ETF: cos'è e quali punti vanno picchiettati
Pubblicato
3 giorni fa
Marcello Ferrara Corbari
Autore, scrittore e musicista
Scopri i benefici dell'EFT tapping e come inserirlo in una routine di benessere quotidiano
Tra le tecniche di auto-aiuto, da alcuni anni sta conquistando sempre più sostenitori quella che con un acronimo inglese è chiamata EFT. Per esteso: Emotional Freedom Techniques, vale a dire Tecniche di Libertà Emozionale. Declinato al plurale, anche se la tecnica è una soltanto. E molto semplice.
È una tecnica che trae le sue fondamenta dall’agopuntura e dalla medicina tradizionale cinese (abbreviata in MTC da adesso in poi, in questo mio articolo) e che fa tesoro anche dei precetti operativi dello shiatsu. Una tecnica molto semplice e delicata, per niente invasiva (scordatevi aghi o altri strumenti) che si può applicare su di sé in completa autonomia. Ed anche in brevissimo tempo: occorre infatti una manciata di minuti per portarla a termine, non di più.
Si tratta, in sostanza, di picchiettare con l’estremità delle dita alcuni punti specifici della testa, del viso e del busto. Dieci punti in tutto, chiamati punti EFT. Che secondo lo schema corporeo della MTC corrispondono a delle zone strategicamente efficaci dal punto di vista terapeutico, se stimolate correttamente, per sbloccare le energie stagnanti o in qualche modo “cristallizzate” nel nostro sistema di meridiani.
Come si vede è lo stesso concetto dell’agopuntura o dello shiatsu, con la percussione che sostituisce gli aghi dell’agopuntura o la pressione sostenuta dello shiatsu. Colpi leggeri e mai dolorosi, ripetuti per un numero di volte di 7 o 8, non superiore a 10.
Per questo motivo l’EFT è conosciuta anche col nome di EFT tapping (picchiettamento, appunto) o in maniera più colloquiale semplicemente tapping.
Ma perché questo nome? Tecnica di libertà emozionale. Cosa c’entra tutto questo con il lavoro sui meridiani energetici? EFT: il significato ve lo spiegherò tra un attimo, ma prima un accenno di storia di questo affascinante metodo di auto-trattamento.
EFT: come nasce
La tecnica EFT nasce ad opera dell’ingegnere di Stanford (USA) Gary Craig, specializzato anche in tecniche di PNL. Craig negli anni Novanta mette a punto questa tecnica sintetizzando in un metodo molto semplice e funzionale, e alla portata di tutti, gli assunti portati avanti prima di lui dalla chinesiologia e da alcune terapie energetiche.
In particolare gli esperimenti dello psichiatra Roger Callahan, negli anni Ottanta del secolo scorso, convincono Craig che vi sia un nesso inscindibile tra blocchi energetici di tipo fisico e blocchi emotivi.
Il nostro corpo, cioè, registra e tiene in memoria i piccoli e grandi traumi che attraversano la nostra vita, cristallizzandoli (come si diceva poc’anzi) in alcuni punti situati lungo i meridiani.
I meridiani si trovano così, nel tempo, a essere intasati e l’energia fisica (nonché quella psichica) non riesce più a fluire liberamente. Allo stesso modo, per fare un esempio molto pratico, di una tubatura dell’acqua in parte intasata da qualche incrostazione persistente.
Si vengono così a creare situazioni in cui l’energia si concentra in eccesso e altre in cui arriva troppo debolmente. Tutto questo dà origine a squilibri che sono all’origine di disturbi e malattie.

EFT: cos’è e come funziona
Quando andiamo a stimolare taluni punti posti all’estremità dei meridiani (per mezzo di aghi, pressione o semplice picchiettamento, per l’appunto, come nel caso dell’EFT) tale stimolazione ha il potere di rompere quei piccoli ma nocivi accumuli che bloccano il fluire energetico. Possiamo immaginare tali accumuli come vere e proprie minuscole calcificazioni o sedimentazioni minerali.
Da notare che la stimolazione (vale a dire il picchiettamento) avviene in un solo punto del meridiano. Ossia: non è praticata in tutta la lunghezza del condotto, come avviene per altre tecniche, ma sembra che abbia un effettivo positivo su tutta la lunghezza del canale energetico. E questo è un grande punto a favore dell’EFT tapping.
Il risultato di tutto ciò? Riequilibrio delle energie fisiche, psichiche ed emotive.
La persona trattata si sente subito meglio: più forte, più rilassata, più centrata. E in qualche modo sottile, ma ben percepibile, più serena.
Chiunque si sia sottoposto a una seduta di shiatsu o di agopuntura può ricordare quella sensazione delicata ma innegabile di rinnovamento.
In tutto ciò è importante, al fine di ottimizzare il lavoro, cercare di inquadrare precedentemente il problema su cui si vuole lavorare, sia esso fisico o emotivo (o entrambe le cose, perché spesso sono interconnessi). In modo che nel momento in cui ci si auto-somministra il trattamento la nostra consapevolezza vada nella direzione di orientare il nostro focus di guarigione verso quel target specifico.
