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Un disturbo molto diffuso - Estratto da "Vivere Senza Attacchi di Panico"

di Paolo Penco 4 mesi fa


Un disturbo molto diffuso - Estratto da "Vivere Senza Attacchi di Panico"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Paolo Penco e scopri i fattori scatenanti e le dinamiche di un disturbo sempre più comune in Italia e nel mondo

Perché scrivere un libro sugli attacchi di panico? Innanzitutto perché è un fenomeno estremamente diffuso, calcolando che solo in Italia interesserebbe, almeno una volta, circa 7 milioni di persone.

In secondo luogo, per la drammaticità di tali situazioni, che portano spesso gli interessati e i propri congiunti nei servizi d'urgenza degli ospedali e a rivolgersi a una serie di specialisti (cardiologi, neurologi, internisti, psichiatri).

Infine, ma non meno importante, le persone colpite sono portate a ridurre, almeno per un certo periodo, la propria autonomia operativa, spesso in età giovanile e lavorativa.

Indice dei contenuti:

Prendere coscienza del problema

Le terrificanti notizie di questi ultimi tempi coinvolgono emotivamente non solo chi ne è vittima diretta o indiretta, ma anche un pubblico più vasto, rendendo le persone un po' più fragili nello svolgimento delle proprie quotidianità.

Si possono vincere gli attacchi panico? Certamente sì, a condizione che il soggetto, aiutato da persone esperte, possa prendere coscienza del problema, affrontandolo a viso aperto, senza rinchiudersi in se stesso nell'illusorio tentativo di evitarlo.

Chi scrive non è uno psichiatra, ma un medico che per molti anni ha lavorato nel servizio di urgenza di un grande ospedale e che attualmente si occupa di medicine non convenzionali (omeopatia e agopuntura), con un approccio di tipo "distico" (ovvero farsi carico della persona in quanto entità unica, cioè non separando in modo rigido il corpo dalla mente).

Come potremmo esemplificare un attacco di panico? Potremmo pensare all'allarme di un antifurto che scatta unicamente per un colpo di vento: l'attacco determina reazioni emotive tali da immaginare le situazioni peggiori: la frequenza cardiaca aumenta, si respira più velocemente, si scatena una reazione adrenalinica, dopo di che, rientrato l'allarme e lo scampato pericolo, subentra una condizione di malessere temporaneo, ci si sente come svuotati...

Vedremo, a titolo esemplificativo, come si potrebbe presentare un DAP (sigla identificativa degli attacchi di panico). Analizzeremo, poi, le situazioni che più frequentemente vengono confuse con i DAP o che, magari, li precedono o li seguono.

Ma l'intento più importante di questo libro è dare al lettore una sintesi dei possibili modi di affrontare queste situazioni spiacevoli, sia nell'ottica di chi ne è affetto o da quella di parenti, amici o anche solo spettatori occasionali: in genere si pensa che il soggetto sia affetto da un grave malessere fisico, e non sempre è facile, per una persona che non sia abituata a confrontarsi con questo problema, scegliere tra ciò che è meglio fare e ciò che sarebbe auspicabile non fare.

Passeremo poi in rassegna i possibili approcci terapeutici del DAP, a cominciare da quelli di tipo farmacologico e psicologico per poi addentrarci nelle cosiddette medicine non convenzionali che, a mio avviso, non sostituiscono quelle convenzionali ma danno il loro contributo, affiancandole, specialmente nella fase di recupero, nella quale a volte occorre superare una dipendenza farmacologica, per ritornare alla vita di tutti i giorni in condizioni drug-free.

In ultimo, accenneremo ad alcune pratiche comportamentali positive, per esempio quelle meditative, che potranno aiutare a "ridisegnare" se stessi e a riappropriarsi della propria unicità fisica e psichica. L'alimentazione è trattata nell'ultimo capitolo, alla ricerca di una risposta anche gustativa che possa coadiuvare nel fronteggiare quella presenza ingombrante che è l'ansia.

"Cosa mi sta succedendo?"

Giovanna ha appena accompagnato la figlia alla scuola materna, un gesto quasi meccanico, un velo di tristezza al momento del distacco... Ormai è una routine: entra in auto per arrivare sul luogo di lavoro, un percorso abituale, ripetuto ormai da anni.

Improvvisamente, il cuore comincia a battere all'impazzata, sembra voler fuoriuscire dal petto! Accusa un dolore toracico insopportabile, la vista è annebbiata... "E se fossero gli ultimi minuti della mia vita? Sono sola, non potrei nemmeno mettermi alla guida, uscirei di strada, coinvolgerei altre persone." Giovanna è rigida, non riesce a staccare le mani dal volante; come in un flash, rivede la sua vita, l'infanzia, l'adolescenza, il fidanzamento, la maternità... Dicono che prima di morire si riveda il film della propria vita, come in un sogno.

Vorrebbe chiedere aiuto, ma è come bloccata. Alla fine riesce a estrarre il cellulare, telefonata febbrile al marito: "Roberto aiutami, mi sembra di morire, sto malissimo, devi venire subito!".

