Vai al contenuto principale Vai al footer

  +39 0547 346317
Assistenza dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18, Sabato dalle 8 alle 12

Malattie autoimmuni: e se la causa fosse nel tuo microbiota?

Dalla disbiosi all'infiammazione silente: scopri come ripristinare la barriera intestinale con i consigli del dott. Giordo su alimentazione antinfiammatoria e integrazione di vitamina D e C e altri nutrienti

Le malattie autoimmuni hanno visto un aumento vertiginoso dagli anni Settanta in poi. Tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, psoriasi, sclerosi multipla e malattie infiammatorie croniche intestinali non sono più casi isolati, ma condizioni che colpiscono una fetta sempre più ampia della popolazione.

In questo scenario, il recente webinar gratuito organizzato da Macrolibrarsi.it (puoi rivederlo qui) con il dott. Paolo Giordo, medico esperto in neurologia e medicina naturale, e autore del libro Le Malattie Autoimmuni. Come affrontarle e prevenirle con l'alimentazione e i giusti integratori che trovi nel nostro reparto libri, offre una prospettiva rivoluzionaria.

Non si parla più solo di "gestione del sintomo", ma di una vera e propria decodifica delle cause profonde che risiedono nel nostro ecosistema interno: il microbiota intestinale.

In questo articolo vediamo il ruolo del microbiota intestinale, le concause nello sviluppo delle malattie autoimmuni e le strategie (alimentazione e stile di vita) più adatte per contrastare i sintomi e i fattori che le favoriscono.

Indice dei contenuti:

Il fuoco amico: come si formano le malattie autoimmuni

Donna che si palpa la tiroide alla base del collo

Secondo la medicina convenzionale, la malattia autoimmune è spesso trattata come un errore genetico o un attacco inspiegabile del corpo verso se stesso. Il dottor Giordo ribalta questa narrazione, definendo l'autoimmunità come una reazione adattiva a un ambiente interno degradato. «La malattia autoimmune è una sorta di “fuoco amico”. Il nostro sistema immunitario, che dovrebbe difenderci dagli invasori esterni, improvvisamente non riconosce più le proprie cellule e inizia a bombardarle come se fossero nemici».

Si verifica ciò che viene chiamata una tolleranza immunitaria. Il sistema immunitario non "impazzisce" per caso; viene indotto in errore da segnali biochimici errati che provengono principalmente dall'intestino. Ed è qui che entra in gioco il microbiota.

Il microbiota: il regista delle difese immunitarie

L'intestino non è un semplice tubo digerente. È la sede dell'80% del tessuto linfatico (GALT), il che lo rende il più grande organo immunitario del corpo umano. Qui risiede il microbiota, una comunità di trilioni di batteri, virus e funghi che governano l'omeostasi del nostro organismo.

Quando il microbiota è in equilibrio (eubiosi), i batteri simbionti producono sostanze antinfiammatorie, come gli acidi grassi a catena corta, fra cui spicca il butirrato. Questi composti mantengono il sistema immunitario in uno stato di vigilanza e forniscono il corretto nutriento per le cellule della mucosa.

Quando subentra la disbiosi (squilibrio della flora batterica) i batteri patogeni prendono il sopravvento, rilasciando delle tossine (come i lipopolisaccaridi o LPS) che mettono in allarme costante le nostre difese, innescando una risposta immunitaria che fatica a spegnersi. Tale condizione genera un disequilibrio dell'ambiente intestinale, che perde le sue funzioni principali e favorisce l'insorgenza delle malattie autoimmuni.

La sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut)

La mucosa intestinale agisce come una barriera selettiva grazie alle Tight Junctions (giunzioni serrate). Sul lungo periodo, però, la disbiosi e la risposta immunitaria "accesa" causano l'allentamento di tali giunzioni, causando l'incapacità di contenere le sostanze che transitano dall'intestino. 

