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Un dizionario anomalo - Estratto da "Zombies"

di Andrea Bizzocchi 2 mesi fa


Un dizionario anomalo - Estratto da "Zombies"

Leggi un estratto dal libro di Andrea Bizzocchi e scopri la reale "evoluzione" del nostro mondo e come tornare a vivere una vita fatta non di bugie

È difficile ammettere che viviamo dentro una bugia e che di conseguenza la nostra Vita è una bugia. Se sei nato e cresciuto in un mondo, questo significa che sei stato educato a credere a quel mondo e alle sue verità. Che però non sono quasi mai vere.

Indice dei contenuti:

Dove siamo

Come può un dottore, un ingegnere, un avvocato, un insegnante, un operaio, chiunque di noi, al di là della sua professione e del suo ruolo sociale, credere che tutto ciò che ha appreso nella sua Vita è falso? In effetti non può. Come può metterlo in discussione, quando nel bene e nel male a quel mondo ha dedicato tutta la sua esistenza? Non può. Come può un economista a cui sono state insegnate teorie economiche di ogni genere, in anni di studio universitario, capire come funziona davvero il denaro, chi lo crea, con quale modalità, perché ci sono i debiti pubblici, eccetera, se nel suo percorso formativo tutto questo non solo non gli è stato insegnato, ma gli è stato tenuto opportunamente nascosto?

La risposta è sempre la stessa: non può. Eppure, (non) pensano le masse, è un economista. Chi se non lui sa di economia? Chi, se non il medico, sa di medicina? Chi, se non colui che è esperto di qualcosa, può sindacare su quella cosa? Questo assunto ben introiettato dentro di noi, banale quanto si vuole ma assolutamente condiviso da tutti, ci induce a non mettere in discussione l’economia, la medicina o qualunque altra struttura portante del nostro mondo; di conseguenza ci impedisce anche di comprendere che l’economia (o qualunque altra cosa), così come viene insegnata, serve a occultare che cosa essa è veramente e quali sono le sue finalità ultime. Così come la medicina, sempre così come viene insegnata, serve a occultare i processi che porterebbero a vivere naturalmente in salute (che dovrebbe essere la condizione naturale della Vita).

Il fatto è che ciò che ha imparato il medico, l’economista, il giornalista, o chiunque inserito nel Sistema è semplicemente quello che gli ha insegnato il Sistema. E anche ovvio che sia così perché il Sistema insegna quello che gli torna comodo per rafforzarsi e au-topreservarsi.

La sostanza del discorso è:

Come si può riconoscere la prigione quando abbiamo vissuto in prigione tutta la vita, quando la prigione è tutto ciò che conosciamo, quando tutti quelli che conosciamo vivono in prigione assieme a noi?

Non si può.

Questo assunto è talmente semplice da risultare persino banale; così banale che si fa fatica ad accettarlo, ragion per cui risulta difficilissimo metterlo autenticamente in discussione nei suoi pilastri fondamentali, nelle sue fondamenta, nelle sue verità più profonde.

Ma il grande inganno è evidente e per chi vuole scoprirlo è facilissimo perché esso è ovunque attorno a noi.

Come dicevo la difficoltà nella comprensione all'inganno (degli inganni) non è di natura tangibile e neppure concettuale o intellettiva. La difficoltà risiede tutta nella accettazione (oppure no) che la nostra Vita, quella Vita per cui abbiamo lottato, sudato, lavorato, pianto, speso emozioni ed energie, non è stata altro che un grande inganno-, ma la mente fatica ad accettare ciò che le provoca dolore; non lo ammette, lo rimuove. Freud definiva questo processo di non accettazione-rimozione del dolore sindrome del diniego.

Tutti noi veniamo accuratamente educati sin dalla nascita a credere nel Sistema.

