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Un cerchio nel bosco - Estratto da "RossoFuoco"

di Vega Roze 1 anno fa


Un cerchio nel bosco - Estratto da "RossoFuoco"

Leggi un estratto dal libro di Vega Roze e scopri insieme alla protagonista la magia della vita e del vero amore

Venerdì arrivò in fretta, ero molto curiosa di vedere il posto in cui Anna voleva portarmi, mi ero vestita di bianco seguendo le sue indicazioni: gonna lunga, maglietta leggera e scialle; pensavo che saremmo finite in una di quelle cene a colori stile: "White Party". La mia amica venne a prendermi in compagnia di altre due donne che non conoscevo, anch’esse vestite di bianco: Betti e Stefania.

Betti era una ragazza molto giovane, a vederla avrà avuto vent’anni; minuta - il suo viso era pulito e fresco - lo sguardo da lolita furbetta e una risata contagiosa: mi piaceva. Stefania era totalmente diversa, sulla cinquantina, in carne, fiera, alta, un donnone dai lunghissimi capelli grigi raccolti in una treccia che le arrivava fin sotto la vita e aveva la stessa risata di Betti.

Mi dissero di essere madre e figlia.

«Che bella famiglia! Uscite insieme, non sono mai uscita di sera con mia madre.» — dissi.

«Questo non è uscire, dai, è tutta un’altra cosa...» - rispose Betti ridendo.

«lo non so ancora dove stiamo andando, Anna non ha voluto dirmelo!»

«Ha fatto bene, è più bello se non sai nulla.»

Uscimmo dalla città. Anna guidava in silenzio mentre io socializzavo con le “mamma e figlia” più simpatiche che avessi mai incontrato.

Quando l’auto si fermò guardai l’orologio e mi accorsi che eravamo in viaggio da più di un’ora. Ero stata talmente presa dalla conversazione che non feci neanche attenzione a quale direzione avesse preso Anna e non sapevo dove mi trovavo; poi l’automobile si fermò, eravamo sulla soglia di un grande bosco.

«Ci siamo!» - disse Betti.

«Finalmente, è un mese che aspetto!» - rispose Anna.

«Sono felice di sentirvi così entusiaste.» - disse Stefania.

«Si può sapere dove stiamo andando?» - chiesi io.

«Non ditele nulla!» — disse Anna.

«Non diremo nulla!»

«Labbra cucite.»

Risi, aprii la portiera dell’automobile e quando poggiai il piede a terra mi resi conto che il terreno era umido e fangoso; c’erano altre auto parcheggiate ma oltre a quelle non vedevo nulla, né una casa, né un locale. Anna nel frattempo aveva aperto il bagagliaio dal quale stava prendendo diverse ceste e sacchetti, le altre la stavano dando una mano a scaricare il tutto.

«Cuci, vieni a darci una mano, dai!»

«Eccomi.»

Mi furono date due ceste, una era zeppa di fiori freschi, l’altra era coperta da un panno.

«Cosa c’è qui dentro?» - chiesi.

«Lo vedrai tra poco.» - rispose Stefania.

«Abbiamo tutto?»

«Sì, andiamo.»

«Chiudo la macchina.»

«Ok, da questo momento... silenzio, ok? Cuci seguici, non preoccuparti, la luna illuminerà il nostro cammino.»

Ci incamminammo verso l’ingresso del bosco, un’apertura dalla forma curiosa tra gli alberi, come una porta, i rami si univano in alto e formavano un arco di foglie, era bellissimo.

«Prima di oltrepassare la porta chiediamo ai guardiani del bosco il permesso di entrare, promettiamo che non faremo del male a nessuno degli esseri che lo abitano e che rispetteremo la sua pace. Chiediamo protezione contro gli spiriti naturali, superiori a noi in forza e astuzia, che non siamo ancora pronte ad accogliere nella nostra anima. Chiediamo consiglio affinché il nostro incontro con le sorelle sia momento di guarigione, amore e condivisione. Li ringraziamo per la loro ospitalità e la loro saggezza, riconoscendo che è grazie al loro lavoro in luoghi come questi che la vita può crescere e prosperare. Grazie guardiani della porta.» - disse Stefania.

«Grazie.» - fece eco Betti.

«Grazie.» - continuò Anna.

«Grazie.» - conclusi io.

Wow! pensai! Che belle parole... ma dove mi stavano portando? Entrammo dalla porta del bosco e continuammo a camminare nella penombra, la luna piena illuminava il nostro cammino. Nonostante i suoni misteriosi e i sussurri che mi sembrava di udire non avevo paura, mi sentivo al sicuro, come protetta da quei grandi alberi e, perché no? anche dai guardiani del bosco!

Camminammo in fila indiana per circa mezz’ora seguendo Stefania che si muoveva con sicurezza ma con un passo talmente delicato che quasi non riuscivo a sentire: mi stupì che una donna di quella corporatura potesse essere tanto leggera.

«Eccole!» - esclamò Betti indicando una luce a cento metri da noi. Le mie compagne accelerarono il passo e io dietro di loro, fino a che si aprì una radura e proprio lì, in mezzo al bosco, un cerchio perfetto di alberi contornava un prato al centro del quale vi era acceso un grande fuoco. Vidi circa una ventina di altre donne molto indaffarate, tutte vestite di bianco.

«Stefania! Finalmente siete arrivate! Fatti abbracciare.» - a parlare era stata una giovane bionda, con gli occhi chiari e un’espressione dolce e gentile.

