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Uccello in gabbia - Estratto da "Fai quello che Ami"

di Beth Kempton 1 anno fa


Uccello in gabbia - Estratto da "Fai quello che Ami"

Leggi in anteprima un capitolo estratto dal libro di Beth Kempton e impara a vivere più intensamente e a preoccuparti di meno delle cosa inutili che ti limitano

Questo libro è un invito a cercare la libertà in ogni aspetto della tua vita. Si tratta di vivere di più, preoccuparsi di meno e trovare il modo di fare quello che si ama ogni giorno.

Indice dei contenuti:

Uccello in gabbia

Sembra semplice, e in un certo senso lo è, ma quando si è intrappolati in gabbia e con un'ala spezzata la libertà appare come un remoto tesoro sepolto in profondità. Io lo so perché ci sono passata, ci sono passata molte volte.

La cosa più importante che voglio che tu sappia è che non sei sola. Ci sono un sacco di persone che si sentono allo stesso modo, lo so per certo. Nel mondo in molti si sentono soffocare, inerti e pieni di rimorso e dolore. Lo riconosco negli occhi di quelli che incontro per strada, lo sento nei frammenti di discorsi che mi capita di origliare, lo percepisco nelle parole degli amici e lo osservo con precisione nelle discussioni della mia comunità online.

Nel profondo di noi stessi sappiamo che la libertà è una scelta doverosa, oltre che un diritto, eppure milioni di persone non si rendono conto di questa verità. Ci sentiamo intrappolati nelle circostanze, nelle relazioni, nella società con la pressione che esercita, nello stato delle nostre finanze, nell'educazione che abbiamo ricevuto. Incatenati dalle nostre stesse aspirazioni e da ciò che gli altri si aspettano da noi. Immobilizzati dalle nostre convinzioni, dai nostri dubbi, dalle nostre paure.

Lasciamo che tutto questo ci impedisca di vivere pienamente le nostre vite. Come individui è straziante. Come collettività è un colossale spreco di potenzialità. Insieme cambieremo questo paradigma. E nel trovare il coraggio e la sicurezza per spezzare le catene ed eccellere aiuteremo anche gli altri a farlo.

La mia personale parabola non racconta di una persona che ha dovuto toccare il fondo, non è così che è andata. Piuttosto, ho visto la gioia di vivere abbandonare lentamente la mia esistenza, sono riuscita a tamponare l'emorragia e infine a ritrovare me stessa, la me che sono oggi, entusiasta della vita che conduco.

Racconterò, però, anche di persone che si sono viste sbattere in faccia i cancelli della loro gabbia e avvolgere da un'oscurità che le ha condotte sull'orlo del baratro, lasciandole senza alcuna alternativa se non di evadere. Le loro storie sono esempi estremi di come perseguire la libertà le abbia letteralmente salvate.

Quale che sia la situazione che più si avvicina alla tua, troverai preziosi consigli e insegnamenti in ogni racconto in questo libro. Spero che possano convincerti che non importa se non sai esattamente cosa ti riserverà il futuro, ma sicuramente rientra nelle tue possibilità avere un ruolo da protagonista nel dargli forma.

Sentirsi in gabbia

Stai leggendo questo libro perché in cuor tuo sai che esiste una versione migliore della tua vita e che potresti viverla. Una versione in cui senti di possedere la libertà. Qualsiasi sia il motivo per cui ti senti in trappola, ti tireremo fuori. Il contrario di felice non è sempre infelice. Può infatti essere un vago grigiore difficile da definire, un brontolio smorzato là dove prima c'era il sorriso. E' difficile descriverlo a parole perché non siamo abituati a parlarne.

In un mondo in cui, è evidente, siamo la parte privilegiata, è difficile esprimere il senso di sentirsi in gabbia. Sai com'è, no? «Ti lamenti del tuo lavoro? Almeno ce l'hai!» «Ti lamenti del tuo partner? Almeno ce l'hai!» Ci confrontiamo con gli altri e supponiamo che avere qualcosa sia meglio che non averla, permettendo a una parola nefasta - «almeno» - di sminuire le nostre giuste e reali preoccupazioni.

Certo, è corretto essere grati di ciò che si ha, ma è pericoloso essere grati per le cose sbagliate o per le ragioni sbagliate. Se ti senti in gabbia, no, non essere riconoscente per il fatto che le sbarre ti proteggono. Piuttosto, gioisci per il fatto che tra una sbarra e l'altra ci sia lo spazio per vedere cosa c'è fuori.

