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Una "terapia al contrario"

di Luca Mazzucchelli 13 giorni fa


Una "terapia al contrario"

Leggi un estratto dal libro "L'Era del Cuore" di Luca Mazzucchelli

Questo è un libro particolare, lo ammetto persino io che lo sto scrivendo. Lo considero una sorta di “terapia al contrario”: dopo aver ascoltato per tanti anni le storie dei miei pazienti dalla parte dello psicologo, stavolta sono io che mi metto in gioco raccontando la mia vita, i miei dubbi, le mie paure e i miei errori, ma anche i risultati che sono riuscito a conseguire e come ci sono arrivato.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

L'Era del Cuore

Come trovare il coraggio per essere felici

Luca Mazzucchelli

Siamo all’inizio di una nuova epoca, in cui abbiamo la facoltà di prendere in mano la nostra vita e di trasformarla per ottenere una realtà più felice, produttiva e soprattutto coerente con i nostri valori. Come? Grazie alle emozioni, le armi...

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Nel corso della mia carriera da psicoterapeuta, mi sono accorto che le storie delle persone che si rivolgevano a me per avere aiuto mi permettevano di avere delle illuminazioni sulla mia vita, su come affrontarla meglio, su dove sbagliavo, su dove insistere per migliorare. Mi permettevano anche di scavare nel mio profondo. Quando poi è capitato che ad aprirmi fossi io, magari in occasione di uno degli interventi in pubblico durante i quali mi trovavo a rispondere a domande sulla mia vita, mi ha sorpreso vedere quella mia stessa dinamica trasformativa riproporsi sugli ascoltatori, mentre mi riferivano di essere arrivati a nuove consapevolezze su sé stessi proprio grazie ai miei racconti.

Così, come i miei pazienti, con le loro storie, hanno ispirato in me profonde riflessioni e cambiamenti, mi sono accorto che condividere alcune delle mie esperienze poteva smuovere qualcosa di significativo nelle persone. Ecco quindi la ragione di questo libro.

Ho diviso la mia vita in quattro macro-aree, che rispondono alle esperienze professionali che ho vissuto finora; la gavetta, prima di tutto, ovvero gli anni immediatamente dopo la laurea, quando mi sono affacciato al mondo del lavoro; la divulgazione, da quando ho cominciato a realizzare i video per YouTube; l’attività da psicologo e psicoterapeuta; e infine l’attività da imprenditore, che mi vede attualmente al lavoro.

Durante questo percorso, tutt’altro che lineare, ho raccolto alcuni insegnamenti preziosi. Ne ho individuati 4 per ogni vita, 16 in totale, e non pretendo che siano universali e validi per tutti, ma credo che offrano qualche spunto di riflessione importante a chi, come me, sta cercando di intraprendere una strada verso il successo.

A questo punto è necessaria una precisazione. Quando si dice “successo”, alla maggior parte della gente si apre uno scenario fatto di grandi risultati, trionfi professionali, ricchezza, agi e notorietà. Certo, questo può essere un aspetto, ma non è l’unico, né il principale. Il vero successo, a mio parere, sta nel riuscire a “far succedere” nella realtà qualcosa che fino a quel momento era solo nella mente. Come si fa allora a far succedere qualcosa che desideriamo?

La fase 1 è la partenza. Mi pongo degli obiettivi ambiziosi da raggiungere. Può succedere (accade spesso in realtà) che, nel tentativo di conseguire questi risultati, io commetta qualche errore, andando incontro a un fallimento (2). Questa, a mio avviso, è la parte più preziosa di tutto il processo, anche se spesso la paura di sbagliare ci porta a procedere su un terreno sicuro, lontano da ogni insidia e, così facendo, ci condanniamo a seguire i sentieri già tracciati, ottenendo di fatto gli stessi identici risultati che gli altri hanno già ottenuto.

Il punto è che il fallimento provoca in noi emozioni spiacevoli, come la paura del giudizio altrui, il senso di inadeguatezza, l’impotenza e l’incapacità che si sperimentano, e così via. Ecco perché cerchiamo in tutti i modi di evitarlo. Eppure la partita del successo si gioca proprio qui, nel come scegliamo di rapportarci con l’errore.

Certo, sbagliare non basta. Occorre riflettere su quanto accaduto per raccogliere l’insegnamento che c’è sotto l’errore. Devi sentirti come Indiana Jones che attraversa una palude di emozioni spiacevoli alla ricerca di una gemma preziosa, un tesoro che ti aiuterà a portare a termine il tuo viaggio.

Esperto è chi ha commesso tutti gli errori

Ray Dalio, uno dei maggiori imprenditori a livello mondiale afferma: «Sono convinto che il segreto del successo risieda nel sapere come prefiggersi grandi obiettivi e fallire bene. Quando dico “fallire bene” intendo: saper affrontare insuccessi dolorosi che impartiscono lezioni preziose». Ancora, il campione di basket Michael Jordan lo ribadisce con queste belle parole: «Nella mia carriera ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto».

