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Un autore tutt’altro che semplice

di Paracelso 2 mesi fa


Un autore tutt’altro che semplice

Leggi la prefazione di Diego Meldi al libro "I 7 Libri dei Supremi Insegnamenti Magici" di Paracelso

Leggere Paracelso comporta una serie di problemi di non facile soluzione.

Egli era medico, astrologo, mago e alchimista e al contempo nemico della medicina, dell’astrologia, della magia e dell’alchimia tradizionali.

Tutto quello che scrisse risente di queste discipline e allo stesso tempo contiene una continua polemica contro di esse. Leggere Paracelso presuppone una certa competenza in queste materie e in particolare la conoscenza la terminologia paracelsiana, che non è sempre chiara.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

I 7 Libri dei Supremi Insegnamenti Magici

Paracelso

Uno dei libri più interessanti di Paracelso, figura storica complessa e affascinante: è stato astrologo, medico, mago e, secondo alcuni, il più grande alchimista di tutti i tempi. Questa nuova edizione di un libro quasi...

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Il profano che si avvicina a Paracelso non può che rimanere stordito dal miscuglio di scienza e superstizione, filosofia e banalità, genio e follia. Troviamo affermazioni di sconvolgente attualità, impostazioni mediche che precorrono i tempi ma anche sciocchezze degne dei peggiori grimoire in particolare dei centoni ottocenteschi.

Quando Paracelso parla di medicina, parla anche di astrologia, di magia, di alchimia. E così per ogni singola disciplina: non ce medicina senza alchimia, non c’è medicina senza astrologia, non c’è medicina senza magia.

Se non si comprendono queste premesse, Paracelso rimane solo un ciarlatano, un millantatore e un beone (“era un uomo sporco e losco”), come spesso viene descritto dai suoi contemporanei. Egli stesso dichiarò: “Alcuni mi accusano di superbia, altri di pazzia, altri ancora di stoltezza”.

La sua personalità era multiforme, possiamo definirlo un medico che abbinava alla sua professione i più strani e vari interessi nelle scienze e nella magia. Aveva un temperamento irruento e polemico, sempre in lotta contro la medicina ufficiale in contrasto con quanti anteponevano i titoli accademici alla pratica e alla manualità, o che mascheravano i propri interessi economici dietro il bene comune: “Sulla Terra c’è ogni tipo di medicina ma non coloro che sanno applicarla”.

Ciò che colpisce della sua vastissima produzione è l’eterogeneità degli scritti, che spaziano in ogni campo: pietre, meteore, stregoneria, sogni, divinazione, metallurgia, anatomia, farmaceutica, chimica, erbe, piante, varie malattie (pazzia, peste, gotta, epilessia ecc.). Parla di tutto come se avesse sperimentato e provato tutto. Eppure non è uno sperimentatore pratico, non conosce il laboratorio e legge molto poco. Però viaggia moltissimo, ascolta, vede, consulta, apprende. Ma è solo un teorico, un pensatore anche se dà l’idea di aver sperimentato ogni cosa. Scrive con competenza su qualsiasi argomento, critica tutto e tutti, ritiene di essere il più grande guaritore mai esistito. Paracelso sembra aver approfondito qualsiasi disciplina. Le sue opere sono infatti un’enciclopedia di scienza, filosofia e magia.

Parla di chimica ma non è un vero chimico. Parla di alchimia ma non è un vero alchimista. Parla di magia ma non è un vero mago. Non nel senso che fosse un millantatore o un mentitore, perché Paracelso era qualcosa di più di un semplice manipolatore di elementi o esecutore di formule. Tutte le sue affermazioni non sono frutto di sperimentazione ma di sapienza consolidata. Le sue ricette sono miracolose ma anche pericolosissime, quando per esempio prescrive il mercurio o raccomanda l’oppio. Parla di viaggi fantastici, ma non ha mai lasciato la Germania. E un abile mentitore eppure accusa Aristotele di mentire.

La personalità di Paracelso presenta centinaia di sfaccettature ora positive ora negative: scienziato, filosofo, superstizioso, astrologo, astronomo, gretto, geniale, talvolta banale, medico, ciarlatano, chirurgo, mago, stregone e alchimista. Dichiara di aver guarito con successo lebbra, scabbia, malattie veneree e idropisia.

