10 piante ayurvediche: cosa sapere prima di usarle
Romina Rossi
Giornalista e naturopata
Dalla tradizione agli studi: usi, limiti e cautele di ashwagandha, bacopa, shatavari e altre piante comuni dell'Ayurveda
L’Ayurveda è un complesso sistema di medicina, nato in India oltre 2000 anni fa. Rispetto all’approccio centrato sul sintomo, la medicina ayuervedica si focalizza sulla persona.
Adottando un approccio olistico, prende in considerazione i diversi elementi che contribuiscono alla salute della persona: la sua costituzione, il momento di vita, il modo in cui digerisce, dorme e reagisce allo stress.
In questa visione completa, ogni pratica e rimedio (comprese le piante) non servono solo per zittire un sintomo, ma diventano strumenti da scegliere con attenzione e da inserire in uno stile di vita più ampio.
Per questo, intorno alle piante ayurvediche oggi c’è parecchio entusiasmo - spesso alimentato dal marketing - ma anche tanta confusione. Non solo per il diverso approccio, ma anche perché, per molte di queste, relativamente ad alcuni ambiti ancora non vi sono evidenze solide, mentre altre sono state studiate a fondo, confermando, in certi casi, ciò che la tradizione sostiene da secoli.
In questo articolo trovi 10 piante fra le più usate nella tradizione ayurvedica, che sono anche fra le più cercate dai nostri lettori. Per ciascuna di esse, vedremo come viene usata secondo la tradizione e quando può essere adatta, cosa emerge dagli studi e quali sono i loro limiti e, infine, quali cautele è bene conoscere prima di assumerle.
Lo scopo è aiutarti a scegliere con maggiore consapevolezza i rimedi che sono più adatti alla tua situazione.
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Come leggere questo articolo

Prima di analizzare le piante, vediamo alcuni termini e concetti fondamentali per capire come l'Ayurveda sceglie i rimedi.
- Dosha: sono le tre energie che, secondo l'Ayurveda, regolano il funzionamento dell'organismo. Vata è legato al movimento, Pitta alla trasformazione e al calore, Kapha alla struttura e alla stabilità.
- Prakriti: è la costituzione individuale, quella che ci portiamo dalla nascita ed è determinata dalla presenza - in quantità variabile - dei tre dosha.
- Vikriti: è lo squilibrio che si manifesta nel momento presente, e può cambiare nel tempo. Alimentazione, stile di vita, stagioni e fasi della vita possono alterare l'equilibrio dei dosha rispetto alla costituzione di partenza.
- Agni: è il "fuoco digestivo", considerato il centro dell’equilibrio e del benessere. Agni non riguarda solo la capacità di digerire il cibo, ma anche di assimilare e trasformare il cibo in energia per il nostro corpo.
- Rasayana: sono i rimedi, spesso a base di piante, che la tradizione considera tonici e rigeneranti, capaci di sostenere vitalità e longevità nel tempo. Sono pensati come rimedi di lungo periodo, non per rispondere a un disturbo acuto.
Pianta intera o estratto standardizzato
In Ayurveda la pianta si usa quasi sempre intera (essiccando e polverizzando tutte le parti della pianta, radice, foglie, fiori ecc.). Inoltre, spesso si preferisce usare le piante in formulazioni complesse (con 4-5 rimedi almeno), in modo che possano avere un effetto sinergico, piuttosto che limitarsi a quella singola.
In Occidente, la ricerca scientifica privilegia invece estratti standardizzati, cioè estratti in polvere della pianta ma con una quantità definita di alcuni principi attivi rispetto agli altri.
Usare, dunque, estratto titolato o polvere non è la stessa cosa: i risultati di uno studio durante il quale è stato usato un estratto titolato possono non essere gli stessi che possono essere favoriti dall’uso della polvere, e viceversa.
Le 10 piante ayurvediche in 4 aree
Vediamo dunque quali sono le 10 piante più “famose” dell’Ayuerveda. Per facilitarti nella scelta, le trovi divise per area di salute.

1. Mente, stress e sonno
Stress, sonno e lucidità mentale sono strettamente connessi fra loro. L’Ayurveda privilegia pratiche che possano aiutare il corpo a decomprimersi naturalmente, come lo yoga, la respirazione e la meditazione, ma anche una semplice passeggiata in mezzo alla natura. Oltre a rilassare, aiutano anche a focalizzare meglio l’attenzione e favoriscono il sonno.
