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Differenza fra uomo e robot

di Dea (Shazarahel) 10 mesi fa


Differenza fra uomo e robot

Quarta parte di 5 puntate

Qual'è la differenza essenziale fra intelligenza umana e intelligenza artificiale? Se posso riversare il mio cervello in un robot, in che misura quel robot sono “io”? Le intelligenze artificiali, che possono superare le capacità intellettive umane, in cosa da esse si differenziano?

Continuiamo la nostra riflessione sul transumanesimo, cercando di rispondere a queste domande

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Nei romanzi di Asimov, le società presentano una netta distinzione fra uomini e robot umanoidi: gli esseri umani vivono all'interno di città sotterranee, vere caverne d'acciaio che costituiscono il regno della cosiddetta Civiltà, nettamente separato da quello che viene chiamato l'Esterno (la natura), ossia il regno del Caos dove i robot compiono tutte le attività lavorative che in un passato remoto svolgevano le classi sociali più abbiette.

Ma le differenze fra uomini e robot sono molte altre:

  • i robot non possono disubbidire alle Tre Leggi
  • i robot non possono mentire, né difendersi, né testimoniare
  • i robot non possono entrare nei Personali (equivalente dei servizi igienici)

Nei romanzi di Asimov questa distinzione viene vista per certi versi ingiusta. I robot sono considerati macchine e come tali degli esseri inferiori.

Baley disse ad uno degli abitanti del pianeta Aurora: “Ai robot non viene permesso di entrare nei Personali, e questa è una distinzione chiara. Lascia agli esseri umani un posto dove poter essere soli. Noi due stiamo comodamente seduti, mentre i robot se ne stanno nelle loro nicchie, e questa è un'altra distinzione. Io credo che gli esseri umani, anche gli Auroniani, vorranno sempre segnare delle distinzioni, e preservare la loro umanità. […] I Robot sono i vostri servi. Vi sentite superiori a loro, e state bene con loro solo fino a quando questa superiorità viene mantenuta.”

Nel loro intimo, gli Auroniani erano altrettanto convinti quanto i Terrestri che i robot fossero macchine, e quindi esseri infinitamente inferiori […] ma sembrava volessero negare la natura robotica dei loro servitori per non dover riconoscere la loro dipendenza da oggetti dotati di intelligenza artificiale.

Man mano che i robot diventavano più perfezionati e versatili, gli Auroniani dipendevano sempre più da essi.

Isaac Asimov, I robot dell'alba, Ed. Mondadori, 2013

I più recenti esperimenti in questo campo, hanno dato ragione alle ipotesi di Asimov: l'impiego di robot nella vita delle persone ha dimostrato che la mente umana viene coinvolta emotivamente ed affettivamente anche nelle sue relazioni con circuiti elettronici, a motivo dei meccanismi cerebrali implicati nei processi empatici, come ad esempio l'effetto dei neuroni specchio.

Il provare affetto per macchine dalle sembianze umane, sembra inevitabile. Si prevede che si potranno addirittura instaurare relazioni sentimentali e rapporti sessuali con umanoidi.

Baley pensò: perché metterli da parte con una parola...”macchine”? Sono macchine buone, in un Universo di uomini talvolta cattivi. Non ho diritto di preferire gli uomini alle macchine. E Daneel, almeno, non posso considerarlo una macchina.

Sono già in commercio bambole robot umanoidi concepite per fare sesso e tenere compagnia.

Anche l'uso dei robot a scopi sessuali era già stato previsto da Asimov. Nel suo libro “I robot dell'alba” si parla di un matrimonio nascosto avvenuto fra Gladia, una donna proveniente dal pianeta Solaria, e Jandel, un robot umanoide misteriosamente vittima di un “roboticidio”:

Gladia: Jander era un robot accuratamente programmato, pronto a seguire alla lettera le Tre Leggi. Non dare gioia quando poteva, sarebbe stato darmi un dispiacere. Il dispiacere può essere considerato un male, e lui non poteva fare del male a un essere umano. Si sforzò dunque in ogni modo di darmi gioia, e poiché io vidi in lui il desiderio di darmi gioia, una cosa che non avevo mai visto negli uomini di Aurora, fui davvero piena di gioia, e alla fine scoprii pienamente, credo, cosa fosse un orgasmo.”

