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Un percorso di alleggerimento e di riordino

di Erika Lombardo 10 mesi fa


Un percorso di alleggerimento e di riordino

Leggi un estratto da "La Casa Leggera" di Erika Lombardo e scopri i benefici di avere una casa ordinata, pulita e sostenibile

La nostra casa non è solo un luogo fisico, ma uno spazio che riflette il nostro mondo interiore.

La casa parla di noi e della nostra vita, ed essere consapevoli del nostro modo di abitarla ci offre la possibilità di scoprire le nostre mancanze, lavorarci sopra e migliorare il nostro io più intimo.

Stai leggendo un estratto da...

La Casa Leggera

Ordinata, pulita e sostenibile, in soli 31 giorni

Erika Lombardo

(4)

Oggi che abbiamo riscoperto il valore di rimanere a casa, prendiamoci cura di noi e dei nostri spazi con la organizer amata dagli influencer. Un manuale preciso e concreto per riorganizzare la nostra casa al meglio del suo potenziale, con un occhio...

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Indice dei contenuti:

La casa come specchio dell'anima

Spesso risulta difficile cercare di dare una spiegazione a un concetto astratto. Mettere ordine nei nostri spazi ci permette di sperimentare delle sensazioni positive che innescano tutta una serie di effetti benefici nella nostra vita.

  • Economia: sappiamo esattamente dove trovare ogni oggetto e risparmiamo sugli acquisti inutili; non rischiamo di comprare doppioni perché nessun oggetto presente in casa è nascosto dal superfluo.
  • Tempo: abbiamo più tempo ed evitiamo di perderne alla ricerca degli oggetti; impieghiamo meno tempo anche a rassettare la casa.
  • Efficienza: un ambiente ordinato ci permette di lavorare e vivere meglio, con meno stress e più leggerezza, concentrandoci sulle attività di reale importanza.

Vivere in una casa libera dagli eccessi e ordinata fa bene al nostro corpo, alla nostra mente e alla nostra vita: pensiamo al nostro armadio o a un qualsiasi altro spazio caotico e pieno di oggetti inutili o presunti tali (probabilmente non ci ricordiamo nemmeno che cosa contenga) e proviamo ad annotare le sensazioni che ci suscita, mettendole nero su bianco. Io visualizzo l’armadio che avevo nella mia prima casa, pieno di capi pressoché inutili e totalmente nel caos: provo oppressione, appesantimento, confusione, senso di colpa, frustrazione, fastidio, nervosismo.

Questo accade perché il nostro mondo esterno è strettamente collegato a ciò che abbiamo dentro. “La casa è il vostro corpo più grande” scriveva Khalil Gibran, ed è proprio così, la nostra casa è un po’ come una seconda pelle, un prolungamento di noi stessi. Le sensazioni di disagio provate nei suoi confronti (o di alcuni suoi angoli) riflettono alcuni lati della nostra personalità, aspetti irrisolti che probabilmente necessitano di essere portati alla luce per potercene occupare.

Riflettiamo su ciò che accade quando ritiriamo dall’autolavaggio l’auto sporca: ora che è pulita e ordinata proviamo un enorme senso di pace, alleggerimento, soddisfazione, come se ci sentissimo in ordine anche dentro di noi. Vi è mai capitato?

Gli stessi benefici, ma moltiplicati esponenzialmente, li proviamo quando ci dedichiamo alla nostra casa. Spesso però, spaventati dall’enorme lavoro che ci aspetta, ci fermiamo ancor prima di cominciare. Non focalizziamoci sulla scalinata che ci troviamo davanti, saliamo un gradino per volta dimenticandoci tutto il resto: solo così non ci faremo sovrastare dal timore di non farcela.

In questo libro troverete un percorso di alleggerimento e di riordino per la vostra casa, suddiviso in trentuno giorni, trentuno mattoncini che, a fine percorso, avranno contribuito a costruire quella che sentirete davvero casa vostra.

Ogni capitolo tratta una zona diversa e prende più giorni, suddividendo così le diverse parti che compongono quella zona. Ogni giorno è suddiviso in tre parti:

  • Primi passi, che risponde alla domanda “Da che parte comincio?”,
  • Cosa tenere con noi, per scegliere consapevolmente cosa deve entrare a far parte della nostra casa (e di conseguenza anche Cosa lasciare andare) e
  • Come e dove sistemare, che fornisce dei suggerimenti pratici per organizzare in modo funzionale gli spazi.

