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Un mistero che trova risposta - Estratto da "Il Mio Gemello mai Nato"

di Caterina Civallero, Maria Luisa Rossi 10 mesi fa


Un mistero che trova risposta - Estratto da "Il Mio Gemello mai Nato"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Caterina Civallero e Maria Luisa Rossi e scopri come le gravidanze gemellari siano in realtà molto frequenti

Troviamo magnifico questo lavoro di ricerca e scrittura che è nato e si sta sviluppando insieme: ancora ricordiamo quel giorno di fine settembre dello scorso anno, giorno in cui, quasi per gioco, prese vita il nostro comune progetto. Fu un momento delicato e intenso.

Indice dei contenuti:

I gemelli scomparsi

Eravamo a un corso di aggiornamento, c’era una pausa, senza motivo apparente iniziammo a parlare delle nostre famiglie, delle origini, degli avi, della vita e del suo senso intrinseco, e a un tratto uno sguardo, un momento di emozione e comunione ci informò che fra noi non vi era nessuna differenza, i racconti di vita di entrambe erano identici, le nostre nonne, madri e zie, avevano vissuto pressoché le stesse esperienze, le stesse sofferenze; i nostri nonni, padri e zii avevano inseguito gli stessi identici sogni, patito le stesse delusioni; in quel momento la comunanza ci comunicava che eravamo entrambe figlie di un sistema molto grande che ci abbracciava strette e ci rendeva sorelle.

Fu come un lampo, e seppur impercettibile, diede inizio a un movimento lento e deciso che procede con ritmo e direzione verso un argomento davvero speciale. Da quel giorno, insieme, stiamo raccogliendo materiale per approfondire e spiegare, dal nostro punto di osservazione, quella che per noi è una fantastica, meravigliosa scoperta della vita: dentro l’utero di nostra madre, quando veniamo concepiti, nella maggior parte dei casi, non siamo soli.

Il nostro viaggio inizia accanto a un fratello, o a una sorella, o a entrambi, che condividono con noi una parte del percorso e che poi, per regole stabilite dalla natura, per loro si interrompe. Questa immagine, ovvero l’esistenza dei nostri fratelli non nati, ha un nome: essi vengono definiti gemelli scomparsi, e i comportamenti legati a questo rapporto con lui/lei, o con loro, vengono definiti “sindrome del gemello scomparso”, alcuni la chiamano “sindrome del gemello nato solo”, o “sindrome del gemello superstite”; viene anche definita "Vanishing Twin Syndrome" (VRS), ma per molti è semplicemente la “Sindrome del gemello”.

Per noi è diventata, man mano che ce ne siamo occupate, “sindrome di chi resta”, e da qui parte la domanda che ci siamo poste "chi c'e in me?".

A oggi non sono molti gli autori che hanno scritto di questo argomento, che ha visto le sue prime luci al “Terzo Congresso di Gemellologia di Gerusalemme”, nel 1980. La “gemellologia”, termine coniato da Luigi Gedda, pioniere della genetica italiana che utilizzò per primo questo temine, è un argomento molto delicato e nuovo, pertanto molte delle tesi che abbiamo rintracciato offrono pareri non uniformi.

Il nostro tentativo è fare chiarezza, aprire nuove strade nella radura del sapere che, forse, altri dopo di noi percorreranno; o anche noi stesse, in futuro, potremmo percorrere ancora con più determinazione e disinvoltura. Adesso ci sentiamo come John Lloyd Stephens e Frederick Catherwood gli esploratori che inseguivano le orme dell’antica civiltà maya, nell’oblio delle foreste meso-americane, alla fine dell’Ottocento. E mettendoci nei panni di coloro che oggi investono denaro, tempo e energie per visitare, conoscere, annusare, toccare e “assaggiare” quelle scoperte, ci siamo chieste perché qualcuno dovrebbe investire denaro, tempo ed energie nella lettura di questo libro. La risposta è implicita nella domanda: così come per Stephens e Catherwood pensiamo si sia trattato di un’esperienza culturale ma anche di grande trasformazione umana, con altrettanta passione auspichiamo che questo progetto possa rappresentare, per il lettore, un viaggio alchemico dentro di sé, una trasformazione animica, spirituale e biologica. Guarire significa passare attraverso un percorso alchemico. Stephens scrisse a proposito dell’America centrale:

«Vi sono buone ragioni per ritenere che tutta questa regione fosse, molto tempo fa, occupata da un unico popolo, che parlava un’unica lingua o almeno impiegava la stessa scrittura. Seduti tra le rovine abbiamo invano cercato di penetrate il mistero; chi erano gli uomini che costruirono quelle città. La città di rovine era davanti a noi come il rottame di un’imbarcazione in mezzo al mare, con l’alberatura scomparsa, il nome cancellato, l’equipaggio sommerso; nessuno sa dire donde provenga, a chi appartenesse, quanto tempo sia stata in viaggio, quale sia stata la causa del naufragio e quale fosse la sua ciurma, si può solo indovinare da una presunta somiglianza nella struttura del bastimento, ma non si potrà mai conoscere con sicurezza. La vista di questo monumento (una stele) inaspettatamente trovato generò in noi la convinzione che gli oggetti della nostra ricerca non erano solo degni di interesse come avanzi di un popolo sconosciuto, ma anche come opere d’arte».

