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Un "cervello" chiamato intestino - Estratto da "Il Cibo che Cura - Il Cibo che Ammala"

di Maria Rosa Di Fazio 3 mesi fa


Un "cervello" chiamato intestino - Estratto da "Il Cibo che Cura - Il Cibo che Ammala"

Leggi un estratto dal libro di Maria Rosa Di Fazio e scopri come mangiare in modo veramente sano per prevenire malattie e disturbi

Annotazione personale: quando io e mio marito facciamo la spesa al supermercato e arriviamo alle casse, abbiamo ormai l’abitudine di gettare un occhio nei carrelli di chi ci precede e di chi è in coda dopo di noi. Guardiamo e spesso inorridiamo: perché, pur se da qualche tempo stiamo notando una nuova consapevolezza nelle scelte di chi compra, la maggior parte di ciò che vediamo mettere sul tappetino scorrevole rientra nell’elenco dei prodotti che andrebbero eliminati del tutto e per sempre: “robacce” da cancellare in modo categorico dalle nostre abitudini in quanto sono artificiali, manipolate all’inverosimile, addizionate con sostanze da evitare da parte di chiunque abbia la legittima aspirazione a stare bene, arricchite da nocivi grassi saturi e zuccheri che hanno un solo pregio, ma unicamente agli occhi di chi li produce: quello di costare poco a loro! Peccato che abbiano invece un prezzo altissimo per il nostro benessere.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Il Cibo che Cura - Il Cibo che Ammala

Maria Rosa Di Fazio

(6)

L’alimentazione è una potente arma di prevenzione contro le malattie più gravi e anche un aiuto sinergico alle rispettive terapie. Questo libro propone un regime alimentare fortemente innovativo, con molti NO e molti SÌ...

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In cima all’elenco delle “cose” che non vorrei mai più vedere nei carrelli della spesa, metto certe megaconfezioni di bottiglioni magnum di bibite gassate. Parlo di autentiche bombe di zuccheri in versione normale, ma ancor più dannose se in versione diet. Queste ultime sono peggiori perché i dolcificanti utilizzati, gli stessi che troviamo nelle caramelle e nelle gomme da masticare definite light, fanno tutto meno che bene alla nostra salute. Potrei iniziare dal fatto che aprono la strada al diabete, malattia terribile e invalidante, in grado di peggiorare in modo intollerabile la qualità della vita di chi ne è affetto.

Uno studio condotto in Francia su un campione di 100.000 insegnanti abituati ad “abbeverarsi” quotidianamente ai distributori delle loro scuole (prima che li proibissero), ha dimostrato che i consumatori delle cosiddette bibite diet si ammalavano più degli altri di diabete. Bibite per di più ingannatrici, dato che il loro effetto dimagrante è una clamorosa bufala. E invece vero l’esatto contrario, cioè un “effetto spugna” che trattiene i liquidi dei nostri tessuti, anziché aiutarci a smaltirli. Oltre al danno, insomma, la beffa.

Il fatto che siamo noi, uomini e donne adulti, a bere simili cose, oltre che dannoso è quindi profondamente idiota; ma metterle in tavola per i propri bambini, al posto di una sana e normalissima bottiglia d’acqua, è un autentico gesto criminale. Non sto esagerando, è che davvero non trovo altro aggettivo per definire una simile superficialità. Chi si comporta così di fatto abdica dal proprio ruolo di genitore. Le informazioni oggi si possono trovare, scoprendo per esempio che una sola lattina o bottiglietta di quelle bibite contiene in media - da sola! -35 grammi di zucchero, pari a 9 cucchiaini, il che vuole dire superare già così il fabbisogno quotidiano di zucchero. Poi ci sarà tutto l’altro zucchero che quei bimbi ingurgiteranno nell’arco della giornata mangiando dolci, caramelle, pasta, pane, biscotti, merendine, patate fritte, pizzette e quant’altro. Una bomba di zucchero in eccesso che, non metabolizzato, diventerà obesità, glicemia alle stelle, steatosi epatica e un’autostrada senza limiti di velocità per correre verso il diabete

Un recente studio britannico ha dimostrato che nell’arco di 12 mesi un bambino inglese di cinque anni introduce in media nel suo organismo un quantitativo di zucchero pari al proprio peso. E non pensiamo di potercela cavare alzando le spalle e dicendo che il problema riguarda gli inglesi; la globalizzazione dei marchi, dei consumi e delle abitudini alimentari ci ha resi tutti uguali, sovrapponibili al di là delle nostre differenti nazionalità.