Coloro che manovrano per preservare e rafforzare questo meccanismo lavorano sempre e solo nell’ombra. Lavorano dietro il Sistema, o sopra il Sistema, ma non nel Sistema. E per questo motivo che invece coloro che vi lavorano dentro (il medico, l’economista, il giornalista, il giudice, il bancario, l’insegnante, eccetera) fanno ciò che fanno, perlopiù, in perfetta buona fede e con le migliori intenzioni del mondo. Ma non hanno capito nulla di come funziona il Sistema. Perché sono stati educati a credere in esso.

Questo meccanismo di autoconservazione e rafforzamento del Sistema è così malefico e perverso da prevedere, a ogni passo e a ogni stadio della nostra Vita, tutta una serie di meriti, promozioni, avanzamenti che ti gratificano da un lato per tenerti a lui legato dall’altro. Si parte da bambini con i voti a scuola per cui se impari (possibilmente a pappagallo) quello che i programmi scolastici (cioè il Sistema) ti dicono di imparare sei bravo, prendi il voto alto, vieni promosso, i genitori, i nonni, i parenti tutti... ti coprono di lodi, ti regalano soldi oppure lo smartphone. Gratificazione. A parte la gratificazione materiale dello smartphone ricevuto in regalo a dieci anni, conta soprattutto la gratificazione emotiva di aver reso contenti, orgogliosi di te, mamma e papà, i nonni, zii e parenti. Questo ti fa sentire bene, ti induce a proseguire su questa strada, a non mettere in discussione ciò che hai fatto/appreso fino a ora.

Senza rendertene conto cominci a mettere le catene al tuo pensiero libero e ai tuoi sentimenti liberi.

Questa storia prosegue per tutto il periodo dell’educazione scolastica (fino alla laurea per chi ci arriva) al termine della quale le catene sono ormai ben strette e il pensiero e i sentimenti liberi non sai neppure più che esistono (a questo punto sei già uno schiavo adulto) e sarai gratificato dai soldi, dal successo, dagli status Symbol, e addirittura da qualche tempo - poiché al peggio non c’è mai fine - anche dal numero di like ricevuti su facebook per una qualunque idiozia che hai postato. Per un verso o per l’altro si chiama approvazione sociale e si tratta di gratificazioni previste dal meccanismo stesso. Bisogna riconoscere che l’ingegno perverso dei programmatori del Sistema a volte raggiunge verte altissime. Ad esempio negli usa l’educazione scolastica costa moltissimo (mia moglie si laureò in giurisprudenza a 25 anni, nel 1995, uscendone con un debito di oltre 70.000 $ - denaro peraltro che, a ben guardare, manco esiste...).

Questo significa che... ci indebitiamo per essere educati (programmati) e poi passiamo una parte consistente della nostra vita per ripagare (con gli interessi) quel debito che abbiamo in precedenza contratto per essere educati (programmati).

Un’astuzia da cervelli fini non c’è che dire.

Tutti gli inganni del Grande Inganno si basano su una cosa ben specifica coltivata molto accuratamente, e cioè l’insicurezza dell’individuo che di conseguenza cercherà la sua sicurezza nell’approvazione degli altri. A cosa si riduce questa approvazione? Lo abbiamo già detto ma ripeterlo non fa mai male: ad avere successo, ad aver fatto carriera, ai soldi, a possedere tutta una serie di oggetti e stili di vita che certificano che sei qualcuno. In realtà non sei qualcuno (e

men che meno sei te stesso) ma hai qualcosa. Che non sono proprio la stessa cosa perché anzi, a ben vedere, è l’esatto contrario. Se riflettiamo sul fatto che l’individuo è sottoposto sin dalla nascita a questo vero e proprio lavaggio del cervello {cosa bisogna fare, cosa si deve pensare, come ci si deve comportare, cosa si deve fare da grande, eccetera), converrete con me che è molto facile che questo individuo, che vuole pensare e agire diversamente da come pensano e agiscono tutti, si senta insicuro. Effettivamente è diffìcile essere solo contro tutti (e questo il Sistema lo sa benissimo).