Errori e strategie
È facile cadere nella tentazione di voler lavorare su più blocchi emotivi contemporaneamente, come a voler approfittare della seduta per trarre il maggior numero di benefici nel minor tempo possibile. Si tratta di un errore, che nasce un po’ dalla mentalità frenetica della nostra epoca, ma che ha origini più profonde in una certa cupidigia e brama di risultati che ci caratterizza in quanto umani, al di là del frangente storico in cui ci troviamo a vivere.
È un errore perché in questo modo non siamo in grado di convogliare la giusta consapevolezza verso l’obiettivo, poiché la irradiamo su troppi target contemporaneamente. Il risultato è scarsa efficacia del trattamento e anche un guadagno molto misero in termini di calma e di benessere. Dal momento che siamo riusciti a portare anche in una terapia pacatamente autocurativa un certo grado di ansia performante. Un consiglio spassionato: non fatelo.
Se invece, all’opposto, non sappiamo bene quale sia il problema su cui lavorare ma percepiamo un malessere generalizzato: è importante cercare di sviluppare a livello mentale apertura e ascolto. Saranno il nostro corpo e la nostra psiche a suggerirci su cosa lavorare.
A me personalmente è successo tante volte: molto spesso è proprio durante il rilassamento e l’autoascolto prodotti dal trattamento che capiamo (attraverso un’intuizione verbale o un’immagine che ci appare agli occhi della mente) dove stia il cuore del problema e quindi dove dobbiamo andare a concentrarci. Se non in questa seduta, ormai terminata, magari nelle sedute successive.
EFT: che benefici ha
Riassumendo, l’EFT tapping è in grado di portarci una serie di solidi benefici, che sono:
- riduzione dell’ansia,
- riduzione dello stress e della tensione nervosa,
- benessere fisico generalizzato,
- rilassamento,
- miglioramento del rapporto con se stessi (autostima, fermezza),
- individuazione e miglioramento di alcune criticità psicologiche,
- miglioramento conseguente del rapporto con gli altri.
Punti EFT: quali sono?

I punti da trattare sono dieci in tutto. Nove, se non si vuol considerare il primo punto, che è preparatorio ma imprescindibile. Ogni auto-trattamento EFT comincia picchiettando abbastanza energicamente il punto cosiddetto punto karate. Ne indicheremo il valore numerico progressivo con una cifra posta tra parentesi, così (1). Questo punto è situato sul lato esterno della mano, quello che nell’immaginario collettivo è il punto della mano che il karateca utilizza per colpire. Si può picchiettare indifferentemente la mano destra o la sinitra, oppure entrambe. Il numero di ripetizioni dei piccoli colpi è sempre lo stesso: 7 o 8, non ne servono di più.
Il secondo punto da trattare è sopra la testa (2) al centro, sulla linea ideale che collega le due orecchie. Stesso numero di picchiettamenti: questo vale sempre e non staremo più a ripeterlo.
Poi si passa al viso. Il terzo punto è situato tra le sopracciglia (3), sopra il naso. Questo è un punto centrale al viso e dunque non c’è da scegliere se destra o sinistra.
Dopodichè ci si sposta seguendo il contorno degli occhi e picchiettando il lato più esterno dell’occhio (4). Anche in questo caso destro o sinistro è uguale e non staremo più a ribadirlo. Si possono sempre picchiettare entrambi i lati utilizzando le due mani. Colpiamo con un’intensità media e mai dolorosa, con le falangi di indice medio e anulare raccolte.
Poi si segue il perimetro oculare e si picchietta alla base dell’occhio (5) nella zona ossea. Abbastanza delicatamente perché in quel punto la carne è poca e fa poco spessore.
In seguito si scende alla bocca. Prima si picchietta sotto il naso (6) al di sopra del punto centrale delle labbra: là dove Hitler portava i suoi famigerati baffetti, per spiegarlo con un’immagine un po’ antipatica ma che rende bene l’idea della zona da trattare. Poi si passa sotto la bocca (7): sempre in tema di barba e baffi è il punto in cui certi uomini fanno crescere quel ciuffetto di peli chiamato “la mosca”.
Da ultimo si passa al torso. Prima si picchietta al centro della clavicola (8) o naturalmente di entrambe. Poi si passa all’ascella (9) o meglio: ad un punto approssimativamente sotto l’ascella di una decina di centimetri, sempre lungo il fianco. E per finire qualche colpetto sul fegato (10). In questo modo abbiamo finito il nostro excursus. E la sessione non è durata più di un paio di minuti.
Ribadiamo che mentre trattiamo i dieci punti EFT è importante focalizzare anche la nostra attenzione verso l’interiorità. Immaginando che quei piccoli colpi che vanno a sgretolare le minuscole mineralizzazioni poste all’interno dei canali energetici hanno la medesima funzione anche per quanto riguarda le criticità della nostra psiche, aiutandoci a infrangere rigidità e paure inconsce.
EFT quante volte utilizzarlo?
Non c’è un numero di volte consigliato al giorno, e non ci sono controindicazioni dovute a una sovraesposizione al trattamento. Utilizzatelo ogni volta che sentite il bisogno di placare ansia o stress.
È un metodo rapidissimo e che, se fatto con la dovuta accortezza mentale, dona immediatamente grande calma e benessere.
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