Io mi chiedo e chiedo a chi è genitore: ma lo sapete che cos’è il diabete? Sapete che vita penosa si prospetta per un diabetico adulto? Sapete a quali altre gravissime patologie - tumori compresi - spalanca la porta il diabete? Volete davvero condannare a questo i vostri figli?

Lo so; sto continuando ad andare giù dura, senza mezzi termini. Ma lo faccio con cognizione di causa, con lo spirito di missione e soprattutto con il cuore di chi vive quotidianamente in mezzo ai malati cercando di guarirli o quantomeno di migliorarne le condizioni di vita. Come oncologa mi occupo in tutte le sue forme, solide e no, di quella malattia terribile che per giustificata paura facciamo spesso fatica a chiamare con il suo nome: cancro. Ma quando parlo in conferenze pubbliche, in interviste o anche soltanto con parenti e amici, ricordo sempre che se il cancro è senza alcun dubbio nella mente di tutti, così come nella cruda realtà, la muta dell’iceberg della malattia, ce ne sono altre, non meno terribili, quelle che vi ho appena ricordato nel capitolo precedente: e malattie autoimmuni, ma anche tante patologie “infiammatorie croniche”. E sono tutte capaci di rendere l’esistenza invivibile, carica di sofferenze e scandita dall’uso di farmaci.

Lo ricordo sempre perché anche queste malattie sono quasi sempre strettamente collegate a un consumo abituale e giornaliero di cibi sbagliati. Sbagliati perché ricchi di grassi nocivi oppure, come ho detto, di zuccheri, ormoni, sostanze chimiche aggiunte, aminoacidi o proteine magari naturali, ma che il nostro organismo non è programmato ad assimilare. Questi errori - seguitemi nella spiegazione - scatenano i processi di acidificazione, dai quali scaturiscono poi gli stati infiammatori, che a oro volta si possono tramutare in forme tumorali. L’ho detto: siamo tutti diversi e questo non è un processo che si replica in nodo automatico in ognuno di noi perché siamo tutti diversi; ma questo è comunque il processo dal quale prendono il via le neoplasie. Vogliamo correre il rischio di innescarlo per non dover rinunciare a una stupida bibita gassata, a insaccati zeppi di nitriti, a dolci confezionati o ad altro ancora? Pensiamo davvero che ne valga la pena?

Ho iniziato con le bibite gassate forse perché, per dimensione sica delle confezioni, sono quelle più “visibili” nei carrelli della pesa. Ma potrei continuare l’elenco degli orrori alimentari con nasi tutti i prodotti da forno, dalle fette biscottate al già menzionato pancarrè, dalle pizze pronte (in alcune arrivano addirittura alla perversione di aggiungere un aroma chimico che sa di bruciacchiato, per renderle più simili a quelle vere!) alle brioche cellofanate, dai biscotti ai fagottini impanati e congelati ripieni i “cose” unte che diventano fondenti e filanti una volta riscaldate. E ometto per ora, ma lo dirò più avanti, quali effetti quelle suddette “cose” unte e filanti, cariche spesso di caseina, producono su quella che è la nostra prima difesa: la flora intestinale.

Dico questo perché voglio farvi capire che il nostro intestino non è un tubo oscuro e maleodorante dove avviene un processo digestivo e poi espulsivo di cui non è elegante parlare. No, è molto di più e di ben più importante: l'intestino “è il nostro secondo cervello”, se non forse il primo. Io aggiungo che l’intestino è il regista del film della nostra vita. Tutto passa da lì e tutto lì inizia, nel bene come nel male. Se lo maltrattiamo, dandogli del carburante di cattiva qualità, le conseguenze prima o poi arrivano: il motore si blocca.

Perché se il fumo di sigaretta - che per non essere fraintesa, io considero come il veleno numero uno in assoluto! - e la stessa aria inquinata ci entrano dentro, fanno i loro danni, ma poi escono dal nostro organismo, il cibo vi rimane invece per ore, con tutte le relative conseguenze: se è buono produrrà effetti positivi sulla nostra salute, ma se è cattivo avverrà l’esatto contrario.

Per questo, soprattutto certi prodotti da forno che purtroppo vanno per la maggiore - dal momento che offrono comodità e velocità di preparazione - sono tra quelli che andrebbero evitati del tutto. Sono da dimenticare, non devono proprio essere messi mai più nel carrello della spesa. E lo ripeto a voce alta: vanno eliminati dall’alimentazione dei bambini, se pensiamo di voler loro bene per davvero. Le farine bianche, oggi usate in modo sempre più massiccio, vengono ricavate da spighe rese artificiosamente più produttive.