Noi non ci pensiamo mai (perché la cosa ci provoca troppo dolore - ritorna la sindrome del diniego) ma nel nostro mondo ci sono adolescenti che si tolgono la vita perché hanno preso dei brutti voti a scuola. Mi si dirà: “Ma accadimenti così estremi sono rari”. Certo che lo sono, ci mancherebbe solo che fossero comuni, che fossero ordinari, che abbondassero-, ci mancherebbe solo che uno studente su due con brutti voti a scuola si togliesse la Vita! Ma sono molto indicative dell’intrinseca violenza di come è strutturato il sistema scolastico. “Ma non è detto che si sia tolto la vita solo per i brutti voti” insiste ancora colui che non vuole prendere atto di questa violenza connaturata al Sistema (perché il passo successivo al prendere atto di qualcosa è mettere in pratica quella presa d’atto; e questo è uno scoglio duro da superare per cui ci si ferma sempre prima). Certamente non è solo l’educazione scolastica ricevuta che fa stare male l’adolescente e noi tutti.

Effettivamente è l’intero arsenale della nostra civiltà che ci fa stare male: dalle droghe agli sballi, dai divertimenti al calcio, dai social network allo shopping, dalla politica all’economia e a tutto il resto, è l’intero arsenale della nostra civiltà a produrre tutto quel vuoto che ci fa stare male. Comprensibilmente spaventato da questo grande vuoto che si trova davanti (e anche di sopra e di sotto, da un lato e dall’altro; insomma, vive circondato dal vuoto) e incapace di reagire, l’adolescente in questione, o chi per lui, si dice (senza averne consapevolezza): “È tutto qui? E se è tutto qui, che cazzo vivo a fare?”.

E a quel punto viene quasi naturale togliersi la vita (o quantomeno diventa una possibilità). È un dramma infinito, inimmaginabile, soprattutto inconcepibile. Ma purtroppo in un certo senso lo si concepisce. Per questo sempre più spesso accade ciò che accade. Quando succedono fatti del genere, i media mettono in atto due strategie di occultamento del fatto/stordimento delle masse. O, dunque, facendo silenzio, oppure parlandone per giorni e mesi a tutte le ore, su tutti i canali, in tutte le salse, con l’ausilio di una schiera di esperti (o pseudo tali) e opinionisti che opinano di tutto tranne che delle cause reali che hanno portato a un gesto così estremo. Alla radice del problema non si arriva mai perché questo significherebbe rimettere in discussione l’intero meccanismo.

Questo è solo un esempio, ma il fatto che l’opulento, educato, civile e democratico Occidente (il supposto regno del benessere) detenga numerosi record in fatto di depressione, suicidi e più in generale di tutto ciò che va sotto il cappello di un malessere ad ampio raggio sempre più diffuso e generalizzato, la dice lunga su come stanno effettivamente le cose. E un altro dato la dice altrettanto lunga, e cioè il fatto che suicidi e depressione e malessere siano in aumento nei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”.

In altre parole... sono proprio lo sviluppo, la modernità, il progresso, il benessere, attraverso le loro manifestazioni pratiche chiamate stili di vita, divertimenti, sballi, educazione, economia, tecnologia, medicina..

a uccidere.

È chiaro che questo è un boccone duro da mandar giù, perché, se lo mandassimo davvero giù (cioè se capissimo davvero, intimamente, che le cose stanno effettivamente così), dovremmo essere disposti a mettere in discussione proprio i nostri stili di vita, i nostri divertimenti e sballi, l’educazione di cui siamo orgogliosi, l’economia che ci dà da vivere, la tecnologia che ci rende la vita comoda, la medicina che ci cura, eccetera.

Pochi di noi hanno la forza di farlo.

Dove stiamo andando?

