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Meditazione e ipnosi

di Marianna Gualazzi, Enrico Facco 5 mesi fa


Meditazione e ipnosi

Quando la mente modifica il cervello: intervista a Enrico Facco - Tratto da Scienza e Conoscenza n. 59

Che cos'è la mente? Quale relazione c'è tra mente e cervello? Cosa sono la coscienza, lo spirito, l'anima e che ruolo hanno nel determinare il nostro stato di benessere, salute o malattia?

Nel suo ultimo libro Meditazione e ipnosi. Tra neuroscienze, filosofia e pregiudizio, Enrico Facco, professore di anestesiologia e rianimazione all'Università Di Padova, ci presenta un'analisi complessa, estremamente strutturata e affascinante che accomuna due mondi solo in apparenza distanti, quello della meditazione e dell'ipnosi. Perché se non tutti sanno che con l'ipnosi si può modificare la percezione del dolore a tal punto da compiere operazioni chirurgiche su pazienti sedati attraverso questa tecnica, molti praticano la meditazione per raggiungere uno stato mentale non ordinario di elevazione e di controllo della mente sul corpo.

In un viaggio che parte dalla storia di queste due tecniche mente-corpo per approdare alla neuropsicologia e alle più avanzate tecniche di neuro-imaging, il professor Facco auspica per la medicina un salto di paradigma che abbia la stessa portata rivoluzionaria di quello avvenuto in fisica con l'avvento delle teorie quantistiche.

Indice dei contenuti:

Perché ha deciso di scrivere un libro che accomuna meditazione e ipnosi? Cosa lega queste due tecniche apparentemente così distanti?

C'è un problema di portata culturale enorme, il quale consiste nel fatto che sia la meditazione che l'ipnosi sono state fortemente trascurate dalla cultura occidentale. La meditazione, ad esempio, esiste in Oriente, ed è sopravvissuta in Occidente solo nelle correnti mistiche delle grandi religioni monoteistiche. Perché la meditazione interessa i mistici? Perché il mistico è rivolto all'esperienza diretta del divino, esperienza che avviene preferibilmente quando ci troviamo in stati diversi da quelli della coscienza ordinaria. L'ipnosi non è stata per nulla capita sin dalla sua origine, ed è stata ridotta a un vero e proprio fenomeno da baraccone sino alla metà del secolo scorso. Nel dizionario di psicoanalisi del 1950 leggiamo che l'ipnosi è uno stato anomalo usato dagli ipnotisti da avanspettacolo per intrattenere il pubblico, per fare spettacolo appunto. Inizialmente, a fine Settecento, l'ipnosi viene spiegata con la teoria del fluido magnetico animale; in seguito non viene capita neppure da Freud, mentre oggi sappiamo che l'ipnosi è una delle vie privilegiate di accesso all'inconscio. L'assioma fondamentale alla base delle scienze positive, dedicate essenzialmente allo studio del mondo fisico, non ci ha permesso di approcciare questi due grandi temi, meditazione e ipnosi, con la serietà che meritano: sono stati rigettati e rifiutati a priori. Soprattutto l'ipnosi, dal momento che, rivelando l'inconscio, fa emergere un governato non dominato dalla razionalità e dall'intelletto, secondo una visione per lungo tempo dominante nella nostra cultura.

Rispetto a questo fatto lei nel libro parla del peccato originale delle scienze galileiane: di cosa si tratta? Ci può spiegare meglio?

Le scienze galileiane sono nate non come prodotto di una riflessione epistemologica libera, ma di un compromesso con l'inquisizione: in questo senso i grandi temi dell'anima e dello spirito sono stati lasciati di pertinenza esclusiva della teologia. In questa prospettiva storica la scienza della coscienza, per come la conosciamo oggi, nasce circa trent'anni fa: siamo appena agli inizi. Per quel che riguarda la coscienza siamo al livello in cui era la fisica ai tempi di Galileo: abbiamo molto da scoprire e dobbiamo lavorare sulla fondazione stessa di questa scienza, il che richiede molto probabilmente un salto di paradigma, uno shift importante a livello epistemologico.

