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Qualcosa che non sa trasformarsi non accetta di continuare a vivere

di Tiberio Faraci 4 mesi fa


Qualcosa che non sa trasformarsi non accetta di continuare a vivere

Leggi il Capitolo 1 del libro "Ricomincia da Te" di Tiberio Faraci

Pochi giorni ancora e sarà Natale, lo annunciano le luci colorate di varietà infinita e il cuore stesso, il mio cuore, che ha sempre amato questa attesa dolce intrisa di emozione. Nell'aria i sorrisi che la gente si scambia, gli auguri per le feste e all'orizzonte l'anno nuovo che si avvicina un po' timido e un po' curioso di noi. Più che in ogni altro momento si contattano aspettative, ansie, speranze.

Guido piano in città e osservo i negozi: sono pieni di persone che si interessano a questo o a quell'oggetto, in cerca di qualcosa che sia adatto a qualcuno a cui loro stanno pensando in questo momento. Sono in molti in questi giorni ad acquistare cose per altri - amici, colleghi, parenti - in segno di riconoscenza, come testimonianza di amore o solo così per... donare.

Mi ritrovo a pensare: che cosa accadrebbe se tra tutti questi negozi che offrono suggestioni e proposte di qualsiasi tipo, ce ne fosse almeno uno che proponesse un modo per dimenticare il male che abbiamo fatto e che ci siamo fatti? Un luogo dove uscissero a guidarci (allo scopo di aiutarci) ad attuare le giuste procedure per affidare definitivamente il passato al passato e lasciarlo così per sempre andare. Uno spazio dove fosse possibile imparare a liberarci dai pesi e a sciogliere quei nodi che una volta trasformati in blocchi energetici "premono" a livello del plesso solare, diventando così "reali" da impedire a volte il respiro.

Se questo luogo esistesse, chissà chi troverebbe normale diventarne cliente. Per chi sarebbe più facile farsi aiutare e quali ne diventerebbero i frequentatori più fedeli. I figli? I genitori? Gli amanti?

Penso a un negozio specializzato con dei commessi esperti e preparati che siano in grado di consigliare il modo più adeguato per farci abbandonare questo o quel dolore. Un negozio assolutamente nuovo in città: "Il Negozio del Perdono". Avrebbe successo? Sarebbe affollato? I regali confezionati in quel luogo potrebbero essere apprezzati? Ci sarebbero estimatori fieri di farli trovare sotto l'albero di Natale, per... dono?

Peraltro, quanti di voi hanno mai pensato che non è un caso se l'azione importantissima del perdono ha nelle due componenti della parola che ne indica lo svolgimento, l'informazione precisa che si tratta di qualcosa che viene attuato in cambio di nulla, così per regalo, per dono, per sciogliere, per lasciare andare, per non pensarci più. Per ricominciare e azzerare i conti in sospeso... per riconciliarsi, per incontrarsi ancora, per... dono...

Ma forse non ci sarebbero abbastanza clienti.

E se proponessimo ai passanti di riempire un formulario attinente a tutto quello che riguarda il perdono, quanti di questi accetterebbero? Anche voi pensate che probabilmente ci sentiremmo dire da molti di loro che non hanno proprio nulla da farsi perdonare e da perdonare? Forse risponderebbero che lo hanno già messo in atto con chi avrebbero dovuto o semplicemente che non ne sentono il bisogno (anche se spesso è quando abbiamo meno voglia di perdonare e abbiamo più difficoltà a vederne le motivazioni che ne avremmo più bisogno). In realtà, molto profondamente, probabilmente sentono che l'unico elemento mancante e indispensabile sarebbe trovare la motivazione giusta finalmente per farlo davvero.

E se il passante interrogato fossi proprio tu? Saresti interessato all'argomento? Ti sembrerebbe importante lasciare andare definitivamente il passato e tutto quello che di negativo ne deriva?

Bene, vieni con me allora e seguimi attraverso questo percorso interiore che ci condurrà a esplorare alcuni dei meccanismi, a volte perversi, che ci convincono che nessuno tra quelli che sono i pesi che ci portiamo sulle spalle (testimonianti tutto ciò che non ha funzionato nella nostra vita) vale la pena di essere abbandonato. Qualcosa che non sa trasformarsi non accetta di continuare a vivere.

