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Halloween: il capodanno celtico

di Romina Rossi 11 mesi fa


Halloween: il capodanno celtico

Oggi si festeggia Sanhaim che, per il calendario celtico, coincide con l’inizio del nuovo anno e il passaggio alla stagione fredda

Una delle feste più controverse è Halloween: ogni anno in questo giorno si sprecano le polemiche fra coloro che la ritengono una festa pagana, che inneggia al maligno e non ha nulla a che vedere con le nostre tradizioni, e chi invece la festeggia pur non conoscendone il significato.

In realtà Halloween è una tradizione antichissima, che non nasce, come credono erroneamente in molti negli Stati Uniti, ma in Irlanda. I celti la chiamavano Samhain e corrispondeva al capodanno. Era un modo per festeggiare la natura e rinsaldare il legame che l'uomo ha con Madre Terra.

Curiosi di conoscere come nasce e quale significato ha questa tradizione? Scopriamolo insieme.

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Indice dei contenuti:

Il capodanno celtico

I popoli antichi avevano uno stretto legame con la terra e i suoi cicli: in quanto parte del mondo naturale, sapevano che la loro vita era influenzata e completamente dipendente dalla natura e si adattavano al passare delle stagioni.

Consapevoli di questo legame con gli elementi naturali, i celti suddividevano il tempo in cicli, che potremmo definire mesi, il cui inizio era celebrato come una vera festa. Così il 30 aprile o il 1 maggio corrispondeva a Beltane, la primavera, il 21 giugno a Litha, il solstizio d’estate, l’1 agosto a Lughnasadh, che celebrava la festa del raccolto, il 21 settembre a Mabon o l’equinozio d’autunno; il 21 dicembre si celebrava Yule, o il solstizio di inverno, l’1-2 febbraio Imbolc, la nostra Candelora, e Ostara il 21 marzo che corrisponde al nostro equinozio di primavera. Anche il 31 ottobre e l’1 novembre erano giorni di festa per i celti: era infatti il giorno del loro capodanno, o Sanhaim.

A fine estate, i pastori riportavano al villaggio le greggi, sia per ripararle dal freddo dell’inverno che per macellarne le carni da consumare nei mesi successivi, quando il cibo era più scarso, ma anche per festeggiare il capodanno. Questo periodo infatti corrispondeva alla fine della stagione calda e all’inizio di quella del freddo. E mentre scrivo, mi sto rendendo conto che quest’anno, le ancora calde giornate di ottobre hanno lasciato improvvisamente il posto al freddo, alla pioggia e alla nebbia proprio in questi giorni, come a voler rimarcare questo passaggio naturale e inevitabile.

Per i celti il capodanno era Samhain, che significa “fine dell’estate” e corrispondeva al periodo dell’anno nel quale si poteva vivere in maniera meno frenetica, avendo già racconto frutti e ortaggi, arato i campi, fatto scorte di foraggio per il bestiame e preparato scorte per la famiglia da consumare nei mesi freddi (si conservavano zucche e mele da tirare fuori e mangiare nei giorni di neve).

E proprio perché in natura questa apparentemente è la stagione di morte e calma, che nasconde la rigenerazione sotterranea in attesa della rinascita a primavera, il capodanno celtico, imitando il ciclo naturale, era incentrato sulla celebrazione della morte. Inoltre, questo è il periodo dell’anno in cui la luce lascia posto al buio (che è una morte simbolica), al contrario di quanto avviene in estate.

La festa per scongiurare la morte e ricordare i defunti

I celti erano convinti che i periodi di transizione da un ciclo all’altro fossero carichi di magia e permettessero di aprire varchi che potessero mettere in comunicazione il mondo dell’invisibile con quello del visibile: erano i giorni in cui il regno dei morti si confondeva con quello dei vivi e i confini dello spazio erano segnati da sfumature sempre meno nette. Secondo questo antico popolo, in questi giorni era più facile che le anime dei morti potessero tornare sulla terra e camminare accanto ai vivi.

Da un lato, quindi, era loro abitudine lasciare del cibo e del latte fuori dalla porta di casa come offerta alle anime affamate del defunti che tornavano su questo mondo a trovare i propri cari. Dall’altro, per scongiurare la paura della morte e allontanare eventuali spiriti cattivi, i celti in questi giorni di festeggiamenti, indossavano grottesche maschere e le pellicce degli animali macellati. Così mascherati si recavano tutti insieme nei boschi dove accendevano un grande fuoco sacro presso il quale continuavano i festeggiamenti, e sacrificavano gli animali ai loro dei. A notte fonda tornavano al proprio villaggio facendosi luce con delle cipolle e zucche intagliate, al cui interno ardevano le braci del fuoco sacro.

Perché Sanhaim è diventato Halloween

Quando i primi cristiani arrivano in Irlanda si convinsero che i celti fossero un popolo che faceva sacrifici per invocare il demonio e tentarono quindi di sradicare queste tradizioni, senza mai riuscire a estirparle del tutto, tant’è che per eliminare definitivamente Sanhaim i romani istituirono la festa di Halloween, cioè la notte di Ognisanti, che originariamente veniva celebrata il 13 maggio.

E come mai noi oggi sentiamo tanto parlare di Halloween ma quasi più del capodanno celtico? Halloween è la trasposizione americana della festa celtica: molti irlandesi, durante la terribile ondata di carestia che colpì l’isola nel XIX secolo, emigrarono negli Stati Uniti, dove continuarono a festeggiare le proprie tradizioni, compreso anche Sanhaim-Halloween. In pochi anni divenne una celebrazione talmente sentita che fu istituita come festa nazionale. Il cinema e il consumismo hanno, con il tempo, trasformato una celebrazione legata alla natura e ai suoi cicli in una festa che ha purtroppo completamente perso il proprio significato.

Cosa fare a Halloween

Mi piace pensare che Sanhaim (perdonate se non uso il termine più commerciale “Halloween”) sia un buon modo per riconnetterci a Madre Terra. Si potrebbe sfruttare questa giornata, non tanto per sfregiare vanamente zucche o rimpinzarsi di dolci e zuccheri, ma per ritrovare quel contatto che molti di noi hanno perso. Per tentare di reinserirci nel ciclo naturale che scandisce anche la nostra vita.

L’inverno è la stagione del riposo, dell’attività ridotta e del sonno, che prepara alla rinascita. Dovremmo approfittare per adattare il nostro ritmo a quello stagionale, lasciando riposare le radici, così che le chiome possano crescere ancora più rigogliose dell’anno prima.

Il parallelismo fra macrocosmo e microcosmo e la relazione fra la natura e l’uomo si esplica anche in un altro aspetto: questa stagione corrisponde anche alla possibilità di fare introspezione, di scendere nei meandri del nostro interiore, buttare ciò che è morto per far spazio a nuovi semi che germoglieranno in primavera, proprio come fa la natura. Potrebbe dunque diventare un buon momento per prendere contatto con la parte più intima di noi stessi, ascoltare i nostri bisogni e quella voce interiore che molte volte soffochiamo, ma che non fa altro che indicarci il vero sentiero da intraprendere per realizzare le vere aspirazioni della nostra anima. 

La fine dell'estate e l'inizio della stagione del buio sono sempre un ottimo periodo per liberarci delle influenze, delle convinzioni e delle cose che non ci servono più, che ci rallentano e non ci permettono di progredire sul nostro percorso evolutivo. Sfruttiamo questo periodo per liberarci di ciò che è morto, lasciandolo andare e facendo spazio al nuovo: ci accorgeremo che è di gran lunga più positivo e benefico per noi e per il nostro cammino.

Buon Sanhaim!

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