Ferro e acido folico: quando assumerli e perché
Jessica Dovicchi
Esperta in biologia, nutrizione ed erboristeria
Differenze, sinergie e consigli pratici per un’integrazione efficace
Spesso sentiamo parlare di ferro e acido folico (o folati) nello stesso contesto, specialmente quando si affrontano temi come l’anemia, la gravidanza o la tarda età. Tuttavia, pur lavorando in stretta collaborazione per la buona salute del nostro sangue e per il buon funzionamento del metabolismo energetico, sono due elementi chimicamente e funzionalmente distinti.
Comprendere come agiscono, come riconoscere una carenza e come assumerli in modo ottimale, attraverso l’alimentazione o l'integrazione naturale, è il primo passo verso una prevenzione efficace.
In questo articolo vediamo le differenze tra ferro e acido folico, quando prenderli e perché sono fondamentali per la nostra energia e per il nostro metabolismo.
Differenza tra ferro e acido folico
La differenza principale tra queste due molecole risiede nella loro natura chimica e nel ruolo che esse svolgono all’interno del nostro organismo.
Il ferro è un minerale essenziale, coinvolto in diverse funzioni fondamentali come il trasporto dell'ossigeno nel sangue, la contrazione muscolare, il metabolismo energetico cellulare e il supporto alle difese immunitarie e ad alcuni enzimi.
Forse non sapevi però che il ferro non è tutto uguale. Quando parliamo di minerali, infatti, bisogna tenere a mente un valore che i chimici chiamano numero di ossidazione (n.o.). Questo definisce delle caratteristiche particolari degli elementi, che interessano il loro ruolo metabolico.
Per questo motivo il ferro esiste in più forme:
- ferro ferroso, o ferro eme (Fe2+, con n.o. +2),
- ferro ferrico (Fe3+, con n.o. +3).
Ferro eme
Il ferro eme è così chiamato poiché è il componente principale dell'emoglobina, molecola presente all’interno dei globuli rossi, che permette gli scambi gassosi tra sangue e tessuti. Serve, dunque, per portare sangue ossigenato dai polmoni alle cellule del nostro corpo.
Cede ossigeno ai tessuti, caricandosi di anidride carbonica (sangue venoso), per poi caricarsi nuovamente di ossigeno a livello degli alveoli polmonari e iniziare un nuovo ciclo di scambio gassoso.
Ciò che a noi interessa sapere a livello nutrizionale (cosa che approfondiremo in seguito), è che il ferro eme (legato all’emoglobina), presente negli alimenti di origine animale, è la forma con maggior biodisponibilità, cioè più facilmente assimilabile.
Mentre il ferro ferrico, o ferro non eme (non legato alla molecola di emoglobina), presente principalmente in alimenti vegetali (spinaci, legumi, latticini), necessita di un ambiente acido per essere meglio assorbito.

Acido folico
L'acido folico, o vitamina B9, è invece una vitamina idrosolubile, indispensabile per la sintesi del DNA e dell’RNA, la divisione cellulare e la formazione dei globuli rossi (emopoiesi).
Mentre il ferro è essenziale per la produzione di emoglobina e il trasporto di ossigeno, l’acido folico è coinvolto anche nel metabolismo dell'omocisteina, una molecola pro infiammatoria, che può danneggiare le pareti dei vasi, rappresentando un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari o per il declino cognitivo.
L’acido folico, tra le sue numerose funzioni, favorisce la conversione dell'omocisteina in metionina, riducendo così il rischio cardiovascolare e delle cellule nervose. È fondamentale, dunque, anche per la salute cerebrale, supporta la sintesi dei neurotrasmettitori, la riparazione delle cellule nervose, il mantenimento della memoria e delle normali funzioni cognitive.
Anche in questo caso, però, quando parliamo di vitamina B9 dobbiamo tenere presente che ci stiamo riferendo a un gruppo di molecole distinte:
- Folati, la forma naturale della vitamina B9 che troviamo negli alimenti (in particolare nelle verdure a foglia e nei legumi);
- Acido folico, propriamente detto, ovvero la forma utilizzata all’interno di formulati dietetici come integratori e alimenti fortificati;
- Metilfolato (5-MTHF), la forma biologicamente attiva della vitamina B9, utilizzabile dall'organismo in modo diretto.
