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Cosa significa essere metabolicamente flessibili?

di Dr. Joseph Mercola 16 giorni fa


Cosa significa essere metabolicamente flessibili?

Leggi un estratto da "Ketofast" del dottor Joseph Mercola

Forse stai leggendo questo libro perché hai un disturbo oppure perché, come oltre due miliardi di persone nel mondo, hai problemi di peso. Se fai parte di una di queste due categorie, il mio manuale Ketofast ti fornirà una strategia per ritrovare il giusto peso corporeo liberandoti definitivamente dagli attacchi irrefrenabili di fame che compromettono la tua capacità di scegliere alimenti sani.

Il peso che smaltirai con questa dieta sarà soprattutto grasso viscerale, ossia quell’adipe pericoloso che si accumula intorno agli organi e che si ritiene inneschi la sindrome metabolica, l’insulino-resistenza e le infiammazioni croniche che imperversano in molti Paesi del mondo e di cui l’insulino-resistenza è tra le maggiori responsabili.

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Ketofast

Dimagrire con la dieta chetogenica e il digiuno breve

Dr. Joseph Mercola

La Dieta Chetogenica ha avuto il maggiore successo di pubblico e di prestazioni. Il dottor Joseph Mercola, uno dei massimi esperti mondiali di salute alternativa, ha creato questa nuova guida per applicare i principi...

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Indice dei contenuti:

Perché il grasso viscerale è così pericoloso

La perdita del grasso viscerale, invece, contribuisce ad abbassare la pressione arteriosa, a riportare il tasso di colesterolo entro valori normali e a ridurre il rischio di malattie croniche come obesità, cardiopatie, diabete, o neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’8,5 per cento della popolazione mondiale sarebbe diabetica; in Italia, fra prediabete e diabete, diagnosticato e non, si supera il 10 per cento.

L’insulino-resistenza è invariabilmente accompagnata da inflessibilità metabolica, ossia l’incapacità di bruciare i grassi come carburante principale. I motivi sono fondamentalmente due: gli orari dei pasti e l’assunzione eccessiva di carboidrati e di alimenti lavorati.

I carboidrati, quando sono la fonte energetica principale, innescano sbalzi glicemici che danno origine a voglie impellenti e a lungo andare ostacolano la concentrazione mentale. Se si è metabolicamente flessibili e si trae energia dai lipidi, il cervello ha a disposizione una fonte costante e affidabile di carburante che agevola la concentrazione prolungata e scongiura l’annebbiamento mentale. L’aumento della lucidità è, per molti, uno dei maggiori benefici della flessibilità metabolica.

Diventare metabolicamente flessibili è fondamentale per risolvere la maggior parte dei problemi di salute cronici. Quando si cominciano a bruciare i grassi come carburante principale, si genera meno stress ossidativo e le infiammazioni croniche si riducono. Ciò avviene grazie alla produzione di chetoni, efficacissime molecole antinfiammatorie che contribuiscono ad abbassare i marker infiammatori, come la proteina C reattiva, e i livelli di globuli bianchi. E per questo che molti disturbi diffusi, come l’artrite, l’acne e gli eczemi, si attenuano. Migliora anche il micro-bioma intestinale, il che riduce il rischio di doversi sottoporre a un intervento molto diffuso: la rimozione della cistifellea.

Quando i grassi sono il carburante principale, solitamente si ha molta più energia e resistenza e si evita il fatidico crollo energetico. Si dorme anche meglio, con intervalli più lunghi e frequenti di sonno profondo che fanno sentire più riposati e rilassati al risveglio.

Soprattutto, questo metodo aiuta a scongiurare l’insulino-resistenza, che, come ho già evidenziato, è uno dei fattori principali di cardiopatie, Alzheimer, tumori e diabete, sperimentati da un’alta percentuale della popolazione mondiale.

La chetogenesi ciclica

Le strategie salutistiche che propongo e consiglio sono frutto di ricerche approfondite da me condotte e della mia esperienza personale.

Negli ultimi anni è stato il mio stesso organismo a farmi capire che la chetosi nutrizionale continua è un intervento che agisce sul breve termine, ossia per qualche settimana o mese (a volte di più, se l’individuo ha danni metabolici e/o è obeso). E sufficiente adottare la chetosi nutrizionale continua solo fino a che l’organismo impara a trarre energia dai grassi e inizia a produrre chetoni. Quando questi sono prodotti in quantità significative (oltre 0,5 millimoli per litro nel sangue), si recupera la flessibilità metabolica ed è necessario introdurre nella dieta quantità maggiori di carboidrati e proteine per non incorrere in una serie di conseguenze.

