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Una colazione tra amici - Estratto da "Colazione a Wall Street"

di Francesco Casarella, Ivan Nossa 11 mesi fa


Una colazione tra amici - Estratto da "Colazione a Wall Street"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Francesco Casarella e Ivan Nossa e scopri tutti i segreti della finanza... a colazione!

Era un sabato come tanti, Enrico stava seduto vicino al bordo del tavolo della roulette osservando in silenzio la pallina roteare. Per tre volte consecutive si era fermata su di un numero rosso, sapeva benissimo che la probabilità dell’uscita di un numero nero era sempre la stessa, ma in cuor suo sperava che esistesse una legge non scritta per cui la sua scommessa questa volta lo avrebbe ripagato.

Sul nero Enrico ci aveva puntato metà del budget complessivo che aveva deciso di spendere in quella serata, fatta di adrenalina e divertimento. Quindi la vincita di quella singola puntata era fondamentale, perché avrebbe significato raddoppiare il capitale e magari tentare una nuova puntata più aggressiva nel giro successivo.

Quando la pallina smise di girare e si fermò sul 25 rosso, per un attimo Enrico fu colto da uno stato di ansia molto forte, da un’irrefrenabile voglia di metter mano al portafogli e giocarsi altri soldi, ma il capitale che aveva stabilito inizialmente di puntare era esaurito (l’altra metà l’aveva persa al Black Jack), perciò sapeva benissimo cosa voleva dire: era arrivato il momento di ritirarsi da quel luogo, di assimilare la perdita e di pensare ad altro, consapevole di aver passato comunque una serata diversa dal solito e di essersi goduto il brivido del gioco. Enrico era una persona aggressiva, sui tavoli da gioco e nella vita, ma sapeva quando smettere, quindi si alzò, mise la giacca e fece rotta verso casa.

Mentre rientrava in auto, ripensava non tanto al fatto di avere perso una piccola parte dei suoi risparmi al casinò, situazione decisa comunque in anticipo, quanto piuttosto al fatto di essere stato bravo a gestire le sue emozioni, aver saputo chiudere (seppur in perdita) e non essersi fatto prendere dall’avidità o da falsi ragionamenti (come ad esempio “è uscito il rosso per la quarta volta e quindi devo puntare di nuovo perché stavolta uscirà il nero sicuramente”).

Questo era anche uno dei suoi punti di forza quando investiva sui mercati finanziari: gestire le emozioni, essere aggressivo ma sapere quando lasciare e quando invece spingere ancora di più. Aveva una preferenza per le azioni, soprattutto per quelle definite '"growth" ad elevata prospettiva di crescita, che cavalcano meglio le fasi rialziste di mercato e che in tali occasioni più garantivano la possibilità di aumentare il proprio capitale in minor tempo (anche se allo stesso tempo le più volatili nelle fasi di tensione). Di contro, le azioni definite “vaine”, erano quelle maggiormente difensive poiché legate a settori come l’alimentare ed il farmaceutico, caratterizzate da volatilità inferiore rispetto alle growth, solitamente relative al settore tecnologico. Non disdegnava nemmeno quelle a elevato dividendo, ma per una strategia più di lungo periodo, dove magari destinare le plusvalenze derivanti dalle scommesse a breve.

Rientrando a casa, vide nella buca delle lettere una busta, molto strano visto che erano le tre di notte e il postino di certo non era passato nel corso della giornata, così decise di prenderla subito, senza aspettare la mattina dopo, e aprirla...

Caterina adorava gli animali. Da sempre, fin da quando, ancora piccola, nella sua casa con giardino i genitori le avevano regalato un gatto e subito dopo due cani. Era cresciuta con gli animali intorno e aveva deciso di dedicare a loro gran parte della sua vita. Voleva fare il veterinario, e ci era riuscita. Aveva studiato a lungo con dedizione, anche se i suoi momenti preferiti erano quelli trascorsi in ambulatorio per dedicarsi alla chirurgia, mettendo in pratica quanto appreso sui libri. Certo l’ambiente non era dei migliori, da quando si era laureata tutto ciò che era riuscita a trovare era stato un lavoro sottopagato, con orari impossibili e ferie praticamente inesistenti. Ma a lei non importava, stava imparando il mestiere e questa era la cosa importante, il resto sarebbe arrivato dopo. Anche il suo approccio al mondo degli investimenti era così.

