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I petrolati nei cosmetici

Rebecca Bruni
Giornalista e copywriter

Che i petrolati nei cosmetici rendano la pelle morbida al tatto è un fatto. Ma, come sai, ogni medaglia ha il suo rovescio. Per scoprire qual è, vediamo cosa sono e quando preferire alternative ecobio

Quando si parla di petrolati nei cosmetici, la prima reazione è quasi sempre la stessa: “Sto mettendo del petrolio addosso?”.

Capisco bene l’esitazione, perché l’idea di applicare un derivato del petrolio sul viso, sulle labbra o sulla pelle di un bambino non è rassicurante.

E in effetti intorno a questi ingredienti c’è molta confusione: da una parte chi li demonizza, dall’altra chi li considera del tutto neutri solo perché sono usati da decenni. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

I petrolati cosmetici non sono petrolio grezzo. Sono sostanze derivate dalla raffinazione petrolifera, usate in forma purificata e controllata per applicazione cosmetica.

Questo è il primo punto da chiarire, altrimenti rischiamo di partire dalla paura invece che dalle informazioni. Ciò non significa considerarli automaticamente ingredienti ideali per la pelle.

La domanda più interessante, secondo me, non è tanto se il petrolatum fa male, quanto “Cosa fa alla mia pelle?”

 

Indice dei contenuti:

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Petrolati: cosa sono e come riconoscerli

I petrolati, o derivati del petrolio nei cosmetici, sono ingredienti capaci di creare una barriera sulla superficie della pelle. Le caratteristiche specifiche sono la stabilità, l’inerzia, la scarsa reattività e la resistenza all’ossidazione.

In altre parole: non irrancidiscono facilmente, non cambiano odore, durano a lungo e danno alle formule una texture morbida e scorrevole.

Nei cosmetici li riconosci dai nomi come:

  • Paraffinum Liquidum, altrimenti detto olio di vaselina;
  • Petrolatum, cioè vaselina;
  • Mineral Oil, oli minerali;
  • Microcrystalline Wax o Cera microcristallina;
  • Paraffin, Ceresin, Ozokerite.

Questi sono gli ingredienti che, di solito, controllo quando voglio capire se una crema, un balsamo labbra, un prodotto corpo o un cosmetico per bambini contiene derivati petroliferi.

Faccio una piccola precisazione: non tutto ciò che è sintetico è automaticamente un petrolato.

Ad esempio, Ozonized PEG-10 Oleate e simili sono ingredienti di sintesi legati al mondo dei PEG, ma non petrolati classici. Per quanto poco coerenti con una scelta ecobio, personalmente non li metterei nello stesso gruppo di Petrolatum, Paraffinum Liquidum o Mineral Oil.

Petrolati: cosa sono e come riconoscerli

Differenza tra petrolati e siliconi: come leggere meglio l’INCI

Petrolati e siliconi vengono spesso messi (erroneamente) nello stesso gruppo. I petrolati derivano dalla raffinazione petrolifera e hanno una funzione soprattutto protettiva, emolliente e occlusiva.

I siliconi, invece, sono polimeri sintetici a base di silicio, usati per dare scorrevolezza, effetto seta, brillantezza, resistenza e sensazione levigata.

La differenza chimica c’è ed è evidente. Ciò che può confondere è l’effetto cosmetico: entrambi possono dare una pelle più liscia al tatto, capelli più setosi o una texture più piacevole.

Personalmente, faccio un ragionamento molto semplice: anche se petrolati e siliconi non sono uguali, quando li trovo ai primi posti nell’INCI (lista ingredienti cosmetici) mi domando se quella formula sta puntando più sull’effetto “wow” che su un reale supporto alla mia pelle.

Scopri come leggere l'INCI senza più dubbi, con i consigli della cosmetologa ›

Perché i petrolati piacciono tanto all’industria cosmetica?

Ecco i motivi per cui li trovi ovunque o quasi: costano poco, durano tanto, danno effetto seta.

Per chi formula cosmetici, si tratta di ingredienti comodi ed economici: sono molto stabili, non irrancidiscono (come succede ad alcuni oli vegetali), non cambiano odore e permettono di ottenere texture morbide e facili da spalmare.