Una delle più importanti è privare il microbioma intestinale degli alimenti di cui ha bisogno, ossia delle fibre indigeribili provenienti dai carboidrati sani contenuti in frutta e verdura, componenti essenziali di una dieta equilibrata.

La maggior parte degli individui non deve quindi seguire il digiuno chetogenico con costanza, ma solo per determinati periodi. Una volta diventati metabolicamente flessibili e in grado di produrre chetoni, l’ideale è seguire un’alimentazione chetogenica solo un paio di volte alla settimana, in modo da salvaguardare la flessibilità. Se invece si rientra in maniera continuativa nel precedente regime ricco di carboidrati e proteine, a un certo punto si perde la flessibilità metabolica e si ritorna al punto di partenza.

Quando mangiare

Oltre a calcolare accuratamente la composizione dei macronutrienti necessari per raggiungere la chetosi nutrizionale, è altrettanto importante stabilire con precisione quando mangiare. Idealmente bisognerebbe comprimere la finestra dell’alimentazione in un arco di sei-otto ore al giorno.

Questa strategia si definisce digiuno intermittente o nutrizione a fasce orarie.

Quasi tutti mangiano senza sosta da quando si alzano dal letto a quando si coricano e molti lo fanno costantemente per anni, per non dire decenni. Questo però va contro la nostra programmazione genetica e biochimica e ci priva dei numerosi e importanti benefici di un’alimentazione intermittente.

Fino a un secolo fa non avevamo accesso al cibo ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette (e in alcune parti del mondo è ancora così), ma oggi la moderna tecnologia permette a molti di noi di mangiare senza interruzione da mattina a sera. Il problema è che anche i cibi di qualità elevatissima e ricchissimi di nutrienti, se consumati senza sosta, compromettono il raggiungimento di uno stato di salute ottimale. Perciò, se vuoi attivare i meccanismi innati di riparazione e rigenerazione del tuo organismo, devi smettere di mangiare in continuazione.

Per praticare il digiuno intermittente, la prima finestra temporale che devi prendere in considerazione è quella che precede il sonno notturno: è cruciale smettere di mangiare almeno tre ore prima di coricarsi, per evitare di fornire all’organismo calorie di cui non ha bisogno. Infatti, in presenza di calorie di utilizzo non immediato, nei mitocondri si verifica un aumento della produzione di adenosina trifosfato (ossia la molecola che fornisce l’energia necessaria a quasi tutte le forme di lavoro cellulare). A sua volta questo innesca una produzione eccessiva di radicali liberi che possono danneggiare le membrane e le proteine cellulari e il DNA.

Benefici del digiuno chetogenico o parziale

Quando avrai cominciato a raccogliere i benefici della chetosi ciclica e sarai finalmente in grado di bruciare i grassi come carburante principale, potrai compiere il passo successivo, integrando il digiuno chetogenico o parziale.

Devi fare questo perché il digiuno intermittente, anche per diciotto ore al giorno, non basta a innescare i benefici miracolosi che si ottengono da periodi di digiuno più prolungati.

I tre benefici principali del digiuno chetogenico sono:

  1. Disintossicazione. Quando si mangia poco per periodi prestabiliti e si è metabolicamente flessibili (cioè in grado di trarre energia dai grassi), s’iniziano a bruciare le riserve di grasso viscerale piene di tossine, in gran parte liposolubili, e a rilasciarle in modo tale che possano essere trasformate ed eliminate.
  2. Attivazione delle cellule staminali. Si tratta di cellule “universali” che generano tutte le altre cellule specifiche e che costituiscono la materia prima con cui sostituire le cellule danneggiate o malate. Il digiuno prolungato ne stimola la produzione.
  3. Autofagia. Letteralmente significa “autonutrizione” ed è il naturale processo di pulizia dell’organismo. L’autofagia rimuove le proteine danneggiate e ripulisce le parti lese delle cellule, come i mitocondri; inoltre aiuta a eliminare gli agenti patogeni. Si tratta di una strategia metabolica vitale per la riparazione e la rigenerazione cellulare e per il benessere globale.

Il programma di digiuno chetogenico fornisce all’organismo le strategie nutrizionali e l’aiuto necessari affinché le tossine rilasciate durante il digiuno siano adeguatamente metabolizzate. Quando si diventa metabolicamente flessibili e in grado di bruciare i grassi come carburante principale, si dà avvio a un processo definito “lipolisi”, che è la scomposizione dei grassi.

