+39 0547 346317
Assistenza — Lun/Ven 08:00-12:00/14:00-18:00

Un unicum fondamentale - Estratto da "La Forma Perfetta"

di Dario Apuzzo 6 mesi fa


Un unicum fondamentale - Estratto da "La Forma Perfetta"

Leggi un estratto dal libro del dottor Dario Apuzzo e scopri il suo metodo per trovare il benessere nel modo più completo possibile

Mente, anima e corpo svolgono un ruolo chiave in tutta la nostra vita, per questo ho definito “metodo MAC” il mio sistema per affrontare al meglio il percorso di ricerca del benessere e della felicità.

Ma quando parliamo di mente, anima e corpo, di che cosa stiamo parlando? Sul corpo sappiamo abbastanza, ma per la mente e l’anima il discorso si fa più complicato. Non è un caso che nel tempo ne abbiano dibattuto e continuino a farlo scienziati, filosofi e uomini di fede... Mente e cervello sono la stessa cosa? Ma soprattutto, che cos’è l’anima?

Quello che non è tangibile è ciò che spaventa di più l’uomo, perché apparentemente incontrollabile e incomprensibile, per cui spesso si cerca di minimizzare, trascurare o addirittura negare l’importanza (se non l’esistenza) di queste “entità”. Così come la coscienza, lo spirito, la morale, l’intelletto e gli stessi pensiero, anima e mente vengono sostanzialmente considerati dai più come “entità astratte di pubblica inutilità”; vale a dire: sappiamo che esistono come concetto, ma “spostano” poco, non incidono nella nostra vita, quasi non ci interessano.

Forse in questo sono stati commessi degli errori, perché concetti del genere sono stati riservati sempre a pochi, per lo più “illuminati” e acculturati. Sappiamo però che si tratta di una minoranza, mentre questi valori (mi piace chiamarli così) dovrebbero essere appannaggio di tutti. Se fossero stati affrontati e presentati con un linguaggio più semplice e un’attenzione maggiore a tutti, forse nel mondo ci sarebbe meno violenza e più rispetto verso se stessi e verso il prossimo.

Molto probabilmente tutti noi abbiamo sentito nominare più la parola cervello che la parola mente. Quest'ultima ha spesso un’aura severa che quasi intimorisce, motivo per cui forse ci viene più facile nominare il primo.

In realtà quando parliamo di cervello dovremmo riferirci principalmente all’aspetto anatomico, cioè a com’è fatto, dov’è posizionato e che cosa consente di fare. Il cervello umano è l’elemento principale del sistema nervoso e con il midollo spinale costituisce il sistema nervoso centrale. Si tratta di un organo misterioso e molto complesso: pesa circa un chilo e mezzo ed è composto da cento miliardi di neuroni, ognuno dei quali sviluppa circa centomila connessioni con le cellule vicine, che vengono alimentate da piccole correnti elettriche e da una cinquantina di sostanze chimiche. Dopo i trenta o i quarant’anni, questi cominciano a morire al ritmo di uno al secondo (circa centomila al giorno), ma fortunatamente la creazione sempre nuova di connessioni tra neuroni preserva le facoltà mentali acquisite.

La mente rappresenta invece l’aspetto funzionale e cognitivo del cervello, le facoltà intellettive e psichiche dell’individuo determinate da miliardi di processi interattivi tra neuroni, favoriti e stimolati anche da input sensoriali esterni. Potremmo definirla il software che utilizza d cervello come hardware. Per questo motivo ritengo fondamentale la conoscenza della nostra mente, perché in tal modo assumiamo il “controllo” di noi stessi e possiamo elaborare “strategie di vita”.

A questo serve una delle qualità della mente che è la coscienza, il cui luogo anatomico è stato individuato nella corteccia prefrontale del cervello, dove sono collocate tutte le informazioni sensoriali riguardanti se stessi e il mondo esterno. La coscienza è una facoltà immediata di consapevolezza e di analisi dei fatti attuali o futuri radicata su di una base esperienziale che orienta verso una scelta o un giudizio. In sostanza, una sorta di valutatore morale del proprio agire. Ma anche l’inconscio, altro elemento chiave della nostra mente, riveste una grande importanza, potendo supportare e influenzare in maniera decisa la nostra coscienza.

E' quindi fondamentale conoscerne la presenza e le potenzialità. Già Freud nel 1915, con la “teoria dell’iceberg”, paragonava la nostra mente a un iceberg, che mostra al di sopra della superficie dell’acqua solo un settimo della propria massa galleggiante; questa sarebbe la coscienza. La parte più imponente, l’inconscio, le cui forze influirebbero maggiormente sullo spostamento dell’iceberg e quindi sulla nostra vita, è quella nascosta sotto il pelo dell’acqua. Tra conscio e inconscio ci sarebbe poi il preconscio, sede di elaborazione e smistamento delle idee, che potrebbero essere fatte riaffiorare alla memoria attraverso esercizi mentali.