A queste pratiche si possono affiancare rimedi erboristici dall’azione adattogena, che sostengono l’organismo e lo aiutano a gestire meglio le conseguenze che una condizione di stress può favorire (sbalzi dell’umore, tendenza a dimenticare le cose, sonno disturbato o interrotto).
Ashwagandha
La Withania somnifera, chiamata tradizionalmente ashwagandha, è nota per i suoi effetti adattogeni, ed è particolarmente utile per contrastare stati di stress prolungati, ansia e anche affaticamento fisico e mentale.
Nella tradizione ayurvedica è considerata un rasayana: si ritiene che calmi Vata e Kapha e ha un effetto riscaldante. Proprio per questo va usata con cautela in presenza di un eccesso di Pitta.
La radice contiene delle sostanze (dette withanolidi) che influenzano i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, la cui secrezione aumenta in una situazione di stress.
Oltre a sostenere l’organismo e a favorire una migliore gestione dello stress, l’ashwagandha sembra riuscire a contrastare anche alcuni effetti negativi che lo stress produce, come insonnia e tendenza all’umore depresso.
Sul sonno ci sono altri dati: una review ha analizzato 5 studi clinici randomizzati controllati con 400 partecipanti, mettendo in evidenza che l’assunzione di almeno 600 mg al giorno per almeno 8 settimane può contribuire a migliorare il sonno, la vigilanza mentale al risveglio e l’ansia.
Uno studio randomizzato in doppio cieco, condotto su 60 persone con stress cronico, ha messo in evidenza, dopo due mesi di assunzione, una diminuzione dei valori di cortisolo mattutino e di DHEA-S (deidroepiandrosterone solfato). Negli uomini, inoltre, sono aumentati i valori di testosterone.
L’ipotesi dei ricercatori è che la pianta possa espletare i suoi effetti antistress grazie all’azione sull'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Partendo da tali premesse, sono stati condotti piccoli studi per verificare i benefici che la pianta può avere sulla tiroide, in particolare in presenza di ipotiroidismo subclinico. Uno di questi ha messo in evidenza che può contribuire a:
- aumentare la secrezione di triiodotironina (T3) e tiroxina (T4),
- diminuire il valore dell’ormone tireostimolante (TSH).
Tali risultati sono stati confermati da un secondo studio nel quale i partecipanti hanno visto migliorare i valori sierici di T3, T4 e TSH.
Tuttavia, i risultati sono ancora controversi in caso di tiroiditi e altre malattie autoimmuni: avendo proprietà immunostimolanti l'assunzione dell'ashwagandha potrebbe contribuire a riacutizzare il processo infiammatorio.
Per mancanza di sufficienti dati, inoltre, la pianta non è indicata in gravidanza e allattamento e in presenza di epatopatie (dato che vi sono state delle segnalazioni di danno epatico).
Chiedi il parere del medico se prendi sedativi, farmaci immunosoppressori, per il diabete o per la pressione, o se hai problemi di tiroide, in particolare ipertiroidismo.
Scopri la nostra selezione di ashwagandha:
Bacopa (Brahmi)
Si ritiene il nome tradizionale della Bacopa monnieri, brahmi, derivi dal sanscrito Brahman, che significa “coscienza universale”, o da Brahma, “il creatore”. Tale appellativo è legato alla capacità della pianta di favorire chiarezza mentale, memoria e intelletto.
Per queste caratterstiche rientra fra i Medhya Rasayana: medha significa intelletto e/o capacità di memorizzazione e rasayana procedura o preparazione terapeutica che, se praticata regolarmente, favorisce il nutrimento, la salute, la memoria, l'intelletto, l'immunità e quindi la longevità.
In sostanza, con tale termine si indica un gruppo di piante medicinali che hanno la particolare azione di migliorare la memoria e l'intelletto attraverso un’azione specifica (detta prabhava). In Occidente tali rimedi vengono indicati come nootropi.
Tradizionalmente i Medhya Rasayana comprendono 4 piante medicinali che possono essere utilizzate singolarmente o in combinazione: Mandukaparni (Centella asiatica Linn.), Yastimadhu (Glycirrhiza glabra Linn., la liquirizia), Guduchi (Tinospora cordifolia (Wild) Miers) e Shankhapushpi (Convolvulus pleurocaulis Chois).
Nella pratica clinica, tuttavia, vengono fatte rientrare in questo gruppo di rimedi anche altre piante, fra cui: Aindri (Bacopa monnieri), Jyothishmati (Celastrus panniculata), Kushmanda (Benincasa hispida), Vacha (Acorus calamus) e Jatamamsi (Nardostachys jatamamsi).