Crediamo profondamente che l’oggetto della nostra ricerca meriti il nostro interesse; anche noi, sedute tra i resti di un passato ricco di indizi emotivi e biologici, ci accingiamo a sollevare insieme a voi il velo su questo mistero del gemello mai nato.

Va riconosciuto che a oggi mancano ancora molte tessere al mosaico, ma è affascinante osservare quanto magnifico sia il disegno che si sta svelando ai nostri occhi e a quelli di coloro che ci stanno osservando mentre lavoriamo al nostro progetto. Un giorno, forse, questo testo sarà rimpiazzato da qualcosa di più grande e il nostro contributo non sarà stato che una goccia nel mare, ma noi siamo determinate a compiere questo viaggio, questo sforzo, questo compito, questa esplorazione.

Da ogni parte della terra ogni giorno, come richiamate a un appello o a un censimento universale, ci giungono importanti testimonianze scientifiche e racconti di persone che sono a conoscenza, per differenti motivi, di questa sindrome. Si tratta di colleghi, di professionisti, di persone comuni, di operatori sanitari di strutture pubbliche e private, ginecologi, ecografisti, ostetriche, levatrici, mamme. Ognuna di queste persone, intervistata per lo scopo o incontrata per curiosa casualità, è al corrente di questa realtà, e ha da offrirci spunti, racconti, testimonianze, libri, articoli, dvd. Man mano che raccogliamo materiale veniamo a scoprire che tutti conoscono la dinamica, nessuno sa darle un nome, ma siamo tutti concordi sul fatto che è bello potergliene dare uno. Siamo profondamente grate a tutte le persone che ci sostengono e che credono in noi. Il vostro supporto è determinante per incrementare la diffusione di questo libro, pertanto il nostro ringraziamento è fortemente sentito, parte dal cuore e siamo certe che possa raggiungervi tutti.

La “Sindrome del Gemello che Resta

Un numero sempre più crescente di persone sa che la straordinarietà e rarità delle gravidanze gemellari è tutt’altro che rara.

Se chiedi a una donna, lei sa. Lo sente. Ci sono cose che si sentono, altre che si tramandano. Il sapere popolare nutre la nostra conoscenza più di qualunque strumento di comunicazione. Attualmente si ipotizza che la quasi totalità delle gravidanze inizi con la fecondazione di due o più ovuli; essa dà origine a due o più embrioni e normalmente termina portando allo sviluppo completo un solo feto. Come a dire che per la natura il parto gemellare resta una sorta di anomalia.

Le odierne ecografie realizzate, su richiesta, con apparecchi ecografici modernissimi in 3D identificano gli embrioni tre settimane dopo la fecondazione.

Con queste apparecchiature si osserva che l’incidenza di più embrioni all'interno dell’utero è tutt’altro che rara. Monitorando la gravidanza, statisticamente, si rileva che la gran parte dei gemelli muore entro i primi tre mesi. Attualmente la prassi ginecologica colloca la prima ecografia tradizionale fra la quinta e l’ottava settimana di gestazione e non permette di giungere allo stesso risultato (ricordiamo che fino a qualche anno fa non si facevano ecografìe durante la gravidanza).

Molti ecografisti non sempre informano dell’esistenza di altri embrioni, allo stesso modo si comportano le ostetriche intervistate per la stesura di questo libro. Esse, al termine del parto, rilevano spesso la presenza di bottoni embrionali nella placenta di cui non danno informazione; questo atteggiamento è rivolto alla vita.

Agire diversamente, informando della presenza di bimbi non nati, distoglierebbe una Madre dalla gioia di stringere suo figlio fra le braccia e la porterebbe a concentrarsi sulla perdita del figlio non nato.

Poi ci sono quelle che vengono definite “minacce di aborto”, ovvero tracce di sangue che spesse volte sono espulsioni di piccoli embrioni. All’allarme della donna in gravidanza segue l’esame ecografico di controllo che di solito rileva uno stato di normalità; l’ecografista, durante l’esame, vede l’embrione rimasto e la gravidanza continua con normalità.