Lo sviluppo, il progresso, la modernità, non sono frutto di una naturale tensione evoluzionistica, una tensione per così dire libera e spontanea. E nemmeno lo è quel futuro che si sta già profilando all’orizzonte, anche se molti non riescono a vederlo per una mancanza di prospettiva temporale. Questo futuro in buona parte già presente, si muove infatti all’interno di paletti rigidissimi pensati e imposti da un’élite, da una cricca di stampo mafioso, da un’oligarchia occulta composta da poche persone/famiglie che gestiscono una sorta di governo ombra che sta sopra (e muove) tutti i governi e le istituzioni al mondo. Questo governo ombra controlla tutto: dall’emissione del denaro all’economia, dalla cosiddetta ricerca (in tutti i campi) all’altrettanto cosiddetta educazione scolastica (prima fonte di manipolazione), dall’energia alla produzione di cibo, dalla sanità ai media, per arrivare, passando attraverso tanto altro, all'entertainment (che nella gestione del mondo gioca un ruolo fondamentale e vedremo poi perché). La direzione che questa cricca oligarchica, sinarchica, ha imposto al mondo negli ultimissimi decenni, che lo si voglia ammettere o meno.

è quella di un progresso tecnologico spinto all'inverosimile e di una graduale sostituzione della realtà reale con quella virtuale. Tanto per fare un esempio banale e osservando la cosa con sufficiente distacco, è facile capire come nel breve volgere di pochi anni la nostra vita ha virato decisamente verso una continua connessione alla rete che si traduce contestualmente, inevitabilmente, progressivamente e anche specularmente in una sempre maggiore... DISCONNESSIONE costante dal mondo vivo della natura, dei sentimenti, delle relazioni umane non mediate da un qualunque aggeggio tecnologico.

Di questa realtà, di questo stato delle cose, soprattutto della gravità di questo stato delle cose, pochi paiono rendersene conto. Ma anche altre cose sono imposte. Ad esempio sono imposti tutti gli shock che caratterizzano le nostre vite: quelli ambientali, economici, sociali (vedi le migrazioni di massa). Le condizioni ambientali stanno peggiorando (tanto che praticamente non se ne parla nemmeno più) e in generale stiamo tutti più male, con una crescente fascia della popolazione mondiale dipendente da quel sistema medico/ farmaceutico che opera costantemente affinché la gente continui a stare male-possibilmente-sempre-peggio.

Stare male infatti crea PAURA e la paura crea DIPENDENZA.

E la paura e la dipendenza sono le due principali armi utilizzate dal Sistema (e dai suoi controllori) per gestire le popolazioni e indirizzarle nella direzione voluta.

Forse la gente non se ne rende conto ma stiamo anche assistendo alla quotidiana distruzione dell’economia mondiale grazie, in primis, al potere di controllo che questa élite, questa oligarchia finanziaria, esercita sull’emissione di denaro a debito, denaro di cui l’economia (cioè la gente) necessita per andare avanti fino a fine mese.

Il crollo dell’economia è strettamente correlato al controllo delle risorse che progressivamente vanno accentrandosi nelle mani dell’oligarchia di cui sopra. Basterà pensare che la “ricchezza” dei sessantadue uomini più ricchi del pianeta è pari alla metà della ricchezza mondiale. Accaparramento di terre e risorse da un lato significa contestualmente sradicamento di popolazioni (che hanno vissuto quelle terre da generazioni) dall’altro. E significa anche urbanizzazione forzata. E urbanizzazione forzata significa a sua volta ammassamento di animali umani in orribili baraccopoli con poche risorse a disposizione, cioè un degrado urbano che coinvolgerà la stragrande maggioranza della popolazione mondiale e che sarà inevitabilmente foriero di caos e tensioni sociali che sfoceranno abbastanza prevedibilmente in una violenza sempre più diffusa.

Violenza sempre più diffusa significherà imposizione di uno stato di polizia. Non è difficile da capire. Anche qui, con il dono del distacco e anche del semplice buon senso, è possibile vedere con estrema chiarezza come già oggi, nelle città di tutto il mondo (con le ovvie differenze che possono esserci tra un Paese e un altro, tra una città e un’altra) ci sia stato, rispetto a soli venti anni fa, un deciso aumento di tensione, violenza, caos, e un generale senso di insicurezza. Urbanizzazione, per inciso, significa anche dipendenza, mentre realtà rurale significa indipendenza (almeno parziale).