Quando il marito arriva trova Giovanna in lacrime: il dolore è passato, anche il cuore sembra tornato alla normalità, eppure quegli attimi di panico non li potrà dimenticare. "E se mi succedesse ancora?" Una rapida corsa al pronto soccorso più vicino, l'elettrocardiogramma, e poi il camice bianco che tranquillizza: "Non deve preoccuparsi, signora, probabilmente si è trattato di un attacco di panico, purtroppo potrebbe ricapitarle. È bene che ne parli con il suo medico, le darà sicuramente una terapia".

Da quel momento Giovanna dovrà essere accompagnata in ufficio dal marito, il medico di famiglia consiglierà la cura farmacologica, poi i colloqui con la psicologa.

Abbiamo descritto un classico attacco di panico, un problema molto comune nelle giovani donne, che non va sottovalutato per l'impatto che ha su chi lo subisce e sui suoi familiari.

DAP (disturbo da attacchi di panico): episodi ripetuti di stati d'ansia acuti a insorgenza improvvisa e di breve durata

Gli episodi acuti sono accompagnati da sintomi neurovegetativi e psicosensoriali di frequenza e intensità variabili.

Aspetti fondamentali comuni a tutti i gli attacchi di panico sono i seguenti:

  • i sintomi compaiono in modo improvviso e drammatico;
  • la crisi è vissuta con un senso penoso di impotenza, di paura e di mancanza di controllo; li la durata della crisi è breve: in genere pochi secondi o minuti;
  • alla crisi acuta segue un periodo prolungato, anche di molte ore, in cui sono presenti sensazioni di "testa confusa", spossatezza, sbandamento, vertigini.

Sintomi psichici

  • Paura, terrore
  • Senso di morte imminente
  • Paura di perdere il controllo

Sintomi neurovegetativi

  • Palpitazioni Dolore toracico
  • Dispnea

Fenomeni psicosensoriali

  • Depersonalizzazione (come se il soggetto si distaccasse dal proprio corpo)

Manifestazioni comportamentali

  • Interrompere l'attività in corso e allontanarsi, cercando in fretta un luogo sicuro in cui ripararsi.

In un 20% dei casi, si manifesta un'elaborazione ipocondriaca: il paziente è convinto di essere affetto da una certa patologia (infarto, ictus cerebrale), per cui chiede ripetutamente di un medico o del pronto soccorso.

In molti casi il soggetto attiva condotte di evitamento, in quanto associa gli attacchi a situazioni codificate. Ecco allora che cercherà di non restare mai da solo e di uscire il meno possibile, specialmente con mezzi pubblici ed evitando luoghi affollati, ritenendo in tal modo di ridurre al minimo e di rendere più sopportabili gli attacchi di panico. Evitare piazze, luoghi affollati come supermercati, tunnel, ascensori e così via: un comportamento definito col termine agorafobia.

Se da un lato è innegabile che il comportamento agorafobico porta a ridurre il numero degli attacchi di panico, dall'altro assumerà un andamento tendenzialmente cronico, provocando notevoli limitazioni dell'autonomia personale, essendo vissuto come una condizione inabilitante dalla quale sembrerebbe impossibile disfarsi.

Gli attacchi spesso si manifestano "a cielo sereno": al momento dell'attacco, cioè, vi sono situazioni routinarie che non lo farebbero presagire: passeggiare per strada, guidare l'auto, entrare in un supermercato per fare la spesa.

Più raramente si presentano dopo un'esperienza traumatica: un incidente stradale, la perdita di una persona cara. In alcuni casi alla base dell'attacco vi è l'assunzione di sostanze psicotrope, quali marijuana, cocaina, anfetamine.

Nel 50% dei casi la crisi di panico avviene durante il sonno, determinando un risveglio angosciato.

L'andamento è abbastanza prevedibile: esordio drammatico, un periodo penoso più o meno lungo, poi la sua dissolvenza, con un dato di rilievo: la vita non sarà più come prima, ci sarà una maggiore consapevolezza di se stessi. Tuttavia, in alcuni casi cederà il posto a una fastidiosa ansia cronica, che talora richiederà terapie a lungo termine.

L'attacco di panico viene annoverato tra i disturbi psichiatrici "minori", poiché, tranne durante le crisi acute, non interferisce in modo significativo nella vita relazionale e sociale.

Non si può negare, peraltro, che se l'attacco non rappresenta certo un pericolo per la vita, esso si presenti in modo improvviso e con alta drammaticità nelle sue manifestazioni sintomatiche.

 

Tratto dal libro:

Vivere Senza Attacchi di Panico

Quando la migliore difesa non è l'attacco

Paolo Penco

Si possono vincere gli attacchi panico? Certamente sì, a condizione che il soggetto, aiutato da persone esperte, possa prendere coscienza del problema, affrontandolo a viso aperto.

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Paolo Penco laureato in Medicina e Chirurgia, si è specializzato successivamente in Pneumologia, Chemioterapia, Omeopatia e Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Ha prestato attività professionale pluriennale presso reparti di Medicina interna, Pronto soccorso e Servizi per le...
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