Ritorniamo a meditazione e ipnosi: cosa le accomuna?

Sono due fenomeni soggettivi, fondamentali, importanti, trascurati, negati, addirittura nei vocabolari non c'è una definizione che dia realmente conto di cosa siano la meditazione e l'ipnosi. Il fatto di metterle insieme nasce da una mia personale osservazione: trovando poco o nulla al riguardo in letteratura, ho iniziato studiare autonomamente la questione. Gli stessi fautori della teoria di Mesmer, quella che vedeva agire nell'ipnosi il flusso magnetico animale, si erano accorti di alcune assonanze tra gli stati meditativi e quelli ipnotici.

Quali sono gli elementi in comune tra le due tecniche? A prima vista possiamo trovare un elemento che le distingue: verrebbe da dire che la meditazione si differenzia dall'ipnosi perché la meditazione la fai da solo mentre l'ipnosi è guidata, ma a ben vedere la meditazione per essere appresa ha bisogno di un maestro e viceversa l'ipnosi si può fare anche in solitudine, come auto-ipnosi.

Ci sono connessioni storiche e culturali importanti e sono quelle che abbiamo visto sino a ora. Ci sono connessioni procedurali: per esempio il fatto che per indurre la meditazione, così come l'ipnosi, viene usata quasi sempre la focalizzazione dell'attenzione su un oggetto, sia esso interno o esterno. Tenendo la mente ferma su un punto si modifica l'attività di coscienza, che inizia perciò a lavorare con un software diverso, volendo usare un'immagine presa dall'informatica, portando all'emersione cose diverse rispetto a quelle esperite durante lo stato di coscienza ordinario. È poi un fatto che meditazione e ipnosi non sono tecniche monomorfe, non sono volte all'ottenimento di un unico risultato: così come ci sono moltissime tecniche di meditazione che sono state sviluppate per diversi fini, allo stesso modo è molto diverso utilizzare l'ipnosi in psicoterapia piuttosto che per aumentare la soglia di percezione del dolore, e quindi indurre l'analgesia.

Quando meditiamo e quando andiamo in ipnosi, cosa accade al nostro cervello?

Anche se ancora non esistono studi randomizzati e controllati in cui si confronta con lo stesso protocollo di istruzioni il paziente che medita e quello in ipnosi, le ricerche condotte sino a ora riscontrano, sia per la meditazione che per l'ipnosi, importanti sovrapposizioni a livello di attivazione di aree cerebrali.

Ad esempio è stato riscontrato che l'area dell'insula, che si trova nella profondità della parte laterale degli emisferi sede di una prima sintesi dello schema corporeo, è fortemente coinvolta in entrambi i processi. Un'altra area critica che si attiva in entrambe le pratiche è quella della corteccia cingolata anteriore, un'area importantissima di connessione tra mente, esperienza, stato emotivo e modificazioni fisiche in termini di reazioni neuro-vegetative: ha un ruolo cruciale sia nella percezione del dolore, sia nella connessione tra vita psichica, emotività, reazioni somatiche, iniziative motorie, risposte all'ambiente. È un fatto che sia l'insula che la corteccia cingolata anteriore sono fortemente coinvolte tanto nello stato di immersione ipnotica quando nella meditazione. C'è un lavoro recentissimo che non riguarda l'ipnosi ma riguarda il coma: è stata fatta un'analisi molto dettagliata di chi è in coma e chi non lo è, quali sono le strutture del tronco cerebrale coinvolte in questi stati, ed è stata trovata un'area che è quasi sempre, se non sempre, interessata nei pazienti in coma e che non è mai interessata in pazienti che hanno lesioni del tronco cerebrale ma non sono in coma. E quest'area cerebrale, che sembra uno degli elementi neuro-biologici importanti della fisiopatologia del coma, ha una stretta connessione proprio con l'insula e la corteccia cingolata anteriore. Quindi abbiamo un qualche cosa, che non riguarda il coma, ma il controllo della coscienza e il suo modo di lavorare, che ha delle strutture comuni, influenzate in maniera diversa con scopi diversi, sia nelle lesioni organiche che producono il coma, sia nell'intenzionale regolazione di queste aree nel processo meditativo e in quello ipnotico. Si tratta di una materia molto affascinante che varrà la pena di essere approfondita in futuro.