«Patti! Che piacere! Vieni qui! Ricordi mia figlia Betti e la nostra amica Anna? Oggi abbiamo portato una nuova sorella, si chiama Cuci. Cuci vieni avanti, cosa fai lì impalata? Sei rimasta senza parole?» Scoppiai a ridere, dovevo avere un’espressione buffa, ero li con gli occhi spalancati e la bocca aperta, non riuscivo a smettere di guardare quel fermento di donne: quasi tutte avevano in testa una corona di fiori freschi, con quelle vesti bianche erano bellissime. Non sapevo ancora cosa ci facevo in quel luogo ma mi sentivo emozionata e fortunata. Era uno spettacolo meraviglioso.

«Piacere Patti, mi chiamo Cecilia, ma tutti mi chiamano Cuci. Ti chiedo di perdonarmi ma non ho idea di cosa faremo qui! E mi sembra tutto così bello!»

«Piacere mio Cecilia, ti capisco benissimo. Anche io la prima volta, fui portata qui con l’inganno! Ma ti garantisco che benedirai questo giorno e queste amiche che ti hanno ingannata cosi bene, per tutta la vita! Ora sorelle vi chiedo scusa ma devo finire di allestire il mio altare.»

«Certo, venite ragazze andiamo anche noi ad allestire i nostri altari. Non preoccuparti Cuci, al tuo per questa volta ha pensato Anna!» - disse Stefania avvicinandosi al grande fuoco. A ogni passo una delle donne la abbracciava e abbracciava anche noi, anche me... me che non abbracciavo neanche mia madre e mia sorella!

Il fuoco era circondato da un grande cerchio di pietre bianche, sulle pietre c’erano dei foglietti con scritti i nomi di chi doveva sedersi in quel posto, rimasi stupita quando trovai il mio: Cuci. Qualcuno mi aveva posizionata tra Stefania e Anna. Mi sembrava un sogno.

«Il cestino coperto contiene il tuo materiale per l’altare, Adriano e io abbiamo fatto del nostro meglio, se manca qualcosa mi dispiace.» - mi disse Anna strizzando l’occhio.

«Adriano? Cosa c’entra Adriano? Non dirmi che lui sa quel che faremo qui e io no?»

«Non esattamente, gli ho detto che avevo bisogno di un po’ di oggetti che sono importanti per te per farti una sorpresa.»

«E lui non ti ha chiesto niente? Ti ha dato tutto così?» - tolsi il telo del mio cestino e vi trovai: una fotografìa di me e Adriano, un’altra con la mia famiglia al completo, un portafortuna che credevo fosse in un cassetto del negozio, un anello d’oro che mi aveva regalato mia nonna e un ciondolino a forma di stella che avevo attaccato sul collare del mio gatto.

«Gli ho detto che la sorpresa avrebbe fatto bene al vostro rapporto. Non voglio nasconderti. Cuci che l’ho visto molto giù, mi ha detto che ti vede lontana e che avrebbe fatto qualsiasi cosa per farti stare meglio.»

A quelle parole, una lacrima solcò il mio volto... Adriano? Il mio Adriano? Che non riusciva a dirmi una parola d’amore se non sotto tortura? Sentii un brivido lungo la schiena, per la prima volta stavo mettendo in dubbio quel che credevo di sapere. Se il mio Adriano era capace di tali parole e di tali gesti, forse ero io che dovevo imparare a tenere gli occhi un po’ più aperti.

Pratica del Cuore N. 2

Ogni donna e ogni uomo è una stella, ciascuno è diverso e unico a suo modo, per questo a volte ci sono conflitti che appaiono insormontabili; ci viene difficile accogliere la diversità altrui ma la verità è che solo rispettando la libertà del prossimo potremo godere della nostra. Tutto ciò che ci accade, in qualche modo ci rispecchia.

Ora vorrei che pensassi alle tre donne più importanti della tua vita, poi fai lo stesso per i tre uomini.

Puoi scrivere i loro nomi qui, seguiti dal perché sono importanti per te. Non importa se tra di loro ce n’è qualcuno con cui hai litigato o sei in cattivi rapporti; se sono comunque importanti per te, parla di loro.

Ora chiudi gli occhi e rilassati, immagina un grande sole al centro del tuo petto, un sole caldo che riempie di tepore tutto il tuo corpo. Permetti a questo sole di brillare e di emanare una luce che circondi tutto il tuo corpo. Questo calore e questa luce sono la tua energia personale, la manifestazione della tua forza interiore.

Una volta che ti senti immerso nella tua luce, evoca nella mente una forma femminile, lascia la tua immaginazione libera di darle la fisionomia che desidera. Questa donna rappresenta tutte le donne, è la tua immagine di femminilità, portala nel tuo sole e osserva quel che accade, lasciati trasportare, quando sentirai che l’esperienza è terminata, ringraziala e lasciala andare. Apri gli occhi e scrivi qui quel che è accaduto durante questa pratica.

Ripeti la stessa pratica per gli uomini.

Scrivi qui cosa è accaduto durante la pratica.

RossoFuoco

Il Vero Amore

Vega Roze

«È forse questo l’amore?» Cecilia, ex prostituta, ha alle spalle un passato difficile da dimenticare. Il tormento e il senso di colpa non le permettono di godersi la sua nuova vita. Antiche ferite bruciano nell’anima ma, grazie all’incontro...

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