Le migrazioni di massa a cui assistiamo da due-tre decenni in qua sono state accuratamente pianificate proprio per creare quel caos sociale che permetterà di instaurare per gradi una vera e propria dittatura unica mondiale (la tecnica di attuazione si chiama TPG, cioè Totalitarismo Per Gradi). Alcune di queste migrazioni sono estremamente drammatiche (quelle di coloro che arrivano con i barconi dall’Africa), altre lo sono meno (quelle, ad esempio, degli Italiani che se ne vanno all’estero perché in Italia non si vive più)-, ma in entrambi i casi si tratta di migrazioni forzate, indotte. In definitiva queste migrazioni, questo sradicamento dei popoli dalle loro terre, significano distruzione di culture, tradizioni, legami familiari e sociali, perdita di memoria di ciò che siamo e di ciò che eravamo.

L’obiettivo? Gli obiettivi sono molteplici ma per riassumere possiamo dire che quello precipuo, quello centrale è... la creazione di un UOMO NUOVO, senza passato, senza memoria, senza legami, in una parola un UOMO SENZA IDENTITÀ.

Tutto questo, assieme a tanto altro che avremo modo di scoprire durante la lettura del Dizionario, è essenzialmente anticipatore e propedeutico alla dissoluzione degli Stati nazionali così come li conosciamo oggi, per far posto a un unico governo mondiale, un’unica moneta mondiale, un unico esercito mondiale.

Il tutto contestualmente all’avvento del futuro (intelligenza artificiale, nanobot, sistemi di controllo sociale, eliminazione del denaro contante, obbligatorietà dei microchip e molto altro), un futuro che si manifesterà nell’avvento di una tecnodittatura, cioè di una dittatura ad alto controllo tecnologico. Questa realtà è già oggi attorno a noi ed è stata realizzata proprio mentre noi guardavamo la partita, andavamo al centro commerciale, a fare l’apericena e le notti bianche. Proprio mentre ci divertivamo. Proprio, anche, quando ce la prendevamo con quelli che cercavano di avvertire di ciò che stava accadendo. Proprio quando la maggior parte di noi se la prendeva con le cassandre e con i complottisti. Capite?. Il problema non erano quelli che pianificavano e realizzavano tutto questo; il problema erano le cassandre e i complottisti.

Come accennato poco sopra, tutto questo porterà inevitabilmente a una situazione esplosiva che fungerà da detonatore per accendere le micce di un clima di violenza generalizzata esteso a tutte le fasce della società. Crimini e disordini saranno la realtà quotidiana (a parte per quei pochi che si rifugeranno nel folto di qualche foresta e anche lì non è detto che si sarà al sicuro). Si vivrà nella paura, nell’insicurezza, nel terrore. In questo brodo di situazioni estreme il nemico sarà sempre il vicino di casa, l’immigrato, il proprio capo, la moglie, tutt’al più i politici (i quali sono anch’essi, a ben vedere, molto spesso, vittime).

Com’è possibile creare a tavolino una cosa del genere senza che la gente se ne renda conto? In realtà è molto semplice:

  • le popolazioni vengono represse costantemente sin dalla nascita nei loro istinti vitali, educandole invece alla paura, alla dipendenza,
  • al vedere il nemico ovunque (in particolare dove il nemico non c’è).

A tutti noi viene detto cosa pensare, cosa fare, come sentire, come vivere. Soprattutto si impedisce alla gente di prendere atto della realtà, le si impedisce di capire cosa e perché sta avvenendo nel mondo. Soprattutto la continua manipolazione di tutto impedisce di capire chi è il vero responsabile di tutto ciò (e non è l’Isis, lo scriviamo a scanso di equivoci). Per far sì che questo sia possibile occorre dunque intrattenere la gente, fuorviarla, stordirla costante-mente in mille modi diversi (i cosiddetti divertimenti servono a questo).

Si crea a questo scopo una FINZIONE che diventa la REALTÀ.

