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Una storia scritta con i piedi - Estratto da "Dimmi che Piede hai e ti Dirò chi Sei"

di Luca Della Bianca 20 giorni fa


Una storia scritta con i piedi - Estratto da "Dimmi che Piede hai e ti Dirò chi Sei"

Leggi un capitolo dal libro di Luca Della Bianca e impara a capire la personalità e i tratti caratteriali delle persone a partire dalla forma dei loro piedi

La podomanzia (dal greco pous,podòs, piede, e manteia, mantica, divinazione) è un'arte senza dubbio curiosa ed elegante che, attraverso l'osservazione dei piedi, individua numerosi suggerimenti relativi al benessere della persona e alle sue caratteristiche caratteriali e li usa per prevedere il futuro.

Si tratta di una forma di divinazione "reale" o "indiretta", poiché si fonda su segni già esistenti, omino o oracula, dei quali è l'esatta interpretazione. A voler essere un po' più precisi, è una divinazione reale "naturale" (naturalis), secondo la distinzione fatta da Cicerone, perché i segni interpretati sono indipendenti dalla volontà dell'osservatore e non procurati da quest'ultimo.

Bisogna fare attenzione a non confondere la podomanzia con altre pratiche - che peraltro citeremo - come la riflessologia plantare (che parte dal presupposto che ogni organo rifletta in sé l'intero organismo), l'agopuntura o la podologia (che si occupa delle malattie e dei disturbi che riguardano i piedi) in cui si usa la lettura o la manipolazione del piede con finalità terapeutiche o diagnostiche.

La divinazione attraverso i piedi era sicuramente praticata in Cina più di 5000 anni fa e forse è nata proprio lì. Alla fine dell'Ottocento, i primi turisti europei che si avventuravano in Cina trovavano lungo le vie gremite di Shanghai numerosi indovini che leggevano i piedi ai passanti.

Nell'antica Cina le donne con i piedi piccoli - di solito appartenenti ai ceti più elevati della popolazione - erano l'emblema della bellezza ed erano, secondo i costumi sessuali dell'epoca, sessualmente eccitanti.

Le madri di buona famiglia fin dalla nascita fasciavano i piedi delle loro figlie talmente stretti da impedirne la normale crescita, trasformandoli in quelli che venivano chiamati "gigli d'oro": le ossa subivano una modificazione irreversibile e le estremità diventavano a tal punto deformi che per le ragazze era molto difficile camminare, tanto che dovevano essere accompagnate da delle serve che le aiutavano a deambulare e a tenersi ritte.

In questo modo, in una società fortemente maschilista, si obbligavano le donne a muoversi e a uscire poco, se ne limitava la libertà accentuandone inoltre la fragilità del corpo che quindi risultava più seducente agli occhi degli uomini che, per contrasto, vedevano risaltata la propria forza virile.

E poi, come precisa Bataille, "dopo aver atrofizzato i piedi delle donne, [i Cinesi] li collocano nel punto più lontano delle loro rimozioni. Il marito stesso non deve vedere i piedi nudi di sua moglie e, in generale, è scorretto e immorale guardare i piedi delle donne."

I confessori cattolici, adattandosi a questa aberrazione, chiedono ai loro penitenti cinesi se hanno guardato i piedi delle donne.

La donna con i piedi piccoli era più appetibile come sposa: per questo le madri non esitavano a fasciare i piedi delle figlie; tuttavia a questa tortura non si sottraevano neppure le bambine delle famiglie più indigenti che volevano imitare le classi elevate nel desiderio di farne parte un giorno.

Questa barbarie finì soltanto nel 1949, quando il presidente Mao la vietò ufficialmente, ma qualche anziana signora cinese ancora oggi ne porta addosso la testimonianza.

Proprio come in Cina, anche in India il piede era considerato importante ai fini divinatori, era uno "strumento di verità" più valido della mano.

Nel Ramayana, uno dei più grandi poemi epici della religione induista, spesso si fa riferimento a quello che i piedi possono raccontare di una persona. Per esempio, del protagonista, Rama, settimo avatar di Visnu, sovrano ideale e guerriero valoroso, viene detto:

Rama, i cui piedi portano impresso il segno della regalità.

O anche:

Rama ha tutte le caratteristiche dell'uomo perfetto [...] il colorito dell 'angolo degli occhi, delle unghie, delle palme delle mani e delle piante dei piedi è roseo [...] le linee dei piedi e dei capelli sono soffici [...] l'arco e le linee dei suoi piedi sono profondi.

Sita, la sposa di Rama, pronuncia davanti al cadavere del marito il celebre lamento in cui si rammarica dei fausti presagi, ricavati anche dall'osservazione dei suoi piedi, che le avevano prospettato una vita felice.

Quei Brahmani che mi mormoravano ali 'orecchio presagi di splendida sorte avventurosa, or furon dunque tutti mendaci pronosticatori, da che è qui spento Rama. Ei pur si afferma che le donne sovra i cui piedi son profilati fior di loto, saran sacrate al sommo impero coi loro consorti sovrani. [...] son fra loro uguali queste miei mani e questi miei piedi ed incurvati i miei talloni; sono ovate le mie unghie, morbide e schiette le mie dita [...] sono interi, senza difetto e pari l'uno all'altro i miei piedi e le mie mani [...]"

