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Microchip, transumanesimo e robotizzazione del mondo

di Dea (Shazarahel) 11 giorni fa


Microchip, transumanesimo e robotizzazione del mondo

App di tracciamento, algoritmi di censura di regime online, vaccini obbligatori, 5G, identità digitale e microchip sottopelle sono tematiche distinte che vengono spesso raccolte sotto la monoetichetta di “complottismo” o “teorie della cospirazione”.

L'accesa polemica che ruota attorno a queste tematiche che cosa rivela, se non il riemergere di antichi fantasmi quali la paura, motivata e fondata, di perdere il controllo della tecnologia che noi stessi abbiamo prodotto?

In questo articolo parliamo di...

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Indice dei contenuti:

Il transumanesimo: robot e cyborg

Una cosa è certa: il transumanesimo, la robotizzazione del mondo e conseguente disoccupazione tecnologica massiva, la progressiva convergenza fra intelligenza artificiale e neuroscienze, fra biotecnologie e genetica, fra elettronica e biologia, sono processi in corso inarrestabili. Combatterli, negarli, reprimerli non sarà risolutivo.

Come tutte le opere umane, robot, androidi, avatar e cyborg, possono essere estremamente utili ed altrettanto pericolosi: ciò dipende dal grado di consapevolezza con cui ne facciamo uso.

E poiché questi personaggi artificiali che popolano da decenni i racconti di fantascienza sono ormai una realtà attuale, tanto vale imparare a conviverci nel migliore dei modi, facendo tesoro sia delle riflessioni ereditate dai Maestri del passato, sia delle ipotesi elaborate in tempi più recenti dai grandi pensatori futuristi.

Come possiamo fare in modo che questa evoluzione tecnologica non diventi monopolio di una scientocrazia disumanizzante e volga invece a nostro vantaggio?

Una prospettiva ebraica: il Golem

L'idea di dar vita ad una creatura inanimata non è moderna ma antica quanto l'uomo stesso: ne parlano già alcuni miti greci ed antiche leggende medievali.

Nella cultura ebraica troviamo la leggenda del Golem di Praga, vera e propria riflessione spirituale sulle questioni etiche che i robot oggi sollevano. Non a caso l'ebraico moderno ha preso il termine Golem per designare i moderni robot.

Scomponendo e ricomponendo questa parola, secondo le regole di permutazione kabbalistica, troviamo:

  • גולם golem, informe
  • גמול gamul, svezzato
  • גולה golah, esilio e rivelazione, svelamento
  • גל gal, onda

I robot possono essere rivelazione della potenza delle onde (elettromagnetiche e cerebrali) e allo stesso tempo fonte di esilio dalla nostra stessa umanità.

La parola robot deriva dal termine ceco robota (chi lavora duro); traslitterata in ebraico, si scrive רובוט : contiene in essa la parola tov, טוב , “buono” scritta al contrario, e la parola rov, רוב , “maggior parte, maggioranza”, che, letta al contrario, diventa bor, ,בור “fossa”: coerentemente a quanto espresso dalla tradizione ebraica legata al Golem - di cui tratteremo nella prima parte di questo articolo - il robot può essere in gran parte buono, una cosa positiva, oppure può essere una fossa, una buca profonda nella quale la maggioranza delle persone può inciampare e cadere.

Secondo la leggenda, il rabbino e Kabbalista Jehuda Lőw ben Bezalel di Praga, noto come Rabbi Lőw o Maharal (1512-1609), per far fronte alla persecuzione scoppiata contro la comunità ebraica residente, creò il Golem, un essere vivente fatto di argilla che avrebbe dovuto proteggere e difendere gli ebrei della città.

Il rituale kabbalistico segreto che consentì la creazione del Golem, venne svolto da tre persone che dovevano compiere 7 giri, hakafòt, attorno all'argilla inerte pronunciando formule in ebraico estratte dal libro Sefer Yetziràh: il Cohen rappresentava l'elemento fuoco, il levita l'elemento acqua, il Maharal l'elemento aria, e l'argilla, dalla quale sarebbe sorto il Golem, costituiva il quarto elemento terra.

Il Golem portava sulla fronte la parola Emèt, “verità” (che in ebraico si scrive אמת Alef, Mem, Tau, con valore rispettivo delle lettere 1, 40, 400). In effetti la sua creazione assomigliava a quella del primo uomo, Adam, ad opera del Creatore (Adam, parafrasando, significa “che proviene dalla terra rossa”, termine che in ebraico si scrive אדם Alef, Dalet, Mem, con valore numerico rispettivo 1, 4, 40). Da Emèt, Verità, ad Adam, uomo, c'è una differenza di zeri, come una discesa progressiva di piani della cifra 4: 400, 40, 4.