Lo schema per la realizzazione di questo mondo nuovo è piuttosto semplice, quasi banale nella sua semplicità. È infatti sufficiente controllare e indirizzare ogni settore strategico (tecnologia, denaro, finanza, commercio, energia, produzione di cibo, farmaceutica, ma anche politica, potere legislativo e giudiziario, educazione scolastica, media, intrattenimento) nella direzione voluta e far apparire il tutto come casuale, come frutto di un naturale progresso, cambiamento, o di una semplice necessaria reazione a ciò che accade nel mondo. Ad esempio: se c’è il terrorismo occorrerà operare sempre maggiori controlli, occorrerà togliere libertà e privacy ai cittadini, occorrerà militarizzare la società. Per parlare chiaro: se il terrorismo non c’è, semplicemente lo si CREA.

Nel mondo Matrix che viviamo nulla accade per caso. Cominciate a strizzare appena il vostro cervello e vi accorgerete che tutti i pilastri ineludibili del nostro mondo (tecnologia, denaro, finanza, commercio, energia, produzione di cibo, farmaceutica, politica, potere legislativo e giudiziario, educazione scolastica, media, intrattenimento) convergono in un’unica direzione che è quella della tecnodittatura tecnologica a cui accennavamo poc’anzi. Messa cosi viene solo voglia di mettere giù il libro ancor prima di averlo iniziato.

Ma in realtà il Dizionario è molto di più di quanto detto finora (speriamo, si dirà il lettore), perché oltre a dirci di come siamo, di come saremo e anche di come eravamo, esso, qua e là nel testo, sussurra, suggerisce, prova a indicare quale strada possiamo intraprendere per vivere comunque bene in questo mondo diffìcile. Non c’è infatti solo la realtà prevista dal sistema ma anche un’altra realtà (molte altre realtà) per le quali possiamo ancora fare tanto; e ognuno di noi può farlo a partire da sé stesso e da adesso. In questo mondo disastrato ci sono anche un’infinità di segnali di risveglio se solo sappiamo coglierli.

Oggi per cambiare le cose occorre anzitutto un grande ripensamento di COSA È LA NOSTRA ViTA e di COSA SIAMO VENUTI A FARE su questo pianeta.

E poiché è lecito presumere che non siamo venuti su questo pianeta per mangiare cibo spazzatura (che in natura non esiste) ai fast food o bere schifezze gassate... occorre un grande RISVEGLIO, una grande CONSAPEVOLEZZA, un grande sforzo di RIPENSAMENTO SPIRITUALE, un andare oltre la realtà apparente per vedere cosa c'è dietro.

Come eravamo

Di sicuro le cose non devono essere e non devono andare così come sono e così come vanno. Soprattutto, di sicuro, non sono sempre state e non sono sempre andate così. L’umanità ha infatti vissuto un arco temporale molto lungo, indicativamente da 2,5 milioni a circa 10 mila anni fa, in cui non c’era sfruttamento, non c’era inquinamento, non c’era controllo, non c’era dominio, non c’era competizione, non c’era guerra, non c’erano malattie, non c’era stress, non c’era insoddisfazione. E meno ancora, è ovvio, c’erano economia, burocrazia, norme da rispettare, tasse da pagare. Non c’erano carceri né carcerieri.

Non essendoci tutto quanto sopra c’era ovviamente qualcos’altro e questo qualcos’altro si chiamava gratuità, condivisione, armonia, generosità, simbiosi, serenità, tranquillità, pace, e anche gioco. In una parola, c’erano vite soddisfacenti e serene.

Per quanto a noi moderni (sempre proiettati nel futuro e senza tempo per godere del presente) possa apparire incredibile, l’umanità ha infatti gioito per un tempo lunghissimo dei benefici di una Vita immersa nel presente e in una natura incontaminata, senza strutture gerarchiche e controlli sociali. È stato un tempo molto lungo abbiamo detto. Circa 2,5 milioni di anni contro 10.000, il che significa circa il 99,6% della storia umana sul pianeta.