Fino a oggi non volevi sentir neanche nominare la parola perdono? Avevi deciso che di quello che non andava nella tua vita non si potesse parlare? Ti stupirebbe sapere che non esiste nulla che abbia a che vedere con un malessere interiore che non sia collegato a un rancore non risolto? Vuoi che le cose rimangano così? Non sei disposto a riflettere su questo e magari a valutare l'ipotesi che tu possa cambiare idea a riguardo? Va bene, ma sappi che questa decisione di chiusura non va in direzione della vita e quindi nemmeno in quella dell'amore, né in quella della tua pace e neanche della tua salute.

Potresti accorgerti che stai sbagliando e quando dovessi decidere di lasciare andare delle condizioni che fino a un attimo prima rappresentavano per te una convinzione intoccabile e non negoziabile, avresti scelto il movimento più grande, innovativo, rivoluzionario e rigenerante che puoi dare al tuo presente. E io so già che questo produrrà una serie infinita di cause ed effetti non solo in te e nella persona a cui "azzeri il debito", ma anche intorno, attraverso l'esempio di comunione in atto: un invito a lasciare andare la paura, insieme alla voglia di aver sempre ragione, per unirsi poi nell'amore.

Ecco come sarà il tuo futuro. Occorre essere pronti e propensi a cavalcare l'onda del cambiamento che potrebbe investirci all'improvviso.

Questo ci metterebbe al sicuro dalla rigidità e ci farebbe affrontare il nuovo in maniera flessibile, esorcizzando la possibilità di rimanere bloccati di fronte a ciò che non avevamo considerato. Così potremmo non provare rancori difficili da sciogliere poi in un futuro che diventerebbe faticoso e triste. Di fronte al vento impetuoso il giunco si piega, ma quando la tempesta è finita è lui l'unico a svettare.

C'è un modo semplicissimo per trovare la porta del vero perdono: è percepire che è spalancata in segno di benvenuto.

Quando senti che sei tentato di accusare qualcuno di un qualsiasi genere di peccato, non permettere alla tua mente di soffermarsi su ciò che pensi che egli abbia fatto, perché questo è autoinganno. Chiediti invece: «Accuserei me stesso per questo?».

Fai una lista di tutte le persone con cui sei entrato in conflitto nella tua vita sin da quando eri piccolo. Con quanti di loro non hai potuto chiarire e come ti sei sentito quando la situazione è rimasta irrisolta?

Se vuoi dare e ricevere pace liberamente e sei interessato sopra a ogni cosa che questo avvenga, non hai nessun vantaggio ad alimentare ostacoli che ostruiscono il passaggio e il fluire dell'amore nella tua esistenza da e per la tua vita.

Possiamo affermare ora che va bene così, che non sentiamo di avere particolari debiti con il passato, che intendiamo ricordarci sempre e soltanto dei pensieri d'amore che abbiamo affidato agli altri e di quelli che ci sono stati donati? Se lo facessimo rimarrebbe nella nostra memoria solo il bene che abbiamo ricevuto.

Non vogliamo perdonare per essere perdonati a nostra volta, ma non possiamo desiderare altro. Se ci facessimo carico di tutte le nostre possibili responsabilità e se abbandonassimo tutti i sentimenti di risentimento e di vendetta, lasciando libere le persone coinvolte, vorremmo con tutto il profondo di noi stessi perdonare. Questo avverrà comunque indipendentemente dal fatto che anche gli altri ci liberino dalle loro prigioni e dal ricordo che noi abbiamo della dinamica relativa a ciò che è avvenuto.

Ho pronte per te ora una domanda facile e una difficile.

Cominciamo con quella facile: «Chi dovrebbe chiederti scusa?»; «Che cosa vorresti sentirti dire e da chi? Che cosa avresti bisogno di sentirti dire e da chi? Che cosa ti farebbe bene sentirti dire e da chi?». Noi crediamo che la situazione conflittuale esista in quanto è stata voluta dall'altro. Dovremmo invece vedere in questa situazione l'opportunità di glorificare il Signore che ce l'ha posta davanti come occasione di risoluzione di miglioramento e di esempio. Prenditi il tempo per pensare.

Vediamo ora l'altra: «A chi dovresti chiedere scusa tu?»; «Che cosa dovresti dire tu a quel riguardo e a chi? Che cosa sarebbe necessario che tu dicessi e a chi? Che cosa sarebbe giusto che tu dicessi? E a chi?». Cosa ne pensi? Te lo avevo detto che non sarebbe stato facile.

Se tra le persone che ti sono venute in mente ci sono i tuoi genitori o comunque membri della tua famiglia, consolati, sei in buonissima compagnia. Pensa che nel percorso di dieci sedute che noi proponiamo nei nostri centri, il perdono ai genitori viene preso in considerazione nella quasi totalità dei casi. Personalmente, in quel caso su cento in cui non penso che sia utile affrontarlo è perché ritengo che ci siano cose piìi importanti o più urgenti su cui lavorare.

