiene il transito regolare. La stitichezza contribuisce a creare infiammazione nell’intestino, indebolendo il microbiota: il bolo alimentare che permane nell'apparato digerente è composto da materiale di scarto che deve essere espulso tramite le feci.
Se ciò non avviene, si verifica un ristagno di tossine che aumenta la quantità di radicali liberi che a loro volta facilitano stress ossidativo, favorendo l’infiammazione e modificando la composizione del microbiota.
L’infiammazione altera, a sua volta, il normale pH del colon, favorendo la crescita di batteri potenzialmente nocivi, se presenti in quantità troppo elevate o in mancanza di ceppi che li possano neutralizzare.
Se poi camminiamo a piedi nudi, i benefici si moltiplicano, dato che fare earthing contribuisce a:
- alleviare le infiammazioni, sia causate da lesioni (che si manifestano con rossore, gonfiore e dolore) sia croniche silenti, che si manifestano senza sintomi, grazie al contatto con gli elettroni liberi della terra che svolgono attività antiossidante,
- alleviare il dolore muscolare e la rigidità che ne può scaturire,
- aumentare la funzionalità del sistema immunitario che risponde meglio alla guarigione in caso di ferite e lesioni.
Fai attenzione all’igiene eccessiva

Una eccessiva igiene, soprattutto con prodotti chimici aggressivi, può impoverire e modificare il microbiota, soprattutto della pelle.
L'uso abituale di questi prodotti può contribuire a un aumento di malattie come dermatiti e allergie, perché agiscono in maniera indistinta su tutti i microrganismi che risiedono sulla pelle, sia benefici che nocivi.
Danneggiando il microbiota cutaneo, togliamo la naturale protezione alla nostra pelle, che può apparire secca e screpolata.
Per non danneggiare il microbiota cutaneo, scegli detergenti naturali non aggressivi, che non contengano agenti chimici come conservanti, additivi ecc.
Conclusioni
Dall’equilibrio del microbiota intestinale e dell’intestino stesso dipendono la nostra salute. Sintomi come pelle spenta e impura, spossatezza, sbalzi del tono dell’umore e molti altri, possono essere causata da una disbiosi intestinale, l’alterazione dei ceppi che compongono il microbiota.
Riequilibrare i ceppi della flora batterica è possibile attraverso un approccio integrato che includa alimentazione sana e naturale, rimedi naturali mirati e uno stile di vita equilibrato e a contatto con la natura.
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