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Alcune domande alla dott.ssa Di Fazio per conoscere, prevenire e combattere il tumore

di Maria Rosa Di Fazio 1 anno fa


Alcune domande alla dott.ssa Di Fazio per conoscere, prevenire e combattere il tumore

Leggi un estratto dal libro "Sconfiggere il Male" di Maria Rosa Di Fazio

1. Dottoressa Di Fazio, partiamo dalla domanda in apparenza più banale e ovvia, ma al tempo stesso la più logica, quella che cioè il grande pubblico - spaventato - si pone prima di ogni altra: che cos'è esattamente un tumore, oltre che un sostantivo capace di incutere tanta legittima paura?

Faccio una doverosa premessa: in tutte queste mie 100 risposte parlerò così come ho già fatto nei miei primi due libri. Userò cioè un linguaggio accessibile a tutti, evitando nei limiti del possibile i termini tecnici (semmai spiegandoli, qualora sia doveroso citarli). Questo anche a costo di far sorridere gli addetti ai lavori.

Perché sono convinta, lo predico da anni, che la capacità di narrazione sia una delle doti più importanti di un bravo medico; che non è, e non sarà mai un Gran Sacerdote, membro di un inavvicinabile Sinedrio da dove la scienza viene fatta calare dall'alto.

Adattandomi di volta in volta a quello che mi appare essere lo stato psicologico della persona che ho di fronte, e scegliendo le parole più giuste, io cerco sempre di far sì che il paziente possa conoscere il più possibile della sua patologia. Perché il paziente informato ha una straordinaria arma in più per guarire; la sua conoscenza è infatti sinergica alla terapia e lui sarà il mio primo "aiuto" in quello che deve essere un lavoro di squadra.

Quindi io spiego sempre: senza spaventare, ma senza nascondere nulla. Dicendo le cose come stanno, evitando ovviamente atteggiamenti negativi o di rassegnazione, ma al tempo stesso senza far balenare soluzioni miracolistiche che non sono di questa Terra. E quindi nemmeno della Medicina.

Per essere il più possibile comprensibile, nelle lunghissime visite vado anche oltre, usando per esempio i disegni, proprio per poter visualizzare in modo immediato come stanno agendo le cellule tumorali, ma anche come le cure che somministrerò potranno ostacolarne il letale progetto. Ne consegue che il mio paziente ha sempre una copia - costantemente aggiornata, visita dopo visita, terapia dopo terapia - della sua cartella clinica.

E quanto al consenso informato, non può risolversi in un mero atto burocratico di poche righe standard da far firmare soltanto perché così è previsto per legge; dettaglia invece tutta la strategia, farmacologica e non, che metterò in atto contro la malattia.

Scusandomi per la premessa, vengo ora alla prima domanda. E alla mia prima risposta.

Dietro a quello che noi siamo soliti chiamare al singolare -cancro, tumore o, ancora, neoplasia - si nasconde invece una pluralità, un gruppo, un insieme: quello delle cellule tumorali. Le quali in modo "anarchico", scatenate da una serie di cause e concause, decidono un giorno di ribellarsi al legittimo sistema, chiamato omeostasi. Termine, questo, che sta a indicare il perfetto esercizio di equilibrio con il quale un organismo vivente tende a mantenere costanti, virtuosamente, i propri parametri biologici, in maniera tale da poter conservare - appunto - il proprio equilibrio vitale.

Una cellula sana, per intenderci, svolge il suo ciclo di vita nel tessuto dove nasce e al quale appartiene. Senza abbandonarlo mai. E fino al momento del proprio suicidio - anch'esso virtuosamente e saggiamente programmato dalla Natura e chiamato apoptosi -vive e agisce "per" quell'organo, a suo esclusivo favore, riproducendosi un numero di volte ben determinato; di norma non più di una cinquantina. 

