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Gemmoterapia: l’energia della pianta contenuta nelle gemme

di Romina Rossi 6 mesi fa


Gemmoterapia: l’energia della pianta contenuta nelle gemme

Nota anche come meristemoterapia, è una branca della medicina naturale senza controindicazioni. Scopri perché!

La gemmoterapia è considerata il futuro della fitoterapia. È infatti più potente della fitoterapia classica, e agisce come terapia “di terreno”. Non interviene sul sintomo, ma sulla persona, sul suo quadro e sulla sua condizione attuale, ripristinando l’omeostasi, cioè lo stato di normale equilibrio.

I suoi effetti sono così evidenti che in Romania la gemmoterapia è studiata da una vera e propria società scientifica ed è materia medica insegnata nelle facoltà di medicina. Eppure da noi i gemmoderivati sono ancora poco usati e conosciuti.

Indice dei contenuti:

Le origini della gemmoterapia

La gemmoterapia è stata messa a punto negli anni Cinquanta dal medico omeopata belga Pol Henry. Nei suoi studi si era reso conto che esiste un parallelismo fra il terreno vegetale e quello umano.

Henry era arrivato alla conclusione che se una pianta è in grado di elaborare o degradare il suo terreno e la composizione del suolo nel proprio ambiente, per analogia, essa può avere lo stesso effetto sul terreno della persona, con risultati terapeutici evidenti. Il medico belga aveva infatti intuito che negli embrioni vegetali erano contenuti particolari principi attivi qualitativamente e quantitativamente diversi dal tessuto vegetale adulto in grado di svolgere una precisa azione terapeutica sulla persona. Così Henry usò, per la prima volta nelle sue preparazioni, i tessuti meristematici, cioè i giovani e freschi tessuti in crescita delle piante (gemme, giovani getti, radichette, amenti, linfa…).

Si tratta dei tessuti di accrescimento più vitali che contengono componenti particolarmente attivi che permettono la crescita della pianta. Nello specifico, questi tessuti contengono auxine, giberelline, citochine, enzimi, ormoni e fattori di crescita tipici delle piante, ma che sono in grado di interagire con il quadro proteico dei mammiferi e dell'uomo. Possono cioè agire in modo opposto e contrario all'azione della malattia, stimolando la capacità di auto-guarigione del nostro corpo, attraverso il drenaggio degli organi. Hanno inoltre la capacità di ripristinare i tessuti dei nostri organi e apparati.

Alla fine degli anni Cinquanta, Henry portò avanti numerosi esperimenti e ricerche cliniche che ottennero risultati positivi, tanto che decide di chiamare questa nuova terapia “fito-embrioterapia”.

Qualche anno dopo, gli studi di Henry furono ripresi da Max Tétau, un altro medico omeopata. Fu lui ad adottare il nome di “gemmoterapia”, usato ancora oggi, insieme al termine meristemoterapia, proprio per indicare questa nuova branca della fitoterapia.

In realtà non si tratta di una novità: le gemme per uso terapeutico sono state infatti usate fin dall'antichità; descrizioni e citazioni sul loro effetto le troviamo nei testi dell'antica medicina ayurvedica e di Galeno.

Il punto di forza della gemmoterapia

C'è una grande differenza fra la gemmoterapia e la fitoterapia classica: la prima usa tessuti embrionali che conservano la propria capacità riproduttiva e potenziale a scopo terapeutico.

La fitoterapia invece usa i tessuti vegetali adulti o definitivi, che sono costituiti da cellule che non sono più in grado di riprodursi. Sono quindi tessuti meno ricchi di componenti con una efficacia terapeutica più ridotta.

Ecco perché i gemmoderivati hanno un effetto terapeutico molto più veloce.

Rispetto ad altri estratti o preparazioni fitoterapiche che usano solo il principio attivo – la specifica droga della pianta – la gemmoterapia utilizza tutte le proprietà della pianta. Nel gemmoderivato è conservato l'intero fitocomplesso, l'insieme delle sostanze che caratterizzano la pianta nel suo complesso e che sono responsabili dell'azione terapeutica.

In questo modo il vantaggio è duplice: da un lato i gemmoderivati espletano un'azione più completa e sinergica. Per esempio il gemmoderivato di Biancospino combina sia le proprietà tipiche del frutto, che espleta azione sul cuore, sia del fiore che invece ha azione diretta sul ritmo cardiaco.

Dall'altro, non essendo usata solo la droga specifica, gli effetti collaterali di questi prodotti sono praticamente nulli.

Un terzo vantaggio degli estratti con tessuti in accrescimento è l'uso di dosi minori rispetto ad altri rimedi fitoterapici proprio perché si tratta di tessuti più attivi.

Come si preparano i gemmoderivati?

I gemmoderivati si preparano lasciando macerare i tessuti meristematici in una soluzione di acqua, alcol e glicerina. Per questo motivo si chiamano anche macerati glicerici o macerati glicerinati (MG). Si usano alla prima diluizione decimale (1 DH).

Contengono meno alcol rispetto alle tinture madri, quindi possono essere meglio tollerati da chi ad esempio non sopporta l'alcol.

Poiché sono privi di effetti collaterali, possono essere usati anche da bambini e anziani.

Possono essere impiegati sia per una terapia di terreno che per situazioni di acuto, intervenendo, in entrambi i casi, sul terreno personale.

La posologia varia sempre in funzione dell'età e del peso corporeo della persona.

Vai ai Gemmoderivati

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Romina Rossi, giornalista pubblicista, fa parte della redazione della rivista “Vivi Consapevole”. L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere studi di Naturopatia all’Istituto di Medicina...
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