La moxa: i benefici dell’Artemisia per la salute
Romina Rossi
Giornalista e naturopata
Una guida pratica per capire usi, benefici e applicazioni della moxibustione nella tradizione cinese
Ho imparato a conoscere e apprezzare i benefici dell'Artemisia, quando durante gli studi di naturopatia ho approfondito la tecnica della moxa o moxibustione. Si tratta di una pratica millenaria non invasiva molto nota nella Medicina Tradizionale Cinese, che sarebbe addirittura più antica dell’agopuntura.
Il nome "moxa" significa “erba che brucia”: durante il trattamento, infatti, le foglie di Artemisia vulgaris (conosciuta anche come Assenzio cinese) vengono accese per generare calore e stimolare specifici punti del corpo.
Da quel momento ho iniziato ad approfondirne gli utilizzi e i benefici, scoprendo una tecnica semplice ma sorprendentemente efficace.
In questo articolo ti spiego come funziona e quando può davvero esserti utile e perché, a mio parere, è uno strumento ancora molto sottovalutato in caso di stress cronico, disagi della menopausa e in molti altre situazioni che possono ostacolare il tuo benessere.
Le proprietà dell’Artemisia

Questa pianta arbustiva, che appartiene alla famiglia delle Composite, cresce e si sviluppa nella maggior parte dei paesi a nord dell'Equatore. La si trova anche nei nostri campi.
Mentre in Italia è ormai poco usata come rimedio erboristico, nonostante abbia diversi benefici a livello intestinale, in Cina è una delle piante più note e apprezzate.
Secondo i testi cinesi le foglie dell'Artemisia ha, infatti, diverse proprietà, confermate anche da recenti studi di laboratorio, in particolare:
- antibatteriche, indicate per contrastare la proliferazione di microrganismi che possono indebolire il nostro corpo e le difese immunitarie,
- antiossidanti, per constrastare lo stress ossidativo ad opera dei radicali liberi che possono favorire infiammazione e anche invecchiamento precoce,
- antispasmodiche, utili per alleviare soprattutto crampi e dolori intestinali,
- diaforetiche, indicate per favorire un aumento della sudorazione e l'eliminazione delle tossine,
- espettoranti, indicate per liberare le alte vie respiratorie da presenza di muco e catarro in eccesso,
- carminative, utili per contrastare la presenza di gas e gonfiori dopo i pasti,
- digestive, per sostenere il processo digestivo, in modo da non avere sonnolenza post prandiale, sensazione di gonfiore e rallentamento dopo i pasti.
Moxa cinese: in che cosa consiste
Anche se è ancora poco nota, la pratica della moxa è stata importata in Occidente da alcuni commercianti olandesi già nel Settecento, affascinati da un metodo semplice quanto potente.
In Oriente, dopo la raccolta, parte delle foglie viene fatta essiccare e invecchiare per almeno 2 anni. Al momento opportuno le foglie, così invecchiate, possono essere arrotolate assumendo una forma simile ai sigari oppure bruciate per ottenere la "lana di moxa".
Si tratta di strumenti che vengono utilizzati per la moxibustione o moxa, una tecnica che permette di sfruttare il calore per sciogliere tensioni, riattivare l’energia e dare sollievo in modo naturale.
La moxa lavora sugli stessi punti dell’agopuntura, ma sfrutta il calore invece degli aghi. Nei libri antichi di materia medica cinese questa pratica è descritta come particolarmente efficace nelle fasi croniche della malattia. Per questo viene utilizzata comunemente non solo da terapeuti ma anche da medici e agopuntori come alternativa più dolce dell'agopuntura o per i casi in cui questa non si possa usare.
Nella sostanza, quando viene utilizzata per la moxa, le foglie di Artemisia vengono fatte bruciare a temperature altissime. In questo modo, durante la combustione si sviluppa un calore molto intenso, che stimola profondamente la zona trattata.
Secondo la visione orientale, il calore, che si irradia attraverso i canali dei meridiani e dei vasi sanguigni, ripristina il flusso energetico e ristabilisce l’equilibrio psico-emotivo. In concreto, ristabilendo il corretto flusso di energia, è possibile contrastare anche diversi disturbi di salute.
La prima volta che l’ho vista applicare ho notato che la zona trattata cambia a vista d'occhio, perché la pelle si arrossa e si scalda in pochi minuti, spesso accompagnata da una sensazione di rilassamento. Questo può contribuire a una minor percezione del dolore.
Ovviamente in base al tipo di condizione possono essere necessari più trattamenti prima di osservare dei cambiamenti: nella mia esperienza, i benefici arrivano soprattutto con la continuità, più che con un singolo trattamento.
