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Un nuovo umanesimo - Estratto da "Sano Vegano Italiano"

di Chiara Canzian, Red Canzian 2 mesi fa


Un nuovo umanesimo - Estratto da "Sano Vegano Italiano"

Leggi un estratto dal libro di Red e Chiara Canzian e scopri perché essere vegan è il modo migliore per preservare il nostro pianeta e la nostra salute

C'era una volta un Paese che usciva dalla Seconda guerra mondiale, un Paese che doveva inventarsi un modo per ripartire, per ridare speranza al suo popolo, e così sorsero anche qui da noi le prime grandi industrie.

E siccome, in un'Italia prevalentemente contadina e ancora in parte analfabeta, nessuno si poneva il problema dell'impatto ambientale e sociale che tali industrie potevano avere, furono commessi, e concessi, dalla politica di allora veri e propri delitti nei confronti del territorio, con danni irreparabili al paesaggio, oltre che alla salute dell'uomo.

Indice dei contenuti:

C'era una volta

Forse fu la fame a giustificare simili obbrobri, e probabilmente nessuno si poneva il problema del dopo. La cosa importante era ripartire, creare economia, sviluppo!

Così nessuno si oppose al polo petrol-chimico di Marghera, sorto a fianco di una delle città più belle del mondo, Venezia, e in un habitat dall'equilibrio fragilissimo come quello della Laguna Veneta. Qualcuno, in un'interpretazione tristemente poetica, ritiene che il nome Marghera derivi dal veneto "mar ghe gera"... il mare c'era. Di sicuro il mare non c'è più da quelle parti!

Anche a Taranto nessuno si stupì di vedere sorgere un'acciaieria grande più della città stessa lungo il litorale, e tanto meno qualcuno si preoccupò per i danni alla salute che quell'industria avrebbe potuto provocare... L'importante era il lavoro.

Stessa cosa a Casale Monferrato, sede della fabbrica che produceva l'Eternit, dove morirono centinaia di persone a causa dell'inalazione delle fibre di amianto. Tutto questo è continuato per anni, e anche quando vennero a galla i reali problemi di salute e di impatto ambientale provocati da tali industrie, i lavoratori dovettero scegliere tra il tumore e la disoccupazione.

Ricatti disgustosi di un sistema ormai fallito, ma per il quale, a pagare, saranno sempre e soltanto i lavoratori e le persone per bene.

Occorre dar vita a una nuova forma di umanesimo, se vogliamo salvare il nostro pianeta e consegnare ai nostri figli un mondo ancora in grado di ospitarci con la benevolenza che ha mostrato finora, nonostante i nostri errori.

Errori dei quali noi, nati nel primo dopoguerra, siamo forse stati a lungo poco coscienti, in quanto a scuola ci insegnavano l'educazione civica e non quella ambientale. Non per questo però possiamo continuare a nasconderci dietro a un dito e far finta di non comprendere o peggio continuare a pensare che il problema lo debba risolvere sempre qualcun altro al posto nostro.

Io sono nato ignorante, come tutti, del resto il grande Totò diceva: "Nessuno nasce imparato". Ma per crescere, per capire e migliorarmi, per appagare la mia continua curiosità, ho studiato e mi sono posto mille domande e mille obiettivi. E ci si migliora pure passando attraverso gli errori: per cui, anch'io, come tanti, ho mangiato carne, pesce, uova e formaggi "perché così cresci forte "mi dicevano...

Poi, piano piano, ho cominciato a informarmi e soprattutto a seguire il mio istinto. C'era qualcosa che non mi tornava, e il cambiamento è avvenuto spontaneo, graduale, ma convinto e definitivo. Vent'anni fa ho smesso di consumare carne e tutti i suoi derivati e nel 2009 sono diventato totalmente vegano.

Qualche anno prima avevo anche smesso di fumare. Mi sono praticamente liberato di tutte le convinzioni errate e delle stupide abitudini che mi avevano inculcato da bambino: "La carne ti fa crescere forte...", oppure: "Il fumo è roba da veri uomini!".

Vorrei perciò che interpretaste le pagine di questo libro, come la testimonianza, o meglio, la confessione, di un "peccatore" pentito, e che l'onestà della mia ammissione servisse a sbloccare gli indecisi, i borderline, quelli che, pur sfiorati da qualche dubbio, non riescono a rinunciare a "una bella bistecca ogni tanto, perché ne sento proprio il bisogno... o ai formaggi, troppo buoni, come si fa a dire no!".