È un percorso che si può portare a termine nell’arco dei trentuno giorni, in alternativa è possibile consultare esclusivamente le zone che ci interessano, focalizzandoci sugli spazi che necessitano urgentemente di un intervento.

Se durante il percorso ci sentiremo sconfortati, ritorniamo all’inizio e leggiamo la meravigliosa frase che ci ha lasciato Martin Luther King: procedendo un passo alla volta, possiamo raggiungere qualsiasi obiettivo.

Al termine di ogni capitolo troviamo dei box di approfondimento in cui racconto come ho organizzato una parte specifica della mia casa (A casa mia) e due box tematici: Meno polvere approfondisce la pulizia della zona trattata nel capitolo, con La routine del pulito per riuscire a organizzarsi con le pulizie di casa e Gli alleati del pulito in cui ho elencato dei metodi di pulizia naturali. Mi preme sottolineare che una routine deve anzitutto cucirsi addosso a chi la utilizza, quindi personalizzatela a vostro piacere e in base alle vostre esigenze, con una buona dose di flessibilità.

Poniamo in primo piano i nostri limiti: dopotutto si fa sempre in tempo a rimediare.

Meno plastica, il secondo box tematico, propone una scelta di arredi e supporti organizzativi non in plastica, per fare una scelta più attenta e consapevole.

Ricordiamoci sempre che la casa va vissuta, non abitata: miriamo a una casa che ci rispecchi e ci faccia sentire bene, con armadi le cui ante si possano aprire senza il timore di essere travolti da una valanga di oggetti, ma vivendola appieno, godendo di tutti i momenti trascorsi tra le sue mura, mettendo serenamente in disordine e ripristinando il tutto in poco tempo e con poca fatica.

Space Clearing e Decluttering

Prima di addentrarci nel cuore del libro, occorre fare un passaggio essenziale sui temi che sono, insieme all’organizzazione, il fulcro di questo percorso di alleggerimento e riordino.

Lo space clearing è una pratica di liberazione dello spazio; il decluttering mira all’eliminazione degli oggetti superflui. Sono metodi che ci aiutano in tre aspetti fondamentali.

  • Guadagniamo tempo per altre attività: ne impieghiamo meno per la ricerca delle cose e per le faccende di casa (meno cose abbiamo e più velocemente rassettiamo).
  • Aumentiamo la consapevolezza: essere capaci di valutare ciò che ci è utile e ci piace ci permette di conoscerci meglio.
  • Aumentiamo la concentrazione: eliminando il superfluo spostiamo la nostra attenzione solo verso ciò che è importante e facciamo spazio a nuove opportunità.

Space clearing e decluttering vanno di pari passo: per fare spazio ho la necessità di eliminare gli oggetti superflui.

Non possiamo pretendere di avviare un percorso di riordino senza prima alleggerire la nostra casa da tutto ciò che è inutile e occupa spazio senza un motivo valido.

Viviamo in una società che ci induce a pensare che la quantità di oggetti che possediamo sia direttamente proporzionale alla nostra felicità, trasformando ciò che in passato era un consumo mirato al benessere, a quello che oggi ci ha resi schiavi del consumismo e di conseguenza degli oggetti, che finiscono per possederci. Infatti, spesso i nostri acquisti sono spinti da un impulso interno, che ci porta a comprare anche cose che non hanno una reale utilità, per il solo gusto di provare un appagamento momentaneo.

Qualche anno fa, insoddisfatta della mia vita professionale, spendevo una quantità spropositata di denaro per acquistare capi d’abbigliamento e accessori, quasi a voler credere che cambiando il contenitore sarei riuscita a cambiare anche il contenuto. Be’, non funzionava: stavo solo cercando una soluzione veloce che appagasse momentaneamente un disagio, ma provavo solo un senso di colpa per aver speso dei soldi in cose inutili. Prima di acquistare (o di portare a casa), aiutiamoci con queste domande.

  • Come lo utilizzerò? Con cosa lo indosserò?
  • Ho già qualcosa di simile a casa che svolge la stessa funzione?
  • Ho lo spazio sufficiente o devo eliminare qualcosa per fargli posto?

Lasciare andare ciò che non è più utile non è facile: aiutiamoci con un cambiamento di visuale: non concentriamoci sull’eliminazione, ma sul tenere, scegliendo gli oggetti di valore, quelli che ci danno qualcosa perché utili (svolgono una funzione) o importanti (regalano un’emozione), senza dover essere noi a dare qualcosa a loro.