Essendo fidanzata con un consulente finanziario, aveva imparato da lui le tecniche di base e si era appassionata anche a quel mondo, utile soprattutto per cercare di arrotondare le ridotte entrate derivanti dal suo lavoro. Potendo contare su una paga ridotta, fin dal primo mese aveva iniziato a risparmiare tramite un piano pensionistico individuale, che oltre a permetterle di accantonare cifre inizialmente piccole ma costanti, le consentiva di sfruttare i benefici fiscali derivanti dal fatto che tutto ciò che entrava nel suo piano di risparmio era deducibile fiscalmente fino a un massimo di 5.164,57 euro annui). Avendo però fondamentalmente una mentalità tecnica, e pochi capitali a disposizione, restava sempre con i piedi per terra e rischiava solo in alcune rare e ben pianificate circostanze.

Molte volte si trovava a discutere animatamente con il suo ragazzo, soprattutto quando i mercati scendevano, dal momento che era convinta che anche se questi prodotti non avevano per definizione la garanzia del capitale, mantenendoli con un orizzonte temporale corretto (quindi medio-lungo, dai dieci anni a salire) alla fine avrebbero ripagato. Dall’altro lato il suo fidanzato era dell’idea, vista la situazione lavorativa, che oltre a un piano pensionistico individuale anche strumenti a capitale garantito (vedi Titoli di Stato o gestioni separate) erano più adatti alla situazione di Caterina, ma questo per lei aveva poca rilevanza.

Tra le sue parole preferite c’era diversificazione, ovvero la probabilità che, investendo i suoi soldi su differenti prodotti, statisticamente avrebbe perso di meno, anche se avrebbe dovuto rinunciare a parte delle performance in caso di rialzi sui mercati. Ecco perché tra i suoi prodotti preferiti vi erano fondi comuni (o siCAV se di matrice estera) ed etf, storicamente i più coerenti con la sua strategia che riassumendo era quella di non mettere tutte le uova nello stesso paniere.

Su queste due tipologie di prodotti Caterina era molto informata. Si era iscritta a tutti i siti del settore, Morningstar e Quantalys per i fondi e Justetf per gli ETF. Ogni giorno dedicava almeno un’ora (compatibilmente con il suo lavoro a tempo pieno) alla sua formazione e al suo portafoglio, controllando i diversi mercati e verificando l’evoluzione dei suoi investimenti.

Era un lunedì mattina come tanti, l’ambulatorio apriva alle dieci e ovviamente doveva essere la prima ad arrivare, quindi restò molto colpita quando vide un signore vestito da postino davanti all’entrata. Ma non si trattava di un cliente: era davvero un postino, e doveva recapitare una lettera a una certa Caterina. Nell’ambulatorio con quel nome c’era solo lei, ma essendo arrivata da poco non si sarebbe mai aspettata di ricevere posta, invece quella busta bianca, con i caratteri in rilievo ben curati, quasi fosse un invito a un matrimonio da mille e una notte, era indirizzata proprio a lei...

Filippo consultava i giornali e i siti di annunci immobiliari per cercare qualche buona occasione di acquisto. Credeva fermamente nel mattone, perché come diceva sempre suo padre era qualcosa che si poteva toccare con mano, che fra cento anni sarebbe rimasto ancora lì. Inoltre comprare un immobile, magari in pessime condizioni, ristrutturarlo e poi metterlo a rendita oppure rivenderlo e ricavarci una plusvalenza erano le sue attività preferite. Il suo motto preferito era “gli affari si fanno quando si compra e non quando si vende”. Era diventato inoltre molto abile nel padroneggiare le principali tecniche di vendita, e spesso riusciva a entrare in possesso di case (miniappartamenti e bilocali in posizioni strategiche erano i suoi preferiti) pagandole anche con un 30-35 per cento di sconto rispetto alla richiesta iniziale.

Quando incassava gli affitti mensili, pur dovendo togliere le spese condominiali, le tasse sulla casa e altri oneri, ciò che gli restava in tasca era sufficiente a spingerlo verso l’operazione immobiliare successiva. Voleva arrivare a costruirsi uno stipendio fatto solo di entrate automatiche, in modo da non dover più lavorare e dedicarsi a tempo pieno alla sua passione, affinando le sue competenze.

Quel giorno però il suo agente immobiliare (negli anni si era costruito una squadra di fiducia per le sue operazioni, composta da un geometra, un notaio, un direttore di banca e, appunto, un agente immobiliare) lo aveva contattato affinché si recasse in ufficio per ritirare una busta che era arrivata, a quanto pare, a suo nome. Non aveva idea di cosa fosse, perché di solito nessuno mandava buste ai suoi collaboratori. Gli inquilini dei suoi appartamenti solitamente si rivolgevano a lui tramite mail o con una telefonata, quindi Filippo non capiva cosa stesse succedendo.

