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Un incontro inaspettato con uno sconosciuto sorprendente

di Robin Sharma 1 mese fa


Un incontro inaspettato con uno sconosciuto sorprendente

Leggi un estratto da "Il Club delle 5 del Mattino" di Robin Sharma

L’imprenditrice mentì alla gente incontrata al seminario dicendo che si trovava lì per imparare la formula favolosa dell’incantatore per la produttività esponenziale e per scoprire la neuroscienza sottesa alla padronanza del talento che egli aveva condiviso con i leader dell’industria. Diceva che la sua aspettativa era che il metodo del guru le avrebbe dato un vantaggio impareggiabile per la competitività della sua azienda, consentendo agli affari di aumentare rapidamente verso il dominio assoluto del mercato. Voi sapete la vera ragione per cui si trovava là: aveva bisogno di ricostruire le sue speranze. E di salvarsi la vita.

L’artista era venuto all’evento per capire come alimentare la sua creatività e moltiplicare la sua abilità in modo da poter lasciare una traccia indelebile con i quadri che creava.

Il senzatetto sembrava essersi imbucato nella sala conferenze mentre nessuno guardava.

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Il Club delle 5 del Mattino

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Robin Sharma

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L’imprenditrice e l’artista erano seduti vicini. Era la prima volta che si incontravano.

«Pensi che sia morto?» chiese lei all’artista che giocherellava con i suoi dreadlock penzolanti alla Bob Marley.

Il viso dell’imprenditrice era spigoloso e allungato. Una profusione di rughe profonde le correva lungo la fronte come solchi nel campo appena arato di un contadino. Aveva capelli castani di media lunghezza, acconciati in uno stile che diceva: «Io faccio affari e non osare infastidirmi». Era magra, come una maratoneta, con braccia sottili e gambe snelle che sbucavano fuori da una gonna blu firmata. Aveva lo sguardo triste, triste per vecchie ferite mai guarite, e per l’attuale caos che stava appestando la sua amata azienda.

«Non so. È vecchio. È caduto male. Santo cielo, veramente una brutta caduta. Mai visto niente del genere», disse l’artista con ansia mentre si tirava un orecchino.

«Non conosco il suo lavoro. Questo genere di cose non mi sono familiari», spiegò l’imprenditrice. Rimase seduta con le braccia conserte su una camicetta color crema, un enorme fiocco nero legato con eleganza all’altezza del collo. «Ma mi è piaciuta molto la sua preparazione sulla produttività in questa era di dispositivi tecnologici che distruggono la concentrazione e la capacità di pensare profondamente. Le sue parole mi hanno fatto comprendere che devo salvaguardare le mie doti cognitive in un modo di gran lunga più efficace», continuò lei, in tono del tutto asettico. Non aveva un interesse reale a condividere ciò che stava attraversando e voleva proteggere la sua facciata di illustre donna d’affari pronta a passare al prossimo livello.

«Già, è un tipo fantastico» disse l’artista, con un’aria nervosa. «Mi ha aiutato un sacco. Non posso credere a quello che è appena successo. Surreale, vero?»

Era un pittore. Volendo elevare la sua arte e insieme migliorare la sua vita personale, seguiva il lavoro dell’incantatore. Ma, per qualche ragione, i demoni dentro di lui sembravano avere la meglio sulla sua natura superiore. Così, inevitabilmente, sabotava le sue ambizioni erculee e le sue idee originali.

L’artista aveva un’aria cattiva. Un pizzetto sporgeva da sotto il suo mento. Indossava una maglietta nera e dei bermuda neri che ricadevano sotto le ginocchia nodose. Stivali neri con suole di gomma, del genere che portano gli australiani, completavano l’uniforme creativa. Un’affascinante cascata di tatuaggi scendeva lungo entrambe le braccia e la gamba sinistra. Uno diceva: «Ricchi=Impostori». Un altro aveva rubato una frase di Salvador Dalì. Diceva: «Io non mi drogo. Io sono la droga».

«Salve», disse il senzatetto con un tono inappropriatamente alto, da qualche fila di poltrone dietro l’imprenditrice e l’artista. L’auditorium si stava ancora svuotando, e i tecnici audio e video stavano smontando il palco. Il personale addetto spazzava il pavimento. Una canzone di Nightmares on Wax si sentiva in sottofondo.

I due che si erano appena conosciuti si voltarono a guardare una massa aggrovigliata di capelli selvaggi, una faccia che sembrava non essere stata rasata da decenni e un’accozzaglia sbrindellata di abiti terribilmente sudici.

«Sì?» chiese l’imprenditrice in un tono freddo come un cubetto di ghiaccio al Polo Nord. «Come posso aiutarla?»

«Ehi, amico, che c’è?» chiese l’artista con un po’ più di compassione.

Il senzatetto si alzò, si avvicinò strascicando i piedi e si sedette accanto ai due.

«Pensate che il guru abbia tirato le cuoia?» chiese mentre si toglieva una crosta da un polso.

