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Pancia gonfia dopo il pasto: 5 errori comuni

Scopri le vere cause del gonfiore dopo i pasti e impara a ritrovare la leggerezza a tavola e ad aiutare la digestione, senza rinunciare ai cibi che ami

Ti capita mai di avere la pancia gonfia dopo il pasto? E magari anche problemi di flatulenza e stitichezza, che alterano il tuo quotidiano benessere fisico e mentale?

Spesso, in questi casi, si tende a cercare il colpevole nei singoli alimenti (l’insalata, piuttosto che la verdura o la frutta). 

E se, invece, la causa non fosse nel singolo alimento ma nel modo in cui li hai preparati o cucinati

Con l’avvento dei social e dei programmi dedicati alla cucina si sono moltiplicati i profili di chi cucina per diletto o per professione. E forse anche tu, come noi, ti sei ritrovata a provare le ricette, veloci, semplici, gustose (e scenografiche) per un pasto diverso. 

Quello che notiamo oggi è, però, la tendenza da parte di alcuni di trascurare alcune regole della tradizione culinaria che le nostre nonne, ad esempio, conoscevano bene. 

Regole che oggi, travolti dall'estetica del piatto perfetto, e dalle ricette “zero sbatti, da fare in men che non si dica” abbiamo smesso di seguire.

E che purtroppo possono facilitare problemi digestivi e aumentare i casi di gonfiore, aria e transito rallentato dopo i pasti.

Di seguito vediamo i 5 errori più comuni che rendono un piatto instagrammabile e l'intestino irritato, e cosa fare per una digestione senza problemi

In assenza di allergie, intolleranze o infiammazioni intestinali croniche, non devi rinunciare agli alimenti che ti piacciono, devi tornare a prepararli seguendo alcuni piccoli accorgimenti che possono fare la differenza per il tuo intestino.

Indice dei contenuti:

Perché la nonna aveva ragione: le cause della pancia gonfia

Pancia gonfia: le cause

Prima di entrare nel dettaglio, vale la pena capire perché certe combinazioni disturbano la digestione. Si tratta di semplici regole di fisiologia digestiva che possono aiutare a capire le cause della pancia gonfia e, allo stesso, tempo, evitare di togliere cibi, impoverendo la nostra alimentazione quotidiana.

Ogni alimento richiede tempi ed enzimi diversi per essere digerito. I carboidrati vengono scissi rapidamente, le proteine richiedono più tempo e un ambiente più acido, i grassi rallentano tutto il transito. 

Quando in uno stesso pasto si accumulano troppe categorie diverse, o si saltano passaggi di preparazione come l'ammollo e la cottura prolungata, come nel caso dei legumi, il sistema digestivo si trova a gestire processi che si sovrappongono e si ostacolano a vicenda.

Il risultato più comune è la fermentazione: residui di cibo non completamente digeriti che restano più a lungo nell'intestino e vengono "lavorati" dal microbiota intestinale, producendo gas. Da qui possono insorgere: pesantezza, gonfiore, flatulenza e, a volte anche, stitichezza

Le nonne non conoscevano il termine "microbiota", ma avevano capito empiricamente che pasti semplici, con pochi ingredienti e tempi di preparazione adeguati, si digerivano meglio. Vediamo, dunque,  dove sbagliamo più spesso oggi.

Errore 1: farina di ceci non ammollata e poco cotta

Ti è mai capitato di provare ricette con la farina di ceci? Questa farina si sposa bene per farinate e cecine, pancake proteici anche per la colazione e crepes salate. 

Per il suo uso versatile, è diventata la star delle ricette "healthy" perché è priva di glutine e ricca di proteine vegetali.

Mal si sposa, però, con i ritmi veloci di oggi. Così come i legumi soprattutto secchi (ceci, fagioli, fave ecc.), anche la farina di ceci richiede sempre un ammollo lungo, anche di una notte intera, e una cottura anch’essa prolungata

Questo è l’unico modo per renderla davvero digeribile e non avere problemi di pancia gonfia e stitichezza per il resto della settimana. 

Ma perché i legumi irritano l’intestino? Perché contengono anti-nutrienti come fitati e lectine, sostanze che nella pianta servono da difesa e che nell'intestino umano possono interferire con la digestione se non vengono neutralizzate a sufficienza. 

Tali composti vengono notevolmente ridotti solo con l’ammollo e la cottura prolungata. 

Una farinata con farina di ceci preparata con un impasto lasciato riposare poche ore o, peggio, solo mezz’ora, e cotta velocemente conserva più di questi residui, insieme ad amidi non completamente gelatinizzati, più difficili da scindere per gli enzimi digestivi.

