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Una riflessione istantanea - Estratto da "L'Ultimo Viaggio del Curandero"

di Hernàn Huarache Mamani 4 mesi fa


Una riflessione istantanea - Estratto da "L'Ultimo Viaggio del Curandero"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Hernàn Huarache Mamani e scopri chi sono i curanderos e qual è la loro antica sapienza

L'autobus si fermò ai piedi di una collina rossa d'autunno, prima di entrare nel tunnel che avrebbe dovuto attraversare per continuare il proprio cammino; l'autista aprì lo sportello e, presi un pacchetto e una grossa borraccia piena d'acqua, scese e si diresse sul lato sinistro della strada.

Tutti noi passeggeri lo seguivamo con lo sguardo, quando, improvvisamente, da dietro le rocce, apparve un uomo dagli abiti consunti, i capelli spettinati e una folta barba.

Sembrava un mendicante, forse era un pazzo, ma, quando si voltò verso di noi, notai lo sguardo luminoso, il volto sereno e i modi assolutamente dignitosi: ricevette il pacchetto e l'acqua, con rispetto e con un gesto di riverenza.

Non appena l'autista ebbe ripreso posto, ripartì senza proferire parola, mentre, all'interno, tra i passeggeri, cominciarono a serpeggiare i primi commenti su quell'uomo, la cui sagoma era scomparsa man mano che si allontanava.

Alcuni di noi rimasero invece in silenzio, senza prendere parte al vociare dei pettegolezzi.

Quando ci fermammo a un distributore per fare rifornimento, andai a chiedere all'autista chi fosse quella persona che avevamo incontrato nel bel mezzo del deserto.

Costui non mi rispose, forse perché non aveva sentito, oppure, più semplicemente, perché non voleva; ma, data la mia insistenza, si strinse nelle spalle e disse: «È un essere umano che sta cercando la sua anima. Ogni quindici giorni gli lascio qualcosa da mangiare e dell'acqua; non so quale sia il suo nome né dove viva, ma capisco che è un uomo alla ricerca di se stesso».

Poi mi guardò fisso negli occhi, come per mettere in chiaro che era tutto e che non desiderava ascoltare altre domande.

Giunge un momento di lucidità nella vita di un "uomo di mondo" - sempre preso da tante cose materiali -, in cui egli decide di interrogarsi sul senso profondo dell'esistenza, o prova, almeno, a darsi ragione del cammino della vita che ha intrapreso.

È una riflessione istantanea, che avviene spesso attraverso il ricordo e l'osservazione del passato.

Questo libro è nato così: non come qualcosa che avevo deciso di scrivere, ma come pagine generate da un'esperienza di vita personale, quando, cercando di risolvere alcuni problemi esistenziali e non trovandone una risposta soddisfacente, decisi di andare a scavare nelle radici culturali e spirituali dei nostri antenati, gli antichi peruviani.

La violenta irruzione dell'invasore spagnolo, nel sud delle Americhe, a partire dal 1532, provocò la perdita di molte conoscenze preziose e trascinò gli andini in una fase di totale incoscienza, che determinò la scomparsa di una parte della loro creatività e della loro cultura.

Questa mia ricerca risultò dunque assolutamente necessaria, perché un uomo, o un popolo, che non conosce le proprie radici culturali, è come un albero morto che non darà mai frutti: gli agricoltori sanno bene che non si può ridare vita ad una pianta ormai secca.

È questo il problema delle nazioni latinoamericane, che un giorno videro distrutte le proprie civiltà e cancellate le loro radici spirituali a opera di violenti invasori: soldati, religiosi e funzionari spagnoli cercarono tenacemente di annientarli attraverso la cosiddetta "civiltà occidentale".

Da quel momento i conquistatori e i loro discendenti tentarono di imporre il modello ispanico occidentale alla maggioranza indigena, facendo sì che essa si riducesse a vivere nell'ignoranza e nella povertà, senza mete né obiettivi.

Per me, da indio, se davvero desideravo conoscermi, era ormai giunto il momento di fare una scelta radicale, che mi avrebbe poi consentito di comprendere anche gli altri.

Così cominciai a viaggiare alla scoperta del mio paese: per esplorare il mare, i deserti, le montagne, la Foresta Amazzonica, le rovine pre-ispaniche e, attraverso questi luoghi, riscoprire il volto mistico della cultura andina.

Per anni, stando in città, mi ero sentito come un bruco che vive rinchiuso nel bozzolo degli eventi frenetici e assordanti della modernità, mentre una parte di me continuava a reclamare una trasformazione della mente e del cuore: per questo mi ritenevo incompleto.

I viaggi verso la costa e la selva non stavano dando i frutti sperati; così, per avere risultati migliori nella mia ricerca spirituale, decisi di dirigermi verso la cordigliera delle Ande.

Le montagne, alte e silenziose, durante il giorno invitano a contemplare la terra dall'alto: quando c'è luce ti trovi immerso in un immenso spazio vuoto, circondato da vette aride, avvolto in un silenzio e in una solitudine che ti obbligano a confrontarti con te stesso; e, quando scende l'oscurità, ti senti spinto a meditare o a contemplare il cielo che sembra vicinissimo, soprattutto nelle notti senza luna.

È in quel momento che l'oscurità si trasforma in ottima consigliera, perché l'uomo impara a essere umile e comprende di essere soltanto un minuscolo puntino nell'immensità dell'universo.

Quando vivi in una città, per grande o piccola che sia, sei sempre distratto da quello che succede agli altri: i parenti, i colleghi di lavoro, gli amici, le notizie relative a ciò che accade nel mondo. Sulle montagne, invece, devi confrontarti solo con te stesso, ma questo incontro personale, che tanto temiamo, è necessario, perché dà un senso alla nostra esistenza e permette di conoscerci davvero.

In realtà avrei voluto che quest'esperienza restasse unicamente intima, ma fui a tal punto arricchito da riflessioni e intuizioni che, con il passare del tempo, ho capito che sarebbe stato un grande errore tenerla solo per me.

Da quel momento sono stato preso da un desiderio travolgente di condividere anche con gli altri l'esperienza che avevo vissuto nella solitudine e nel silenzio.

Le righe che seguono sono tratte dagli appunti che annotavo quotidianamente nei miei quaderni, accompagnate da alcune osservazioni su quanto sia semplice vivere a contatto con la natura e quanto sia invece complicata la vita in città.

L'Ultimo Viaggio del Curandero

Hernàn Huarache Mamani

Un viaggio nel cuore delle Ande, nelle parole e negli insegnamenti dei grandi guaritori, raccolte e mostrate a noi dallo sciamano Hernàn Huarache Mamani. I curanderos vivono ancora oggi sulle montagne del Perù in perfetta...

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Hernán Huarache Mamani è un indio nato a Chivay, un villaggio della Cordigliera delle Ande. Laureato in Economia e Agraria, è un sacerdote, ultimo erede di un'antica generazione di curanderos andini. Da anni lavora a un progetto di conservazione della cultura del suo paese e gira l'Europa per...
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