“Allora eri pienamente felice?” chiese Baley. “Con Jander? Certo. Completamente.”

“Non litigavi mai?” “Con Jander? E come potevo? Il suo scopo, l'unico obiettivo della sua vita, era di compiacermi.”

Gladia si innamora di un robot umanoide che, obbedendo alle Tre Leggi in base alle quali esso è programmato, fa qualunque cosa per compiacerla e renderla felice.

Il robot umanoide Daneel dice: “io sono pronto a farmi distruggere per proteggere te”.

Baley si sentì confus senza alcun senso critico o. “Non provi risentimento” disse “per il fatto di poter essere costretto a rinunciare alla tua esistenza per me?” “Fa parte del mio programma, Elijah” disse Daneel.

Il robot Giskard: “Signore, non posso disobbedire alle Leggi. Voi potete disobbedire alle vostre?”

Un robot dunque non può fare del male, non può scegliere il male. E questa è un'altra differenza fra uomini e robot: il libero arbitrio, la possibilità di scegliere il male.

Un robot non può DISOBBEDIRE alle leggi. Un uomo, libero, può DISOBBEDIRE alle leggi e decidere di infrangerle. Qui ci troviamo di fronte ad un vero elogio della disobbedienza, tanto demonizzata da religioni e ideologie politiche.

Dagli scritti di Asimov emergono ulteriore differenze: i robot non provano emozioni, né sentimenti, non possono soffrire, non possono amare...

Non serviva a qualcosa studiare la faccia del robot. Non si potevano indovinare i pensieri di un robot dalla sua espressione, poiché non aveva pensieri nel senso umano.

E poi i robot sanno dare, ma sono incapaci di ricevere.

Disse Gladia: Jander mi dava tutto quello che volevo, ma non prendeva mai nulla. Era incapace di ricevere, dal momento che il suo solo piacere era nel dare piacere a me […] ti ho lasciato andare a letto, e poi sono venuta da te, e per la prima volta nella mia vita ho dato. Non ho preso nulla. E l'incantesimo di Jander è passato, perché ho capito che neppure lui era sufficiente. Bisogna sia dare che ricevere...

Alla conclusione che le emozioni costituiscano la nostra vera caratteristica propriamente umana, arriva anche il futurista Huxley: nel Mondo Nuovo esiste un'isola dei selvaggi che continuano a vivere secondo le loro esigenze naturali e biologiche. Il Selvaggio sarà l'unico capace di piangere di fronte alla morte di un altro essere umano.

Il medesimo ammonimento ci arriva anche da George Orwell, in 1984: solamente l'amore che lega un uomo e una donna consentirà di preservare un briciolo di umana felicità all'interno di un mondo infelicemente uniforme e conforme di automi umani.

Infine, fra le capacità che restano precluse alle macchine, vi sono le attività creative come quella artistica. In questo senso il genio artistico è la prerogativa umana che fa la vera differenza fra uomo e macchina.

L'IA non potrà mai produrre una nona sinfonia né una Venezia. L'IA non può generare delle idee, non può generare considerazioni filosofiche. Non può generare bellezza ed armonia.

L'ultima opera di Asimov, considerata il suo capolavoro letterario, affronta il problema filosofico ed etico di poter o dover un domani estendere i diritti umani alle intelligenze artificiali di androidi, sempre più autonomi nelle capacità decisionali.