Il punto a sfavore dei folati è che sono composti idrosolubili: possono dunque perdersi in acqua o essere eliminati nella cottura. Per questo negli integratori si preferisce inserire la vitamina B9 nella forma di acido folico, caratterizzato da una maggiore stabilità e un migliore assorbimento, o nella sua forma attiva, il metilfolato, già disponibile e di più facile assimilazione per chi ha difficoltà a metabolizzare l'acido folico.
Perché assumerli insieme
Molte formulazioni combinano questi due nutrienti non solo per prevenire, o contrastare, carenze nutrizionali, ma anche per offrire un supporto completo al sistema circolatorio e al metabolismo energetico. Insieme, infatti, ferro e acido folico agiscono in modo sinergico per migliorare lo scambio di ossigeno nel sangue. In pratica, l’acido folico contribuisce alla produzione e alla corretta maturazione di nuove cellule ematiche, i globuli rossi, i quali necessitano di ferro per legare l’ossigeno nel sangue.
Conferire più ferro, il nostro trasportatore di ossigeno, senza che siano presenti dosi adeguate di globuli rossi funzionali, è poco utile al fine di migliorare l’ossigenazione dei tessuti. Per questo motivo, spesso le formulazioni degli integratori uniscono questi due elementi così da intervenire su carenze nutrizionali, sostenere il metabolismo delle cellule del sangue e una corretta ossigenazione dei tessuti.
Quando prenderli
Come vedremo in seguito ci sono molti alimenti che contengono ferro o acido folico, che potresti aggiungere alla tua dieta per prevenire carenze. Spesso, però, in condizioni di deficit nutrizionali, o quando il fabbisogno di uno di questi due nutrienti aumenta, la dieta potrebbe avere bisogno di un aiuto in più. È qui che può essere estremamente utile ricorrere a un supplemento dietetico naturale.
Vediamo insieme quando assumere ferro e acido folico e in quale momento della giornata.
In quali condizioni è bene assumerli
L'integrazione diventa necessaria qualora le analisi del sangue rivelino carenze importanti di questi nutrienti, condizioni che possono sfociare in anemia, o in particolari condizioni della vita che richiedono un maggiore fabbisogno, come gravidanza e allattamento. Sebbene l’integrazione andrebbe sempre valutata assieme al proprio medico o un professionista esperto di nutrizione integrata, ci sono alcuni casi in cui l’uso di integratori può offrire un valido aiuto:
- carenze accertate, come in caso di bassi livelli di sideremia (ferro circolante) e ferritina (la molecola adibita al deposito del ferro);
- ciclo mestruale abbondante, dove il fabbisogno di ferro e acido folico può sostenere e compensare le perdite ematiche mensili;
- gravidanza e allattamento, per sostenere lo sviluppo del feto e la normale crescita del bambino;
- diete vegetariane e vegane, perché il ferro di origine vegetale ha una minor biodisponibilità;
- condizioni di anemia (sideropenica o megaloblastica). Generalmente l’organismo necessita dell’integrazione di ferro nei casi di anemia sideropenica, dovuta a carenza di tale minerale; mentre nella forma megaloblastica, caratterizzata da globuli rossi più grandi del normale (solitamente dovuta a deficit di folati), è d’aiuto l’integrazione con acido folico;
- in tarda età, il fabbisogno di ferro e vitamina B9 spesso aumenta o diventa più critico a causa di un ridotto assorbimento gastrointestinale, presenza di patologie o uso di farmaci. La carenza di questi nutrienti in età senile può portare ad anemia senile, compromettendo la funzionalità fisica, la memoria e l'autosufficienza e per questo sarebbe opportuno valutare con il proprio medico il bisogno di integrazione.
Fabbisogno di ferro e acido folico in gravidanza e allattamento
La gravidanza e l’allattamento sono due particolari fasi della vita della donna che richiedono una minuziosa attenzione alla dieta per l’aumentata richiesta di alcuni nutrienti, tra cui proprio il ferro e l’acido folico.
Secondo i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia, 2014) il bisogno di ferro in gravidanza è pari a 27 mg/giorno, dose necessaria per sostenere l'aumento del volume ematico materno e lo sviluppo fetale. Nei primi mesi dell’allattamento l’organismo della donna ha bisogno invece di meno ferro (11 mg/giorno), a causa dell’interruzione del ciclo mestruale, per poi aumentare nuovamente le sue richieste con la ricomparsa delle mestruazioni (18 mg/giorno).
