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Schiavitù: robot schiavi liberano gli uomini

di Dea (Shazarahel) 4 settimane fa


Schiavitù: robot schiavi liberano gli uomini

Terza parte di 5 puntate

In una società tecnologicamente evoluta, i robot sono le macchine che hanno definitivamente sostituito l'uomo in tutte le pesanti attività lavorative. In questo senso i robot consentono all'umanità di raggiungere quella totale libertà dal pesante giogo e dall'opprimente schiavitù del lavoro.

Continuiamo così la nostra riflessione sul transumanesimo.

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Indice dei contenuti:

La schiavitù nel mondo moderno

Oggi ancora infatti, il viaggio che un pacchetto di pasta percorre per giungere sulla nostra tavola, comincia da parecchio lontano e richiede la collaborazione di una catena lavorativa composta da almeno 10 persone diverse.

Queste considerazioni fanno sempre nascere in me sentimenti diversi e contrastanti: da una parte provo una immensa gratitudine per il genere umano, che è riuscito a distribuire tanta abbondanza a così tante persone ed una profonda gratitudine per il tempo (tempo=vita) che tante persone hanno speso per nutrire anche me, compiendo lavori che io non farei mai e del cui frutto anch'io usufruisco.

Sono piena di gratitudine perché, mentre scrivo o dipingo, gli altri miei fratelli continuano a portare avanti il mondo, qualcuno ha continuato a produrre farina, qualcuno ha continuato a sfornare il pane e qualcun altro ha continuato ad azionare un macchinario in fabbrica per confezionare i prodotti alimentari di cui mi nutro.

Dall'altra parte però trovo profondamente ingiusto che tanti esseri umani debbano esser costretti a dare un terzo della propria vita in pegno al sistema per aver diritto di soddisfare le minime e più essenziali esigenze vitali.


Questa è ancora una forma di schiavitù, indubbiamente più evoluta, ma pur sempre schiavitù.


È, riprendendo una metafora ebraica, un modo più moderno di costruire le antiche piramidi ai faraoni di turno.

Potremo mai liberare l'uomo dalla schiavitù del lavoro gravoso ed opprimente?

Secondo il geniale futurista Jacque Fresco, (anche lui ebreo), un mondo dominato dalla tecnologia robotica riuscirà definitivamente a debellare il flagello della schiavitù umana.

In effetti, in meno di 50 anni, abbiamo raggiunto un progresso tecnologico tale che, se applicato pienamente, ci permetterebbe sin d'ora di sostituire quasi completamente il lavoro umano con macchine e computer.

I robot industriali stanno gradatamente sostituendo l'uomo nei lavori monotoni della produzione in serie delle fabbriche. Il robot presenta meno inconvenienti e meno esigenze di un uomo: non si stanca, non si ammala, non si lamenta, non protesta, non rivendica diritti, non richiede salario, non fa sciopero.

Dettando alla macchina la sequenza delle azioni che essa deve compiere, essa memorizza il movimento ed è in grado di correggersi per migliorare la sua prestazione.

Se questa sostituzione non avviene ancora in maniera capillare, è soltanto perché ci ostiniamo nel tentare si salvare il vecchio modello economico basato sul sistema monetario, modello desueto che non si presta al radicale cambiamento di paradigma in atto.

In futuro, ciascuno di noi dirigerà più di un milione di schiavi, ma schiavi fatti di metallo e di circuiti elettronici. Questo segnerà per sempre la fine dell'uso degradante di un essere umano per fare, contro la sua volontà, il lavoro di un altro […] Queste macchine sono capaci di formare organismi decisionari per mezzo di informazioni piuttosto che opinioni, riducendo così tutti gli elementi irrazionali o puramente emotivi nella gestione degli affari umani.

La diminuzione delle dimensioni dei computer è inversamente proporzionale all'aumento della loro potenza, e questo consente di realizzare marchingegni sempre più sofisticati e sempre più simili all'uomo... sempre più “umanoidi”.

Tuttavia poiché l'IA di questi robot umanoidi supererà in maniera esponenziale l'intelligenza umana, è possibile che queste macchine potrebbero arrivare a pretendere alcuni diritti di autonomia, autodeterminazione, di libertà e di integrità. Di qui la necessità di comprendere il limite fra libertà e schiavitù imposta dall'uomo a robot ed androidi.

Rendere liberi i robot schiavi?

La fantascienza si è rivelata più volte profetica o semplicemente anticipatrice di tante realtà diventate parte integrante della nostra quotidianità. Molte delle attuali realtà che concernono robot ed intelligenza artificiale confermano o realizzano le visioni di Asimov.

Ad esempio oggi gli stessi organismi che devono regolamentare l'uso etico di tali robot in ambito civile, cominciano a prendere in considerazione le tre famosi Leggi della robotica concepite da Asimov:

Prima Legge: Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

Seconda Legge: Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la Prima Legge.

Terza Legge: Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Queste leggi mirano a preservare l'utilizzo dei robot a fini distruttivi che potrebbero danneggiare l'uomo o l'ambiente.

Tuttavia molte altre e complesse sono le questioni etiche e morali che solleva un mondo in cui l'intelligenza artificiale dovesse sempre più somigliare a quella umana.

Secondo le previsioni del futurologo Ray Kurzweil, entro il 2050 dovremmo assistere alla singolarità di equivalenza fra intelligenza umana ed artificiale.

Una cosa sola interessa la signor Fastolfe. Una sola. Il funzionamento del cervello umano. Egli desidera ridurlo a un sistema di equazioni, a un diagramma scritto, a un labirinto senza misteri, e fondare così una scienza matematica del comportamento umano, che gli permetterebbe di prevedere il futuro umano. 

I robot dovevano obbedire agli esseri umani, ma era cosa piuttosto comune che due esseri umani dessero due ordini contrastanti. […] I roboticisti si sono sempre sforzati di rendere quanto più difficile possibile il sorgere di contraddizioni. […] Per quanto complesso ed elaborato possa essere un cervello, esiste sempre un mezzo per indurlo in contaddizione. È una legge fondamentale della matematica. Rimarrà per sempre impossibile costruire un cervello così complesso e astuto da ridurre la possibilità di contraddizione a zero.

(Citazione da Isaac Asimov, I robot dell'alba, Ed. Mondadori, 2013)

C'è chi, come il futurista Jaque Fresco, preconizza una società del futuro in cui le macchine prenderanno le decisioni per il buon funzionamento della società.

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