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Introduzione - Il Trono della Gioia - Libro di Georges Lahy

di Georges Lahy 10 mesi fa


Introduzione - Il Trono della Gioia - Libro di Georges Lahy

Leggi un estratto dal libro di Georges Lahy "Il Trono della Gioia"

«E a voi che amate, nel giorno della vera resurrezione Egli schiuderà gli occhi del cuore, e vi mostrerà la Gioia incausata.»
(Abraham Abulafia, Sepher ha-Oth)

Lo studio degli insegnamenti di Abraham Abulafia -grande cabbalista del XIII secolo - mi ha arricchito molto. I suoi metodi e la sua visione dell'Essere contengono preziose risposte alle enigmatiche circostanze della vita. Tuttavia, si tratta di pratiche complesse e, per questo motivo, destinate a un'elite di esperti cabbalisti mistici... quindi a ben poche persone.

Ho cercato a lungo il modo di condividere i benefici di questa filosofia mistica e delle sue meditazioni basate sul respiro e sul suono, ma per i più l'insieme delle conoscenze e dell'impegno necessari per accedervi sembrava costituire un ostacolo difficilmente superabile.

Allora ho capito che la sfida consisteva nel riuscire a estrapolare il succo di tali insegnamenti e nel realizzarne una sintesi che, senza snaturarne l'essenza, risultasse comunque accessibile a uomini del XXI secolo desiderosi di lavorare su se stessi e di trovare delle soluzioni alle difficoltà insite nel fatto di vivere nel mondo moderno.

A questo punto mi sono posto il seguente quesito: cosa insegnerebbe Abraham Abulafia se vivesse al giorno d'oggi? Come esporrebbe le sue dottrine nella lingua del XXI secolo?

Il mio Maestro, infatti, redasse la sua opera - un consistente corpus di teorie filosofiche ed esperienze mistiche affidato a una quarantina di manoscritti - ottocento anni orsono. Alla luce di tale situazione, ho deciso innanzitutto di assimilare i suoi insegnamenti e metterli in pratica, e poi di provare a trasmetterli traducendo i suoi scritti. Ma un giorno, mentre lavoravo alla traduzione di uno dei suoi libri dal titolo La luce dell'intelletto, mi sono reso conto che non stavo facendo altro se non riproporre le sue dottrine, senza effettuarne un reale aggiornamento. In effetti la sua opera era conclusa, ma ora che seguito darle?

Forte di tale intuizione, mi sono messo a sperimentare varie vie al fine di elaborare un metodo di lavoro semplice e facilmente applicabile da persone che, pur ignorando tutto della Qabalah, fossero comunque in grado di trarre profitto da alcuni dei suoi concetti teorici e delle sue tecniche sonore e respiratorie, opportunamente «depurate».

Ho progressivamente adattato il metodo di Abraham Abulafia e riconsiderato gli insegnamenti cabbalistici sulle qlipoth, scorie che turbano l'armonia cosmica e sono fonte di tutti i nostri mali fisici e spirituali, i quali, a loro volta, si riflettono direttamente sul nostro contesto familiare, sociale, professionale, affettivo ecc. La trasformazione di tali scorie si configura quindi come una sorta di ecologia, per non dire di ecosofia dell'essere.

Continuando a sperimentare in questa direzione, ho capito che ogni problema, di qualunque genere esso sia, si fonda su una qlipah, ovvero su una tensione creatasi dentro di noi che si ripercuote su una (o più) delle nostre qualità, determinando un'inversione energetica a seguito della quale la qualità in questione non ci fornisce più il potenziale e la forza insiti in essa ma, anzi, assorbe energia. Così facendo, agisce come una sorta di buco nero che divora la nostra luce e la nostra gioia e turba non solo la nostra armonia interiore, ma anche il «reticolo» delle combinazioni di eventi da cui dipende il nostro benessere.

In tal modo, la fragile rete risultante dalla concatenazione dei vari avvenimenti - che chiamerò sincrosofia - perde la sua coesione, con effetti perturbanti dai quali nascono tutti quegli stati interiori ed esteriori che sono all'origine delle nostre malattie e dei nostri problemi psicologici, affettivi, familiari, professionali e di ogni altro genere. E poiché tutto è strettamente legato, il risanamento di una situazione concorre a ri-armonizzare anche le altre.

Tramite un procedimento che spiegheremo, la scorza-tensione avviluppa una (o più) potenzialità e si nutre della depressione così prodotta. Quindi basterebbe rompere tale scorza per liberare la luce racchiusa al suo interno, ma non è così semplice: affrontarla equivale a nutrirla, fortificando in tal modo la sua esistenza.