Quando la barriera intestinale "perde", si manifesta la cosiddetta Leaky Gut Syndromepermeabilità intestinale, uno dei concetti cardini legati alle cause delle malattie autoimmuni.

In questa condizione, proteine non digerite, tossine e frammenti di microrganismi filtrano nel sangue. Il sistema immunitario, incontrando queste particelle, scatena una risposta difensiva massiccia che, nel tempo, si trasforma in un attacco sistemico verso i propri organi. Nelle parole del dottor Giordo: «L'infiammazione cronica di basso grado è il terreno su cui cresce l'autoimmunità. Non è un evento acuto, ma un logorio costante causato da molecole che non dovrebbero trovarsi nel nostro flusso sanguigno».

Il mimetismo molecolare: l’errore di identità

Un concetto chiave per chi soffre di patologie autoimmuni, come la Tiroidite di Hashimoto, è il mimetismo molecolare. Molte proteine alimentari, una volta penetrate nel sangue a causa della permeabilità intestinale, presentano una struttura aminoacidica simile a quella dei tessuti umani.

Il sistema immunitario crea anticorpi per combattere la proteina estranea (ad esempio il glutine), ma poiché quest'ultima somiglia molecolarmente a una ghiandola (la tiroide), gli anticorpi iniziano ad attaccare anche l'organo sano. È un tragico errore di identità biochimica che alimenta il processo autoimmune.

Il motore invisibile: l’infiammazione cronica di basso grado

Il vero collante tra un microbiota alterato e la manifestazione di una malattia autoimmune è l’infiammazione cronica di basso grado, spesso definita "infiammazione silente". A differenza dell'infiammazione acuta, che è una risposta salvavita e palese (pensa a un dito gonfio dopo un trauma), quella di basso grado non da sintomi dolori, motivo per cui spesso nenmeno si è consapevoli della sua presenza. Tuttavia, logora i tessuti per anni.

La cascata delle citochine

Quando la barriera intestinale è compromessa, il sistema immunitario non reagisce solo con gli anticorpi, ma rilascia un esercito di messaggeri chimici chiamati citochine pro-infiammatorie (come il TNF-alfa, l’Interleuchina-1 e l’Interleuchina-6). Queste molecole circolano nel sangue, "infuocando" ogni distretto corporeo.

Il dott. Giordo spiega chiaramente questo passaggio critico durante il webinar: «L'infiammazione è come una brace accesa sotto la cenere. Non fa fumo, non divampa subito, ma consuma lentamente l'organismo. Nelle malattie autoimmuni, questa brace è alimentata costantemente dai detriti batterici che filtrano dall'intestino. Finché non spegniamo la fonte del calore - ovvero la permeabilità intestinale - qualsiasi farmaco antinfiammatorio sarà solo un palliativo temporaneo».

Dallo stress ossidativo al danno d'organo

Questo stato infiammatorio perenne genera una produzione massiccia di radicali liberi, portando a quello che in biochimica è chiamato stress ossidativo. Le cellule sane iniziano a subire danni strutturali; le loro membrane si irrigidiscono e i recettori ormonali (come quelli della tiroide o dell'insulina) smettono di funzionare correttamente.

È qui che entrano in gioco la vitamina C e gli antiossidanti, più volte citati dal dottore durante la serata: non servono solo a "rinforzare le difese", ma ad agire come "pompieri biochimici" che tentano di neutralizzare i radicali liberi prima che il DNA cellulare venga danneggiato.

Il legame con il cortisolo

L'infiammazione cronica mette sotto pressione anche le ghiandole surrenali. Il corpo, nel tentativo di spegnere l'incendio, produce cortisolo, il nostro antinfiammatorio naturale. Tuttavia, quando l'infiammazione persiste per mesi o anni, le surrenali vanno in esaurimento. Come conseguenza, nel corpo, ormai infiammato e senza più le risorse ormonali per difendersi, aumentano stanchezza cronica e un'accelerazione dell'aggressione autoimmune.