Ogni cosa irrisolta con i tuoi genitori emergerà in superficie nelle tue relazioni. Quando non perdoni qualcosa che è avvenuto nel loro rapporto, cercherai inconsciamente di ricrearlo nei tuoi legami affettivi, tramite le tue proiezioni (al fine di risolvere il problema). Infatti, senza saperlo, tendenzialmente imitiamo i nostri genitori e gli schemi che mettevano in atto. Accade così che avremo la capacità di attrarre persone che meglio rispecchiano le possibilità di attuare le stesse situazioni. Forse potremmo riuscire a trasformare i nostri partner in qualcosa di comodo per noi, oppure purtroppo (e più spesso) creiamo situazioni disagevoli, che assomigliano a "qualcosa" che conosciamo bene.

Eserciteremo incessantemente questa nostra capacità, fino a quando non vorremo tenere conto di questa dipendenza per poi finalmente risolverla e diventare noi stessi "risolti".

Talvolta sentiamo che la cosa migliore sarebbe sciogliere i nodi e fare pace con la persona con cui abbiamo avuto un contenzioso che non ci ha permesso di comprenderci, poi però rimandiamo e ancora... In seguito magari sembriamo pronti e abbiamo già il telefono in mano, ma...

In queste subdole trincee dell'indecisione, sul cercare la pacificazione o no, ci aspetta armata sino ai denti la parte meno nobile di noi che, più di ogni altra cosa, farà di tutto per convincerci che non dovremmo perdonare quanto accaduto e che, se lo facessimo, saremmo considerati deboli e vili e che, quindi, dovremo soffrire continuamente così, esposti senza difese. Uno degli scopi di questa parte non positiva (che è in ognuno di noi), è quello di creare contrasti, quindi detesta risolverti (e vedere così vanificato il proprio triste lavoro di buona separazione).

Non può esserci in nessun caso un perdono "salutare" e concreto che non implichi un serio riconoscimento delle nostre responsabilità.

Se uno avesse collezionato una serie infinita di relazioni affettive sbagliate o che comunque non si fossero rivelate sincere o costruttive e dovesse ritenere sempre le persone incontrate, responsabili del fallimento dei suddetti rapporti, (perché di volta in volta inaffidabili, infedeli, disoneste. ..) potrebbe costui apparire mai credibile? Può essere che questo ipotetico personaggio sia così sfortunato? No amici, non può essere e se anche avesse avuto la possibilità di incontrare le peggiori persone in circolazione la sua responsabilità consisterebbe nell'averle comunque attirate a sé.

Siamo sempre totalmente responsabili di come reagiamo davanti al conflitto. Se gli episodi che abbiamo ipotizzato ti ricordano qualcosa, magari i periodi della tua vita in cui le tue relazioni erano diventate una sorta di pesca più "pericolosa che miracolosa", ti consiglio di ricordarti di quei momenti, di rifletterci su, di chiederti se hai risolto tutte le cose lasciate in sospeso. E soprattutto: se fosse invece questo il periodo in cui stai vivendo quel tipo di situazione e in cui ti senti in un labirinto, ti prego non cominciare ad "arredarlo" e a trovare normale quello che ti sta accadendo, sforzati di visualizzare la situazione dall'alto e di vederne da lì le possibilità di cambiamento.

Se invece sei tra quelli che nel labirinto ci sono appena rientrati, la prima cosa da fare è sicuramente quella di segnalare in maniera molto vistosa le uscite. Potrebbe rivelarsi un'operazione molto efficace se tu dovessi capitarci ancora una volta in futuro. Decidi per la chiarezza, fai questa scelta coraggiosa e i vantaggi ti stupiranno. Quello a cui resisti persiste e dovrai comunque risolverlo più avanti.

Ricomincia da Te

Il perdono è la chiave della felicità

Tiberio Faraci

Non può esserci forma di sofferenza che non nasconda un pensiero di non perdono. Né può esserci forma di dolore che il perdono non possa guarire. Un incredibile testo, che aiuterà il lettore ad abbandonare gradualmente...

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TIBERIO FARACI opera in Svizzera dal 1978. Da sempre si occupa di crescita personale e di attività filantropi­che: ha infatti sommato esperienze pluride­cennali operando con associazioni diverse, attente all'ascolto delle persone in difficol­tà. È Life Counselor membro del "Comitato...
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