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Una dieta non proprio dieta - Estratto da "La Dieta del Microbioma"

di Michael Mosley 4 mesi fa


Una dieta non proprio dieta - Estratto da "La Dieta del Microbioma"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Michael Mosley e scopri come stare bene e in salute grazie ai batteri che vivono nel nostro intestino

Benché s’intitoli La dieta del microbioma, questo libro non tratta di perdita di peso in senso stretto. Certo, se adotterete le strategie - alimentari e non solo - che raccomando qui potreste scoprire di essere dimagriti, ma non è questo il mio scopo principale.

La dieta del microbioma è una «dieta» nello stesso senso in cui lo sono, per esempio, la dieta vegetariana o quella mediterranea. Non si limita alle calorie o alla loro restrizione, ma riguarda in senso più ampio un cambiamento nell’alimentazione e nello stile di vita che consiglio a chi ha problemi intestinali o semplicemente a chi desidera che il suo intestino goda di buona salute.

A una prima impressione, l'ntestino non è un organo affascinante. Quando frequentavo l’università, i miei compagni di studi volevano specializzarsi nello studio del cervello per diventare neurochirurghi, oppure dedicarsi al cuore per diventare cardiologi. Nessuno sembrava intenzionato a dedicare la propria vita all’intestino. Che invece è qualcosa di davvero straordinario, una parte del nostro corpo finora relativamente poco studiata e che per me è diventata una vera e propria ossessione. L’enorme quantità di nuove ricerche su ciò che accade al suo interno sta cambiando ciò che finora sapevamo sul funzionamento dell’intero nostro corpo.

Oltre a prendere energia dai cibi, l’intestino è infatti responsabile della gran parte del sistema immunitario, e produce numerosi ormoni che influenzano tutto, dall’appetito all’umore.

Trovo affascinante che, sepolto nella profondità dei tessuti intestinali, si trovi un sottilissimo strato di cervello. Si chiama sistema nervoso enterico o metasimpatico ed è formato da neuroni, cellule dello stesso tipo di quelle che si trovano nel cervello. Di questi neuroni nell’intestino ce ne sono più di cento milioni, la stessa quantità contenuta nel cervello di un gatto, con la differenza che invece di trovarsi tutti in un unico grande blocco - come nel cervello - i neuroni dell’intestino sono distribuiti in una sottilissima rete che parte dalla gola per arrivare al retto. Questo «secondo cervello» non fa calcoli aritmetici né sa compilare la dichiarazione dei redditi, ma regola la digestione e attenua il mal di pancia.

Quando diciamo che una cosa o una persona ci piace «di pancia» o che un pensiero ci fa «venire il mal di pancia», non facciamo che ribadire lo strettissimo legame che intercorre tra intestino e cervello. In questo libro tratterò ampiamente di questo «asse intestino-cervello» e della nuova scienza che lo studia e lo descrive.

Il vostro intestino è un meraviglioso prodotto di ingegneria e spero che dopo aver letto questo libro condividerete il mio entusiasmo. Ma la vera star dello spettacolo della digestione non è una parte del corpo umano: sto parlando di una massa di 1-2 kg di microbi che vive nell’intestino e forma il cosiddetto microbioma.

Fino a non molto tempo fa quello del microbioma era un mondo oscuro, umido e privato in cui abitavano creature che non avevano mai visto la luce del giorno; più di 50.000 miliardi di microbi, appartenenti ad almeno 1000 specie diverse. Una biodiversità ancora più ricca di quella della foresta pluviale.

Come spesso accade quando la scienza scopre qualcosa di nuovo, molti studi di per sé ben fatti sono stati male interpretati e molte scoperte sono state sopravvalutate: i microbi in questione, lungamente ignorati, godono oggi di una popolarità eccessiva. Le ricerche attuali mostrano che noi non siamo «90 per cento batteri e 10 per cento umani», come capita di leggere nei libri e sulla stampa, ma che la proporzione si avvicina di più a un 50/50.

Infatti, secondo uno dei ricercatori che hanno contribuito a far esplodere questo mito, le quantità sono così simili che «ogni defecazione potrebbe spostare l’ago della bilancia a favore delle cellule umane o dei batteri».

Cosa più importante, mentre ci sono cibi che aiutano il microbioma a prosperare (motivo per cui in questo libro troverete delle ricette), sono pochi i prodotti in commercio la cui utilità è scientificamente dimostrata. Vedremo cosa funziona e cosa no tra prebiotici, probiotici e integratori vari.