«Non possiamo considerare l'infiammazione come un nemico da sopprimere - conclude Giordo - ma come un segnale d'allarme che indica un sovraccarico tossico. La strategia olistica non punta a bloccare la risposta infiammatoria, ma a rimuovere gli stimoli che la rendono necessaria».

Donna con malattia autoimmune

Istamina: perché l'autoimmune è più a rischio

Un aspetto spesso trascurato a cui, invece, il dottor Giordo ha dato grande rilevanza è il legame tra malattie autoimmuni e accumulo di istamina. Molte persone affette da patologie autoimmuni soffrono di sintomi apparentemente slegati, come:

  • emicranie, 
  • orticarie, 
  • riniti,
  • improvvisi gonfiori addominali dopo i pasti. 

La causa non è necessariamente un’allergia, ma un’incapacità dell’intestino di gestire questa molecola.

In un intestino sano, l'enzima DAO (Diamino-Ossidasi) neutralizza l'istamina contenuta nei cibi (come formaggi stagionati, pomodori, insaccati o vino). Tuttavia, quando la mucosa è danneggiata dall'infiammazione cronica tipica della condizione autoimmune, la produzione di questo enzima crolla.

Il dott. Giordo spiega chiaramente questo cortocircuito: «Se la mucosa intestinale è infiammata o danneggiata, l'enzima DAO non viene più prodotto a sufficienza. L’istamina del cibo attraversa indisturbata la barriera ed entra nel sangue, diventando un potentissimo acceleratore dell'infiammazione autoimmune. L'istamina aumenta la permeabilità dei vasi e richiama citochine infiammatorie, gettando letteralmente benzina sul fuoco».

Questo spiega perché la vitamina C sia così centrale nel protocollo del dottore: non funge solo da supporto immunitario, ma agisce come un antistaminico naturale, aiutando il corpo a degradare l'istamina in eccesso che il corpo non riesce più a gestire autonomamente a causa del danno intestinale.

I nemici moderni: glutine e caseina A1

Il dott. Giordo è categorico riguardo all'impatto dell'alimentazione industriale sulla salute intestinale, soffermandosi in particolare su due proteine: il glutine e la caseina.

Il paradosso del grano moderno

Il glutine che mangiavano i nostri nonni è molto diverso da quello che mangiamo noi oggi. E questo perché, nelle parole del dottor Giordo: «È un glutine modificato, irradiato, presente in quantità massicce, che agisce come una chiave capace di scardinare le porte del nostro intestino».

Il glutine stimola la produzione di zonulina, una proteina che apre fisicamente le giunzioni intestinali, aumentando la permeabilità anche in persone non celiache.

La caseina A1 e la neurologia

Altrettanto pericolosa è la caseina A1 presente nel latte vaccino moderno. Attraverso i processi di pastorizzazione e la cattiva digestione, si trasforma in casomorfina, una molecola oppioide che può superare la barriera emato-encefalica in caso di intestino permeabile e diffondere l’infiammazione dal basso (intestino) verso l’alto (cervello). 

Questo spiega perché molte persone affette da malattie autoimmuni soffrono di "brain fog" (nebbia mentale) e disturbi del tono dell'umore.

La caseina crea inoltre, un circolo vizioso: l’assunzione di derivati del latte in caso di malattie autoimmuni non fa che aumentare la permeabilità intestinale e lo stato di infiammazione generale. In questo modo è probabile che si possano manifestare anche sintomi diversi da quelli gastrointestinali. 

In sintesi, è un cane che si morde la coda e che non fa che peggiorare lo stato di salute.

Vitamina D: più di una semplice vitamina

Nel webinar, ampio spazio è dedicato alla vitamina D, che Giordo non definisce come vitamina, ma come un potente ormone immunomodulatore. «La vitamina D non serve solo per le ossa. È il grande “paciere” del sistema immunitario: quando i suoi livelli sono ottimali, essa istruisce le cellule a smettere di attaccare il proprio organismo».