Il cambio avviene con il passaggio dal Paleolitico al Neolitico, cioè con il passaggio dalla raccolta e dalla caccia all’agricoltura, quindi dal nomadismo alla stanzialità, quindi dalle società (o bande, come le forme più semplici di società umana vengono definite dalle scienze etnoantropologiche) orizzontali alle società verticali (anche dette piramidali o gerarchiche), dalle soàetz fredde alle società calde (per usare la definizione che ne dava il grande antropologo e filosofo francese Claude Levi Strauss). Ma quello 0,4% della nostra storia umana sul pianeta (che prende il nome di civiltà) è stata sufficiente a distruggere tutto, inquinare tutto, sfruttare tutto, assoggettare tutto.

Ma noi a scuola studiamo la STORIA (gli ultimi diecimila anni), mentre tutto il resto viene liquidato come PREISTORIA, cioè prima-della-storia (in cui il suffisso pre ha un’evidente accezione negativa).

In questo libro rimanderò dunque spesso alla Vita di questi popoli primitivi (che più correttamente dovremmo chiamare Popoli della Natura), non tanto, ovviamente, perché il loro stile di vita rappresenti una possibile soluzione ai tanti problemi del nostro mondo, quanto piuttosto perché possa fornirci un valido supporto nella decolonizzazione di un immaginario (il nostro) totalmente dominato e controllato dalla cultura in cui viviamo; immaginario che non ci permette di capire, vedere, sentire, altro da ciò che ci viene fatto normalmente capire, vedere, sentire.

Da ultimo vorrei dire al lettore che la critica che muovo al nostro mondo e a questo Sistema, per quanto radicale, non è fine a sé stessa. Criticare qualcosa non significa che questo qualcosa non abbia anche dei vantaggi, che non presenti anche aspetti positivi. La questione dunque non è prima andava tutto bene, adesso va tutto male. La Vita primitiva non era di certo una passeggiata su un prato fiorito, e del resto situazioni totalmente positive o negative al mondo non ne esistono né sono mai esistite. La questione diventa dunque un’altra, e cioè riuscire a comprendere i meccanismi e le dinamiche che muovono qualcosa per arrivare a capire le conseguenze più profonde di quella cosa (che si chiami economia, tecnologia, medicina, educazione, eccetera).

Per capirci meglio, un qualunque oggetto tecnologico ha dalla sua indubbi vantaggi e utilità, ma se si guardano unicamente le utilità e i vantaggi, senza tenere in dovuto conto anche gli aspetti nocivi che esso comporta, sembrerà che ci siano solamente quelle utilità e quei vantaggi. Uno smartphone può essere utile senza dubbio (ad esempio in casi di emergenza). Ma uno smartphone significa pure danni alla nostra salute per la propagazione delle onde nocive, devastazione ambientale (plastiche e vernici inquinanti, batterie che diventano rifiuti ad alta tossicità), isolamento relazionale e distac-

CO dal mondo vivo della natura e dei sentimenti. Significa inoltre business speculativo, controllo sociale, significa che tale tecnologia è di derivazione militare, e, dulcis in fundo, significa anche schiavi (uomini e soprattutto bambini) che devono estrarre dalle viscere della terra (con tanto di allegata distruzione ambientale appunto) il preziosissimo coltan e le preziosissime terre rare necessari alle batterie del nostro smartphone.

Questo per dire che è sufficiente non pensare a tutto questo (e a tanto altro ancora) per VEDERE solamente l’utilità dello smartphone.

In aggiunta occorre capire che mentre lo smartphone è solo potenzialmente utile, quelle che sono le sue conseguenze negative (sfruttamento, devastazione ambientale, eccetera) sono precondizioni indispensabili al telefono stesso. Quelle negatività ci sono sempre. Senza quelle, non ci sarebbe alcuno smartphone.

Se ci si dimentica di tutto questo, allora lo smartphone ci apparirà unicamente come un oggetto utile, comodo, foriero di vantaggi e additittura opportunità.