Gli errori non sono incidenti di percorso o ostacoli da evitare, ma sono preziosi alleati nel processo di apprendimento che ci conduce al raggiungimento dei nostri obiettivi. Se vuoi imparare a sciare, devi prima di tutto imparare a cadere e a rialzarti. Se stai studiando una lingua straniera e qualcuno corregge un tuo strafalcione, non lo dimenticherai mai. Se ti bruci una mano afferrando la tazza dal forno a microonde, la volta successiva indosserai un guanto.

Ci sono insegnamenti che si apprendono a livello teorico; altri invece richiedono una componente pratica, sperimentale, che passa necessariamente attraverso gli sbagli. È vero, il fallimento può essere doloroso, ma è un passaggio che va amato, conosciuto e ascoltato poiché fra le sue maglie si celano conoscenze fondamentali per procedere verso l’alto.

Non commettere l'errore di non commettere errori

Sia chiaro, anch’io non sempre riesco a mettere in atto ciò che ho appena detto. A volte il fallimento è talmente pesante che preferisco cambiare percorso anziché insistere in quella stessa direzione; oppure, rendendomi conto che i miei sforzi in quell’ambito sarebbero comunque vani, scelgo di dedicarmi ad altro. Posso però confermare che, tutte le volte che riesco a capire e amare i miei errori, riesco anche a risalire di qualche passo in quella che chiamo “la culla dell’apprendimento” (3), da dove posso apportare accorgimenti e correzioni al mio comportamento (4) e quindi riprovare a dirigermi verso l’alto arrivando spesso a raggiungere obiettivi nuovi e ancora più ambiziosi di quelli che mi ero prefissato inizialmente (5).

Nel nostro immaginario, alimentato forse da massime e frasi motivazionali diffuse sui social network, la strada che conduce al successo è in salita: scaliamo la montagna e arriviamo in cima, perché la vetta è il nostro traguardo. Pur riconoscendo questa visione, credo che non sia l’unica. Il conseguimento di un successo viaggia su due diversi sentieri: uno che porta effettivamente in alto, verso la vetta; l’altro in basso, nelle viscere della terra.

Sono due percorsi molto diversi, che ci permettono di sviluppare abilità variegate e di rendere più duraturi i nostri risultati. La corsa verso l’alto è l’affermazione, quella verso il basso è l’introspezione. Ottenere un successo non significa solo mettere le mani su un obiettivo prezioso, ma anche e soprattutto raggiungere le profondità della nostra anima.

Quella sotterranea è sicuramente una strada meno panoramica di quella che conduce in cima alla montagna, e ci vuole coraggio ad affrontarla, perché è piena di fango, insetti, sassi e minacce. Ma è solo lì che puoi trovare le gemme di cui parlavamo prima: quelle da tenere dentro di te per vivere in maniera più serena, felice e consapevole. Ecco, nelle prossime pagine porterò alla tua attenzione le mie 16 gemme: i 16 principi che ho appreso a seguito degli errori che mi hanno spinto a scendere nelle viscere della terra dove è possibile osservarsi e trasformarsi, diventare più compassionevoli e meno competitivi, imparare a dare più che a ricevere, amare piuttosto che invidiare.

È evidente come i due percorsi - scavare nel profondo e scalare la vetta - richiedano abilità diverse. Andare in basso significa coltivare l’umiltà, essere generosi, voler essere utili agli altri; andare in alto implica mettere al centro i propri bisogni e interessi, avere fiducia in sé stessi, rimanere focalizzati sulla vetta.

La buona notizia è che queste competenze non sono opposte fra loro, ma sono complementari. Così il tragitto che va nelle due direzioni può mantenersi armonico: per ogni tre passi che fai in profondità, ti accorgerai di farne altri tre verso l’alto, così come un albero è in grado di svettare verso il cielo nella misura in cui le sue radici possono affondare nel profondo della terra.

Per essere alto devi essere profondo

Il tema del successo è inestricabilmente legato a quello del cambiamento. Il successo non è ottenere qualcosa, ma diventare qualcosa: essere, e non avere. «Se vuoi di più, diventa di più» è il monito che troverai spesso in questo libro. Ci credo così fortemente che l’ho fatto stampare sui braccialetti che ogni giorno io e il mio team indossiamo.

Adesso proviamo ad approfondire il significato di questo concetto, scomponendolo nei seguenti passaggi: i risultati, i comportamenti, le idee e i valori.

L'Era del Cuore

Come trovare il coraggio per essere felici

Luca Mazzucchelli

Siamo all’inizio di una nuova epoca, in cui abbiamo la facoltà di prendere in mano la nostra vita e di trasformarla per ottenere una realtà più felice, produttiva e soprattutto coerente con i nostri valori. Come? Grazie alle emozioni, le armi...

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Luca Mazzucchelli

Luca Mazzucchelli

Luca Mazzucchelli è Vicepresidente dell’ Ordine Psicologi della Lombardia, Giornalista pubblicista, psicologo e psicoterapeuta. Si occupa di psicologia clinica e del benessere nel suo studio privato e nelle palestre Virgin Active come mental coach. Fondatore del Servizio Italiano di...
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