L’ignoranza assai diffusa sul microbioma nasce dal fatto che, fino a pochissimo tempo fa, era impossibile studiarne gli abitanti, cioè i microbi. Si sapeva soltanto che contribuivano a proteggere l’intestino dagli invasori pericolosi, sintetizzavano alcune vitamine e si ingozzavano di fibra che il nostro corpo non riesce a digerire.

Oggi sappiamo che fanno molte, anzi moltissime altre cose.

1. Aiutano a regolare il peso corporeo. Come vedremo più avanti, i microbi intestinali possono decidere quanta energia estrae il corpo da ciò che mangiamo; controllano i segnali di fame; aiutano a decidere quali sono i cibi di cui andiamo matti, e determinano quanto alto è il picco di zucchero nel sangue dopo i pasti. Ciò significa che il microbioma può farci ingrassare? Certo che sì. Possiamo influenzare il nostro microbioma in modo che lavori per noi e non contro di noi? Certo che possiamo, e io vi mostrerò come.

2. Il microbioma non solo protegge l’intestino dagli invasori, ma istruisce e regola l’intero nostro sistema immunitario. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale delle malattie di tipo allergico, come l’asma e l’eczema, provocate da un sistema immunitario iperattivo. Lo stesso vale per le malattie cosiddette autoimmuni, dall’infìammazione intestinale cronica al diabete di tipo 1, la cui causa primaria è un sistema immunitario fuori controllo. Vi mostrerò come possiamo ridurre l’incidenza di questi disturbi cambiando il mix di batteri presenti nell'intestino.

3. Il microbioma prende le parti di cibo che non possono essere digerite e le trasforma in un’ampia gamma di ormoni e sostanze chimiche. Sembra che queste siano in grado di influenzare l’umore, l’appetito e lo stato di salute in generale. Cambiando il microbioma possiamo ridurre ansia e depressione.

Purtroppo, nella nostra ignoranza abbiamo continuato a devastare il microbioma e la sua popolazione di microbi, quelli che chiamo i «Vecchi Amici» perché si sono evoluti insieme a noi nell’arco di milioni di anni e perché tanti di loro sono essenziali per la nostra salute. Proprio come abbiamo devastato le foreste pluviali, condannando all’estinzione numerose specie animali, abbiamo decimato le popolazioni che vivono dentro di noi. Per fortuna, possiamo aiutare questi «Vecchi Amici» a tornare al loro posto. Vi spiegherò come.

Ripercorreremo anche le più recenti terapie che curano una serie di problemi intestinali, dall’intolleranza al glutine alla sindrome del colon irritabile. Si tratta di malattie contro cui lottano molte persone, anche perché spesso i medici non sono in grado di diagnosticarle né di curarle. In molti casi vengono bollate come «psicosomatiche», ossia prodotto di ansia o depressione.

Lo stesso si diceva delle ulcere allo stomaco, conosciute anche come ulcere gastriche, piaghe aperte che si sviluppano sulla superficie interna dello stomaco o dell’intestino tenue.

Nel lontano 1994, quando ho realizzato un programma televisivo su di esse (che ho intitolato, senza un particolare sforzo di fantasia, Ulcer Wars), le ulcere allo stomaco erano piuttosto comuni e considerate incurabili. Era convinzione diffusa che la loro causa fosse lo stress, che innescava un’eccessiva produzione di acidi e quindi danneggiava i tessuti. La cura standard prescritta dai medici era di mangiare «in bianco», cambiare stile di vita e prendere medicinali che riducessero la produzione di acidi. Se non funzionava - e succedeva spesso - una soluzione poteva essere la chirurgia, ossia la rimozione di parti di stomaco e di intestino tenue.

Due medici di Perth, in Australia, erano invece convinti che la vera causa dell’ulcera non fosse affatto lo stress. Sostenevano che gran parte delle ulcere fosse il risultato di infezioni provocate da un batterio fino a quel momento sconosciuto, che isolarono e chiamarono Helicobacter pylori.

Per dimostrare la loro tesi, nel 1984 uno dei due scienziati, il dottor Barry Marshall, preparò una fiala di Helicobacter e lo inghiottì. Qualche giorno dopo, come mi raccontò sorridendo, iniziò a vomitare. Facendosi passare un tubicino attraverso la gola fino allo stomaco, vi introdusse un endoscopio. Vennero prelevati campioni delle pareti interne, che si erano infiammate, e dalle analisi fu chiaro che lo stomaco era stato colonizzato dall’Helicobacter.

La moglie di Barry, Robin, temeva che lui si ammalasse gravemente e insistette perché interrompesse l’esperimento. Barry prese quindi una manciata di antibiotici che aveva precedentemente constatato essere in grado di uccidere l'Helicobacter, e presto lo stomaco tornò normale.