Se anche per te legumi e pancia gonfia vanno a braccetto, la soluzione non è smettere di mangiarli, ma tornare a usare il buon senso e rispettare i tempi di riposo

Quando usi la farina di ceci (la trovi nel nostro reparto di Alimenti e Bevande), assicurati di avere tempo a disposizione: prima di cuocerla, mettila in ammollo e lasciala per una notte in frigo (in Redazione la lasciamo anche un giorno intero, in frigo, dentro una ciotola con coperchio: la ammolliamo alle 3 del pomeriggio e la riprendiamo il pomeriggio del giorno dopo, in tempo per la cena. Quando è ora di utilizzarla, sostituiamo l’acqua in superficie con acqua fresca, aiutandoci con un mestolino).

Anche la cottura deve essere prolungata e completa: la farina di ceci cuoce in circa 30-40 minuti a una temperatura sostenuta (circa 180-190 °C). 

E no, l’ammollo non dipende dal tipo di ricetta (come sentiamo dire a diversi food blogger): la farina di ceci lo richiede sempre. 

Veloce e farina di ceci non vanno d’accordo, ma la pazienza ripaga l’attesa! 

Pancia gonfia e legumi

Errore 2: pesce e formaggio nello stesso piatto

Una insalata di farro con salmone crudo e crea spalmabile di formaggio, oppure pasta con tonno e panna o tartare di pesce con burrata. Sono piatti invitanti perché sono completi e possono essere usati come piatto unico, così non devi spadellare per ore.

Anche per questo, l’abbinamento pesce-formaggio è ormai ovunque, spesso proprio perché visivamente accattivante: cremosità, contrasto di colori ed effetto "gourmet".

Eppure esiste una regola quasi universale nella cucina tradizionale che in passato si conosceva bene e si rispettava: sul pesce non si mette il formaggio

Sebbene si tratti di una convenzione culinaria che molti considerano solo una questione di gusto, tale “divieto” ha radici antiche: persino medici del passato, come Galeno e Ippocrate, ritenevano che pesce e formaggio insieme rendessero difficile la digestione. 

La moderna nutrizione ci spiega il perché: non è una questione di "incompatibilità" tra proteine, come alcuni affermano, ma di un eccessivo sovraccarico di grassi e sale

Il pesce grasso (come il salmone o il tonno) unito ai grassi saturi dei latticini (come la burrata) crea un mix che rallenta drasticamente lo svuotamento dello stomaco. Il cibo staziona troppo a lungo, la digestione si blocca e il sale in eccesso favorisce il senso di pesantezza e la ritenzione. E può peggiorare i problemi digestivi se il tuo intestino non è perfettamente funzionante. 

Che fare, dunque? Se ami la cremosità in un piatto di pesce, sostituisci il formaggio con alternative più leggere: una crema a base di avocado, un condimento agli agrumi, olio e erbe fresche. 

Se proprio non riesci a rinunciare all'abbinamento, meglio consumare pesce e formaggio in occasioni sporadiche, ma non come base quotidiana, o in presenza di disturbi digestivi.

Errore 3: bowl e insalatone con troppi ingredienti crudi e cotti insieme

Tutti ci siamo passati: pranzo leggero ma completo fa spesso rima con insalatona. Lattuga, pomodorini, ceci o fagioli, noci o mandorle, feta o parmigiano, magari anche un uovo sodo, del tonno o del pollo; un piatto unico che vuole essere leggero e sostanzioso allo stesso tempo.

O anche con una poke bowl che ha alla base un cereale in chicco e poi legumi, verdure crude a julienne, verdure cotte, semi, frutta secca, avocado, una salsa a parte. Che si tratti di insalatona e o di bowl, ci troviamo con otto, dieci ingredienti diversi nello stesso piatto.

Così composti, però, questi piatti rischiano di irritare l’intestino di chi è più sensibile, o ha una alterazione del microbiota intestinale, perché per quanto sembrino leggeri, sommano diverse fonti proteiche (legumi, formaggio, eventualmente uovo o pollo), grassi (formaggio, frutta secca) e una grande quantità di fibre insolubili crude (verdure a foglia, pomodori). E a fine pasto, con la sensazione di essere un palloncino, ti chiedi se l’insalata gonfia la pancia

In realtà, di per sé non c’è niente di male nell’unire più ingredienti insieme, ma nella cucina tradizionale, i pasti strutturati erano comunque semplici: un primo, un secondo con un contorno, punto. Raramente più di 4-5 ingredienti principali in un singolo piatto.

Quello che oggi abbiamo dimenticato è che più categorie di alimenti si mescolano in un unico piatto, più aumenta il carico digestivo complessivo. Mescolare crudo e cotto aggrava ulteriormente il problema: le fibre insolubili crude (specialmente se l'insalata viene mangiata di fretta e masticata male) richiedono tempi di transito molto più lunghi rispetto a quelle cotte, già "ammorbidite" dal calore. 

Quando questo ammasso di fibre grossolane e cibi diversi arriva nel colon, il microbiota viene letteralmente sovraccaricato, dando il via alla fermentazione. 