«Non so», replicò l’artista, attorcigliandosi un altro dreadlock. «Spero di no.»

«A voi è piaciuto il seminario? Capivate quello che il vecchio diceva?» continuò quello sconosciuto trasandato.

«Assolutamente sì», disse l’artista. «Adoro il suo lavoro. Faccio una gran fatica a metterlo in pratica, ma quel che dice è profondo. E potente.»

«Non sono così sicura», disse l’imprenditrice con un certo cinismo. «Mi piace molto quello che ho sentito oggi, ma non sono ancora convinta su certe altre cose. Ho bisogno di tempo per rielaborare tutto.»

«Be', io penso che sia il numero uno», affermò il senzatetto con un rutto. «Ho fatto fortuna grazie agli insegnamenti dell'incantatore. E mi sono anche goduto una bella vita di alto livello grazie a lui. La maggior parte della gente desidera che le accadano cose fenomenali. Lui mi ha insegnato che protagonisti eccezionali fanno in modo che accadano loro cose fenomenali. E il bello è che lui non solo mi ha dato una filosofia segreta per realizzare i miei sogni, ma mi ha dato la tecnologia - la tattica e gli strumenti - per tradurre l'informazione in risultato. Le sue intuizioni rivoluzionarie su come stabilire una routine mattutina intensamente produttiva hanno trasformato da sole l'impatto che avevo sul mio mercato. »

Una cicatrice frastagliata correva lungo la fronte del senzatetto, proprio sopra l'occhio destro. La sua barba poco rassicurante era grigia. Attorno al collo sfoggiava una collana di perline, come quelle che i santoni indiani indossano nei loro templi. Sebbene la sua sparata lo facesse sembrare instabile e il suo aspetto rendesse chiaro che viveva per strada da molti anni, la voce ostentava a tratti un tono di autorità. E lo sguardo rivelava la sicurezza di un leone.

«È completamente fuori di testa», sussurrò l'imprenditrice all'artista. «Se lui ha fatto fortuna, io sono Madre Teresa.»

«Hai ragione. Sembra pazzo», replicò l'artista. «Ma guarda il suo orologio macroscopico.»

Sul polso sinistro del senzatetto, che sembrava essere vicino alla settantina, c'era uno di quei cronografi massicci che i gestori di fondi speculativi inglesi sono inclini a indossare quando vanno fuori a cena nel lussuoso quartiere di Mayfair. Aveva il quadrante color canna di fucile, circondato da un cerchio di acciaio inossidabile, una lancetta rossa per l'ora e una arancione per i minuti. Il ragguardevole status symbol era unito a un largo cinturino nero di caucciù, che conferiva quell'aria da dispositivo subacqueo all'intero oggetto lussuoso.

«Centomila dollari, almeno», disse l'imprenditrice con circospezione. «Certa gente della mia azienda si è comprata orologi come questo il giorno dopo la nostra IPO. Sfortunatamente il prezzo delle nostre azioni è precipitato. Ma si sono tenuti i loro maledetti orologi.»

«Quindi, quale parte del discorso dell'incantatore vi è piaciuta di più?» chiese il vagabondo, mentre si grattava ancora il polso. «Tutta la roba sulla psicologia del genio con cui ha cominciato? O quegli incredibili modelli che ha insegnato sui segreti della produttività dei milionari che ha infilato nel mezzo? Forse vi ha gasato tutta la neurobiologia che crea le prestazioni da record. O la sua teoria sulla responsabilità di diventare una leggenda ponendosi al servizio dell'umanità, teoria che ci ha illustrato prima della sua fine drammatica?»

A quel punto il senzatetto strizzò l'occhio e guardò il suo orologio enorme. «Be', è stato divertente, ma il tempo è una delle merci più preziose che ho imparato a mettere in cassaforte. Warren Buffett, geniale investitore, ha detto che i ricchi investono in tempo. I poveri investono in denaro. Perciò non posso trattenermi con voi umani troppo a, lungo. Mi aspetta un jet. Capite?»

Delirante, pensò l'imprenditrice.

«Buffett ha detto anche: "Compro abiti costosi. Su di me sembrano roba da poco". Forse lei ricorderà anche questa citazione. E non intendo essere maleducata, ma non so davvero come lei sia entrato qui dentro. E non ho idea di dove abbia preso quell'orologio enorme e di quale jet stia parlando. E per piacere smetta di parlare in quel modo di quanto è successo alla presentazione. Non c'è niente di divertente. Sul serio, non so nemmeno se il signore respiri ancora», disse la donna.

«Assolutamente vero», concordò l'artista, lisciandosi il pizzetto. «Non è carino. E perché parli come un surfista?»

«Ehi, tranquilli!» disse il senzatetto. «Primo, sono un surfista. Ho passato tutta l'adolescenza su una tavola a Malibù. Facevo surf in un posto dove c'erano onde da paura. Adesso cavalco onde più piccole a Tamarin Bay, un buco che voi tipi probabilmente non avete mai visto.»