Una volta arrivato in agenzia e aperta la busta, fu colpito dalle parole scritte su quel biglietto. Poteva anche essere uno scherzo, ma in qualche modo sentiva che il contenuto di quella busta avrebbe segnato una tappa importante nel suo percorso di investitore.

La vita di Michele era sempre stata fondata sulla sicurezza. Una sicurezza che però conteneva al suo interno una base molto forte di paura, di non andare mai oltre la sua zona di comfort, di non voler mai diventare più di quello che gli altri dicevano che lui dovesse essere, di non trovarsi mai a scoprire cosa esistesse oltre la versione mediocre di sé. In fondo perché doveva farlo? Il suo lavoro da impiegato in una grossa multinazionale del caffè con i suoi classici 1500 euro al mese di stipendio da ormai sette anni non gli aveva mai tolto il sonno, visto che poteva permettersi una casa, una macchina, e perché no anche un piccolo lusso ogni tanto. In fondo a lui andava bene così, anche perché da quando si era sposato ed era diventato padre tutti gli sforzi economici e di tempo erano dedicati a suo figlio, che come tutti i ragazzi avrebbe avuto bisogno di denaro per studiare e costruirsi un futuro.

Certo poi a volte si lamentava di quel collega che aveva fatto carriera velocemente, del fatto che poi quei soldi non erano mai abbastanza per condurre una vita felice, che i capi alla fine erano tutti degli incompetenti, e che per quella cifra mensile il lavoro era sempre troppo. Michele aveva però sviluppato l’abilità di essere un grande risparmiatore, soprattutto nei primi anni di lavoro, quando ancora erano solo lui e la sua compagna, e così accantonava tutti i mesi una piccola parte del suo stipendio, per il futuro. Quest’ultima però doveva rigorosamente essere investita in prodotti senza rischio di perdita del capitale, possibilmente a breve termine.

Michele preferiva un rendimento nullo (o addirittura negativo) ma quei soldi dovevano sempre essere lì, sempre quelli, tutti i mesi, come il suo stipendio. Quando riceveva la tredicesima o il premio aziendale, che andavano a rinforzare il suo gruzzolo, trovandosi con una somma maggiore rispetto al solito faceva il giro delle banche per trovare il conto deposito migliore, con i costi di conto corrente più bassi. Tuttavia stava attraversando un periodo negativo da questo punto di vista, perché con i tassi ridotti a zero i suoi adorati Titoli di Stato non rendevano più come qualche anno prima, e quindi le sue certezze in termini di investimento già da un po’ avevano cominciato a venir meno.

Ma per lui era arrivata, in quel lunedì come tanti, una telefonata dalla receptionist del piano terra, che lo avvisava di passare a ritirare una busta che avevano lasciato indirizzata a lui.

Ma cosa conteneva quella busta inviata a ognuno dei nostri protagonisti? Conteneva ciò che ognuno vorrebbe trovarsi ad avere, una nuova occasione.

Nel caso di Enrico, Michele, Caterina e Filippo significava un biglietto aereo in prima classe per New York e un invito per una colazione in un piccolo locale alla fine di quella via che rappresenta da sempre il sogno di ogni investitore, Wall Street.

Il biglietto recitava:

«In questa busta ci sono un biglietto di prima classe andata e ritorno per New York, nonché una prenotazione per un albergo a cinque stelle nel centro finanziario della Grande Mela. Troverai anche le indicazioni per il ritrovo, in fondo a Wall Street, al bar “Starting Wall Street”. Visto che anche tu come me sei un investitore, se non cogli questa opportunità potrai pentirtene per il resto della tua vita».

Adesso bisognava solo fare le valigie e partire, per scoprire chi si nascondesse dietro quell’incontro così particolare, anche se forse un’idea potevano averla tutti e quattro...

Colazione a Wall Street

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Francesco Casarella, Ivan Nossa

Quattro ragazzi ricevono un misterioso invito per una colazione... a New York. Sono tutti investitori, diversi tra loro. I loro sogni di essere ricchi fin da quando erano bambini si sono spenti con il passare degli anni,...

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Francesco Casarella

Francesco Casarella, laurea in Economia e commercio all'Università degli studi di Trieste, Consulente finanziario specializzato in grandi patrimoni, offre una consulenza specifica e innovativa riguardo alla conservazione e miglioramento del patrimonio dei suoi clienti, grazie alla sua...
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Ivan Nossa

Ivan Nossa è spinto da una grande passione per la ricerca interiore e la conoscenza dell'animo umano. Dopo la laurea si inventa un lavoro diventando imprenditore nel campo della formazione, attività che svolgerà con successo per 20 anni. Il suo percorso cambierà...
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