Lo studio della meditazione e dell'ipnosi cosa ci dice riguardo alla coscienza e al rapporto mente-cervello?

Dal positivismo e dal fisicalismo in avanti si pensa che la coscienza sia solo un epifenomeno passivo dei circuiti cerebrali e questo non è vero: abbiamo evidenze, nell'ambito sia della meditazione che dell'ipnosi, di come noi possiamo intenzionalmente, facendo un lavoro introspettivo, andare a modificare in maniera importante, profonda e volontaria la regolazione e l'attività di aree cerebrali inconsce. Questo vuol dire che possiamo cominciare a pensare, con molta serenità, al fatto che il rapporto mente-cervello non è solo un processo bottom up, come vuole il riduzionismo, dai circuiti cerebrali alla coscienza o alla psiche, che ne è un epifenomeno, ma semmai la gerarchia è bidirezionale perché il cervello sicuramente, se cambia, modifica la coscienza e l'attività mentale, ma, d'altro canto, la coscienza e l'attività mentale possono modificare la regolazione del cervello, in termini non solo funzionali e momentanei ma addirittura strutturali. Ormai è noto che il training, l'esperienza, è in grado di creare connessioni e nuove sinapsi e modifica plasticamente il cervello.

Quindi noi siamo il prodotto del nostro cervello, ma ne siamo anche i custodi e lo possiamo modificare, nella nostra evoluzione e nella nostra consapevolezza.

L'aspetto riduzionistico funziona benissimo come metodo di studio per spiegare i meccanismi cerebrali, è potentissimo e non lo critico da questo punto di vista: l'errore è farlo diventare una forma di teologia, di paradigma per cui tutto dev'esservi uniformato, il che risulta fortemente dogmatico.

Quindi siamo solo all'inizio del viaggio alla scoperta del rapporto mente-cervello…

Assolutamente sì: il lavoro che abbiamo alle spalle è di appena trent'anni e devo dire che la risonanza magnetica funzionale ha dato un grandissimo impulso, con numerosissime analisi in tal senso. Fino a pochi anni fa pensare che facendo un determinato esercizio, come la meditazione ad esempio, fosse possibile modificare il cervello in maniera strutturale era a dir poco inaudito: ora abbiamo le prove scientifiche, misurabili, che questo accade, il che apre enormemente il campo di studio e di indagine.

Lei parla di un cambiamento di paradigma che deve avvenire nella scienza medica, al pari di quanto è avvenuto nella fisica del Ventesimo secolo: ci può spiegare meglio?

La fisica è cambiata moltissimo con la relatività prima e la fisica quantistica poi. Noi non conosciamo la realtà in sé, per come essa è: ne conosciamo alcuni aspetti visti da noi, siamo sempre condizionati dal nostro sguardo nell'osservare un fenomeno e questo ce lo dice anche la fisica dei quanti che ha reintrodotto la soggettività nel mondo della fisica. Cosa deve fare a questo punto la medicina? La medicina, per quel peccato originale delle scienze galileiane di cui abbiamo già parlato e che approfondisco anche nel libro, ha avuto una fascinazione per l'oggettività e si è dimenticata della soggettività, come se questa, così come la coscienza e la mente, non avessero nessun ruolo né in fisiologia né in patologia. Ma la salute non è solo guardare se i meccanismi fisici del corpo funzionano bene: e qui c'è un mondo nuovo che si apre…

Rispetto a questo, quanto del nostro stato di salute e malattia ha a che fare con il corpo e quanto invece con la mente, con la soggettività, con la coscienza e con lo spirito?