Pertanto la possibilità che la gravidanza parta con un potenziale parto gemellare che poi si risolve con un parto singolo, è altissima, ed è un fatto normale. È la natura. E la natura non sbaglia mai.

Il Dr. Boklage, negli anni ’80 evidenziò che il fenomeno dei gemelli evanescenti è un fatto fisiologico della razza umana: quando veniamo concepiti non siamo soli, è presente nell’utero materno, con noi, nostro fratello o nostra sorella. Cresciamo insieme e con lui/lei abbiamo un rapporto intimo e tattile fin da subito; la pelle (che è il primo organo a formarsi, ancor prima del cervello) percepisce per prima la presenza del fratello. Il contatto con lui/lei ci struttura, ci orienta, ci delinea e ci definisce.

Il fratello concepito insieme a noi, che vive in utero con noi, è il nostro primo specchio, la prima struttura di risonanza.

Fino alla metà del Novecento si riteneva che l’embrione fosse un’entità totalmente incapace di provare emozioni. Oggi sappiamo che feti ed embrioni percepiscono ed interagiscono attivamente agli stimoli (tentano infatti di “scappare” anche agli aghi e agli strumenti artificiali che vengono utilizzati per l’aborto artificiale; si assiste a una immobilizzazione del feto come in stato di shock). Le implicazioni psicologiche della “Sindrome del Gemello che Resta” sono innumerevoli. A oggi sempre più esperti si impegnano in tale direzione per meglio comprendere, e poi supportare, i sintomi e le dinamiche di un rapporto così importante come quello con il proprio gemello, che si risolve, nella maggioranza dei casi, con un distacco inesorabile.

E anche se questo argomento genera molto stupore quando lo si apprende, soprattutto per la prima volta, occorre ricordare e tenere ben presente che si tratta sempre e comunque di un fenomeno naturale. È una modalità biologica ben precisa prevista da “madre natura”, un movimento necessario per la formazione della struttura e dell’organizzazione psichica dell’individuo.

Gli embrioni hanno una memoria? Esiste una sensibilità pre-natale?

Psicologi e ricercatori come Elisabeth Noble, Stanislav Grof, William R. Emerson Ph. D., Claude Imbert, hanno ipotizzato l’esistenza della memoria del feto a partire dal concepimento. Claude Imbert, in particolare, dottoressa francese specialista in psicologia pre-natale, nel suo libro L’avvenire si decide prima della nascita dimostra che molti problemi psicologici, affettivi e somatici hanno origine nella vita pre-natale.

Altri studi (Beretta, Boghi & Testa, 2003; Valente Torre, 1999) hanno dimostrato che, fin dagli stadi più precoci della vita intrauterina, i gemelli mostrano specifici comportamenti di coppia che si confermano nella vita post-natale.

Una delle esperienze più importanti che può incontrare un feto, è quella della perdita di un gemello. E poiché la comunicazione tra gemelli inizia a livello fetale, con reciproche sollecitazioni e risposte che proseguono per il resto della vita, essi sono in continua interazione tra di loro e si condizionano sia a livello psichico che fisico. Si parla di complementarietà marcata, di legami simbiotici e di fusione d’identità (Piera Brustria Rollé, Fogliano, De Pascale, 2007).

La madre, durante la gravidanza, può anche non rendersi conto che un embrione è morto, ma il suo gemello, diviso solo da una sottilissima membrana, o nella stessa sacca, se ne accorge. E questa perdita viene registrata come la prima grande perdita alla quale, in sindrome, si accodano una dopo l’altra, le pesanti perdite della vita, che causando un effetto valanga, trascinano con sé un dolore profondo, permanente, senza fine, che può essere elaborato, accolto e trasformato solo se riconosciuto, nominato e modificato nel suo contenuto emotivo.

La gravidanza gemellare condotta a termine, è soggetta a una elevata pressione selettiva e resta, quindi, una sorta di anomalia, di straordinarietà. La normalità biologica conduce, infatti, nella maggioranza dei casi, alla sopravvivenza di uno solo degli embrioni. Nelle prime settimane si svilupperanno tutti gli embrioni fecondati, poi solo uno di essi sopravvivrà: gli altri verranno riassorbiti o disseccati, espulsi con la loro placenta, prima (sanguinamenti della madre) o durante il parto. I meccanismi di selezione naturale, ovvero queste “casualità”, sono gestiti da - madre natura - e tolgono al nascituro e alla madre ogni sorta di responsabilità in merito.

