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Vivere appassionatamente

di Patrizio Paoletti 2 settimane fa


Vivere appassionatamente

Leggi un estratto dal libro "L'Intelligenza del Cuore" di Patrizio Paoletti

Esiste una parte di noi che resta talvolta nascosta, una parte intima e cui spesso non diamo la dovuta attenzione, ma che il nostro Io più profondo esprime come costante. Sto parlando delle emozioni.

Comprenderle - e dare il giusto peso a quella che chiamo l’intelligenza del cuore - è centrale per la vita di ognuno; non possiamo dirci pienamente umani finché non siamo certi di aver esplorato a fondo ogni aspetto di noi stessi: la sfera razionale, quella istintuale e soprattutto quella emozionale.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

L'Intelligenza del Cuore

Comprendere le emozioni per realizzare i nostri sogni

Patrizio Paoletti

Da uno dei più seguiti esperti di crescita personale italiani: come ascoltare i nostri sentimenti e vivere con pienezza la nostra vita. Raggiungere pienezza e felicità a partire dalle emozioni. È questo il fulcro dell'intelligenza del cuore...

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Indice dei contenuti:

Il ponte delle emozioni

È dunque da qui che deve iniziare il nostro cammino di miglioramento, la presa di coscienza che ci porterà a rimodellare la nostra stessa esistenza. E il primo passo consiste nel chiederci: cosa sono le emozioni? Quali caratteristiche hanno? Qual è il loro potere?

Partiamo allora da un’immagine che ci permetta di inquadrare il ruolo fondamentale che esse giocano nella nostra vita.

Le emozioni sono il ponte tra i nostri pensieri e le nostre azioni.

C’è infatti un collegamento tra ciò che il pensiero può produrre, a livello di identificazione e di visualizzazione creativa del futuro, e le azioni che siamo in grado di compiere, i gesti che mostrano la nostra capacità di osservare il mondo mutare intorno a noi e di cambiare con esso. E una cosa di cui facciamo esperienza nella quotidianità, e che influisce sul nostro universo interiore: se il pensiero ha delle «flessioni», può capitare che le nostre azioni non rispecchino ciò che davvero vorremmo. Il nucleo centrale che permette a queste due parti di comunicare tra loro e allinearsi - rendendoci capaci di un’esistenza a tutto tondo, integrale, veritiera, ma soprattutto soddisfacente e gratificante - sono proprio le emozioni.

Il nostro essere nel presente, qui e ora, è reale e pieno solo quando esprimiamo, qui e ora, le emozioni «giuste», quelle che desideriamo coltivare. Quando invece esse non corrispondono a ciò che vorremmo, dobbiamo fare una pausa, una sosta, prendere un respiro profondo e chiederci: «Perché mi trovo in questo stato?».

Per giungere a comprendere davvero ciò che ci anima dal profondo, però, è importante evidenziare fin da subito alcune caratteristiche fondamentali delle emozioni.

Emozioni per contribuire

Albert Einstein - uomo d’intensa emotività, anche se è divenuto celebre soprattutto per l’intelletto sopraffino - diceva: «Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita, interiore ed esteriore, è basata sulla fatica di altri uomini viventi e del passato, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto».

E' meraviglioso che proprio questo signore della fisica, capace di formulare la teoria della relatività, intuire la curvatura dello spaziotempo e farci riflettere su come passato e futuro siano uniti nel presente, parli qui di un valore che è impegno di vita: dare per quanto si è ricevuto, e magari anche solo un grammo in più.

Fornire il nostro contributo, in una catena di accrescimento che porta nuova linfa a noi stessi e al contesto in cui ci muoviamo. Si tratta di un pensiero profondamente umano. Il punto è capire che dobbiamo rinnovarci per rinnovare il mondo, e realizzare che tale impegno è il nostro destino, la nostra destinazione e il nostro lascito.

Se bene orientate, le emozioni possono diventare proprio uno strumento di miglioramento, di rinnovamento per noi stessi e, di riflesso, per tutto ciò che ci circonda. Il nostro obiettivo è dunque imparare a sfruttarle come forza di crescita.

La visione del cuore

Le emozioni sono connesse a una capacità specifica: quella di «vedere». Esse ci offrono una visione più profonda di noi stessi e di quanto ci accade intorno, ma se sono negative possono anche portare alla «cecità». E capita fin troppo spesso che non siano né positive né proattive, ma devastanti: la rabbia, l’ira, il senso di superiorità, la violenza, l’odio, la spinta a mentire... O, più semplicemente, il non sapere che posizione occupiamo, il sentirci fuori posto e scoprirci perciò senza potere, inabili, dunque privi di vitalità.

«Vitalità»; una parola straordinaria, che ha come radice la vita stessa.

Quando sono queste emozioni a occupare il nostro quotidiano, accade qualche cosa di terribile: tutto si oscura, diventa buio. Alcuni sostengono che la loro esistenza «diventa piccola»; è una bella immagine, perché ci dice che nel pensiero, nella visione, si ha la sensazione di essere intrappolati, rinchiusi.