Per quanto riguarda il fabbisogno giornaliero dell’acido folico i LARN indicano un dosaggio raccomandato di 0,3 mg/giorno, sia per uomini che per donne. Questo valore aumenta a 0,5 mg/giorno con la gravidanza (da integrare già almeno un mese prima del concepimento) per prevenire difetti del tubo neurale del feto (come la spina bifida) e garantire il corretto sviluppo del bambino.

Qual è il momento migliore della giornata
Parlando di integrazione potresti chiederti se conviene assumere ferro e acido folico prima o dopo i pasti. In realtà non c’è una risposta secca e molto dipende dalla sensibilità individuale.
Generalmente, sarebbe più indicato assumere il ferro e l’acido folico a stomaco vuoto (circa 30-60 minuti prima della colazione) perché, come vedremo tra poco, alcuni alimenti potrebbero ridurre l’efficacia dell’integrazione, ma non solo. La presenza di cibo, infatti, attiva il processo digestivo che comporta un aumento del pH gastrico. Questo rende l'ambiente meno acido, riducendo così la biodisponibilità del ferro (non eme). Tuttavia, se l'assunzione a digiuno ti provoca fastidi gastrici, puoi optare per uno spuntino leggero, come crackers, o grissini (evitando latticini o caffè).
Per quanto riguarda il momento ideale della giornata, sarebbe preferibile assumere integratori di ferro e acido folico al mattino, per via delle ore di digiuno notturne che mantengono acido il pH gastrico (condizione che migliora l’assorbimento del ferro).
A ogni modo, ciò che conta di più è la regolarità con cui si assumono gli integratori, ogni giorno e alla stessa ora, per mantenere costanti i livelli ematici dei nutrienti durante il ciclo di integrazione.
La regolarità per la B9 è importante perché si tratta di una vitamina liposolubile. Mentre il ferro, trasportato nel sangue dalla Transferrina, viene immagazzinato nell’organismo (principalmente nel fegato, nella milza e nel midollo osseo) sotto forma di Ferritina, l’acido folico (liposolubile) non crea grandi riserve. Quello che il nostro organismo non utilizza, ovvero gli eccessi dell’integrazione, vengono smaltiti attraverso le vie urinarie.
Se assumi integratori a base di ferro e acido folico la mattina prima di colazione, dunque, sarebbe bene mantenere sempre lo stesso orario. Qualora ti dimenticassi, puoi comunque assumere la tua dose giornaliera prima di pranzo, o nell’arco della giornata, rispettando le indicazioni presenti sulle confezioni degli integratori.
Tuttavia, se al mattino assumi farmaci, chiedi il parere del tuo medico sul momento migliore dell'assunzione di ferro. Questo minerale, infatti, diminuisce sensibilmente l’assorbimento di alcuni tipi di farmaci (ormoni tiroidei, antibiotici e per il controllo della pressione arteriosa). In questi casi viene consigliato di lasciare passare almeno 4 ore fra l'assunzione dei farmaci e dell'integratore.
Alimenti e nutrienti sinergici con ferro e acido folico
Una dieta bilanciata non dovrebbe tenere conto solo della quantità di nutrienti che assumi durante l’arco della giornata, considerando il cibo come una somma matematica di vitamine, minerali e macronutrienti.
Capire come abbinare i cibi tra loro per permettere al corpo di assorbire al meglio le sostanze nutrizionali è molto importante. L'alimentazione, infatti, gioca un ruolo cruciale nella biodisponibilità dei nutrienti, in particolare, di ferro e acido folico.
Vediamo, dunque, quali alimenti ne contengono di più e come migliorarne l’assorbimento facendo i giusti accostamenti.
Alimenti che contengono ferro e acido folico
Tra gli alimenti più ricchi di ferro troviamo senza dubbio la carne rossa e il fegato, ma anche la carne bianca, il pesce, i molluschi, le uova, i legumi, la frutta secca, le verdure a foglia scura e i cereali integrali ne contengono buone quantità.
