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Dentifricio fermentato fai da te

di Carmen Ruello 10 mesi fa


Dentifricio fermentato fai da te

Prova la ricetta per esperti e quella per principianti

Di seguito trovate delle ricette per la preparazione di due tipi di dentifricio, uno per principianti ed uno per esperti di fermentazioni spontanee.

Il loro uso è consigliato non solo in gravidanza ma in tutte le fasi della vita, sia delle donne che degli uomini, dal momento che è bene non arrivare quando ormai è troppo tardi e i disturbi della bocca sono divenuti irreversibili.

In questo articolo ti consigliamo...

Indice dei contenuti:

Dentifricio antiplacca (ricetta per principianti)

Ingredienti

Procedimento

Emulsionare gli oli di cocco e di lentisco, l'olio essenziale di camomilla e la lecitina di soia con l'aiuto di un mixer (se l'olio di cocco risulta solido scioglietelo precedentemente a bagnomaria).

Polverizzare finemente le foglie di salvia con l'aiuto di un mortaio.

Versare l'argilla, la salvia in polvere e il contenuto di 20 capsule di fermenti lattici nel boccale del mixer quindi aggiungere l'emulsione precedentemente mixata.

Sempre con l'aiuto del mixer, amalgamare gli ingredienti aggiungendo l'acqua distillata fino a ottenere una consistenza morbida e cremosa (considerate che a bassa temperatura l'olio di cocco solidifica dunque la consistenza finale non dovrà essere troppo densa

Riversare il prodotto nel vasetto excellens a chiusura ermetica e conservare in frigorifero per 6 mesi.

Dentifricio antiplacca (ricetta per esperti in fermentazioni spontanee)

Ingredienti

Procedimento

Tagliare la SCOBY a dadini molto piccoli preferibilmente con un coltello con lama in ceramica (se utilizzate Tibicos questo passaggio si salta).

Con l'aiuto di un mixer omogenizzare la SCOBY (o in alternativa i Tibicos) con gli oli di cocco e di lentisco, la lecitina di soia e una piccola quantità del fermento acetico prescelto (o del Kefir d'acqua).

Travasare il contenuto in una ciotola di vetro. Aggiungere l’argilla e l'olio essenziale di camomilla.

Amalgamare gli ingredienti eventualmente aggiungendo altro fermento acetico o kefir d'acqua fino a raggiungere una consistenza morbida e cremosa (considerate che alle basse temperature invernali l'olio di cocco solidifica, dunque tenete conto per regolare la consistenza finale che non dovrà essere troppo densa in inverno o se conservate il prodotto in frigo). Riversare il prodotto nel vasetto excellens a chiusura ermetica e conservare in frigorifero se avete usato Tibicos e Kefir d'acqua (sei mesi).

Si conserva anche a temperatura ambiente fino ad un anno se si utilizzano aceti di kombucha di salvia o Fermenti Thailandesi.

Per saperne di più sui prodotti fermentati usati nella ricetta

SCOBY

Acronimo inglese che sta per Symbiotic Culture Of Bacteria and Yeast, in italiano Coltura Simbiotica di Batteri e Lieviti.

Si tratta di una pellicola (o più tecnicamente un biofilm) che caratterizza tutte le fermentazioni acetiche e che comunemente viene chiamata “Madre”.

Solitamente occupa la superficie di interfaccia liquido/aria del vaso di fermentazione ma può occasionalmente precipitare sul fondo del vaso.

La sua natura è essenzialmente cellulosa batterica, ad elevata purezza e a struttura fine e omogenea. Può essere utilizzata in molte applicazioni: come emulsionante, stabilizzante, agente disperdente, addensante e gelificante, per produrre tessuti sintetici, come cicatrizzante; ma la sua più importante funzione è quella di trattenere l'acqua.

Kombucha

Si tratta di una bevanda tradizionalmente preparata fermentando il tè verde o nero per mezzo di una comunità simbiotica costituita da batteri dell'acido acetico (AAB, Acetobacteraceae) e lieviti osmofili.

Esistono variazioni sulle caratteristiche specifiche della fermentazione del kombucha, ma il processo tipico procede come segue: il tè nero o verde (5 grammi/litro) viene lasciato in infusione per 5-10 minuti, integrato con zucchero (5-10% peso/volume), raffreddato a temperatura ambiente (20 °C), e quindi inoculato con liquido kombucha (di solito 10-20% volume/volume) proveniente da un lotto precedente.

Una SCOBY di cellulosa batterica matura (BC) proveniente da una coltura di kombucha precedentemente prodotta viene posta sopra la soluzione e lasciata fermentare per 10-14 giorni o anche di più se si vuole ottenere aceto di kombucha.

La presenza del saccarosio (che è una fonte di carbonio) nella soluzione, avvia una cascata di processi metabolici che genera, alla fine del ciclo di fermentazione primario, una bevanda leggermente gassata e acidula.

I profili microbici del kombucha variano in parte in base all'origine geografica e la composizione del kombucha cambia nel tempo man mano che avanza attraverso la fermentazione. Questo processo comporta la scissione enzimatica del saccarosio e la successiva trasformazione dei suoi componenti monomeri in etanolo, acidi, cellulosa e anidride carbonica.

Il kombucha presenta proprietà antimicrobiche che persistono anche con la neutralizzazione della soluzione a pH 7 e la denaturazione termica a 80 °C per 30 minuti.