Anche in questo caso non devi rinunciare alla tua bowl: prova a mettere un limite di 4-5 ingredienti principali per piatto, privilegiando quelli cotti. 

Se non riesci a rinunciare all’insalata, tienila come apri-pasto, in porzioni più moderate.

Se vuoi comunque varietà nei pasti della settimana, alterna le diverse proteine, piuttosto che accumularle in un unico piatto. 

Se soffri spesso di pancia gonfia, tra le verdure da evitare o limitare in forma cruda ci sono i cipollotti, i fusti dei broccoli e le foglie troppo dure delle insalate (come l'indivia).

Pancia gonfia: il ruolo delle diverse proteine

Errore 4: frutta  a colazione che gonfia la pancia (troppi FODMAP)

Forse anche tu hai provato una colazione diversa e più salutare, mettendo insieme yogurt greco, granola croccante, mele a pezzetti, semi di chia, un cucchiaino di miele, e magari anche del burro di arachidi. 

Si tratta di una colazione energizzante nutriente che però per alcuni, soprattutto in presenza di problemi intestinali, può risultare troppo ricca di ingredienti.

Il rischio è infatti quello di accumulare troppi FODMAP (zuccheri a catena corta altamente fermentabili presenti in frutta, come mele, pere, anguria, cachi, fichi, mango e ciliegie, miele, frutta secca e cereali). 

Quando questa enorme varietà di zuccheri arriva nell'intestino, il microbiota fatica a digerirli correttamente, per un carico di lavoro eccessivo e disomogeneo, e produce gas in eccesso.

In caso di problemi digestivi e pancia gonfia dopo i pasti, prova a semplificare la tua colazione: scegli 2-3 elementi al massimo (per esempio yogurt e frutti di bosco, o banana non troppo matura, oppure granola e latte vegetale). 

Se sei particolarmente sensibile al gonfiore, prova a consumare la frutta separatamente, magari come spuntino a metà mattina.

Errore 5: l'eccesso di "finta fibra" e prodotti integrali industriali

Ci hanno detto che i prodotti integrali e ricchi di fibre sono migliori di quelli con farina raffinata. 

E ci siamo ritrovati a comprare biscotti arricchiti di fibre, fette biscottate super-integrali o snack con crusca aggiunta, pensando di fare del bene al transito intestinale. Invece, spesso otteniamo l'effetto opposto: pancia gonfia a palloncino e stitichezza. Come mai?

La fibra fa benissimo, ma quella isolata, estratta e re-iniettata nei prodotti industriali è secca e aggressiva. In un intestino sensibile agisce come carta vetrata, infiammando le pareti e creando una fermentazione che blocca la digestione, specialmente se durante la giornata non si beve abbastanza acqua.

Le fibre migliori sono quelle naturali, che non sono state aggiunte durante la lavorazione, e che trovi nelle verdure di stagione, nelle zuppe con cereali, nella frutta intera e anche nella farina integrale macinata da chicco intero e senza aggiunte successive.

Se vuoi l'integrale, scegli il cereale in chicco intero (farro, riso, avena), non il biscotto industriale con la crusca aggiunta artificialmente.

Il filo conduttore: cosa avevano capito le nonne che oggi si è perso

Guardando questi cinque errori nel loro insieme, emerge un principio comune: tornare a mangiare un piatto semplice non significa avere un’alimentazione triste e povera, ma salvaguardare il nostro sistema digestivo. 

Pochi ingredienti, tempi di preparazione adeguati e coerenza negli abbinamenti fanno la differenza tra un pasto che nutre e un pasto che appesantisce, fra star male e star bene dopo un pasto.

Oggi, al contrario, siamo abituati a mangiare prima con gli occhi e poi con la bocca, attirati da più colori, texture, ed elementi nel piatto che rendono il piatto più scenografico. 

Non è necessariamente sbagliato cercare varietà nell'alimentazione, anzi, è consigliabile, ma la varietà va distribuita nella settimana, non accumulata in un singolo pasto. 

Checklist pratica: prima di preparare il "piatto perfetto"

  1. Ammolla e cuoci bene legumi e farine di legumi. Se hai fretta, scegli un altro ingrediente. 
  2. Non unire pesce e formaggio nello stesso piatto.
  3. Massimo 4-5 ingredienti per pasto.
  4. Non mescolare troppi crudi e cotti insieme.
  5. Scegli una fonte proteica principale, non sommarne diverse nello stesso piatto.

In conclusione

Non serve rinunciare alla creatività in cucina, né tornare esclusivamente ai piatti di una volta. Basta recuperare qualche criterio di buon senso che la tradizione aveva già affinato con l'esperienza: semplicità, tempi di preparazione adeguati e coerenza negli abbinamenti. 

Il piatto può restare bello, ma senza appesantire il lavoro di intestino e microbiota. E tu, quali "regole della nonna" seguivi senza saperne il perché? Raccontacelo nei commenti.

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