Se il ferro eme è contenuto solo nei prodotti animali, in particolare carne rossa, fegato e molluschi, il ferro non eme è più abbondante negli alimenti di origine vegetale (legumi, spinaci, avena). Negli alimenti animali è presente anche una piccola quota di ferro non eme, di cui non dobbiamo dimenticarci, che concorre alla quota totale di ferro dell’alimento.
Vitamina C e assorbimento di ferro
Forse ti sarà capitato di sentire che alcune verdure, come gli spinaci, la bietola, o la rucola, possono avere un contenuto di ferro (mg/g) persino più alto rispetto a quello di alcune tipologie di carne o prodotti di origine animale. Tuttavia, bisogna tenere presente il concetto della biodisponibilità, ovvero l'efficienza con cui un nutriente viene assorbito e utilizzato dall’organismo.
Il ferro non eme ha una biodisponibilità molto inferiore poiché, per poter essere assorbito a livello intestinale, deve essere prima convertito in ferro ferroso. Questa conversione viene favorita grazie alla presenza di alcuni nutrienti “acidi”, come la vitamina C (o acido ascorbico), dal ruolo antiossidante, che mantengono il ferro nella forma ridotta (con numero di ossidazione minore), ovvero il ferro eme.
L’ambiente acido, e dunque l’abbinamento alla vitamina C, aumenta la biodisponibilità del ferro non eme.
Per questo motivo molti integratori di ferro ricavato da fonti vegetali contengono vitamina C naturale (da acerola, o rosa canina) tra gli ingredienti: oltre che offrire benefici per il suo ruolo antiossidante, la vitamina C è utile per sostenere l’assorbimento del ferro a livello intestinale.
In cucina, invece, puoi fare uso di limone per condire le tue pietanze, mangiare un’arancia, fragole o kiwi a fine pasto, o aggiungere peperoni crudi come contorno. Questi alimenti sono fonti naturali di vitamina C, e contribuiscono a ottimizzare l’assorbimento del ferro vegetale che porti sulla tavola.
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Alimenti che contengono acido folico
Per quanto riguarda la vitamina B9, questa è abbondante nei vegetali a foglia verde scuro, come broccoli, cavoli e spinaci, ma anche nei legumi che puoi trovare nel nostro reparto di Alimenti e Bevande (fagioli, soia, piselli, ceci ecc.) e nella frutta secca (arachidi, noci, nocciole ecc.) in forma di folati (la forma naturale della vitamina).
In questo caso, il segreto per ottimizzare l'assorbimento sta nel metodo di preparazione delle pietanze più che in specifici abbinamenti: la vitamina B9, infatti, è una molecola termolabile, quindi estremamente sensibili al calore, e idrosolubile. Per questo è preferibile consumare le verdure fresche crude al fine di preservare al meglio i nutrienti, evitando che vengano persi nell’acqua di cottura o degradati durante la bollitura.
Cosa non assumere con ferro e acido folico
Non tutto ciò che mangiamo è utile per il nostro metabolismo. In particolare, alcuni cibi contengono sostanze attive che possono contrastare l’assorbimento di ferro o di acido folico, riducendo così l’efficacia dell’integrazione. Sarebbero dunque da ridurre nella dieta, o da consumare a distanza di qualche ora se sospetti carenze di questi importanti nutrienti.
Quali alimenti inibiscono l’assorbimento del ferro
Alcuni alimenti contengono nutrienti che possono ridurre l’assorbimento del ferro principalmente secondo due meccanismi: trattenendolo nell’intestino, o agendo come competitori per il suo sito di legame.
Nel primo caso, svolgono il ruolo di “chelanti”, ovvero legano il nostro minerale, impedendo che questo venga riconosciuto dai suoi specifici canali di trasporto presenti sulla membrana delle cellule intestinali, nel secondo caso, queste sostanze occupano attivamente i siti di legame del ferro, riducendo così il suo assorbimento (si legano loro, al posto del ferro).
- Bevande nervine (caffè, tè, cacao, mate, cola), riducono l'assorbimento del ferro, in particolare quello di origine vegetale (ferro non-eme), principalmente a causa della presenza di composti polifenolici, tra cui i tannini, che “sequestrano” il ferro nel tratto gastrointestinale.
- Latte e derivati (yogurt, formaggi), poiché fonte di calcio, minerale che compete con il ferro per gli stessi canali di assorbimento a livello cellulare.