Con la tecnica del kombucha si possono fermentare anche altri infusi di svariate piante medicinali (nella ricetta per esperti di fermentazione spontanea abbiamo utilizzato aceto di kombucha di salvia, che si ottiene seguendo il medesimo processo di fermentazione qui descritto ma sostituendo il tè con le foglie di salvia (10 grammi/litro).

Indipendentemente dalla pianta utilizzata si ottengono bevande nelle quali risulta potenziata l'azione farmacodinamica originaria, grazie all'ottimizzazione dei processi di estrazione dei principi attivi delle piante stesse.

Kefir d'acqua

Il kefir d'acqua è una bevanda fruttata, acida, leggermente alcolica e più o meno gassata, prodotta dalla fermentazione di una soluzione acquosa di zucchero, frutta secca (uvetta, datteri, fichi), limone per mezzo di una Coltura Simbiotica di Batteri e Lieviti benefici (SCOBY) che si presenta in tipici “grani” (anche in questo caso si tratta di una matrice polisaccaridica creata dagli stessi microrganismi).

La soluzione viene fermentata per 24–72 ore, a seconda della temperatura ambiente in cui è posto il vaso con la soluzione.

Di recente, attraverso le tecniche di sequenziamento metagenomico, sono state identificate le specie microbiche presenti nel kefir d'acqua sia nella sua frazione liquida che nei grani, sebbene va detto che ogni coltura è diversa dall’altra.

Frequentemente si trovano Lactobacillus harbinensis, Lactobacillus hilgardii, Lactobacillus nagelii, Lactobacillus paracasei, Bifidobacterium aquikefiri ma anche Streptococcus, Pediococcus e Leuconostoc oltre a diverse specie di lievito, cioè Saccharomyces cerevisiae, Dekkera bruxellensis, ma anche Candida, Kloeckera ecc., e sono state trovate prove di una nuova specie di Oenococcus.

Per la preparazione del kefir d'acqua è importante non utilizzare ingredienti che inibiscono la fermentazione, come ad esempio acqua del rubinetto non decantata (contenente cloro), frutta secca non biologica contenente conservanti ad azione antibatterica (solfiti o altri) o ancora lo zucchero di canna integrale mascobado (in cui la presenza di composti fenolici inibisce la crescita batterica).

Tibicos

Tibicos è il nome con cui di solito si definiscono i grani di natura polisaccaridica che rappresentano l'inoculo per avviare la fermentazione del kefir d'acqua e contengono naturalmente anche batteri dell'acido lattico (LAB), lieviti, bifidobatteri e batteri dell'acido acetico che, nel loro insieme, metabolizzano saccarosio per produrre esopolisaccaridi (per formare i grani), acido lattico, acido acetico, etanolo, anidride carbonica e composti aromatici che conferiscono al kefir d'acqua il suo sapore e la sua consistenza.

I ceppi di Lactobacillus brevis e Leuconostoc sono stati identificati come le specie responsabili della produzione del polisaccaride Destrano, il polimero ramificato del glucosio che forma i "grani".

Fermenti thailendesi

Possono considerarsi variazioni sul tema degli aceti di kombucha ma molto invecchiati e ottenuti senza inoculi con kombucha proveniente da lotti precedenti e senza porre sopra la soluzione una SCOBY proveniente da coltura precedentemente prodotta.

In questo caso variano i rapporti ponderali tra acqua zucchero e vegetale poiché: (1) non essendoci inoculi starter (che abbassano il pH e immettono microrganismi in elevata concentrazione), (2) mancando la protezione della SCOBY e (3) dovendo contare esclusivamente sull'apporto microbico proveniente dai vegetali (che si usano a crudo e senza infusione), per evitare colonizzazioni indesiderate ci si affida ad una osmolarità in principio più elevata e ad un maggior quantitativo di vegetali; dunque i rapporti ponderali sono diversi: 1:5 il rapporto tra zucchero e acqua (20 % peso/volume) e il maggior apporto di vegetali si valuta “a occhio” nel caso di piante officinali (fino alla metà del vaso di fermentazione) mentre nel caso di frutta o ortaggi risulta tre volte la quantità dello zucchero.

In sintesi i rapporti ponderali sono:

  • 1:3:5 nel caso di frutta e ortaggi;
  • 1:x:5 nel caso di piante medicinali;

dove x è una misura equivalente alla metà del volume del vaso di fermentazione.

La soluzione zuccherina in rapporto 1:5 (esempio 200 grammi di zucchero per ogni litro di acqua) copre interamente i vegetali sino a circa 10 cm dal bordo del vaso.

L'ossigeno è necessario per la neoformazione della SCOBY.

Il tempo necessario alla sintesi della SCOBY è variabile e dipende da diversi fattori:

  • tipo di substrato (vegetale utilizzato)
  • quantità di zucchero
  • temperatura
  • quantità di ioni bivalenti presenti in soluzione (tipo di acqua)
  • grandezza del vaso di fermentazione (la produzione di cellulosa batterica, SCOBY, aumenta con
  • l'aumentare della superficie della regione di interfaccia liquido/aria e della profondità del liquido)
  • quantità di ossigeno.

Scopri perché l'igiene orale in gravidanza è fondamentale e che tipo di influenza può avere sulla salute del bambino. 

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23933314

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0378874113005448


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Carmen Ruello

Carmen Ruello

Laureata in Biologia Molecolare presso l'Università degli Studi di Messina, Corso di Laurea in Scienze Biologiche, indirizzo Biomolecolare, nel 1998. Nel 1999 partecipa ad un Corso tenuto dal dott. Heinrich Kremer a Bologna sulle Malattie Degenarative e sul ruolo dello Stress Ossidativo,...
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