L’anima è invece una forza che dà vita al corpo e ci dota del libero arbitrio, che nessun’altea creatura sulla Terra possiede. Questa nostra parte più profonda ci dona la consapevolezza di noi stessi.

Per i credenti l’anima rappresenta la relazione e il contatto diretto dell’uomo con Dio, così come leggiamo nella Genesi, versetto 2:7: “Allora l’eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”.

Ma quello che per i credenti è ovvio, non lo è allo stesso modo per gli altri. Filosofi e scienziati hanno dibattuto a lungo, e continuano a farlo, sull’esistenza dell’anima. Negli ultimi anni una risposta è arrivata dalla fisica quantistica e stabilirebbe che l’anima esiste come elemento reale composto da prodotti chimici quantistici presenti anche nell’universo. La teoria, ancora molto dibattuta dalla comunità scientifica, è quella di Stuart Hameroff, medico e professore deU’Università dell’Arizona, e di Roger Penrose, fisico e matematico, resa nota sulla rivista scientifica «Physics of Life Reviews». Conosciuta come Orch-Or, Orchestrated Objective Reduction, sostiene che gli elementi chimici di cui è composta l’anima siano presenti all’interno dei neuroni del sistema nervoso in strutture anatomiche chiamate microtubuli. Tali prodotti, al momento della morte, verrebbero liberati dal sistema nervoso per entrare nell’universo, in quella che viene definita “coscienza universale” (questo potrebbe spiegare le esperienze raccontate da chi si è trovato in uno stato di pre-morte per poi ritornare in vita, dovute all'informazione quantistica dapprima fuoriuscita e poi rientrata nel cervello).

Non vi spaventate, ho voluto fare solo un accenno per dimostrare la grande complessità di questi concetti e l’uso spesso inappropriato che ne viene fatto. Rimane però l’assoluta importanza e centralità nella nostra vita dell’anima. Cercare un contatto con essa può darci una forza incredibile perché quando riusciremo a riconoscerla, si manifesterà anche attraverso il nostro corpo, trasformandosi così da principio invisibile in valore concreto. E grazie all’anima che il corpo acquista un’immagine diversa, una nobile beltà, che saprà riconoscere solamente chi la sua anima l’avrà già trovata.

Sul corpo non sono necessarie spiegazioni particolari, ma è importante capire quanto esso sia uno strumento fondamentale per conoscere se stessi, espressione della nostra mente e della nostra anima in tutto.

Persino le nostre posture, ovvero il modo con cui il nostro corpo mantiene l’equilibrio, rispecchiano quello che siamo dentro. Così, per esempio, la postura della “bambina timida” è quella di una persona di qualunque età e di qualunque sesso che si presenta con le spalle chiuse verso l’interno, il capo proteso in avanti e il dorso curvo; mentre invece la persona con la postura “istrionica” ha il petto in fuori, le spalle aperte e il capo dritto.

Il nostro modo di relazionarci e confrontarci con gli altri, il modo di parlare, di gesticolare, di vestirci, persino di guidare l’auto rappresentano la proiezione dei nostri processi mentali che si sviluppano nel cervello, siano essi consci o inconsci; così come le emozioni sono una manifestazione e una concretizzazione sensoriale della passione, anche il nostro modo di mangiare rappresenta un’esteriorizzazione del nostro essere.

Mangiamo perciò in modo compulsivo, distratto, vorace, svogliato, annoiato, ossessivo, rallentato, accelerato, affannato, furtivo, esibizionista, timido, violento, punitivo, generoso, accorto, garbato, sgarbato, elegante, spiritoso, sofferente, sbrigativo, ossequioso, testardo, pauroso, diffidente, polemico, vezzoso, ostinato, irrequieto, discreto, pacato, scostante, allegro, strafottente, triste, rassegnato, ironico, altezzoso, predominante, egoistico, irritante, impertinente, isolato, impavido, comico, spensierato, coinvolgente, sprezzante, provocante, allusivo, ammiccante, compiacente, seducente, prepotente... Ho voluto utilizzare oltre cinquanta aggettivi sul nostro modo di nutrirci per dimostrare la potenza di questo legame tra mente, anima e corpo. Nella maggioranza dei casi questa correlazione non è voluta e non è nemmeno conosciuta, anzi è rifuggita. Provate a dire a un vostro amico che il suo modo di mangiare in realtà tradisce un suo malessere di fondo, che vuol nascondere a se stesso trovando “rifugio” nel cibo: non la prenderebbe affatto bene.