Quella sensazione di pelle liscia e vellutata appena dopo l’applicazione nasce proprio da qui: un film superficiale che uniforma, protegge e rende il prodotto molto piacevole al tatto.

C’è poi un altro aspetto importante: i petrolati sono inerti. Questo significa che tendono a reagire poco con gli altri ingredienti della formula e con la pelle. È anche per questo che li troviamo spesso in prodotti dermatologici o cosmetici destinati a pelli irritate, screpolate o molto sensibili.

In certi casi, quindi, la loro funzione ha senso: proteggere una zona fragile, ridurre la perdita d’acqua, creare una barriera temporanea.

Il dubbio nasce quando quella logica diventa la base della routine quotidiana. Perché una cosa è usare un ingrediente filmogeno quando serve protezione. Un’altra è usarlo quotidianamente credendo erroneamente che quel prodotto rappresenti un nutrimento per la pelle.

Petrolatum nei cosmetici: sì o no?

A questo punto affrontiamo la questione in modo diretto: “Il petrolatum fa male?”. La risposta più corretta è: non nell’immediato, se parliamo di un cosmetico regolamentato e conforme agli standard europei di sicurezza.

Quindi, se trovi Petrolatum o Paraffinum Liquidum in un prodotto che hai già in bagno, non serve farsi prendere dal panico: non stiamo parlando né di petrolio grezzo, né di un ingrediente pericoloso.

Però da qui a definirlo un ingrediente “nutriente” ce ne passa. Il petrolatum non fa alla pelle quello che fa un buon olio vegetale. Non porta acidi grassi, fitosteroli, vitamine o frazioni insaponificabili, non ha gli stessi effetti di un cosmetico formulato con ingredienti naturali che la pelle riconosce e riesce a gestire meglio. E, soprattutto, i petrolati creano una barriera che non lascia respirare la pelle.

Ed è qui il cuore della questione quando valutiamo l’acquisto di un cosmetico che contiene petrolati: pur sapendo che si tratta di sostanze strettamente regolamentate dalla Comunità Europea, quello che dovremmo valutare è se vogliamo utilizzare quotidianamente e per lungo periodo un prodotto che “tappa” la pelle.

Gli effetti dei petrolati sulla pelle…

Gli effetti dei petrolati sulla pelle…

I petrolati non vengono assorbiti come un olio vegetale, ma tendono a restare in superficie e formano un film idrorepellente che limita l’evaporazione dell’acqua dalla pelle. È la cosiddetta idratazione per occlusione: l’acqua resta più a lungo nello strato superficiale e la pelle sembra subito più morbida, liscia e compatta.

Ecco perché si parla spesso di effetto pellicola. La pelle appare subito morbida, ma quella morbidezza dipende soprattutto dal film superficiale, non da un reale apporto nutriente.

In alcune situazioni questo effetto è utile: pensa a una zona screpolata, a una barriera cutanea temporaneamente indebolita o a una crema protettiva usata per poco tempo. Ma se cerchi un prodotto da usare ogni giorno per nutrire la pelle, la situazione cambia.


Se ti serve protezione occasionale, l’effetto barriera può avere senso. Se invece cerchi nutrimento quotidiano, meglio orientarsi verso ingredienti più affini alla pelle, capaci di supportare il film idrolipidico senza creare per forza una pellicola pesante.


Con l’uso continuativo, le formule molto occlusive possono favorire alcuni effetti poco desiderabili:

  • Pigrizia cutanea: la pelle costantemente coperta da un film esterno diventa meno capace di mantenere da sola il proprio equilibrio idrolipidico;
  • Effetto rebound: quando si smette di usare il prodotto, la pelle - abituata a quella protezione superficiale - può apparire addirittura più secca;
  • Punti neri e impurità: su alcune pelli miste, grasse o predisposte, l’effetto barriera potrebbe risultare troppo pesante e favorire pori ostruiti, lucidità o imperfezioni.