La Bacopa rientra fra i Medhya Rasayana perché è ricca di saponine e di bacosidi, ai quali si attribuisce l’attività nootropa.
La sua attività più studiata è quella relativa alla funzione cognitiva: una meta-analisi ha osservato effetti positivi sopratutto su attenzione e velocità di elaborazioned dei dati, ottenuti dopo diverse settimane di assunzione (in genere 8-12) e utilizzando estratti titolati in bacosidi.
Per queste sue capacità, la pianta attualmente è allo studio per verificare le sue potenzialità in caso di malattie come Alzheimer, morbo di Parkinson, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e depressione ma mancano ancora dati certi e affidabili.
Per la funzione antiossidante e antinfiammatoria, la Bacopa può essere utile anche in caso di stress, anche se non è il rimedio d’elezione.
Attenzione all’uso della Bacopa va fatta in caso di assunzione di sedativi, farmaci per la tiroide, disturbi gastrointestinali, gravidanza e allattamento. In questi casi è bene chiedere il parere del proprio medico.
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Centella asiatica

Anche la Centella asiatica, che in sanscrito viene chiamata sia mandukaparni che brahmi (generando quindi confusione con la Bacopa) rientra fra i Medhya Rasayana. Viene quindi indicata per favorire la funzionalità della mente, e favorire la longevità, ma anche per la cura della pelle e delle ferite (applicata sulla pelle o assunta per bocca). Viene indicata anche per sostenere Pitta e Kapha.
Oggi gli studi dimostrano una certa capacità neuroprotettiva e un possibile effetto sulla memoria, motivo per cui attualmente è oggetto di ricerca come un supporto nelle malattie neurodegenerative. I ricercatori upotizzano che la sua azione antiossidante, data dalla presenza di polifenoli e flavonoidi, possa contribuire a proteggere i mitocondri dallo stress ossidativo e possa essere utile come supporto alle normali terapie mediche nelle malattie neurodegenerative, ma sono necessari ulteriori studi.
La pianta viene usata anche per favorire la corretta funzionalità del circolo venoso: gli estratti standardizzati sono annoverati fra i rimedi ad azione flebotonica, in grado cioè di migliorare l’elasticità delle pareti venose e di facilitare il normale flusso sanguigno.
Infine, la Centella sembra aver confermato i benefici anche per uso topico: la presenza dei triterpeni è infatti utile per alleviare condizioni come acne e dermatite atopica.
Può inoltre alleviare e favorire il processo di guarigione di piccole ferite e tagli, cicatrici ipertrofiche e bruciature. Non a caso viene spesso inserita nelle formulazioni di creme e unguenti per uso topico.
Con la Centella, attenzione va fatta in caso di assunzione di farmaci per migliorare la circolazione e la fluidità del sangue, perché può avere interazioni. Chiedi il parere del medico se prendi farmaci per la circolazione e la fluidità del sangue, sedativi o farmaci che possono danneggiare il fegato, e in gravidanza e allattamento.
Alcuni rimedi a base di Centella che potrebbero interessarti:
Tulsi
Anche il Tulsi (Ocinum sanctum), o basilico santo, è un adattogeno, dall’effetto riscaldante, in gradi di calmare Kapha e Vata, che può contribuire a migliorare memoria e concentrazione.
Alcuni studi, di piccole dimensioni, suggeriscono anche un possibile aiuto nella gestione dello stress e dell'ansia, con un effetto indiretto anche su memoria e concentrazione.
In India le foglie essiccate della pianta vengono usate anche per favorire la funzionalità delle alte vie respiratorie, in particolare in caso di raffreddore e stati influenzali.
La pianta va usata con estrema cautela e sotto indicazione medica, in caso di assunzione di anticoagulanti e ipoglicemizzanti. Per mancanza di dati di sicurezza, non è indicata in gravidanza e in allattamento.
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2. Digestione e vitalità

Secondo l’Ayurveda la digestione può avvenire correttamente solo se il nostro fuoco digestivo, agni, è in equilibrio. L’apparato digerente viene descritto come una stufa: brucia nelle ore centrali della giornata, mentre dovrebbe rimanere spenta di notte.
Diversi fattori, sia alimentari che legati allo stile di vita, possono alterare agni, causando, di conseguenza, anche difficoltà a livello digestivo.
L’Ayurveda interviene con piante che possono mantenere la funzionalità di agni, in modo da contrastare anche la comparsa di quei disturbi - digestione lenta, gonfiore, flatulenza, senso di pesantezza, stitichezza - che per molte persone possono essere comuni, alterando il normale benessere.