Giura di saper guarire, senza problemi, qualsiasi malattia. Maledice gli arabi e i medici tradizionali (i medici “galenici”). Sciocchezze e cose sublimi si mescolano nel suo multiforme pensiero. Ma ha delle intuizioni geniali che gli fanno superare gli ostacoli e l’improvvisazione.

Per Paracelso ogni cosa contiene un’anima, un principio attivo. Per ottenere la sottile quintessenza dei prodotti bisogna separare il puro dall’impuro.

Egli vuole che il medico prepari i rimedi con le sue mani e soprattutto conosca l’astrologia, perché le malattie hanno un’origine cosmica.

I medici tradizionali portano spesso “al soffocamento dell’ammalato e alla distruzione della salute”. La conoscenza del macrocosmo è la base per conoscere il microcosmo. “Fate nel microcosmo quello che il filosofo fa nel macrocosmo”. L’uomo e la natura sono in un rapporto di continuo rispecchiamento. Come esiste il Sole in natura così esiste un Sole nell’uomo, una melissa in natura e una melissa nell’uomo ecc. E la natura stessa a guarire tramite la medicina. “Nel mondo c’è un ordine naturale di farmacie, poiché tutti i prati e i pascoli, tutte le montagne e colline sono farmacie”, nella natura “tutto il mondo è una farmacia”.

Gli elementi e gli uomini sono connessi intimamente e sono influenzabili reciprocamente. Ogni ammalato guarisce da sé e il medico non fa altro che favorire l’opera del “medico interno”. Ed è “dall’opera che si riconosce l’operaio”.

Il testo che ripresentiamo, in traduzione italiana (in latino ArchidoxisMagicae libri VII), evidenzia tutte le difficoltà di lettura possibili, nel linguaggio e nel contenuto. E un testo di magia scritto nel linguaggio contorto e oscuro di quasi tutti i testi di questo genere. Contiene formule oscure e sigilli di difficile interpretazione. Fornisce dosi improbabili d’uso, prodotti non reperibili e talvolta inventati. Ma non sempre dobbiamo fermarci alla lettera, come ci ha insegnato il simbolismo alchemico.

Per capire la magia di Paracelso bisogna, come abbiamo già detto, capire la sua cosmologia, la sua medicina, la sua alchimia.

Magia è sapienza, scienza e arte di impiegare coscientemente i poteri invisibili, cioè spirituali, per produrre effetti visibili. Amore, volontà, immaginazione sono poteri magici che ogni uomo possiede e chi è in grado di svilupparli e controllarli coscientemente è un mago (“magus”).

La magia bianca è l’uso per buoni fini, mentre la magia nera è l’uso per scopi malvagi o egoistici.

In Paracelso la magia è il più alto potere che lo spirito umano ha di controllare tutte le più basse influenze a fin di bene. La negromanzia è invece l’impiego di poteri invisibili per scopi malvagi: essa si serve anche degli elementali (cadaveri astrali) dei morti come mezzi per produrre cattive influenze. La stregoneria non è però magia, ma sta alla magia come l’oscurità alla luce, il nero al bianco: una si serve delle forze dell’anima animale mentre l’altra si serve del supremo potere dello spirito. Il primo requisito per lo studio della magia è una conoscenza completa della natura. La magia ci svela la vera natura dell’uomo interiore e insieme l’organizzazione del suo corpo esterno. L’ignoranza è la causa dell’imperfezione e del fallimento.

Una fede forte e un’immaginazione potente sono i due pilastri che reggono la porta del tempio della magia e senza i quali nulla può essere realizzato. L’immaginazione è il potere creativo dell’uomo: “L’uomo ha un laboratorio visibile e uno invisibile. Quello visibile è il suo corpo, quello invisibile la sua immaginazione (mente). Il Sole dà luce e questa luce non è tangibile, ma il suo calore può essere avvertito... L’immaginazione è un Sole nell’anima dell’uomo, che agisce sulla sua sfera come il Sole della Terra agisce su quella di essa... L’uomo è ciò che pensa. Se pensa fuoco, è fuoco; se pensa guerra provocherà guerra...”.