Rispetto a quelle naturali, autoctone, che erano belle alte, le hanno rese irriconoscibili: le hanno fatte diventate pigmee per agevolare la raccolta meccanizzata, per incrementare la resa per ettaro e per concentrare - così aumentandola - la percentuale di glutine. Quest’ultima “aiuterà” la resa delle macchine impastatrici, facendo risparmiare corrente elettrica, ma anche quella estetica del prodotto finale. E poco importa all’industria se quella percentuale spropositata di glutine danneggerà in modo disastroso la flora intestinale dei consumatori. Perfino la struttura della spiga non è più la stessa: fatta maturare in tempi rapidissimi con nuvole di glifosati spruzzati sui campi, i suoi chicchi perdono il filamento che li legava allo stelo, e così si sgraneranno via meglio. Glifosati a proposito dei quali va registrato il moltiplicarsi di studi scientifici che lo accusano senza mezzi termini di essere cancerogeno. Uno studio dell’Università di Washington, uscito nei primi mesi del 2019 ha confermato come questo pesticida sia da considerare cancerogeno e che, nello specifico, faccia aumentare del 41% il rischio di contrarre uno dei tumori non a caso sempre più diffusi, il linfoma non Hodgkin.

Una palese violenza sulla Natura, quella che viene perpetrata sui campi, che di conseguenza non può che tradursi - basta usare la testa e il buonsenso - in una minaccia alla salute pubblica!

Poi, le farine ricavate da quelle spighe vengono iper-raffinate, private cioè di quelle che sarebbero le loro componenti non soltanto più ricche e importanti dal punto di vista nutrizionale - ovvero il germe e la crusca - ma anche quelle più piacevoli al palato. Uno dei motivi per cui vengono impoverite in tal modo è proprio quello di allungarne la vita nei silos di stoccaggio, ammortizzandone quindi il costo. E l’economia, insomma, ad avere il sopravvento. I soldi di pochi pesano di più della salute di tutti! Anche della vostra.

Agli stessi fini produttivi, le farine vengono addizionate con lieviti chimici, sbiancate con agenti altrettanto chimici, arricchite ancora di glutine e impastate durante la lavorazione con grassi saturi che, oltre a costare poco, agevolano anch’essi il movimento rotatorio delle impastatrici. Per questo, pur sapendo bene di farmi dei potenti nemici, io dico che dobbiamo decidere se vogliamo continuare a essere azionisti occulti, inconsapevoli e senza nemmeno diritto di voto di qualche grande corporation, o piuttosto ridiventare i ben informati e unici proprietari della nostra salute, ovvero del più importante patrimonio di cui disponiamo - gratuitamente - fin dalla nascita.

Sta insomma soltanto a noi decidere se continuare a comprare e mangiare certa “roba” - facendoci del male, tanto male! - o se iniziare a lasciarla per sempre sugli scaffali. Perché a ben vedere il potere ce l’abbiamo ancora noi, dal momento che siamo noi a fare la spesa, pagandola con i nostri soldi. Possiamo farlo, basta volerlo, spendendo magari qualcosa di più, ma rivolgendo le nostre scelte alle farine e ai prodotti di piccoli mulini e pastifici locali che coltivano e lavorano ancora sementi autoctone e naturali.

Restando sulle farine, ci sarebbe da aggiungere qualcosa sulla percentuale di glutine in esse contenuta. Certo, è una proteina naturale, ma questo non vuol dire che ci faccia bene; così come del resto ci fa male la caseina, che è la proteina del latte. Noi non siamo programmati per digerire il glutine, con tutto quello che consegue a una mancata digestione e cioè acidificazione, infiammazione eccetera. Come se non bastasse, oggi il glutine non è più presente nelle farine in quella che era la sua percentuale fissata dalla Natura, ma essa è stata accresciuta, in certi prodotti addirittura triplicata. Insomma, hanno “dopato” perfino la farina!

Chi è nato negli anni Cinquanta o Sessanta si ricorderà gli spaghetti o le penne che ci facevano le nostre nonne e mamme: si incollavano tra loro e anche sul fondo della pentola. Erano inconvenienti un po’ seccanti, tanto al palato quanto a chi doveva poi lavare le stoviglie. Rimane però il fatto che la pasta di allora era “figlia” di farine nostrane, autoctone, al 100% naturali, ricche dei loro germi e principi nutritivi nonché autenticamente integrali e non per finta, tanto per abbindolare i gonzi. E quegli spaghetti o quelle penne contenevano la percentuale di glutine prevista dalla Natura; per quello si attaccavano tra loro e al fondo della padella, non al nostro intestino.