Mentre i limiti di laboratorio spesso considerano "sufficiente" un valore di 30 ng/ml, il dottor Giordo, che ha alle spalle diversi decenni di esperienza clinica, conferma che sono necessari valori molto più alti (60-100 ng/ml) per ottenere un effetto di soppressione delle citochine infiammatorie (come l'interleuchina 17, responsabile della distruzione dei tessuti nell'autoimmunità).

Strategie pratiche di riparazione e guarigione

Dieta mediterranea per le malattie autoimmuni aiuta a spegnere l'infiammazione

Per invertire la rotta della condizione autoimmune, è necessario un approccio sistemico in più fasi, come spiega il dottore durante la diretta. Eccole in dettaglio.

Fase 1: Rimozione dei trigger

La prima azione è il "reset" alimentare. Eliminare glutine, latticini industriali e zuccheri raffinati non è una moda, ma una necessità biochimica. «Non possiamo spegnere un incendio se continuiamo a buttare benzina sul fuoco attraverso il cibo che ingeriamo tre volte al giorno» spiega Giordo.


Le diete industriali moderne, purtroppo, contribuscono a creare una disbiosi intestinale alla quale si associa anche un’alterata permeabilità della mucosa. 


Che fare nel pratico? Ecco cosa suggerisce il dottor Giordo: «Dal momento che il comune denominatore delle malattie autoimmuni è l’infiammazione, la dieta consigliata deve essere sicuramente antinfiammatoria e dovrebbe prevedere un controllo del carico glicemico dei pasti». 

Va ricordato che non esiste una dieta universale valida per tutte le malattie autoimmuni: questa va piuttosto adattata alla singola persona e alle sue caratteristiche. In generale, però, poiché, come chiarito nel webinar, l’infiammazione è la compagna costante di tutte le malattie autoimmuni, una dieta troppo ricca di proteine animali e zuccheri può condurre al sovrappeso e a un aumento dello stato infiammatorio generale.

È bene, dunque, eliminare gli alimenti pro-infiammatori, introdurre cibi a valenza antiossidante e utili per la regolazione e l’equilibrio del microbiota intestinale. Nella tabella sottostante trovi le categorie di alimenti da limitare e da preferire nella tua alimentazione quotidiana.

Alimenti da evitare / ridurre drasticamenteAlimenti da preferire 
Proteine animaliProdotti freschi, bio, e privi di conservanti
Cereali (privilegiare quelli integrali e senza glutine)Frutta e verdura
Alimenti processati industrialmente Semi oleosi
Alimenti troppo ricchi di zuccheri raffinati e saleLegumi 
Latticini (sporadicamente possono essere assunti Parmigiano Reggiano di oltre 36 mesi, ricotta fresca di capra)Spezie come curcuma e zenzero
Solanacee (pomodori, melanzane, peperoni, patate) 

La dieta mediterranea è un esempio di alimentazione equilibrata, perché comprende molti vegetali freschi, cereali integrali ma con moderazione, frutta, legumi, pesce e olio di oliva, con una minima eventuale aggiunta di proteine animali e un consumo molto basso di zuccheri raffinati e carne rossa. 

Questo tipo di alimentazione ha dimostrato di avere benefici su molte malattie autoimmuni, comprese artrite reumatoide, tiroidite e sclerosi multipla.

In caso di malattia autoimmune il consiglio è di rivolgersi a un nutrizionista che possa redigere un piano alimentare adeguato, eliminando (almeno in un primo periodo) gli alimenti più dannosi, e reinserendoli gradualmente successivamente. Il fai da te in questi casi o la rinuncia drastica di certi alimenti possono infatti portare a carenze o malassorbimento, peggiorando lo stato di salute.