- Crusca, cereali integrali, legumi, nella frutta a guscio e alcune verdure a foglia verde (come gli spinaci), contengono abbondanti quantità di fitati, che possono legarsi al ferro, rendendolo inerte.
- Spinaci, bietole, cacao, perchè contengono ossalati, che agiscono come agenti chelanti nel tratto gastrointestinale. Si legano al ferro ferrico (non-eme) formando complessi insolubili chiamati ossalati di ferro, assorbiti con difficoltà dal nostro intestino.
Magari avevi già notato questo particolare, ma molti alimenti, come spinaci, bietole, cereali integrali e legumi, consigliati perché ottime fonti vegetali di ferro, contengono anche le stesse sostanze che ne inibiscono l’assorbimento a livello intestinale (fitati e ossalati).
Per chi segue una dieta vegetariana o vegana, dunque, è molto complicato soddisfare il proprio fabbisogno giornaliero con la sola alimentazione perché, pur essendo presente in grandi quantità, è più difficile da assorbire. Se segui una dieta vegana o vegetariana, dunque, possono venirti in aiuto integratori alimentari a base di ferro vegetale e vitamina C.
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Cosa non fa assorbire l’acido folico
Oltre alla cottura prolungata, di cui abbiamo già parlato, l'assorbimento della vitamina B9 può essere ostacolato dall'uso eccessivo di alcol e da alcuni farmaci (come gli antiacidi o i contraccettivi orali) che interferiscono con il metabolismo dei folati.
Analogamente a quanto avviene per il ferro, i tannini (presenti in tè, caffè, vino rosso, melograno, cacao) possono ridurre la biodisponibilità delle vitamine del gruppo B, ma con un meccanismo differente.
I folati alimentari sono aggregati in struttura complesse (poliglutammati) e per essere assorbiti hanno bisogno di essere trasformati in una forma più semplice. Il nostro organismo svolge questo compito grazie a un enzima chiamato folato coniugasi, la cui attività può essere inibita proprio dalla presenza dei tannini.
In ultimo, il fumo di sigaretta ne riduce la biodisponibilità: le tossine presenti nel fumo inattivano le molecole di folato circolanti nel sangue, rendendole inutilizzabili per le cellule. I fumatori cronici, infatti, hanno spesso concentrazioni di B9 molto più basse rispetto ai non fumatori, a parità di dieta.
Sintomi principali di carenza di ferro e acido folico
Quando il nostro organismo non riceve il giusto quantitativo di nutrienti essenziali, prova a comunicarcelo ed è così che compaiono i primi sintomi di carenze nutrizionali. Inizialmente questi possono apparire deboli e lievi, ma è bene imparare a riconoscerli e non sottovalutarli nemmeno alle prime fasi, così da correggere le nostre abitudini e prevenire gravi stati di carenza.
La difficoltà nel riconoscerli sta nel fatto che molti di questi segnali sono aspecifici, cioè non offrono indicazioni certe di una carenza di ferro o di acido folico. Pertanto, se ti riconosci in una delle condizioni descritte di seguito, sarebbe opportuno indagare le cause assieme al tuo medico curante, al fine di valutare, mediante un esame clinico approfondito, il trattamento più utile a risolvere la tua condizione.
Fatta questa premessa, ecco quali sono i sintomi più frequenti in caso di carenza di ferro e acido folico.
Stanchezza cronica
Il sintomo cardine che accomuna la carenza di ferro e quella di acido folico è senza dubbio la stanchezza cronica. Non si tratta della normale spossatezza che segue una giornata intensa, ma di un affaticamento profondo e persistente che non si risolve nemmeno dopo aver dormito a lungo. Questo perché entrambi i nutrienti sono pilastri fondamentali per il trasporto dell'ossigeno e la produzione di energia e, in condizioni di carenza, è facile sentirsi stanchi e affaticati anche di prima mattina.
Anemia
Oltre alla stanchezza, il deficit di questi nutrienti può portare allo sviluppo di anemia, che si manifesta con un evidente pallore in viso, capelli che appaiono spenti e tendono a spezzarsi, o unghie che si sfaldano facilmente, ma anche con sintomi neurologici lievi, quali difficoltà di concentrazione, mal di testa o irritabilità.