La cellula cancerosa, invece, a tutto questo non ci sta. Lei si ribella alla legge di Natura e in un certo senso "impazzisce", iniziando a lavorare e a moltiplicarsi per conto suo e, peggio, per il numero di volte che vuole lei. Lo fa senza nessuna regola, assumendo altre identità, andando a invadere tessuti ai quali non appartiene, creando così i tumori secondari - quelli che chiamiamo metastasi - e costruendosi addirittura risorse autonome e "abusive" per sopravvivere.

Ed è anche questa sua straordinaria quanto micidiale capacità di movimento a renderla pericolosa. Proprio perché entrando nel torrente ematico, e cioè nella nostra circolazione sanguigna, sfruttandola come fosse una rete autostradale, la cellula malata può "viaggiare" dove vuole, andando a fare danni dovunque e infischiandosene anche dei limiti di velocità. Decide lei anche quelli.

Il tumore, spiegato in poche parole, consiste in questo. Ma come dice il mio Maestro, il professor Philippe Lagarde, dall'alto del suo mezzo secolo di lotta contro il cancro: "Bisogna demistificare la malattia cancerosa, perché il cancro deve occupare lo stesso posto, nella coscienza collettiva, delle altre malattie di cui si può morire".

2. Lei combatte ogni giorno contro queste cellule malate e ha imparato a conoscerle bene. Ce le può descrivere più dettagliatamente? Si dice, per esempio, che siano intelligenti. Ce lo conferma?

Dire che le cellule tumorali siano intelligenti equivale, ahimè, a sottovalutarle. Cito in proposito il professor Lucien Israel, uno dei più grandi Maestri dell'oncologia del secolo scorso: "La cellula cancerosa sa fare tutto, e se c'è qualcosa che non sa ancora fare, lo impara subito. Per di più, lo impara troppo presto per noi".

Definizione perfetta quanto terribile, che posso purtroppo confermare: le cellule cancerogene sono molto più intelligenti di qualsiasi altra creatura vivente. Con l'aggravante di esserlo a fin di male. Ma sono anche peggio: sono furbe, astute, smaliziate, vigliacche, ingannatrici, trasformiste, mimetiche, capaci addirittura di sparire per un certo tempo per poi riapparire altrove, dove meno te lo aspetti e perfino "camuffate", mutando aspetto per non farsi riconoscere dai pur perfetti sensori del nostro sistema immunitario.

Sull'altro fronte di questa guerra, quindi, non ci può essere soltanto un medico generico. Non fraintendetemi, lo dico con tutto il più sincero rispetto nei confronti di colleghi che svolgono un quotidiano, preziosissimo, spesso ingrato e ahimè sempre anonimo lavoro di sentinelle della Salute pubblica. E ringrazio tutti quelli - e sono tanti - che mi contattano per segnalarmi un caso sospetto, anche se poi si dovesse trattare di un falso allarme. Nessuno più di me è felice quando si tratta di falsi allarmi!

Voglio dire che se io, da oncologa, non penserò mai di saperne più di un cardiologo nel suo specifico settore - e questo vale ovviamente per tutti gli altri specialisti, con i quali anzi mi consulto regolarmente - altrettanto mi corre l'obbligo di sottolineare che, quando si parla di tumori, la mole di informazioni e di casistica specifica è vastissima. Perché davvero infinite sono tanto le connessioni che possono portare a un "incastro" perfetto tra tutte le tessere del puzzle terapeutico, quanto i "pezzi estranei" in grado invece di scompaginarlo e lasciarlo incompiuto.

Alla stessa maniera, per opposti motivi, sono convinta che nella lotta contro i tumori non sia sufficiente nemmeno l'iper-specializzazione nella cura di un unico e determinato organo. Il rischio è infatti quello di avere inevitabilmente una visione parziale e circoscritta della malattia in atto. Per fare l'oncologo servono in fondo principalmente due cose: da un lato una frequentazione quotidiana, per anni e anni, di queste "stramaledette" cellule, come le chiamo io; dall'altro lato è indispensabile una visione olistica, a 360 gradi, del nostro organismo.