Al Golem mancava il soffio divino che il Creatore aveva immesso nell'uomo: il Golem era una creatura viva priva di intelligenza, di volontà propria e priva di parola. La leggenda racconta che il Golem, pur obbedendo ciecamente agli ordini che il rabbino gli impartiva, combinava un sacco di guai e di danni, fino al punto di diventare pericoloso.

Una volta perso il controllo su di esso, il rabbino decise di porre fine alla sua esistenza, cancellando dalla sua fronte la lettera א Alef: la parola אמת Emèt, “verità”, diventava così מת met, “morto”.

Con questa leggenda, i Maestri della tradizione ebraica hanno voluto mettere in guardia l'uomo contro il pericolo delle sue proprie creazioni che nascono dalla tentazione edenica-edonistica di voler diventare come Dio. Ma non solo.

Secondo i Kabbalisti anche l'uomo non illuminato è lui stesso un automa, un Golem. Il termine Golem, che appare nel libro dei Salmi 139,15, e che è tradotto con “informe”, “embrione”, viene adottato a più riprese dalla letteratura talmudica in relazione a tutto ciò che indica imperfezione, incompletezza, a ciò che è in formazione, in germe, in via di sviluppo. Golem è l'embrione.

Quand'è che noi ci troviamo nello stato di Golem? Quando diventiamo noi stessi degli automi; quando, senza alcun senso critico, obbediamo ciecamente alla voce dei nostri “padroni”, ossia quando indeboliamo il nostro livello di Emèt (Verità), smarrendo l'Alef della nostra natura divina, non siamo che ammassi di argilla morta.

Questo sottintende che se da una parte c'è il pericolo di perdere il controllo sulle proprie invenzioni, dall'altro c'è il pericolo che l'uomo diventi lui stesso macchina programmata, robot prodotto in serie, clone, copia identica moltiplicata.

State bene, signore?” chiese [il robot] Giskard. 
Era una domanda sciocca, determinata dalla programmazione del robot, pensò Baley. Anche se in verità non era peggio delle domande che facevano talvolta gli esseri umani, programmati dall'etichetta.

Questa sfida la ritroviamo anche nelle opere classiche di fantascienza scritte da Asimov, il padre della narrativa robotica, che afferma:

La morale dei racconti sui robot malvagi era che l'uomo non deve mai spingere la propria conoscenza oltre un certo punto. Ma anche da giovane non riuscivo a condividere l'opinione che, se la conoscenza è pericolosa, la soluzione ideale risiede nell'ignoranza. Mi è sempre parso, invece, che la risposta autentica a questo problema stia nella saggezza. Non è saggio rifiutarsi di affrontare il pericolo, anche se bisogna farlo con la dovuta cautela. Dopotutto, è questo il senso della sfida posta all'uomo fin da quando un gruppo di primati si evolse nella nostra specie. Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancora di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d'oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola.

Asimov e i Robot umanoidi

La prima volta che lessi un'opera di Isaac Asimov, precisamente “I robot dell'alba”, ignoravo si trattasse di un autore ebreo.

Eppure fin dalla lettura dei primi paragrafi avevo intravisto nel substrato narrativo del racconto alcune tematiche proprie del pensiero ebraico rielaborate in chiave futuristica: dal tema della schiavitù dei robot programmati secondo tre grandi leggi al grande tema dell'esplorazione, la conquista e la colonizzazione di altri pianeti ed altri mondi, emergevano archetipi che possiamo così sintetizzare:

  • schiavitù
  • leggi
  • esplorazione
  • conquista e la colonizzazione
  • immortalità

Questi temi ricorrenti in molte opere di Asimov richiamano simboli tradizionali della letteratura ebraica: libertà dalla schiavitù d'Egitto; il dono di una Legge, di un codice etico e comportamentale stabilito da “creatore”; esplorazione, conquista e colonizzazione della terra promessa; resurrezione dei morti e vita immortale.

Cosa intendiamo esattamente per “robot”? E, soprattutto, perché mai l'uomo ha inventato i robot umanoidi? Perché l'uomo da sempre vuole riprodurre qualcosa di simile a sé? Come spiegare questa ossessione umana per il realismo? Ossessione d'altronde espressa anche nella grafica e nell'arte?

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