Triphala
Il nome triphala non indica un’unica pianta, bensì tre frutti, molto usati in Ayurveda: haritaki (Terminalia chebula), amalaki o amla (Phyllanthus emblica), e Bibhitaki (Terminalia bellerica).
Viene considerata un tridosha, in grado di equilibrare i tre dosha, e tradizionalmente si assume la sera con acqua calda, per facilitare la funzione intestinale.
Ricca di fibre, composti bioattivi come acidi fenolici, tannini e flavonoidi, che donano al composto effetti antiossidanti, antinfiammatori e antimicrobici, nei testi antichi la triphala è chiamata mahaaushadhi, "medicina suprema", ed è utilizzata per alleviare i problemi gastrointestinali e la funzionalità intestinale, contribuendo ad alleviare i più comuni problemi digestivi, come gonfiore, flatulenza, sensazione di pancia a palloncino e stitichezza.
Da recenti studi di laboratorio sembra che la triphala possa avere effetti benefici anche in caso di sindrome dell’intestino irritabile (IBS): grazie alle proprietà leggermente lassative che facilitano il transito delle feci e alle sostanze ad azione antiossidante e antinfiammatoria, può contribuire a migliorare i sintomi in presenza di intestino irritabile. Servono però ulteriori dati per poterne capire effettivamente il meccanismo.
Inoltre, sembra che la presenza di quercetina e di acido gallico siano utili per il nutrimento della flora batterica intestinale, e promuovano la crescita di ceppi quali Lactobacillus e Bifidobacterium, contrastando, allo stesso tempo, la crescita di batteri che possono essere potenzialmente dannosi, come l’Escherichia coli.
Per l’effetto lassativo non è indicata in caso di diarrea. Per mancanza di sufficienti studi, inoltre, non è indicata in gravidanza e allattamento.
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Amla

L’amla (Phyllanthus emblica), detta anche uva spina indiana, non viene usata solo nella triphala, ma anche in combinazione con altre piante. Considerata un rasayana, come la triphala è un tridosha, dall’azione rinfrescante.
Ricca di vitamina C, quercetina e polifenoli dall’azione antiossidante, anche l’amla contribuisce a contrastare l’effetto dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento precoce.
Allo stesso tempo, la sua azione antiossidante è indicata per sostenere la funzionalità del sistema immunitario, contrastando la tendenza a indebolimenti, che soprattutto nella stagione fredda, possono causare malattie da raffreddamento.
Da alcune ricerche preliminari è emerso che l’uva spina indiana potrebbe avere un effetto antinfiammatorio e protettivo per il tratto digerente per via dei suoi polifenoli.
L’amla potrebbe avere un potenziale benefico anche in caso di reflusso gastroesofageo. In uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo il consumo quotidiano di amla (500 mg in compresse, due volte al giorno) ha contribuito a ridurre la gravità e la frequenza del rigurgito e del bruciore di stomaco rispetto al gruppo placebo. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per capire il meccanismo d’azione e i reali benefici della pianta in questo caso.
Sarebbe anche in grado di contrastare la presenza di Helicobacter pylori, responsabile della comparsa di ulcere gastriche, ma al momento servono ulteriori studi e dati.
Dato che l’amla può avere diverse interazioni, è bene evitare il fai da te e rivolgersi a un medico in caso di assunzione di anticoagulanti, antidiabetici, interventi chirurgici programmati e in gravidanza e allattamento.
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Zenzero
Ormai diffusissimo anche in Occidente, lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe) è un rimedio da tenere sempre in dispensa: sia che si usi la radice fresca che in polvere, questo rizoma può avere diversi utilizzi.
In India, dove viene considerato una “medicina universale”, la radice fresca e la polvere (shunthi) hanno usi diversi: la prima è associata soprattutto alla digestione e ai disturbi da raffreddamento, la seconda a un'azione più intensamente riscaldante.
Sappiamo ormai da tempo che è un rimedio che può aiutare a contrastare la presenza di nausea e vomito in gravidanza, così come, anche se in maniera meno uniforme, dovuti a chemioterapia nei pazienti oncologici e a interventi post operatori, diminuendo la necessità di antiemetici di soccorso. In questi casi va sempre assunto dietro parere favorevole del proprio medico o oncologo.
Anche lo zenzero viene spesso usato per aiutare la digestione, soprattutto dopo pasti abbondanti o ricchi di grassi.