Questo non significa che i petrolati provochino punti neri o impurità su tutti i tipi di pelle. Significa che una formula molto occlusiva può non essere la scelta più adatta per tutte e per ogni uso quotidiano.

…e quelli sull’ambiente

C’è poi un altro aspetto che occorre toccare quando si parla di petrolati nei cosmetici: la loro origine. I petrolati derivano da fonti fossili, quindi da risorse non rinnovabili.

Con la loro estrazione, raffinazione e trasformazione, appartengono a una filiera molto lontana dalla logica della cosmesi naturale, che utilizza ingredienti vegetali, rinnovabili e biodegradabili.

Questo non significa che ogni olio vegetale sia automaticamente sostenibile o che ogni ingrediente naturale non abbia un impatto sull’ambiente. Sarebbe una semplificazione troppo vicina alle tecniche del greenwashing. Anche nel mondo vegetale contano provenienza, metodo di coltivazione e trasformazione, filiera e certificazione.

Però il cambio di logica è evidente: con i petrolati partiamo da una materia prima fossile e inerte; scegliendo oli e burri vegetali utilizziamo ingredienti più rispettosi della pelle e, se ben selezionati, più coerenti con un’idea di cosmetico attento anche all’impatto sull’ambiente.

In questo senso, i cosmetici senza petrolati sono una “scelta di pelle”, ma anche una questione di coerenza.

Oli e burri vegetali: la bio alternativa ai cosmetici con petrolati

Oli e burri vegetali: la bio alternativa ai cosmetici con petrolati

Le formule dei cosmetici bio senza petrolati, che trovi nel nostro reparto di Cosmesi naturale, sono pensate non soltanto nell’ottica di sostituire un prodotto sintetico con uno naturale, ma anche di realizzare un prodotto diverso nel modo in cui nutre la pelle.

Un olio minerale è stabile, inerte, filmogeno. Un olio vegetale, invece, può apportare alla pelle una composizione più ricca: acidi grassi, sostanze antiossidanti, frazioni insaponificabili, elementi che aiutano a dare sollievo e nutrimento nel rispetto della struttura cutanea.

Non tutti gli oli vegetali sono uguali, certo. Alcuni sono più leggeri, altri più corposi; alcuni sono più adatti al viso, altri al corpo o ai capelli. Tra gli ingredienti che mi piace trovare nell’INCI di un cosmetico ecobio ci sono:

Di solito controllo che questi ingredienti siano davvero presenti nella formula, in quantità adeguate. Una crema può infatti promuovere “olio di argan” sulla confezione, ma poi averne una quantità minima e creare la propria texture con ingredienti filmogeni.

Il trucco è guardare l’INCI con calma e attenzione: se un olio o un burro vegetale compare in buona posizione, è un segnale più interessante rispetto a una formula che promette nutrimento ma parte con Paraffinum Liquidum o Petrolatum.

La logica di acquisto dei cosmetici bio (e non solo)

Lasciare i cosmetici con petrolati per passare alla cosmesi ecobio significa preferire ingredienti che lavorano in sinergia con la pelle e non sulla pelle. Vuol dire scegliere con più attenzione, senza farsi prendere dal panico o dall’ossessione.

I petrolati possono proteggere, ammorbidire e limitare la perdita d’acqua, creando un film in superficie. Per questo sono utili in alcune situazioni, ma meno adatti se cerchi un prodotto per una routine quotidiana e continuativa.

Se hai un prodotto che tolleri bene e che stai usando, puoi tranquillamente finirlo e, al prossimo acquisto, decidere di scegliere prodotti diversi: più coerenti con l’ambiente e meno legati al solo effetto sensoriale immediato.

Io inizierei dai cosmetici che restano più a lungo sulla pelle: creme viso e creme corpo, burri corpo, prodotti mani e piedi. Sono quelli in cui la differenza tra un film occlusivo e una formula più nutriente si percepisce più netta nella routine quotidiana.

La differenza, alla fine, è tutta qui: una formula può lasciare la pelle morbida per qualche ora, oppure può aiutarti a prendertene cura, nutrendola dall’interno.

Scopri la nostra selezione di cosmetici senza petrolati

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