E fondamentale imparare ad ascoltare il nostro corpo, perché il suo racconto è un espediente della mente per farci sapere ciò che noi non vogliamo sapere. Se impariamo ad ascoltarlo sarà proprio lui a dirci come preservarlo, prendercene cura e nutrirlo. Le informazioni subliminali che riceveremo ci diranno anche “come” mangiare. E nutrirsi, sebbene molti non vogliano ammetterlo, rappresenta una necessità indispensabile per la vita di qualunque uomo, tanto che ci troveremmo in difficoltà a rimanere anche un solo giorno senza. Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach diceva che “siamo quello che mangiamo”: un’affermazione estremamente realistica, se non altro perché presuppone l’assioma secondo cui se non mangiamo, non siamo.

Negli ultimi anni anche la medicina ufficiale si è resa finalmente conto della correlazione di cui stiamo parlando e di quanto la mente possa influenzare il corpo (e viceversa), senza la nostra volontà e senza la nostra conoscenza. In passato avevamo già sentito parlare di patologie psicosomatiche, ma in termini di scarsa scientificità e rappresentatività, e ancora prima c’era stata la saggezza degli antichi, come quella del filosofo e drammaturgo greco Antifonte, nato nel 480 a.C., che diceva: “In tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia, come verso tutto il resto”. Una frase illuminante, che mi fa nascere però un sorriso amaro se penso a quanto tutto sia relativo e a quanto, delle volte, la scarsa attenzione e interpretazione di quel che è avvenuto nell’antichità ci faccia perdere opportunità di crescita e di riflessione importanti.

A riconoscere questo legame e ad applicarlo nella cura della persona sono oggi principalmente la medicina olistica, che prende il suo nome da olos, che in greco significa “tutto”, e ancora di più la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), in cui le “chiavi di lettura” di questo rapporto sono rappresentate dal sistema immunitario e da quello endocrino, che attraverso l’asse ipotalamo-ipofisario e il sistema neuropsicologico vengono influenzati e regolati.

La PNEI è un modello scientifico di conoscenza dell’organismo assai interessante, che prende avvio da una scoperta fatta negli anni Ottanta: la produzione da parte del linfocita, cellula del sistema immunitario, di TSH, un ormone ipofisario che agisce regolando la tiroide, oltre a numerose altre molecole ad attività neuroendocrina, e la presenza sulla superficie del linfocita dei recettori sensibili a mediatori del sistema endocrino e del sistema nervoso centrale (citochine, neurotrasmettitori e ormoni). Un’alterazione del corretto funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisario, che può verificarsi, per esempio, in condizioni di stress, sofferenze o visioni pessimistiche della vita, può comportare un indebolimento del sistema immunitario e un malfunzionamento del sistema endocrino.

A questo conseguono l’abbassamento delle difese immunitarie e la facilità ad ammalarsi, nonché alterazioni ormonali e di numerosi organi, apparati e funzioni, comprese quelle regolate dal sistema nervoso autonomo (pressione sanguigna, temperatura corporea). Lo scopo del sistema PNEI è quindi quello di raggiungere e mantenere un’omeostasi interna (equilibrio biologico) psico-fisico-chimico-biologica in risposta a stimoli esterni patogeni e psicosociali.

Ridurre al minimo il disagio psichico previene quindi il danno biologico, mentre vivere emozioni armoniose e passioni positive, mantenere un corretto stile di vita, un buon rapporto con il proprio corpo e una positività dei pensieri, favoriscono le difese immunitarie e la tendenza a non ammalarsi.

Se la correlazione tra mente, corpo ed emozioni è alla base di modelli scientifici così innovativi, perché non può essere alla base anche di una parte della nostra vita così essenziale come la nutrizione? E non potrebbe essere proprio questa separazione la causa del fallimento del concetto stesso di dieta?

La Forma Perfetta

Mente-Anima-Corpo - Il metodo MAC per conquistare il benessere psicofisico

Dario Apuzzo

Un rivoluzionario stile di vita che armonizza mente, anima e corpo mettendoci nelle condizioni di star bene e sentirci felici. Con una ventennale esperienza in riabilitazione e cura del dolore attraverso la ossigeno-ozono...

€ 16,90 € 14,37 -15%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Dario Apuzzo

Dario Apuzzo (Napoli, 1966) è un medico specializzato in medicina riabilitativa. Docente presso l'Università La Sapienza di Roma, direttore scientifico dei Centri di Medicina Riabilitativa SALUTE OK, medico sociale della Lazio Calcio, pratica la libera professione da oltre...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Un unicum fondamentale - Estratto da "La Forma Perfetta"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.IVA e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
SDI C3UCNRB
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l.