Da una review di qualche anno fa è emerso che lo zenzero può aiutare ad alleviare i sintomi anche in presenza di sindrome dell’intestino irritabile, in particolare:
- promuovendo la motilità gastrica, contrastando quindi la stitichezza,
- stimolando la produzione di succhi gastrici indispensabili per la corretta digestione dei cibi,
- alleviando i simtomi gastrointestinali, come gonfiore e gas.
La review ha anche suggerito che l’assunzione di 2000 mg di zenzero al giorno può contribuire a:
- ridurre l’infiammazione,
- alleviare la cattiva digestione,
- contrastare la comparsa di ulcere nel tratto digestivo.
Tradizionalmente, la tisana a base di zenzero è un rimedio naturale a costo quasi zero per contrastare la presenza di raffreddore, mal di gola e tosse.
Sebbene possano avere benefici sulla nausea, lo zenzero va sempre assunto dietro parere favorevole del proprio medico in gravidanza, in allattamento, in caso di terapie antitumorali in corso, in presenza di calcoli biliari e in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti o per il controllo del diabete.
A dosaggi elevati può causare bruciore di stomaco.
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3. Infiammazione e articolazioni
I dolori articolari possono avere origine diversa, e alcune cattive abitudini alimentari e di stile di vita possono peggiorarne i sintomi. Intevenire e correggere tali errori, con il supporto di un professionista, è fondamentale per arrestare un peggioramento che può generare incapacità di fare i più comuni movimenti, dolore, rigidità ecc.
L’Ayurveda si prende cura del benessere articolare con due rimedi dall’azione antinfiammatoria, per contrastare l'infiammazione che accompagna molte di queste condizioni.
Curcuma

La curcuma (Curcuma longa) è probabilmente la spezia più studiata al mondo. Fra i suoi principi attivi, la curcumina è quella che ha dimostrato di avere una forte attività antifiammatoria e antiossidante.
Tradizionalmente, viene usata per calmare e riequilibrare Kapha e Pitta ed è comune assumerla nel golden milk, o latte d’oro, una bevanda a base di curcuma, ghee e latte.
Viene molto usata per contrastare gli stati di infiammazione anche cronica.
Una review che ha analizzato 29 studi che hanno coinvolto in totale 2396 partecipanti affetti da 5 tipi diversi di artrite ha messo in evidenza che l’assunzione di curcuma e curcumina, in dosi comprese tra 120 mg e 1500 mg per 4-36 settimane, ha contribuito a migliorare la gravità dell'infiammazione e i livelli di dolore.
Una seconda revisione sistemica si è concentrata sull’analisi di 21 studi clinici randomizzati, di cui sette incentrati sulla salute del muscolo scheletrico e quattordici sulla salute delle articolazioni. Pur essendo stati usati estratti e dosaggi diversi, gli studi hanno messo in evidenza che la curcuma e gli integratori di curcumina possono essere dei validi coadiuvanti per la gestione della salute muscoloscheletrica.
In questo ambito va però sottolineata la bassa biodisponibilità della curcumina, che rende difficile l’assimilazione. Per ovviare a tale problema, gli studi usano spesso estratti di curcumina in formulazioni pensate per migliorarne l'assorbimento, e non la spezia da cucina, che ne contiene solo una piccola parte (in genere intorno al 3%).
I dosaggi somministrati negli studi (120-1500 mg) non sono quindi paragonabili a quelli della polvere.
Per favorire l'assimilazione della curcumina, è bene assumere la spezia con del pepe nero e una sostanza grassa, ma la piperina può però interagire con alcuni farmaci.
La curcuma è sconsigliata in caso di alterazioni della funzione epatica, biliare o di calcolosi delle vie biliari, in gravidanza e allattamento. In caso di assunzione di farmaci va sempre assunta dietro indicazione favorevole del proprio medico. Non utilizzare per periodi prolungati senza consultare il medico.
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Boswellia
La pianta della boswellia (Boswellia serrata), da cui si ottiene anche l’incenso, è apprezzata in erboristeria per le sue proprietà antinfiammatorie. Tradizionalmente agisce in particolare su Vata e Kapha.
È un rimedio che viene spesso usato per alleviare il dolore o i sintomi di artrite e tutte le condizioni causate da una situazione di condizioni infiammatorie croniche.