Quando usare la moxa di Artemisia
La moxa viene tradizionalmente utilizzata quando il corpo mostra segnali di “blocco”, spesso descritti nella medicina cinese come condizioni di Freddo, Caldo o Umidità. Viene quindi usata per contrastare e dare sollievo in caso di:
- dolori articolari,
- tensioni muscolari e rigidità che coinvolgono schiena, spalle e collo,
- infiammazioni dovute a ritenzione e ristagno di liquidi,
- blocco digestivo,
- contratture muscolari.
Si tratta di condizioni che generano facilmente dei blocchi e difficoltà nei più comuni movimenti che oltre dolore e rigidità.
Nella mia esperienza, inoltre, uno degli utilizzi più interessanti della moxa è come supporto in caso di:
- ansia e sbalzi del tono dell'umore, anche in gravidanza,
- insonnia,
- mal di testa,
- affezioni delle vie respiratorie, come raffreddore, faringiti, laringiti,
- emorroidi, diarrea,
- malattie influenzali (anche come rimedio preventivo).
Infine, la moxa viene talvolta utilizzata in gravidanza, in casi specifici, come la posizione podalica del bambino, ma esclusivamente sotto controllo medico e con grande attenzione ai tempi e alle modalità di applicazione.

E quando non usarla
È bene evitare l'uso della moxa in presenza di:
- febbre,
- allergie alle Composite,
- diabete,
- ipertensione arteriosa,
- bambini sotto i 10 anni,
- donne con il ciclo mestruale in corso,
- cisti, nei, verruche, vene varicose e aree infiammate calde al tatto,
- tumori.
In caso di sintomi e malattie in corso, sarà il medico agopuntore a valutare il possibile utilizzo della moxa come tecnica a supporto di eventuali terapie e cure mediche.
I prodotti a base di moxa
Quando si inizia a provare la moxa, è utile conoscere anche i principali strumenti utilizzati nella pratica.
Nei negozi specializzati, come Macrolibrarsi, puoi trovare soprattutto due tipologie.
Sigari di Artemisia
I sigari di Artemisia sono i più diffusi: piccoli cilindri di circa 20 cm ottenuti dall’essiccazione e compressione delle foglie. Vengono accesi e mantenuti a distanza dalla pelle per sprigionare un calore costante e profondo, senza contatto diretto.
Per esperienza personale, è meglio accendere il sigaro in un ambiente ben aerato: l'odore delle foglie non è dannoso, ma è molto pungente e persistente.
Esistono anche versioni senza fumo, più adatte a chi è sensibile all’odore intenso dell’Artemisia durante la combustione.
Coni di Artemisia
In alternativa si utilizzano i coni di Artemisia, ottenuti dalla cosiddetta “lana di moxa”, che vengono posizionati su appositi supporti (moxatori) per concentrare il calore su specifiche aree del corpo, sempre evitando il contatto diretto con la pelle.
La scelta tra sigari e coni dipende spesso dall’esperienza dell’operatore e dal tipo di trattamento che si vuole effettuare.
Ecco la nostra selezione di Artemisia pe la moxa:
In che modo usare la moxa
Pur essendo una pratica relativamente semplice, la moxa dovrebbe sempre essere eseguita con attenzione e, idealmente, sotto la guida di un terapeuta o di un agopuntore esperto. Il calore generato durante il trattamento è intenso e, se non gestito correttamente, può causare ustioni.
Generalmente si lavora sulle zone in cui si avverte dolore e sui punti energetici corrispondenti ai meridiani, anche se non tutti i punti dell’agopuntura sono adatti alla moxibustione.
Nella pratica tradizionale si distingue tra due modalità principali:
- una più “disperdente”, utile quando si percepisce tensione o blocco,
- una più “tonificante”, indicata nei momenti in cui il corpo appare scarico o privo di energia.
Di solito si consiglia di praticarla al mattino e non più di 2–3 volte a settimana, con sessioni di circa 5–10 minuti. Frequenza e modalità, però, dovrebbero sempre essere adattate al singolo caso da un professionista, in base alla risposta del corpo nel tempo.
Sebbene sia una pratica semplice da usare, è sempre bene rivolgersi a un terapeuta o a un agopuntore esperto che possa praticarla in sicurezza. Poichè le foglie bruciano quando si esegue il trattamento, un uso poco accorto può creare ustioni anche gravi.
Per approfondire le tue conoscenze e i benefici su questa pratica secolare, ti suggerisco questi libri:
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