Un altro valido aiuto è l’allenamento: fare decluttering regolarmente (anche su piccole aree come un cassetto) è un esercizio che può trasformarsi in abitudine e integrarsi perfettamente con la nostra quotidianità. Dedichiamoci al decluttering per dieci minuti al giorno puntando un timer: man mano che continueremo a farlo proveremo una sensazione piacevole di alleggerimento che ci indurrà ad allungare sempre di più le nostre sessioni.

La consapevolezza è un’altra ottima arma per capire come superare la resistenza a lasciare andare. Possiamo allenare anche quella. Come allenarla? Cercando di riflettere sulle domande più comuni che ci inducono all’accumulo.

Può sempre servire: una delle frasi che va per la maggiore, ma non è una ragione valida per accumulare.

Cerchiamo di farci delle domande concrete, che ci mettono davanti la realtà.

  • Quando e in che modo utilizzerò quest’oggetto?
  • Se si rompesse o lo perdessi, lo ricomprerei?
  • In quest’ultimo anno quante volte l’ho utilizzato?

Teniamo queste domande a portata di mano (o trascriviamole) quando ci occuperemo ogni giorno di una zona diversa della casa: saranno utili e di supporto per gli oggetti che non riusciamo a valutare con obiettività.

L’ho pagato tanto: il solo fatto di averlo pagato ci impone di doverlo tenere. Non è così: quando scegliamo di tenere qualcosa che non ci serve, sprechiamo tempo e denaro. Inoltre prendere consapevolezza dei nostri acquisti errati ci offre la possibilità di conoscerci meglio.

È un ricordo: tendiamo a legare i nostri ricordi a oggetti inanimati, e il problema sorge quando questi oggetti prendono il sopravvento. In potenza qualsiasi cosa è un ricordo, ma così anche gli oggetti legati a ricordi molto importanti perdono di significato. Fissiamo un limite e valutiamo attentamente cosa proviamo con ogni oggetto-ricordo (lo vedremo meglio nell’ultimo capitolo).

Primi passi

Prima di iniziare il nostro percorso giochiamo d’anticipo e prepariamo dei contenitori per gli oggetti che lasceremo andare, suddividendoli già per destinazione ed evitando di ammucchiarli indistintamente sul pavimento: sapere che fine farà il nostro superfluo contribuisce a lasciarlo andare più facilmente. Prepariamo degli scatoloni o dei sacchetti capienti e scriviamo all’esterno di ogni contenitore che cosa conterrà (da regalare, da donare, da vendere, da buttare).

Spesso si associa l’idea del lasciar andare con l’azione di buttare gli oggetti nel cestino dei rifiuti: non è assolutamente così, abbiamo diverse scelte che ci permettono di dare valore agli oggetti che non vogliamo più.

  • Regalare: è essenziale consultare le persone destinatarie per sapere se effettivamente siano o meno interessate a ciò che vorremmo dare. Meglio accertarsi prima delle loro preferenze, mandando loro una foto dell’oggetto.
  • Donare: possiamo aiutare persone che danno un valore molto alto a ciò che per noi non lo ha più. Se non conosciamo nessuno che potrebbe trovarsi in un momento di difficoltà portiamo i nostri oggetti ad associazioni fidate e accertiamocene prima facendo una ricerca sul web.
  • Vendere: una buona soluzione soprattutto per gli oggetti che hanno un valore economico. Non focalizziamoci però su quanto effettivamente recupereremo: qualunque bene si svaluta quando è di seconda mano.
  • Scambiare: lo scambio è una soluzione che non apprezzo particolarmente, perché si corre il rischio di sostituire il superfluo con altro superfluo. Agiamo in maniera consapevole: se la merce di scambio non è di nostro interesse, evitiamo di portarla a casa.
  • Riciclare: spesso riciclare è una scusa per non lasciare andare. Utilizziamo questa soluzione solo quando abbiamo le idee chiare su ciò che vogliamo creare, definendo anche quale sia la funzione dell’oggetto di riciclo per capirne l’effettiva utilità.
  • Buttare: l’ultima spiaggia, solo per oggetti danneggiati e non più riparabili (o quando non ne vale la pena). Facciamo attenzione allo smaltimento attenendoci scrupolosamente alle regole del nostro comune.

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Erika Lombardo è una professional organizer certificata APOI. Ha deciso di avvicinarsi al mondo dell’organizzazione per trasmettere a tutti che l’ordine visivo equivale all’ordine mentale e questo aiuta a vivere in maniera più serena. Ha ideato Armadio di Grace, un...
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