La lettura dei piedi parte dal presupposto che le nostre estremità siano una specie di specchio del corpo. Qualsiasi escrescenza, ruga, callosità o dolore ai piedi indica un problema in qualche zona specifica. Per esempio, l'arcata plantare appiattita spesso lascia presagire un problema alla schiena. Osservando attentamente i piedi possiamo capire moltissime cose di noi, dal funzionamento dell'apparato digerente allo stato della nostra relazione sentimentale.

Altri studiosi, non tralasciando la Cina e l'India, affermano che la podomanzia sia nata in Mesopotamia più di 4000 anni fa.

In effetti, è noto che presso gli abitanti della Valle del Tigri e dell'Eufrate lo sviluppo dell'arte divinatoria fu considerevole. La maggior parte dei testi religiosi assiro-babilonesi finora rinvenuti è composta da testi mantici e, anche se non sappiamo effettivamente come la podomanzia nacque presso questi popoli e su quali principi si basasse, abbiamo la certezza che si diffuse in tutta l'Asia occidentale, presso gli Etruschi e poi nell'impero romano, nel bacino del Mediterraneo.

In Mesopotamia, i sacerdoti indovini - simili agli auguri e gli aruspici dei Romani - formavano un'ampia casta con a capo un archiveggente. Tramandavano la loro arte di padre in figlio, non solo oralmente ma anche in forma scritta, sì da formare una vasta letteratura augurale.

I Babilonesi prevedevano il futuro principalmente osservando le interiora degli animali sacrificati e soprattutto il fegato (epatoscopia). Questa mantica era, unitamente alla lecanomanzia (la predizione dalla forma delle gocce d'olio che si versano in un vaso d'acqua), il metodo, diciamo così, ufficiale, perché veniva eseguito da un sacerdote dedicato esclusivamente a questo ufficio.

Grande importanza aveva inoltre l'oniromanzia, l'interpretazione dei sogni. Nell'Epopea di Gilgames, ad esempio, il viaggio di Gilgames insieme all'amico Enkidu è scandito da sei tappe e da altrettanti sogni che vengono di volta in volta spiegati.

Poi Gilgames, salito sulla sommità della montagna versò della polvere d'incenso per [Samas, (dicendo):] "Montagna, recami un sogno, promessa di felicità! ". Enkidu eseguì allora il rituale mantico [per Gilgames,] (mentre) una burrasca passava e si allontanava; poi egli lo fece sdraiare [e lo chiuse] in un cerchio magico f...].

Tuttavia gli abitanti della Mesopotamia cercavano di sollevare il velo che nascondeva il futuro con moltissimi altri mezzi, in pratica con qualsiasi cosa. Era per loro quasi un'ossessione. Interrogavano il corso degli astri, le loro combinazioni e opposizioni, i fenomeni meteorici, come le piogge, i venti, gli arcobaleni, i fulmini, le nubi.

Anche il comportamento degli animali secondo loro lasciava presagire qualcosa: i cani che abbaiavano, per esempio, erano un cattivo segno; predicevano il futuro osservando l'incontro e il comportamento dei falchi, delle civette, delle aquile, delle colombe, dei cavalli e di quasi ogni animale, fino alle libellule e alle tignole; persino dallo scricchiolio dei mobili, dalle azioni e dagli atti involontari degli uomini traevano un indizio di ciò che sarebbe avvenuto.

Si dice che i sacerdoti indovini babilonesi predicessero il futuro anche dai movimenti delle parti del carro, dal comportamento dei cavalli di un cocchio, dal fatto che il re fosse caduto durante la corsa, che il tavolo del sacrificio vacillasse durante l'offerta. Non c'era atto della vita umana o accadimento della natura che non avesse il suo significato per il futuro.

Quello che si vaticinava non riguardava però quasi mai un singolo individuo: le predizioni erano, almeno nei testi finora giunti a noi, molto generali. Si riferivano a tutto il paese o al regno o ai nemici ecc. I testi mantici babilonesi consistono in brevi proposizioni divise in due parti, delle quali la prima, introdotta da "Se...", descrive il fatto che si osserva e la seconda contiene la predizione.

L'astrologia, in particolare, era la mantica ufficiale di quest'antica civiltà, ed esistevano astrologi di corte e di stato.

La podomanzia, arte piuttosto complessa, era in un certo qual modo legata all'astrologia e alla chiromanzia. Tutte e tre erano appannaggio dei reali e dei più alti ranghi nobiliari.

Quando nasceva un bambino, per esempio, se ne analizzavano scrupolosamente i piedi, le mani e il quadro astrale. Per i maschi si cercava di prevedere le imprese che avrebbero affrontato e i successi che avrebbero ottenuto, le eventuali debolezze caratteriali, il coraggio e la capacità di comandare.

Osservando le estremità delle femmine, invece, gli indovini "vedevano" se sarebbero state destinate a matrimoni importanti dal punto di vista della ragion di stato o se avrebbero dato alla luce una creatura per qualche motivo eccezionale.

In Europa, tuttavia, la podomanzia arrivò molto tardi, intorno al XV secolo, si dice portata, insieme alla chiromanzia, dai gitani che scappavano dall'India conquistata dagli islamici e depredata dai Mongoli. Venne considerata principalmente una disciplina terapeutica e solo nel XVII secolo se ne ha notizia in ambito divinatorio: Luigi XIV la utilizzava per scegliere le sue amanti.

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Luca Della Bianca (Udine, 1965) è un attore e scrittore italiano. Oltre che di teatro, si occupa anche di editoria e di comunicazione, e ha pubblicato tre libri. Ha pubblicato due microradiodrammi (LA Case), la Prefazione a La setta degli Assassini di Haha Lung (Edizioni Mediterranee),...
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