Ogni azione volta a spezzarla non fa che rafforzarla. Pertanto è assolutamente necessario elaborare un metodo più sottile per scalfirla gradualmente. È qui che entrano in gioco le tecniche sonore e respiratorie di Abraham Abulafia e di altri antichi maestri dello stesso lignaggio iniziatico. Ma prima di passare a questa fase, occorre identificare i pilastri sui quali poggia la scorza-tensione.

Tali pilastri sono simbolicamente animati da quattro ruote a sei raggi, corrispondenti alle nostre sei potenzialità emotive fondamentali. Quest'immagine permette un'altra lettura e un'altra applicazione del racconto della visione del profeta Ezechiele, sulla quale si fonda l'antica mistica della Merkavah. La scorza, o qlipah, avviluppa le ruote e le blocca, trasformando così il movimento delle potenzialità emotive in passione. Essa può arrivare addirittura a invertire il senso di marcia delle ruote, di modo che queste, anziché produrre energia, la assorbano, provocando così una «depressione» nel reticolo.

Numerosi commentatori scorgono in tali scorze delle potenze demoniache: e perché no? Tuttavia, noi parleremo piuttosto dei nostri demoni e dei nostri conflitti interiori, che offrono materiali di supporto alle scorze stesse. Gli effetti di tale processo si manifestano sotto forma di malattie, disturbi psicologici e squilibri psichici che hanno un influsso diretto sul nostro ambiente e sugli avvenimenti della nostra vita: la scorza, infatti, non si limita a nutrirsi della nostra energia, ma consuma anche quella del nostro ambiente.

In effetti, una descrizione del genere farebbe pensare a una possessione di tipo demoniaco, mentre in realtà non si tratta affatto di un influsso che richieda un esorcismo, quanto piuttosto di forze vitali deviate e imprigionate - ma pur sempre interamente nostre - che dobbiamo recuperare. Tanto più che imputare tutti i nostri problemi a un'entità demoniaca è un modo per deresponsabilizzarsi e atteggiarsi a vittime.

La logica della colpa: ecco un eccellente nutrimento per la qlipah!

Alla luce di tale concezione, tutti gli atti magici - dalla fabbricazione di talismani alle varie forme di magia goetica - hanno come obiettivo la neutralizzazione della qlipah e il ripristino del buon ordine delle cose, fatta eccezione per le pratiche della magia nera, il cui scopo è rafforzare la qlipah. Comunque, che le scorze siano viste come forze demoniache o come conflitti interiori connessi con le diverse situazioni esistenziali, è soprattutto il risultato che conta.

Il metodo che mi accingo a proporre mira a incrinare delicatamente le scorze per liberare le energie imprigionate al loro interno; la delicatezza è un elemento fondamentale, perché ogni intervento aggressivo nutre e rafforza le qlipoth.

Inoltre una qlipah - al pari di una matrioska o di una cipolla - è composta da un certo numero di strati che è necessario attraversare per raggiungere il nucleo attorno al quale essa si è formata, nucleo che alla fine si rivela sempre essere una paura traumatica perfettamente dissimulata: liberarsi di tale paura equivale a dissolvere istantaneamente tutti gli strati. Quest'ultimo passaggio farebbe pensare a un procedimento magico, e invece molto spesso l'attraversamento degli strati si rivela laborioso.

Ciò mi fa venire in mente una bella frase del saggio indiano Swami Sivananda: «Una volta realizzata la purificazione, raggiungere la liberazione spirituale è facile come sfogliare i petali di una rosa».

Prima ho sperimentato tale metodo a livello personale, poi ho avuto modo di proporlo durante dei laboratori pratici o dei convegni, con risultati davvero confortanti. È piacevole constatare che un procedimento dolce e per nulla aggressivo può aver ragione di un grave conflitto, reso ancor più forte dal fatto di essere avviluppato in una spessa scorza. Certo, niente di spettacolare, nessuna guarigione o evento eclatante nel corso di questi esperimenti. Per contro, nei giorni, nelle settimane o nei mesi seguenti, coloro che hanno continuato a praticare il metodo proposto hanno ottenuto risultati che personalmente trovo eccezionali.

Il metodo in questione non si focalizza specificamente su un grave problema di salute o su una difficile situazione esistenziale, ma investe la globalità dell'essere, cosicché, se grazie alla dissoluzione delle scorze si ristabilisce l'armonia, nella vita di una persona si producono molteplici benefici: torna a sperimentare la Gioia incausata, ritrova la sua vitalità e, insieme a questa, la salute, l'equilibrio e il benessere del corpo, della mente e dell'anima. Tale tecnica esercita infatti un'azione tanto materiale quanto spirituale.