Quello oncologico è infatti un malato particolarmente "fragile", più di qualsiasi altro; nel senso che, per esempio, mentre lo stai curando per un problema ai reni, lui può "rompersi" all'improvviso a livello polmonare. O altrove.

Il fatto è che quelle "stramaledette", come dicevo prima, sono sempre in veloce e indisciplinato movimento lungo la nostra "autostrada". Per poterle combattere bisogna quindi conoscerle in ogni loro micidiale sfumatura. Una "frequentazione" di tipo teorico, generico o episodico, non è insomma sufficiente. Io dico che alle cellule tumorali bisogna arrivare a dare del "Tu". Quindi non basta sapere tutto del fegato o del polmone, del colon oppure del seno, della prostata o del pancreas. Devi invece conoscere tutto di tutti questi organi. Devi sapere come essi lavorano all'unisono e come "si parlano", comunicando tra loro.

Dobbiamo tenerlo bene a mente: le nostre cellule si parlano. Le sane lo fanno a fin di bene, ma ahimè lo fanno invece a modo loro anche quelle tumorali, scambiandosi tempestivamente le informazioni necessarie a controbattere o a evitare le "armi" che tu oncologo stai usando per ucciderle. Di conseguenza devi saper ascoltare anche queste loro "voci" silenziose. Devi, insomma, conoscere tutto e tanto altro ancora e ben prima di decidere quali saranno le terapie chemioterapiche, radiologiche, chirurgiche o integrate che potrai usare.

3. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma perché succede? Perché una ribellione così cattiva da parte di quelle che lei chiama le "stramaledette"? Perché lo fanno?

Sacrosanta domanda. E per rispondere ritorno all'omeostasi, dicendo che in certi soggetti, più che in altri, la tendenza virtuosa dell'organismo a mantenere costanti i propri parametri biologici può rivelarsi di per sé debole o alterata. Oppure è la stessa cellula tumorale a nascere o ad "apprendere" strada facendo la capacità di sconvolgere le regole. Queste sono perlomeno le due spiegazioni più correnti, accademiche, delle quali l'una non confligge comunque con l'altra. Tantomeno esse si smentiscono. Personalmente, preferisco darmi una risposta che le comprenda entrambe, fondendole.

Parlo cioè di un'azione combinata. Da un lato ci siamo noi, con i nostri errati stili di vita, che vanno dalla scorretta alimentazione all'abuso di farmaci, passando ovviamente dal pericolo numero uno, il vizio del fumo. Dall'altro ci sono colpe assolutamente non nostre come l'inquinamento atmosferico, quello elettromagnetico, in parte la genetica, oppure la familiarità, senza dimenticare mai le diverse forme di stress o i grandi dolori della vita.

Tutte queste cause, o alcune di esse, possono combinarsi e sovrapporsi, sommandosi e diventando appunto concause. Il risultato è il medesimo: un serio danno al nostro perfetto sistema immunitario, ma anche ad altri equilibri vitali, come quello ormonale. E allora, pronte in agguato, ci sono quelle cellule potenzialmente ribelli che attendono soltanto di poter individuare i nostri punti di debolezza per rivoltarsi contro di noi.

Sconfiggere il Male

Le 100 domande e le 100 risposte per conoscere, prevenire e combattere il tumore

Maria Rosa Di Fazio

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Lo sapevate che il tumore non è una malattia d'organo, bensì "sistemica"? Questo significa che colpisce l'intero organismo, ma nello specifico l'organo che in quel momento si presenta come il più debole. E forse nessuno vi ha nemmeno mai detto che...

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Maria Rosa Di Fazio

Maria Rosa Di Fazio

La dott. Maria Rosa Di Fazio è responsabile Oncologia del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino, dove applica e porta avanti il metodo chemioterapico "soft" del professor Philippe Lagarde, luminare francese di fama mondiale. Si è laureata in Medicina e...
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