Non a caso è il glutine a rimanere un vero problema. E se non il problema, senza dubbio uno dei più rilevanti e dannosi. Il poter dire negli spot che l’ultimo tipo di pasta “Non attacca e non scuoce mai! ” ha indotto a gonfiare appunto, via via, la percentuale di glutine in modo artificiale. Il primo risultato, oltre a quello oggettivo di non far scuocere la pasta - in effetti è vero, non scuoce mai - è stato l’aumento, negli ultimi vent’anni, del numero di affetti da celiachia, disturbo che un tempo nemmeno quasi esisteva; senza dimenticare l’aumento addirittura esponenziale degli intolleranti al glutine. Fenomeni amplificati per forza di cose in un Paese ad alto consumo di pane e pasta come il nostro. Consumo della tradizione al quale si sono aggiunti, poi, i consumi di tutti quei discutibili prodotti da forno dei quali ho già detto e dirò ancora. Prodotti dei quali, soprattutto, non avevamo alcun bisogno. Anzi, vivevamo molto meglio e più sani senza.

Ma il paradosso qual è? E che se i celiaci hanno imparato a evitare i prodotti contenenti glutine, conoscendo purtroppo molto bene quali gravissimi effetti produca su di loro, i non celiaci continuano invece a consumarne in dosi massicce, per non dire abnormi, ignorando del tutto quali possano essere le conseguenze. Se non le sapete, tocca a me spiegarvele; per colpa delle sue alte concentrazioni indotte dapprima in modo innaturale in fase di coltivazione e poi con aggiunte sconsiderate in quella di trasformazione industriale, il glutine ha l’effetto di silenziare il nostro sistema immunitario. Usando un’altra immagine, che sono molto orgogliosa di aver coniato io, ce lo asfalta. Nel senso che lo appiccica, lo incolla come sotto una gettata di bitume. Il risultato è quello di renderlo così cieco e sordo agli attacchi esterni. Ma anche muto, perché in quelle condizioni non può nemmeno più lanciarci i suoi allarmi contro l’arrivo di virus, batteri, agenti inquinanti e... cellule tumorali.

So bene che a qualche dietologo o nutrizionista questa affermazione piacerà poco e non la condivideranno. Ma io sono oncologa e quindi vedo e conosco cose che loro, per forza di cose, non possono né vedere né conoscere, se non per sentito dire; per il semplice motivo che il loro, lo dico con tutto il dovuto rispetto, è un altro lavoro. Io combatto invece ogni giorno contro le cellule tumorali e contro quella loro imprevedibile tattica piena di trabocchetti e micidiali inganni. Tutte “risorse” che consentono a quelle stramaledette di farsi un baffo delle stesse linee guida oncologiche e spesso anche degli stessi chemioterapici. Figuriamoci delle tabelle nutrizionali!

Non è presunzione, la mia, ma è quotidiana esperienza specifica. E aver dovuto imparare a dare del “tu” ai tumori. È aver compreso chi “sono”, anche se dovrei aggiungere una cosa ancor più terribile: e cioè come i tumori “pensano”. Per farmi capire meglio, per spiegare quale nemico abbiamo di fronte, citerò il professor Lucien Israel, uno dei più grandi Maestri dell’oncologia del secolo scorso: “La cellula cancerosa sa fare tutto, e se c’è qualcosa che non sa ancora fare, la impara subito. E per di più la impara troppo presto per noi”.

Sintesi perfetta, quella di quel grande luminare francese, e lo posso confermare: le cellule cancerogene sono molto più intelligenti di qualsiasi altra creatura vivente. Con l’aggravante di esserlo a fin di male. Ma sono anche peggio; sono furbe, astute, smaliziate, vigliacche, ingannatrici, trasformiste, mimetiche, capaci addirittura di sparire per un certo tempo per poi riapparire altrove, dove meno te lo aspetti e per di più “camuffate” in altro modo, mutando aspetto per non farsi riconoscere dai pur perfetti sensori del nostro sistema immunitario. La conseguenza è che se noi rendiamo il nostro sistema immunitario sordo e cieco, nonché muto - come possiamo fare mangiando tutti i giorni certi alimenti sbagliati - quelle stramaledette cellule passeranno dove vorranno, aggiungendo alla loro dinamicità e alla loro astuzia anche la capacità di moltiplicarsi a dismisura.

Il Cibo che Cura - Il Cibo che Ammala

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Maria Rosa Di Fazio

La dott. Maria Rosa Di Fazio è responsabile Oncologia del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino, dove applica e porta avanti il metodo chemioterapico "soft" del professor Philippe Lagarde, luminare francese di fama mondiale. Si è laureata in Medicina e...
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