«Mai sentito questo posto. Lei è quasi oltraggioso», disse l'imprenditrice con aria glaciale.

Il senzatetto era inarrestabile. «Secondo, io ho avuto molto successo nel mondo degli affari. Ho fondato un gruppo di aziende estremamente redditizie in quest'epoca di imprese che fanno milioni di fatturato e zero profitti. Che ridere. Il mondo sta impazzendo. Troppa avidità e poco buonsenso. E terzo, se posso, c'è davvero un aereo che mi sta aspettando. Su una pista di atterraggio non lontana da qui. Perciò, prima di andare, ve lo chiederò ancora, perché lo voglio sapere: quale parte della presentazione dell'incantatore vi è piaciuta di più?» aggiunse mentre la sua voce roca si faceva più forte.

«Grossomodo tutta», rispose l'artista. «L'ho apprezzata tutta, al punto che ho registrato ogni parola che quella vecchia leggenda ha detto.»

«E illegale», lo avvertì il senzatetto, incrociando risolutamente le braccia. «Puoi finire in seri guai legali per questa cosa.»

«È contro la legge», confermò l'imprenditrice. «Perché l'hai fatto?»

«Perché volevo farlo. Mi andava. Le regole esistono per essere infrante, giusto? Picasso ha detto: "Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista". Ho bisogno di essere me stesso e non una pecora paurosa, che segue ciecamente il gregge giù per un sentiero che non porta da nessuna parte. La maggior parte della gente, specialmente quella con i soldi, non è nient'altro che un branco di impostori», dichiarò l'artista. «E come dice a volte l'incantatore: "Ti puoi adattare o puoi cambiare il mondo. Non puoi fare le due cose insieme". Perciò ho registrato tutto. Sparatemi. E la prigione potrebbe essere interessante. Ci incontrerei gente forte là.»

«Uhm, va bene», disse il senzatetto. «Non mi piace la tua decisione, ma ammiro la tua passione. Perciò, continua così, avanti. Facci ascoltare le parti del seminario che ti hanno esaltato.»

«Tutto quello che ho registrato vi farà esplodere il cervello!» L'artista sollevò il braccio a rivelare un dettagliato tatuaggio del chitarrista Jimi Hendrix. La frase Quando il potere dell'amore supererà l'amore per il potere, il mondo potrà scoprire la pace apparve sopra la testa della superstar. «State per ascoltare qualcosa di speciale», aggiunse.

«Sì. Avanti, facci sentire le parti che ti sono piaciute», lo incoraggiò l'imprenditrice alzandosi. Non era del tutto sicura del perché ma, anche se piano piano, qualcosa stava iniziando a muoversi, nel profondo del suo intimo. Forse la vita mi ha definitivamente abbattuta, pensò, quindi adesso posso risollevarmi.

Partecipare all'evento, conoscere l'artista, ascoltare le parole dell'incantatore, anche se non era d'accordo con tutto quel che aveva detto, le stava dando la sensazione che quanto stava sperimentando nella sua azienda potesse essere soltanto una forma di preparazione richiesta dalla sua grandezza.

L'imprenditrice era ancora scettica, ma sentiva che si stava aprendo. E che forse stava crescendo. Perciò promise a se stessa che avrebbe continuato a seguire quel processo invece di ritirarsi.

Il suo precedente modo di vivere non le serviva più. Era tempo di cambiare.

L'imprenditrice pensò a una citazione di Theodore Roosevelt che amava particolarmente: «Non è il critico che conta, né l'individuo che indica come l'uomo forte inciampi o come avrebbe potuto compiere meglio un'azione. L'onore spetta all'uomo che realmente sta nell'arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; che lotta con coraggio, che sbaglia ripetutamente perché non c'è un tentativo senza errori e manchevolezze; che lotta effettivamente per raggiungere l'obiettivo; che conosce il grande entusiasmo, la grande dedizione; che si spende per una giusta causa; che, nella migliore delle ipotesi, conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e che, nella peggiore delle ipotesi, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Dunque il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono né la vittoria né la sconfitta».

Richiamò alla mente anche la frase che aveva appreso dal discorso dell'incantatore, che suonava più o meno: «Il momento in cui più senti forte la voglia di mollare è l'istante in cui devi trovare in te stesso la voglia di andare avanti». E così, la donna d'affari scese nel profondo di se stessa e promise di continuare la ricerca per trovare le sue risposte, per risolvere i suoi problemi e vivere giorni di gran lunga migliori.

La sua speranza si stava a poco a poco espandendo e le sue preoccupazioni lentamente si ritraevano. E l'esile, cheta voce del suo sé superiore le sussurrava che stava per iniziare un'avventura molto speciale.

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Robin Sharma è uno dei principali pensatori del mondo in materia di leadership, sviluppo personale e gestione della vita. È autore di numerosi libri, tra cui il bestseller internazionale Il monaco che vendette la sua Ferrari. Sharma, oltre che per i suoi libri, viene continuamente cercato in...
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