Fortunatamente, non è sempre così. Conosciamo bene anche altre emozioni: quelle legate all’amore, alla maternità, alla paternità, al sentirsi importanti per qualcuno, al sapere che senza di noi qualcosa non potrebbe manifestarsi, non potrebbe crescere. Conosciamo la compassione, il senso di partecipazione, la gioia, la gratitudine nel riconoscere un dono che ci è stato fatto... Queste sono emozioni che ampliano la nostra visione del mondo, dell’esistenza, e possono portarci a vivere appieno le nostre potenzialità, realizzando il nostro destino.

Un’esistenza appassionata

Esistono dunque due grandi sfere emotive, due grandi dimensioni che potremmo inquadrare in modo intuitivo sfruttando segni che tutti conosciamo: «più» e «meno».

Quando siamo preda delle emozioni meno, l’infinita bellezza dell’universo si contrae di fronte a noi, e la nostra visione - che determina la qualità delle azioni che compiamo - si fa angusta, ristretta, potremmo dire «insufficiente».

Simili emozioni ci impediscono di connetterci con quanto abbiamo intorno, e con quanto abbiamo dentro. Non solo ci escludono dal mondo, ed escludono il mondo da noi, ma ci escludono dal nostro Io più profondo.

Ci rendono, insomma, doppiamente orfani; orfani del mondo e di noi stessi.

All’altro lato dello spettro si collocano le emozioni più, che ci aprono, allargano i nostri confini. Esse ci conducono all’incontro con noi stessi, rendendoci più sensibili a quanto si agita nel nostro profondo e, di riflesso, anche a ciò che accade nel mondo. Ci permettono di imparare da quanto si verifica intorno a noi. Le emozioni più sono quelle che ci consentono di apprendere, di «prendere con noi». Prendere cosa? Tutto, anche il meno.

In questa relazione diretta tra l’ascolto di ciò che accade dentro e l’ascolto di ciò che accade intorno, scopriamo di avere un compito. Quale?

Fare da mediatori, diventare un «centro».

Non è una questione di matematica, non si tratta di calcolare il punto mediano tra gli opposti o individuare il baricentro perfetto; anzi, si tratta piuttosto di essere squilibrati, di spingersi un po’ oltre, verso l’altro e il suo universo, per comprenderlo e aiutarlo a vedere in modo diverso grazie ai nostri occhi. Superare i confini di un’emotività angusta e sbilanciarci verso l’altro, infatti, arricchisce noi in primis, e apre le porte a nuove visioni condivise.

Comprendere le emozioni e dare spazio a quelle positive significa far sì che le tre dimensioni della nostra esistenza - corpo, cuore e mente, realtà che ognuno di noi sperimenta e conosce - collaborino. Lo sappiamo: non è scontato che accada. Ma quando succede si produce una sorta di plusvalore, una «nuova sensibilità». La nostra vita si fa appassionata.

Vivere appassionatamente è comprendere le emozioni. Comprendere le emozioni è ricordarsi di sé.

Il cuore di una simile esistenza - ciò che ci permette di restare motivati, mantenere acceso l’entusiasmo e spingerci verso il mondo - è dunque la capacità di rimanere il più a lungo possibile nella parte giusta dello spettro, dal lato giusto della linea che divide emozioni positive e negative; restare là dove siamo più produttivi, più interattivi. Capaci non solo d’incontrare la vita, ma di interagire con essa; capaci non solo di vedere che il cambiamento è possibile, ma di diventarne promotori; capaci di generare, di stimolare la crescita in noi e in tutto ciò che ci circonda.

Comprendere le emozioni ci conduce dunque ad ascoltarci, a riscoprirci, a realizzare che il cuore ha una sua intelligenza, e tutto ciò ci rende capaci di rispondere in modo nuovo alle sfide della vita. Perché più sensibili alla vita stessa; perché in grado di conoscerla, riconoscerla e accoglierla, interagendo con essa in modo più ampio e profondo. In modo così ampio e profondo che la nostra dimensione interiore - fatta di volontà, aspirazioni e capacità - emerge anziché farsi soffocare dai tumulti e dalle identificazioni con una quotidianità schiacciante.

Non dobbiamo permettere agli eventi, che a volte si susseguono in modo caotico e frenetico, di opprimerci, di farci scordare il nostro Io più profondo, di coprire la nostra voce interiore tanto da obbligarla a urlare il suo disagio per ricordarci cosa vogliamo davvero. Non dobbiamo costringerci in quell’angolo dove, per identificazione, continuiamo a rispondere senza aver davvero compreso la domanda.

L'Intelligenza del Cuore

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PATRIZIO PAOLETTI, educational trainer, massimo esperto di Comunicazione Relazionale, è l’ideatore di Pedagogia per il Terzo Millennio®. La sua visione strategica e le sue capacità creative hanno innovato e ridisegnato, nell’ultimo decennio il panorama internazionale...
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