La vostra salute e quella del pianeta valgono molto di più di quei cinque minuti di piacere che il vostro palato pretende. E grazie a qualche piccola rinuncia proverete la grande gioia di sentirvi "una vita che vuole vivere, circondata da altre vite che vogliono vivere", come diceva Albert Schweitzer.

E così, un giorno, un altro suonatore di basso non sarà costretto a cominciare un suo libro scrivendo: "C'era una volta un Paese che usciva dalla Seconda guerra mondiale, un Paese che si era inventato un modo per ripartire, per ridare speranza al suo popolo, ma che per farlo aveva permesso veri e propri delitti nei confronti del territorio, oltre che della salute dei cittadini...".

Facciamo in maniera che ciò non debba succedere ancora, torniamo a credere nella bellezza di ogni giorno vissuto, nel rispetto di chi respira, soffre e gioisce come noi.

Quale verità?

Nel Paese della bugia la verità è una malattia, diceva Gianni Rodari, e in effetti in questi anni ci hanno raccontato di tutto e di più, e noi abbiamo serenamente creduto a tutto, o quasi, diventando una sorta di popolo bue, che tanto piace a chi governa. Non a caso nel dizionario della lingua italiana la definizione di "popolo bue" è la seguente: "Massa acritica di persone, facilmente manipolabile o anche remissiva, sottomessa, che si piega senza ribellarsi così come fa il bue che si lascia aggiogare docilmente".

Siamo il Paese dei casi irrisolti, delle mezze verità. Inermi, tentiamo di alzare la voce per qualche giorno, in segno di protesta, ma poi rientriamo nelle nostre casette, demotivati e stanchi, coscienti che tanto nulla cambierà. Stiamo ancora aspettando che qualcuno ci dica la "vera verità" sul caso Moro, sulla P2, sul mostro di Firenze, sulla strage di piazza Fontana, su quella della stazione di Bologna e su quella dell'aereo di linea caduto nel mare di Ustica.

Non sappiamo chi realmente ci fosse dietro a quelli della Uno bianca o alla banda della Magliana, e ancora ci domandiamo dove sia sparita Emanuela Orlandi e se Una-bomber giri tranquillo e libero tra il Veneto e il Friuli... E potrei andare avanti per ore con l'elenco!

E perciò comprensibile che, abituati da sempre a non ricevere risposte dalle istituzioni, o a ricevere risposte un tantino annacquate, piano piano si perda la voglia di insistere, diventando facilmente manipolabili e pronti a farci raccontare l'ennesima favoletta. Anche quando si tratta di argomenti importanti per la nostra salute, come l'alimentazione e l'ambiente.

Per carattere, non penso mai di avere la verità in tasca, mi piace ascoltare e rispetto sempre, almeno in partenza, il pensiero altrui... Detto questo, non posso accettare ciò che la pubblicità e tanti programmi televisivi cercano talvolta di inculcare nelle nostre teste. Non sono un medico, ma davanti a uno spot pubblicitario che ci vorrebbe dimostrare che, grazie a quel particolare yogurt, le donne non avranno mai più problemi di osteoporosi, un po' mi stranisco. È come se io dicessi che la terza di un accordo di re maggiore non è il fa diesis ma il sol: minimo, tutti i musicisti direbbero che sono ubriaco!

E invece noi, buoni e creduloni, ascoltiamo, abbocchiamo e magari il giorno dopo andiamo al supermercato ad acquistare quello che ci hanno descritto come un vero toccasana. Ma per alcuni prodotti praticamente innocui, che non fanno né bene né male, ne vengono pubblicizzati altri realmente dannosi, senza che nessuno si prenda la briga di controllare, di intervenire.

Ogni tanto penso che ci vorrebbe un ministero della Controinformazione, o della Vera informazione che, citando nomi e marchi, spiegasse con chiarezza cosa contengono e quanto male fanno alcuni alimenti. Vorrei sentirmi dire che il dado, oltre a insaporire le nostre pietanze, contiene un additivo chiamato glutammato monosodico sospettato di essere cancerogeno.

Poi mi piacerebbe ascoltare, accompagnata magari da una musichetta accattivante, una reclame che ci informasse che le caramelle e i chewing gum, consumati smodatamente dai giovani del mondo intero, contengono dolcificanti pericolosi come l'aspartame, e che gli aromi che rinfrescano l'alito non contengono nemmeno una fogliolina di menta ma sono ottenuti da sintesi chimica, non naturale.