Fase 2: Riparazione della barriera intestinale

Non è impossibile riportare la barriera intestnale alla sua inziale funzionalità o, nei casi più compromessi, sostenerla evitando che possa peggiorare ancora. Ci sono diversi nutrienti che possono aiutare in questi casi, come:

  • L-glutammina,
  • zinco,
  • carnosina,
  • vitamina C, che oltre ad agire come pompiere e antistaminico naturale, supporta la sintesi del collagene necessario per riparare la mucosa intestinale.

Anche in questo caso, per una integrazione mirata ed efficace, è meglio rivolgersi a un medico competente di medicina integrata che possa indicare quali nutrienti sono necessari, dosaggi e tempi di assunzione.

Fase 3: Il digiuno intermittente

Il dott. Giordo promuove il digiuno intermittente serale. Lasciare il sistema digerente a riposo per 14-16 ore permette l'attivazione dell'autofagia, un processo grazie al quale il corpo "pulisce" i detriti cellulari e riduce drasticamente l'infiammazione sistemica.

Un evento traumatico è spesso causa o fattore scatenante delle malattie autoimmuni

L'asse intestino-cervello e l'impatto psicosomatico

Un aspetto spesso trascurato è la connessione tra stress e microbiota. Lo stress cronico altera la composizione batterica in poche ore, aumentando la produzione di cortisolo che degrada la barriera intestinale. «Spesso la malattia autoimmune esplode dopo un trauma o un periodo di stress prolungato - prosegue Giordo nel webinar. Il corpo ci sta dicendo, nel modo più rumoroso possibile, che abbiamo superato il limite».


In sintesi, la nascita di una malattia autoimmune è ricollegata quasi sempre a un particolare evento stressante negativo, che può essere sia fattore causale che scatenante che un sintomo collaterale.


Un approccio integrato e più olistico alla malattia deve quindi includere tecniche di gestione dello stress, respirazione consapevole e, dove necessario, un supporto psicosomatico per sciogliere i conflitti che alimentano lo stato di allerta immunitario.

Conclusione: la salute è una scelta consapevole

L'analisi del dott. Paolo Giordo ci porta a una conclusione fondamentale: le malattie autoimmuni non sono una condanna definitiva. Sebbene la predisposizione genetica esista, è l'epigenetica (ovvero ciò che mangiamo, come pensiamo e come integriamo) a decidere se quella malattia si manifesterà o se rimarrà silente.

Prendersi cura del proprio microbiota, sigillare la barriera intestinale e mantenere livelli ottimali di vitamina D sono i pilastri per riportare la pace all'interno del proprio corpo. La guarigione inizia dalla tavola e prosegue con la consapevolezza che ogni nostra cellula risponde all'ambiente che creiamo per lei.

Se vuoi approfondire questi concetti, ti suggeriamo il libro del dottor Giordo: 

Altri articoli che potrebbero interessarti: 

› Tutto sul Microbiota: responsabile del 70% delle Difese Immunitarie

› Tiroidite di Hashimoto: curiamola con il cibo

Disclaimer

Le informazioni fornite su Macrolibrarsi.it di Golden Books Srl sono di natura generale e a scopo puramente divulgativo e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico abilitato (cioè un laureato in medicina abilitato alla professione) o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, farmacisti, fisioterapisti e così via).

Le nozioni e le eventuali informazioni su procedure mediche, posologie e/o descrizioni di farmaci o prodotti d'uso presenti nei testi proposti e negli articoli pubblicati hanno unicamente un fine illustrativo e non consentono di acquisire la manualità e l'esperienza indispensabili per il loro uso o pratica.


Non ci sono ancora commenti su Malattie autoimmuni: e se la causa fosse nel tuo microbiota?

Altri articoli che ti potrebbero interessare

Schisandra: la bacca della longevità

973 visualizzazioni. 4 commenti.

Come abbassare il colesterolo alto con i rimedi naturali

9370 visualizzazioni. 5 commenti.

Parassiti intestinali: come riconoscerli e come debellarli

534016 visualizzazioni. 8 commenti.