Nonostante questa apparente normalità, molti ricercatori hanno evidenziato in chi sopravvive a questa esperienza precoce di morte e separazione affettiva, che avviene in utero, la comparsa nell’arco della vita di caratteri comportamentali salienti.

Secondo il Dott. William Emerson, conosciuto in tutto il mondo come insegnante, oratore, scrittore e, soprattutto, pioniere della psicologia pre e peri-natale, membro onorario dell’“Istituto Nazionale di Salute Mentale” degli Stati Uniti, la memoria prenatale è la più influente e formativa, specialmente nel primo trimestre intrauterino. Tutte le esperienze del nostro ciclo vitale a partire dalla nostra prima cellula sono conservate dentro di noi.

Secondo le sue teorie, le persone che hanno perso un gemello in utero manifestano dinamiche comuni: prima di tutto c’è un inesprimibile e profondo senso di perdita, di disperazione e di rabbia. Questi sentimenti, anche quando non espressi, possono, in alcuni casi, essere rivolti verso altri. Oltre a questo, si struttura un cronico sentimento di paura di subire di nuovo questa perdita. Tutto ciò accompagnato da grande insicurezza.

La paura della perdita viene controllata prendendo distanza dagli altri, manifestando una eccessiva timidezza e diffidenza, oppure, al contrario, instaurando relazioni simbiotiche di co-dipendenza. Si generano l’incapacità di creare legami autonomi e l’attitudine alla sottomissione frustrante, fino all’eccesso come: - Se non mi sottometto e non faccio quello che gli altri si aspettano da me morirò - che può provocare ostilità e aggressività, perché occupandosi dei bisogni dell’altro si finisce per negare i propri.

Le esperienze descritte e analizzate da Emerson, possono virare verso se stessi o verso l’altro e si manifestano sotto forma di comportamenti sadici e masochistici: il trauma della perdita del gemello si può trasformare in un bisogno di fare del male ad altri (violenza criminale) o a sé stessi (comportamenti autolesionistici).

La sofferenza è palpabile. All’anamnesi, il paziente lamenta un dolore emotivo immotivato a livello razionale, e per questo difficile da rintracciare ed estirpare. È una lacerazione insanabile che lascia l’anima a brandelli. Una sensazione di vuoto incolmabile e di smaniosa ricerca del completamento del sé, che risulta tanto più difficoltosa quanto più è sconosciuta.

E, nonostante la maggior parte di questi sintomi è il comune denominatore di altre patologie psichiche di media e grande importanza, quando il filtro terapeutico con cui si osserva la patologia spinge verso approfondimenti insufficienti do inefficaci, quando appaiono difficoltà diagnostiche, potrebbe essere interessante considerare, come fecero Galileo, i coniugi Curie e tanti altri pionieri della storia, un punto di osservazione nuovo come quello proposto in questo libro.

La “Sindrome del Gemello che Resta”, potrebbe essere una nuova via terapeutica, da utilizzare o co-utilizzare, soprattutto in quei casi in cui altre strade sono già state battute senza essere giunti a risultati soddisfacenti.

Anche per questo è importante ricordare che non tutti i gemelli sopravvissuti manifestano sintomi o soffrono della sindrome; qui di seguito riportiamo alcune delle anomalie fisiche collegate alla “Sindrome del Gemello che Resta”, da noi riscontrate attraverso un’attenta ricerca; fra esse compaiono: le asimmetrie fisiche, la scoliosi, le lassità legamentose, il mancinismo, le cefalee croniche, le emicranie, lo strabismo, l’epilessia, la dislessia, la disgrafia, la discalculia, la bulimia, l’anoressia, l’asma, l’eczema, la vitiligine, le discromie cutanee dette “voglie”, le cisti, le verruche, i tumori, i teratomi, la balbuzie, l’onicofagia, l’eterocromia iridea. Potrebbero essere indizi per ipotizzare la presenza della “Sindrome del Gemello che Resta”.

Il Mio Gemello mai Nato

La Sindrome del Gemello che Resta. Un viaggio alchemico alla scoperta del rapporto tra noi e i nostri fratelli gemelli non nati

Caterina Civallero, Maria Luisa Rossi

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Caterina Civallero

Caterina Civallero si occupa di benessere da circa trent’anni. Organizza e gestisce corsi seminari e percorsi individuali per favorire la diffusione di un messaggio semplice e fruibile mirato alla gestione dell’alimentazione consapevole, della salute personale e...
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Maria Luisa Rossi

Maria Luisa Rossi naturopata e iridologa, Presidente dell’associazione Armonia di Manipura promuove e struttura percorsi completi di integrazione olistica. Nei suoi seminari insegna tecniche di avvicinamento e di approfondimento olistico, nelle consulenze individuali imposta percorsi...
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