Concludo dicendo che Zombies non ha la pretesa di dire ciò che è bene e ciò che è male, né tantomeno di dare risposte definitive a nulla e meno ancora di annunciare verità che ci salveranno (ne abbiamo fin troppe). Il suo contributo è incentrato unicamente sul tentativo di portare conoscenza e stimolare riflessioni che possano aiutarci ad ampliare i nostri orizzonti per fare in modo di recuperare, almeno parzialmente, il piacere di pensare con la nostra testa, di avere un nostro pensiero libero e quindi una Vita che sia nostra piuttosto che quella prevista e imposta dal Sistema. Con questa speranza/augurio vi lascio alla lettura di Zombies (anche detto II Dizionario).

Da ultimo...

Siamo nati in una prigione e vi abbiamo trascorso l’intera infanzia, l’adolescenza e la nostra età adulta. Abbiamo sempre vissuto nella prigione e non conosciamo altro. Abbiamo vissuto tutta la nostra vita all’interno della stessa prigione, vedendo sempre le stesse facce, facendo sempre le stesse cose, sempre con gli stessi pensieri. Se oggi abbiamo cinquant’anni e non abbiamo mai visto, fatto, conosciuto, pensato altro di ciò che abbiamo visto, fatto, conosciuto, pensato per cinquant’anni aH’interno di questa prigione, è ragionevole supporre che saremo convinti che la vita non sia altro che ciò che abbiamo visto, fatto, conosciuto e pensato all’interno di questa prigione.

La PRIGIONE è stata, ed è, la nostra VITA.

Non la consideriamo tale semplicemente perché non abbiamo mai conosciuto altro.

Un giorno, del tutto casualmente, veniamo in contatto con una persona esterna, la quale ci parla di un’altra vita al di fuori della prigione. Sulle prime rimaniamo basiti da questa rivelazione a cui non riusciamo a credere (abbiamo sempre vissuto all’interno della prigione). Ma questa persona insiste, ci descrive quest’al tra vita al di fuori della prigione, e alla fine, poco alla volta, emerge in noi il seme del dubbio: e se davvero esistesse un’altra vita fuori dalla prigione? Se davvero ci fosse qualcos’altro al di fuori della prigione?

Allora, spinti dal desiderio di saperne di più, cominciamo a fare domande al nostro interlocutore per capire come stanno effettivamente le cose. Poco alla volta, mettendo assieme tutte le risposte, cominciamo a vedere sempre più chiaramente che effettivamente, con tutta probabilità, ci deve essere qualcosa al di fuori della prigione in cui abbiamo trascorso fino a oggi la nostra vita.

Però scoprire questa verità ci impaurisce. Non sappiamo come gestirla, come affrontarla. Non pensiamo di esserne all’altezza. Del resto, come è normale che sia, lo sconosciuto che si trova al di là delle mitologiche Colonne d’Èrcole (rappresentanti appunto il limite del conosciuto), non può che intimorirci, indurre a ritrarci, a non fare quell’altro passo che ci porterebbe oltre e che ci farebbe conoscere che in realtà, al di là delle Colonne d’Èrcole rappresentate dalla nostra prigione, c’è un altro mondo e un’altra vita. Ci sono altri mondi e altre vite possibili.

La partita, secondo il vostro autore, si gioca tutta qui, e cioè sulla nostra disponibilità ad ammettere che la vita che abbiamo vissuto fino a oggi non è la sola vita che esiste (a dirla tutta, non è nemmeno vita, ma questo è un altro discorso), e soprattutto sulla nostra disponibilità a tirare fuori quel coraggio che ci permetta di mettere in discussione in prima battuta le regole della prigione e, in seconda, la prigione stessa. Mi piacerebbe che il lettore decidesse di affrontare la lettura di questo libro dopo aver pronunciato la famosa frase di Cesare una volta passato il Rubicone: «Alea iacta est». Il dado è tratto. Indietro non si torna.

Zombies

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Andrea Bizzocchi

Andrea Bizzocchi, conferenziere, autore e ricercatore, ha scritto di energia, ecologia, stili di vita sostenibili, decrescita, crisi, viaggi e soprattutto di libertà. Il suo metodo di lavoro è una ricerca indipendente svolta evitando rigorosamente qualunque canale di informazione...
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