Occorre però distinguere due tipi di anemia, a seconda che sia causata da un deficit di ferro o di folati: la mancanza di ferro conduce tipicamente all'anemia sideropenica, la forma più comune di anemia, in cui i globuli rossi non hanno abbastanza ferro per produrre emoglobina, mentre il deficit di acido folico genera l'anemia megaloblastica, caratterizzata da globuli rossi eccessivamente grandi e inefficienti.
Se la carenza di ferro è particolarmente diffusa tra le donne in età fertile a causa del ciclo mestruale, quella di acido folico diventa critica durante la gravidanza, poiché la vitamina B9 è essenziale per prevenire gravi malformazioni neonatali.
Sintomi muscolari e nervosi
Con ferro e folati bassi, l’ossigenazione dei tessuti diventa meno efficiente e le nostre cellule muscolari e nervose ne risentono, rallentando il metabolismo. Di conseguenza, i muscoli si affaticano molto rapidamente, portando a una sensazione di pesantezza e a una lenta capacità di recupero dopo qualsiasi attività fisica, accompagnata spesso da una respirazione affannosa.
Sul lato del sistema nervoso invece, possono comparire irritabilità, difficoltà di concentrazione e una persistente confusione mentale. In particolare, il deficit di folati è spesso associato a sbalzi d'umore e stati d'ansia, mentre la mancanza di ferro può scatenare mal di testa frequenti, vertigini e ostacolare il riposo notturno.
Alterazioni del ciclo mestruale
Quando le riserve di ferro sono scarse, il corpo può reagire modificando la frequenza delle mestruazioni. In molti casi si verifica una condizione di amenorrea, ovvero la scomparsa temporanea del ciclo, oppure di oligomenorrea, caratterizzata da cicli molto distanziati tra loro.
Controindicazioni ed effetti collaterali
Gli integratori alimentari di ferro e acido folico che trovi nel nostro reparto di Erboristeria e Integratori sono considerati sicuri alle dosi di consumo consigliate, perché approvati dal Ministero della Salute e inseriti nel Registro nazionale degli integratori alimentari. Ferro e acido folico sono generalmente ben tollerati dall’organismo, tuttavia, non possiamo escludere la possibile comparsa di effetti collaterali, che più spesso coinvolge il tratto gastrointestinale, come nausea, bruciore di stomaco, stitichezza o diarrea.
Chi ha una particolare sensibilità gastrica, come abbiamo visto, può ridurre il rischio di questi sintomi semplicemente assumendo l'integratore dopo uno spuntino.
Un effetto molto comune dell’integrazione di ferro potrebbe essere la colorazione scura delle feci (come quando si mangiano gli spinaci), causata semplicemente dal residuo di minerale non assorbito che viene eliminato attraverso l’escrezione.
Un altro consiglio è quello di iniziare l’integrazione dal dosaggio più basso per valutare la tua sensibilità allo specifico integratore. In alternativa, puoi valutare l’uso di formulazioni più delicate, a base di ferro bisglicinato, più facilmente tollerato dal sistema digerente.
Resta comunque fondamentale evitare il fai-da-te e non superare le dosi consigliate sulla confezione, poiché un sovradosaggio di ferro può risultare tossico. Ogni integrazione va quindi sempre gestita sotto la guida di un professionista esperto di nutrizione integrata, che sappia bilanciare al meglio gli integratori, valutando al contempo la tollerabilità individuale.
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Conclusioni
Ferro e acido folico svolgono un ruolo importante nel nostro metabolismo, concorrono a portare ossigeno ai tessuti e supportano la produzione di energia per il metabolismo muscolare. Questi nutrienti sono presenti in diversi alimenti come carne, pesce, o verdure a foglia scura, che potresti integrare nella dieta per prevenire carenze.
In condizioni di deficit nutrizionali, in caso di anemia, o in alcune fasi della vita che richiedono maggiore energia, come la gravidanza, o la tarda età, o se segui regimi alimentari veg, potresti avere bisogno di un formulato nutrizionale naturale che supporti la tua dieta.
Ricorda però che prima di iniziare qualsiasi forma di integrazione, è sempre bene consultare il proprio medico per valutare il reale fabbisogno attraverso analisi del sangue mirate.
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