Il racconto mostra il progressivo sviluppo della coscienza di un androide che lo porta autonomamente ad acquisire capacità artistiche ed intellettuali non programmate. La sua richiesta di ottenere una somiglianza sempre più elevata con l'essere umano lo porta a realizzare un progetto che gli consenta di avere organi simili a quelli umani che gli consentiranno di mangiare e di diventare mortale, reclamando il riconoscimento del suo status umano.

In un'altra opera, Though Dreamers Die di Lester Del Rey, viene raccontata l'estinzione della razza umana dove l'ultimo terrestre cancellerà dalla memoria dei robot il ricordo delle proprie origini, degli uomini e della Terra e li programmerà ad autoriprodursi.

Dice: “L'immortalità individuale e razziale non consiste unicamente nella continuazione da una generazione all'altra, ma piuttosto nella continuazione dei sogni di tutta l'umanità. I sognatori e la loro progenie possono morire, ma il sogno non può. Di questo genere è il mio credo, e ad esso resto fedele.

In un altro racconto questi androidi scopriranno di essere creature di esseri biologici.

Nei romanzi di fantascienza si vedono civiltà molto evolute in cui ogni essere umano dispone di molti schiavi metallici. La questione morale di poter attribuire diritti anche a degli umanoidi, ci rimette di fronte al perenne quesito di libertà e schiavitù. Sembrerebbe che non sia possibile all'uomo di vivere senza schiavi.

Da una prospettiva ebraica, dopo che l'uomo sarà liberato da ogni forma di schiavitù, avrà anche il compito di liberare le macchine?

Eppure si corre il rischio contrario, ovvero di transmutare l'uomo in macchina e la macchina in uomo, creando per assurdo una classe di umani programmati e di robot liberi.

Diceva Marco Antonio Attisani in una conferenza stampa tenuta in Senato nel 2019:

Dobbiamo trascendere, diventare un organismo superiore. Probabilmente questo implicherà l'abbandono dell'individuo.

Noi, come organismo vivente, siamo una colonia di miliardi di cellule, miliardi di batteri. Nel nostro intestino esistono più batteri che stelle nella galassia.

La loro somma è un uomo.

Immaginate come saremmo in grado di fare se noi unissimo la nostra individualità e fossimo in grado di fonderci in qualcosa di superiore.

L'idea che gli uomini possano essere le cellule viventi di un organismo superiore progettato da una ristretta élite di potenti scienziati, idea che comporta la rinuncia da parte delle persone alla propria individualità, unicità e specificità a favore di un progetto superiore di massa, spiegherebbe in parte il tentativo incalzante di dominio globale dell'esistenza umana, la soppressione progressiva dei diritti umani e costituzionali, il controllo quasi maniacale esercitato su ogni azione dei cittadini.

Già a metà del secolo scorso il geniale Aldous Huxley, nel suo profetico “Ritorno al mondo nuovo”, illustrava la deriva della superorganizzazione prodotta da un controllo totalitario globale a cui l'individualità personale verrebbe sacrificata a vantaggio di un compatto ed uniforme organismo sociale:

La riduzione teoretica della molteplicità a unità comprensibile si muta in pratica in riduzione della diversità umana a uniformità subumana, della libertà a servitù. […]

l'organizzazione, seppur indispensabile, può anche essere letale. L'eccessiva organizzazione trasforma gli uomini in automi, soffoca lo spirito creativo, toglie ogni possibilità di liberazione. […]

Per quanto si sforzino, gli uomini non possono creare un organismo sociale. Possono creare solamente un'organizzazione. […]

Presupposto fondamentale è questo: il complesso sociale ha maggiore importanza e significato delle parti individuali; le differenze biologiche innate debbono sacrificarsi all'uniformità culturale, i diritti della collettività vengono prima di quelli che nel diciottesimo secolo si chiamarono diritti dell'uomo. […]

Quest'uomo ideale è colui che mostra “conformismo dinamico”, intensa lealtà verso il gruppo e desiderio indomabile di subordinarsi, di appartenere.

5° puntata disponibile dal 26/07/2020

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