Oggi sappiamo che molte patologie hanno come base eziologica una fortissima componente psicosomatica: pensiamo alla fibromialgia, in cui è stata recentemente rilevata un'elevata incidenza di elementi di disturbo post traumatico da stress. Al momento sto lavorando con due pazienti fibromialgiche: con alcune sedute di ipnosi i dolori di una paziente si sono ridotti del cinquanta per cento. Storicamente la nostra medicina tende più a curare le malattie che il paziente, mentre le tecniche come l'ipnosi servono anche ad alleviare la sofferenza psichica, che è l'altro lato inseparabile della medaglia.

Si può agire sul corpo partendo dalla mente, in molti modi e con diversi risultati: è un mondo nel quale c'è ancora tanto da scoprire.

Chi sono i pazienti che abitualmente si rivolgono a lei?

I pazienti che vengono da me, spesso con scetticismo, hanno provato di tutto a livello di farmaci e trattamenti. Sono pazienti che spesso convivono con dolori cronici invalidanti che trovano beneficio con la terapia antalgica associata a poche sedute di ipnosi: ricordo che si tratta di una tecnica che non prevede farmaci e attrezzature, che quindi avrebbe un costo bassissimo e un alto beneficio se inserita in un contesto di sanità pubblica.È uscito recentemente un mio lavoro che dimostra in maniera inequivocabile l'utilizzo prezioso dell'ipnosi in anestesiologia, la cui conclusione è che non si può eludere ancora l'ipnosi in fase peri-operatoria, anche in associazione alla tradizionale anestesia farmacologica, perché c'è dimostrazione del fatto che migliora tutti i parametri, diminuisce il consumo di farmaci analgesici, fa guarire prima i pazienti e riduce i costi. Paradossalmente è un discorso che l'uomo della strada percepisce più facilmente e con maggiore apertura rispetto al tecnico riduzionista che ancora vede la cosa solo in termini di approccio farmacologico.

Lei pratica da decenni anche l'agopuntura: che cosa l'ha portata verso la Medicina Tradizionale Cinese e più in generale verso il pensiero filosofico orientale che so essere una sua grande passione?

Non so perché sia accaduto, ma all'età di 17 anni mi sono allontanato dall'educazione religiosa cattolico-cristiana che fino ad allora aveva segnato la mia formazione. Ho iniziato spontaneamente, quasi per caso, a leggere i testi fondamentali del taosimo e del buddismo: anche oggi queste sono le mie letture preferite per la loro profondità di pensiero e saggezza e questa passione per la filosofia orientale e per la meditazione non mi ha mai abbandonato. Mi accade anche una cosa molto particolare, tutte le volte che vado in Cina: quando mi reco a Pechino per corsi di aggiornamento e tutte le volte che mi trovo lì provo le stesse sensazioni di quando vado a Roma, città in cui ho trascorso la mia infanzia e l'adolescenza: mi sento a casa.

Articolo tratto da...

Scienza e Conoscenza - N. 59

Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza

Questo numero di Scienza e Conoscenza è uno straordinario viaggio nel cervello umano.

Cercheremo di rispondere a domande affascinanti e ancora aperte, come ad esempio:

  • Qual è il rapporto tra il cervello e la mente?
  • La mente è il prodotto dei circuiti cerebrali, oppure è in grado essa stessa di modificare e plasmare il cervello?
  • Gli stati non ordinari della mente, come la meditazione e l’ipnosi, cosa possono dirci sulla natura della mente e della coscienza che ancora non sappiamo?
  • Che cos’è la coscienza?
  • La coscienza ha una natura materiale? Ha una natura quantistica? Ci sono ricerche in tal senso?

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Laureata in Lettere Moderne, giornalista pubblicista, lavora da oltre dieci anni per il Gruppo Editoriale Macro in qualità di editor e di content manager per l'editoria periodica e per il web. Ha scritto decine di articoli di ecologia, salute naturale, gravidanza e parto consapevoli,...
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Enrico Facco è professore di Anestesiologia e Rianimazione presso l'Università di Padova; è inoltre specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica. Ha condotto numerose ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale,...
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