Allora perché usare segni magici e pratiche che sembrerebbero idolatriche e forse anche diaboliche? Perché su tutto c’è la mano del Creatore, che non permetterebbe al diavolo una facoltà così ampia di agire.

Il Creatore della Natura, il Dio “che abita in cielo” è così potente da conferire ai metalli virtù e facoltà di agire, così come le conferisce alle radici, alle erbe e alle pietre.

I metalli non sono inerti e senza vita, anzi hanno una vita propria che permette di riattivare la vita stessa. Ovviamente nulla può essere fatto “senza l’aiuto del Padre stesso della Medicina, Gesù Cristo, il vero e unico medico”.

Riesce difficile all’uomo moderno capire che i segni, i caratteri, le lettere possano avere le stesse proprietà delle medicine. Anche i farmaci possono giovare all’uomo senza essere ingeriti ma semplicemente portati al collo come un amuleto. Sempre perché, come abbiamo già detto, il medicamento non agisce in modo indipendente e per una sua forza, ma attiva quello interiore. E allora è sufficiente una formula, un sigillo, per scatenare una reazione, psichica e materiale, la quale combinata con il farmaco, agisce sul corpo dell’uomo (microcosmo) e in corrispondenza su quello degli astri (macrocosmo) che lo influenzano.

Però nulla può essere compiuto senza il potere della fede. “E la fede quella che ci dà potere, e attraverso il potere della fede diventiamo spiriti noi stessi e capaci di usare potere spirituale”. Ma “bisogna stare molto attenti affinché i poteri della fede non siano usati male, perché in tal caso si tratterebbe di stregoneria”.

Paracelso sembrerebbe contraddirsi quando afferma che “L’esercizio della vera magia non richiede alcuna cerimonia né alcun incantesimo, né tracciamento di circoli o di segni; non richiede né benedizioni né maledizioni pronunciate verbalmente” salvo poi, nei Sette libri, sottolinearne l’importanza. In realtà i sigilli e le formule non sono portatori di incantesimi. Non è la forza propria del sigillo a compiere l’incantesimo ma l’attivazione del legame tra il sigillo, l’uomo e gli astri. Questo legame mette in contatto tra loro le tre entità e permette uno scambio di forze e di energie. Inoltre, i sigilli sono la chiave che apre, che attiva, il farmaco interiore, il medico interno. Tutto ciò non è un’opera diabolica ma divina.

E vero che “il tracciare cerchi e il bruciare incensi sono tutte sciocchezze e tentazioni dalle quali sono attratti solo gli spiriti maligni”. Ma solo se si tratta di evocazioni. Quando invece i sigilli o le formule servono per attivare il macrocosmo che è in noi, non si tratta di negromanzia.

È il fine che è diverso e che rende i sigilli operativi. I metodi possono sì sembrare simili a quelli della magia negromantica, ma la fede, che non è fiducia in qualche aiuto esterno, bensì intima coscienza del possesso del potere, fa sì che il sigillo diventi un potente farmaco e il farmaco un potente sigillo.

Il non distinguere la magia di Paracelso dalla semplice magia evocativa porta all’incomprensione de I Sette libri dei supremi insegnamenti magici. Questo non è un libro di magia tradizionale, pur presentandosi nelle vesti classiche di un libro di magia. Le sue formule, i suoi sigilli, le sue ricette (“recipe”) non sono operatrici di alcuna evocazione. Tutt’al più sono un’invocazione al grande medico celeste affinché illumini il piccolo medico interiore di ognuno di noi, l’unico che possa aiutarci ad attivare nei farmaci la virtus guaritrice.

Diego Meldi

I 7 Libri dei Supremi Insegnamenti Magici

Paracelso

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Paracelso

Philippus Aureolus Teophrastus Bombastus von Hohenheim nato in Svizzera nel 1493 preferì chiamarsi "Paracelso", cioè "meglio di Celso", un famoso medico greco-romano del primo secolo dopo Cristo. Noto alchimista, astrologo, medico eccelso e figura tra le più rappresentative del Rinascimento,...
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