Attualmente, dagli studi emerge la capacità degli estratti titolati in acidi boswellici di contribuire ad alleviare i sintomi di:
- osteoartrite del ginocchio, l’analisi degli studi (che hanno coinvolto circa 1900 persone) ha messo in evidenza che la pianta contribuisce ad alleviare i sintomi, nonostate gli studi fossero molto eterogenei,
- artrite, associata ad altri rimedi (curcumina e glucosamina) e a uno stile di vita più consono alla condizione di salute (dieta antinfiammatoria, come la mediterranea, attività fisica e Tai Chi), la boswellia ha contribuito a ridurre il dolore, migliorare la mobilità e a migliorare lo stile di vita,
- artrite reumatoide, in sinergia con altre piante dall’azione antinfiammatoria (e anche in supporto alla terapia farmacologica) e con un adeguato stile di vita, la Boswellia può contribuire alla riduzione del dolore e di altri sintomi, e a migliorare la qualità della vita.
Le proprietà antinfiammatorie degli acidi boswellici possono essere utili anche per contrastare eventuali affezioni delle alte vie respiratorie, come mal di gola, tosse e raffreddore.
La Boswellia non è indicata in gravidanza e in caso di disturbi gastrici. In caso di malattia reumatica o assunzione di farmaci, è necessario parlare con il medico prima dell’assunzione di integratori.
Scopri la nostra selezione di rimedi a base di Boswellia:
4. Sfera femminile

Il benessere delle donne è spesso condizionato dalla fase che stanno vivendo: età fertile, gravidanza, menopausa. Sono periodi in cui si verificano diversi cambiamenti ormonali che possono causare comparsa di sintomi e disturbi di salute.
Anche in questo ambito, l’Ayurveda interviene per ripristinare il normale equilibrio con alimentazione, stile di vita e rimedi erboristici.
Shatavari
Lo shatavari (Asparagus racemosus) è una delle piante più usate per favorire il benessere femminile a ogni età.
Nella tradizione ayuervedica è considerato il rasayana per eccellenza della sfera femminile, rinfrescante e nutriente, usato nelle diverse fasi della vita: ciclo, post-parto, menopausa.
Oltre ad avere funzione di tonico, si ritiene che agisca sull’asse ormonale, motivo per cui viene spesso usato per contrastare sia i disturbi del ciclo mestruale (dismenorrea) che della menopausa. Una revisione ha messo in evidenza che la pianta può essere utile in caso di vampate di calore, sudorazione notturna, insonnia, ansia, nervosismo, secchezza vaginale e perdita della libido. Secondo i ricercatori, dunque, la pianta contribuisce a migliorare il benessere delle donne in menopausa.
Anche in perimenopausa, dopo almeno 4 settimane di assunzione, lo shatavari sembra in grado di poter alleviare stanchezza, vampate, e contribuire ad avere maggiore energia.
In Ayurveda viene spesso usato anche per sostenere la fertilità femminile e favorire la produzione di latte. Si ritiene che la presenza di saponine e flavonoidi, cui la pianta è ricca, possano avere un’azione simile a quella degli estrogeni.
Da alcuni studi preliminari sembra che abbia effetti anche sulla fertilità maschile, ma al momento mancano dati esaustivi per capire i reali benefici.
Nonostante i benefici, è fondamentale consultare un medico prima di utilizzare lo shatavari in gravidanza e allattamento, e anche in condizioni ormono-sensibili, a causa di potenziali interazioni e controindicazioni. Attenzione anche in caso di assunzione di diuretici o litio, e in caso di allergia alle asparagacee.
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Conclusioni
La tradizione ayurvedica offre diversi rimedi erboristici che possono contribuire a mantenere il benessere. Si tratta di piante ed estratti inseriti in un approccio ampio, che comprende anche stile di vita, alimentazione e pratiche quotidiane che, insieme, promuovono il naturale equilibrio.
Quando i rimedi erboristici ayurvedici sono arrivati anche in Occidente, sono stati presentati, in alcuni casi, come rapidi e risolutivi, nella convinzione che da soli potessero risolvere quadri o malattie complesse e multifattoriali.
Quello che consiglio è di adottare un approccio integrato, così da mettere in atto tutte le strategie necessarie per aumentare o ripristinare il proprio benessere: in presenza di un sintomo o un disturbo di salute, non limitarti al singolo rimedio sperando che faccia il miracolo, ma rivedi alimentazione, stile vita e altre abitudini che possono contribuire a migliorare la tua condizione, con l’adeguato supporto di professionisti della salute.
Ormai, infatti, sappiamo di quanto sia importante considerare la persona in tutta la sua totalità, piuttosto che concentrarci solo sul sintomo e isolarlo dal resto della persona.
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