Alcune persone, alle prese con situazioni esistenziali in apparenza senza sbocco, hanno visto modificarsi attorno a loro il reticolo degli eventi a seguito di leggere variazioni intervenute dentro di loro. Tale cambio di atteggiamento e di punto di vista ha dischiuso loro un intero campo di soluzioni nuove e inedite che non avevano mai osato immaginare. Di pari passo col venir meno dei loro problemi esteriori, anche le tensioni interiori si sono dissipate, e con esse sono svaniti pure i loro disturbi di salute: in una parola, le scorze si sono dissolte. La Gioia incausata consiste nel mollare la presa per lasciare spazio all'imprevisto e alle soluzioni più impensate.

Quando si vive una situazione conflittuale, infatti, si tende molto spesso a focalizzarsi sull'unica soluzione che si è in grado di escogitare e concepire, scartando e vanificando tutte le altre. In pratica, ci si ritrova nella posizione del cacciatore che, concentrato sulla bocca del terrier in attesa che un coniglio si decida a saltar fuori, non vede i dieci che saltellano alle sue spalle.

I successi ottenuti con il metodo appena descritto mi hanno indotto a scrivere questo libro che, ne sono convinto, favorirà il risveglio della Gioia incausata e del benessere nei suoi lettori.

Si tratta di un metodo originale, fondato sulla pratica e sù una lunga esperienza, di un approccio dolce e paziente che serve a individuare le scorze - e ciò su cui poggiano per rafforzarsi - al fine di trasformarle progressivamente e di far sì che restituiscano l'energia imprigionata al loro interno consentendo il ritorno della Gioia incausata. Questo processo di trasformazione, se non addirittura di trasmutazione delle scorze o cortecce, lo chiamo «scortecciamento».

Strizzando l'occhio al titolo del romanzo di Alphonse Boudard, La métamorphose des cloportes, questa metamorfosi delle scorze si potrebbe definire anche «scortemorfosi». Difatti, avevo pensato di intitolare questo libro La scorté-morphose des qlipoth. Tra l'altro, il romanzo di Alphonse Boudard ha per protagonisti degli scassinatori di casseforti, le quali altro non sono che «gusci» contenenti dei tesori, e la loro azione ben rispecchia il nostro metodo, che mira a penetrare i gusci per estrarne un tesoro vitale. È probabilmente tale immagine che ha ispirato ad Abraham Abulafia il titolo di una delle sue opere: Otsar Eden ha-Ganuz, cioè il tesoro nascosto dell'Eden, un tesoro costituito da dieci pezzi d'oro che, grazie alla loro lucentezza, riflettono dieci aspetti della gioia celeste, ma sono occultati dall'opacità di dieci colpe che formano dieci nodi.

L'esperienza mistica al centro del trattato è riassunta dal Maestro in questi termini: «Quando il nodo si scioglie, viene immediatamente alla luce il suo significato».

Quelli che Abulafia chiama «nodi» sono per l'appunto le opprimenti scorze di cui ho appena parlato. Quando i fili del grande reticolo cosmico si combinano armonicamente tra loro, la luce e la gioia circolano liberamente nell'universo; se invece i fili si ingarbugliano e si annodano, l'energia rimane imprigionata al loro interno e i nodi si induriscono, dando origine a pesanti scorze che gravano sull'intero reticolo.

Tratto dal libro:

Il Trono della Gioia

Verso la riscoperta della gioia incausata

Georges Lahy

Rivolgendosi a chiunque intenda aprire la propria coscienza e liberarsi delle proprie paure, Lahy riprende antichi concetti cabalistici adattandoli alla vita moderna al fine di reintegrare la gioia nelle nostre vite e intraprendere un cammino di benessere e libertà spirituale.

Il titolo del libro allude al Kissé haKavod, il Trono di Gloria dell'antico misticismo, da cui Lahy riprende alcuni principi riformulandoli in chiave contemporanea.

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Georges Lahy

Georges Lahy (Virya) è studioso di mistica ebraica da oltre trenta anni e autore di numerose opere sulla Qabalah. Riconosciuto specialista di Qabalah mistica, fu iniziato a tali studi dal grande cabbalista yemenita Rav Meir Yefath. Lahy è specializzato sia in scritti ebraici antichi sia nei...
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