Pensate a uno spot che finalmente dica con che tipo di carne sono fatti i wurstel! Perché ci vuole poco a capire che là dentro, con un prodotto così lavorato, può finirci qualsiasi tipo di carne, assieme a coloranti, nitriti e nitrati. Otto von Bismarck diceva: "Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte".

Stesso discorso dovrebbe essere fatto per i formaggini... Da piccolo, me lo spalmavano sul pane e mi piaceva pure; la mia povera mamma non poteva certo immaginare che fosse un alimento poco sano per un bambino. "Bevi la Coca-Cola che ti fa bene..." cantava con ironia il grande Vasco, ma questa bibita non può far bene. E senza dubbio molto buona e dissetante, è però anche acidificante, con un ph inferiore a 3, e l'acido fosforico che contiene riduce l'assimilazione di calcio delle nostre ossa, senza parlare degli zuccheri artificiali, dei coloranti e della caffeina in essa contenuti.

Un'occhiatina poi la farei dare pure ai prodotti da forno, quelli confezionati, le famose merendine, preparate con farine bianche super raffinate, prive di qualsiasi traccia di crusca o di altri nutrienti del grano. In realtà diamo ai nostri figli un pastone colloso pieno di grassi idrogenati che, oltre a metterli sulla buona strada per diventare potenziali obesi, crea ogni giorno nuovi iscritti al club degli intolleranti al glutine.

Quando vi propongono prodotti preconfezionati o in scatola, e parlano di qualità e risparmio di tempo, cominciate a porvi qualche domanda, a dubitare. Le aziende alimentari non hanno lo spirito missionario e caritatevole di Madre Teresa di Calcutta. State pur certi che ogni alimento che acquistate preconfezionato, inscatolato o comunque lavorato, contiene qualcosa che proprio bene bene non fa.

Andate al supermercato con gli occhiali per leggere con attenzione le etichette. Vegani o non vegani, la cosa importante è salvaguardare la nostra salute. Il vegano è facilitato in questo: allorché compra pomodori, carote, finocchi, broccoli o fagioli, la sua unica preoccupazione è rinvenire la tracciabilità, capire cioè da dove vengono i prodotti e cercare, nei limiti del possibile, frutta e verdure stagionali e a chilometro zero. Con i prodotti industriali preconfezionati, invece, è più facile che ci venga rifilato di tutto, dal salmone selvatico colorato artificialmente alla salsa di pomodori "all'italiana" proveniente da chissà dove.

Vorrei poi che questo mio immaginario, ma tanto desiderato, ministero della Controinformazione spendesse due parole anche sulle lattine metalliche che contengono i cibi: da quelle del tonno a quelle dei piselli, vengono tutte foderate, per prevenirne la corrosione, con un prodotto che si chiama bisfenolo A, che però può contaminare il cibo e risultare, di conseguenza, dannoso per la nostra salute.

Questi sono solo alcuni esempi, ma sono sicuro che nel corso della lettura, direte altre volte stupiti: "Perbacco... e chi se lo immaginava?".

Come dicevo, nessuno pretende di avere la verità in tasca, ma non possiamo nemmeno accettare tutto ciò che ci propongono a occhi chiusi, o peggio ancora per noi vegani con due fette di prosciutto sugli occhi! E un nostro dovere informarci, e sottolineo dovere e non diritto, perché ognuno di noi deve sentirsi responsabile di quello che gli accade intorno.

Dobbiamo tentare il tutto per tutto per consegnare ai nostri figli una realtà chiara, un'informazione onesta e, per quanto possibile, un mondo migliore.

Anche da simili considerazioni è nata l'idea di scrivere questo libro, perché, vegano o non vegano, esistono argomenti che ci riguardano tutti in modo diretto e storie nelle quali ognuno di noi, almeno una volta, si è ritrovato involontario protagonista e, in qualche caso, perfino vittima.

 

Tratto dal libro:

Sano Vegano Italiano

Storie e ricette

Chiara Canzian, Red Canzian

Essere vegano significa adottare uno stile di vita gentile: amore per gli animali, rispetto per l'ambiente e cura della propria salute.

Vai alla scheda

Chiara Canzian (1989) è una cantautrice italiana, figlia di Red Canzian, bassista dei Pooh. Inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica sin da piccola, cantando insieme al padre e al fratellastro Phil Mer. Nel 2011 esce il secondo album della Canzian intitolato Il mio sangue.
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Bruno Canzian, noto come Red Canzian dei Pooh (1951), è un polistrumentista, cantante, compositore e produttore italiano.
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