Assieme ai lipidi le cellule rilasciano anche le tossine dissolte in quei grassi. Questo però crea in molti individui una situazione potenzialmente pericolosa dal punto di vista metabolico, perché non hanno a disposizione i nutrienti necessari al processo di disintossicazione, che si verifica soprattutto nel fegato e poi si estende ai quattro organi escretori: il colon, la pelle, i reni e i polmoni. Fornire al fegato i nutrienti indispensabili e aiutare in maniera specifica gli organi escretori è un aspetto essenziale del “digiuno scientifico”. Questo vale soprattutto nel mondo moderno, che ci espone a un ampio ventaglio di sostanze chimiche tossiche e di ormoni, sconosciuti alle generazioni precedenti.

L’obiettivo della disintossicazione è convertire le tossine lipo-solubili in sostanze idrosolubili che possono essere eliminate con il sudore, le urine o le feci. Se l’organismo non è adeguatamente aiutato, spesso le tossine rilasciate vengono riassorbite rischiando di creare possibili problemi futuri.

Il digiuno chetogenico e il digiuno idrico

In passato ero convinto che il digiuno idrico di più giorni fosse tra gli interventi metabolici più efficaci in cui mi fossi mai imbattuto. Però, dopo aver studiato attentamente tale processo, mi sono reso conto che presenta alcuni grossi problemi.

Il più ovvio è l’osservanza. Se l’individuo non è gravemente ammalato, è difficile che abbia la disciplina necessaria per adottare un metodo così rigoroso e quindi il programma può essere seguito solo in maniera parziale.

Invece osservare il digiuno chetogenico è meno faticoso perché si arriva gradualmente e senza difficoltà al punto di poter fare a meno di mangiare per sedici o diciotto ore. Da quel momento il passaggio a un solo pasto da trecento-seicento calorie nell’arco delle ventiquattrore successive è relativamente facile. Ciò accade perché l’organismo si è abituato a ricavare energia bruciando i grassi e non si hanno più attacchi di fame.

L’altro vantaggio è che in un anno si possono fare molti più giorni di digiuno parziale che digiuni idrici, per cui si acquisiscono più di frequente i benefici del digiuno.

Inoltre il giorno successivo al digiuno parziale si è impazienti di consumare più carboidrati e proteine che contribuiscono a ricostruire l’organismo, che è lo scopo principale del nostro digiuno. La maggior parte dei benefici del digiuno si verifica durante la fase di ripresa dell’alimentazione, dopo che le cellule staminali sono state attivate e che le strutture subcellulari da eliminare tramite autofagia sono state individuate. E un processo analogo a quello dell’allenamento di forza durante il quale si danneggiano intenzionalmente i tessuti per poi migliorarli, concedendo all’organismo il tempo necessario per riposarsi e recuperare.

Infine, uno dei motivi più importanti per optare per il digiuno chetogenico invece che per il digiuno idrico è che il primo permette di aiutare maggiormente i sistemi di disintossicazione dell’organismo mentre metabolizzano le tossine liposolubili rilasciate durante la fase del digiuno, in modo che possano essere smaltite correttamente e non riassorbite.

Le risorse per aiutarti

A complemento di questo libro, in collaborazione con lo chef australiano Pete Evans, ho pubblicato Le ricette chetogeniche, adatte a una giornata di digiuno parziale da trecento-seicento calorie.

Gli alimenti delle ricette sono ricchissimi di sostanze fitochimiche che coadiuvano il processo di disintossicazione durante il digiuno chetogenico e che dovrebbero eliminare praticamente tutti gli effetti collaterali del digiuno stesso.

Ti aspetta un viaggio emozionante

Sono veramente impaziente che tu adotti quella che, a mio parere, è una delle strategie più efficaci non solo per recuperare la salute ma anche per migliorarla. Per te sarà un viaggio emozionante, per cui t’invito a chiedere aiuto a tutti i tuoi amici e familiari. Esortali ad accompagnarti in questo percorso, in modo che anche loro possano godere dei miracolosi benefici per la salute ed evitare le trappole dei farmaci capaci di curare i sintomi delle malattie senza considerarne l’origine.

Ketofast

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Il dr. Joseph Mercola è medico e scrittore New York Times Bestseller. Nei suoi 25 anni di ricerca e pratica medica ha avuto in cura migliaia di pazienti nel suo studio di Chicago. È un appassionato sostenitore della medicina naturale, ha integrato gli attuali protocolli per la...
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