Dieci anni dopo, e nonostante una ricerca a largo raggio avesse dimostrato che con un breve trattamento antibiotico le ulcere allo stomaco potevano essere curate, la maggior parte degli esperti che intervistai per il mio documentario rigettavano ancora senza mezzi termini il lavoro di Barry. Uno mi disse che si rifiutava di credere che una scoperta fondamentale potesse provenire «da un buco come Perth». Un esperto deUfintestino recensì sul British Medicai Journal il mio documentario definendolo «parziale e tendenzioso».

Di solito, dopo che si è girato un documentario, questo viene visto e la storia finisce lì. Non fu così per Ulcer Wars. Ricevetti centinaia di migliaia di lettere (a quel tempo Internet e le e-mail non esistevano) di persone che soffrivano terribilmente e che non rispondevano alle terapie standard. Risposi inviando a tutti la documentazione che descriveva le ricerche e il protocollo di Barry con gli antibiotici.

Conservo ancora alcune delle risposte spedite dai pazienti. Uno di loro, Brian, soffriva per un’ulcera che non rispondeva alle terapie standard. Gli era stato consigliato di rinunciare al suo lavoro, che gli piaceva moltissimo ma era piuttosto impegnativo, e gli avevano detto che sarebbe stato necessario asportargli parte dello stomaco. Portò la documentazione al suo medico curante, supplicandolo di prescrivergli un trattamento antibiotico. Benché riluttante, il medico acconsentì, e in un paio di settimane Brian era completamente guarito. Mi scrive ancora regolarmente per farmi sapere che sta benone.

Gradualmente il vento cambiò, e provai un’immensa soddisfazione nel 2004, quando Barry Marshall e Robin Warren vinsero il Premio Nobel per la Medicina. Oggi individuare e trattare l’infezione da Helicobacter nei pazienti che soffrono di ulcera gastrica è pratica corrente.

Non sto sostenendo che gli antibiotici siano la soluzione per tutto: non è così e, anzi, l’abuso che se ne fa crea altri gravi problemi intestinali. Non voglio nemmeno dire che lo stress non c’entra nulla. Centra, e infatti vi suggerirò dei metodi sicuri per ridurne l’impatto.

Quello che m’interessa puntualizzare è che molti disturbi sono Stati bollati come psicosomatici perché la medicina non possedeva gli strumenti corretti per studiarli. Negli anni Trenta del secolo scorso l’asma veniva curata con la psicoterapia perché si credeva erroneamente che fosse «un problema mentale». Per l’autismo e la schizofrenia si dava la colpa a genitori ritenuti inadeguati.

Ho scritto questo libro anche perché sono convinto che molti disturbi intestinali possano essere curati meglio cambiando alimentazione al posto di assumere medicinali o farmaci antidepressivi.

Nei primi due capitoli, per descrivere l’intestino racconterò una specie di viaggio nel mio corpo. Scoprirete così non solo cosa fa l’intestino, ma anche cosa accade quando qualcosa va storto.

Il Capitolo 3 vi porterà nel meraviglioso mondo del microbioma e di alcune fra le tribù più importanti che ne fanno parte.

Nei capitoli successivi impareremo in quanti modi sorprendenti siamo influenzati dal nostro microbioma e passeremo poi a illustrare i sistemi scientificamente testati per mantenerlo in salute. Infine troverete un ricettario redatto dalla nutrizionista Tanya Borowski e dalla dottoressa Clare Bailey.

Io stesso, scrivendo questo libro, ho imparato moltissimo, ho fatto scoperte sorprendenti e ricevuto una quantità di ottimi consigli. Ora mangio in modo molto più variato, e tra i cibi che non avevo mai provato ho imparato ad apprezzare quelli fermentati. Questo viaggio, insomma, mi è proprio piaciuto. Spero che piaccia altrettanto a voi.

La Dieta del Microbioma

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Michael Mosley

“Michael Mosley è una delle voci più autorevoli nel campo della nutrizione. Se ci tenete a migliorare la salute del vostro intestino, seguite i suoi consigli.”Valter Longo Gli studi sul Microbioma, la flora batterica...

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Michael Mosley

Il dr. Michael Mosley, dopo aver esercitato come medico presso il Royal Free Hospital di Londra, lavora alla BBC come produttore e presentatore di documentari scientifici. Ha avuto numerosi riconoscimenti fra cui la nomination a «Medicai Journalist of thè Year» da parte della British Medicai...
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