Sogniamo di fuggire e di spiccare il volo, di trovare una rotta nel cielo infinito e di vivere per sempre felici e contenti. Spesso però ci sentiamo impotenti. Sappiamo di dover cambiare qualcosa, ma siamo così privi di connessione al nostro vero io che non riusciamo nemmeno a capire quello che vogliamo davvero. Questo libro è un invito a passare al setaccio tutti questi pensieri e sensazioni per trovare una via d'uscita.

L'evasione è un processo, non una pillola, e il viaggio di chi cerca la libertà non è sempre facile. E', però, essenziale e urgente, poiché è il cammino necessario per tornare a vivere. La strada è lunga e a tratti sarà molto accidentata, ma la percorreremo insieme.

Ho vissuto ogni esperienza descritta in questo libro. Nello scriverlo ho ballato e sono caduta, ho riso e sono crollata, ho pianto, mi sono contratta, sono cresciuta, ho camminato per migliaia di chilometri, ho parlato con molti sconosciuti, ho guardato a fondo dentro me stessa e ho rivalutato le mie esperienze. Ho trovato un centro di gravità per poi perderlo, ancora e ancora per molte volte.

Ho gridato al rumore e fatto baldoria nel silenzio, ho seguito il sole, ululato alla luna, ringraziato le stelle. Ho parlato con centinaia di donne e con molti uomini che hanno condiviso con me storie che non dimenticherò mai.

Spero di aver raccolto e filtrato il meglio di tutto: le lezioni più importanti, i racconti più motivanti, insomma tutto ciò che può dimostrare che, se io ce l'ho fatta e loro ce l'hanno fatta, anche tu ce la puoi fare.

Scrivere questo libro mi ha fatto sentire estremamente più connessa, vitale e viva di quanto non mi sia mai capitato in precedenza. Credo che leggendolo, anzi direi vivendolo, anche tu potrai trovare il modo di respirare la magia, il mistero, la grande bellezza della tua vita, ovunque tu sia, chiunque tu sia, a qualsiasi età.

Ma cos'è la libertà?

In oltre vent'anni di ricerca ho capito che Libertà è volontà e capacità di determinare il proprio cammino e vivere assecondando l'autentico sé.

Quali che siano le circostanze iniziali, ovunque viviamo, qualunque cosa crediamo, tutti abbiamo la capacità innata di sentirci liberi. Perché? Fa parte di ciò che siamo, allo stesso modo in cui l'amore si può considerare come la nostra natura essenziale.

Nasciamo così, ma negli anni ci succede la vita: incontriamo situazioni difficili e qualche volta la reazione a esse prende il sopravvento. I ragionamenti riguardo a una certa circostanza, la nostra reazione emotiva verso essa, le storie che ci raccontiamo in proposito si dilatano e si ampliano tanto più le diamo corda. E alla fine ci pervadono e si solidificano in sbarre in cui ci troviamo intrappolati. La buona notizia è che, se puoi scegliere come chiuderti in gabbia, puoi scegliere anche come venirne fuori.

Questo libro parla di libertà personale, non della Libertà. È una distinzione importante perché la Libertà è uno stato concesso e garantito dalle leggi, dalle convenzioni, da un governo, mentre la libertà come viene intesa in questo libro ha a che fare esclusivamente con noi stessi e riguarda come ci sentiamo. In questo caso l'unico soggetto che deve concedercela siamo noi.

Mappare la tua evasione

In ogni capitolo troverai alcuni esercizi per aiutarti ad assimilare i concetti e a procedere al successivo passo del tuo cammino. Ti esorto a munirti di un taccuino per registrare ogni passaggio. Alla fine, guardando indietro, ti stupirai del percorso che avrai fatto.

Alcuni esercizi ti spingeranno ad andare molto in profondità: mettiti tranquilla e ascolta quello che vuoi veramente esprimere, ma sii delicata con te stessa. Se a un certo punto l'esercizio dovesse risultare troppo doloroso ritornaci in un secondo momento oppure fatti aiutare da qualcuno, ma non smettere mai di proseguire nella lettura: qualcosa potrebbe cambiare mentre le parole si sedimentano.

Ma, più di ogni altra cosa, sii onesta: nessuno ti guarda, lo stai facendo solo per te stessa. E ce la puoi fare.

Il tuo impegno per la ricerca della libertà

Copia il testo sotto, poi mettici la firma e la data di oggi. Se vuoi puoi personalizzarlo graficamente o scarica un template dal mio sito www.bethkempton.com/flyfree e appendilo dove puoi vederlo tutti i giorni.

Sono una cacciatrice di libertà e ho deciso di sentirmi libera.

Voglio e posso scegliere la mia strada.

Mi impegno a vivere la mia vita come la mia vera me stessa.

La realtà dell'evasione

L'immagine di un uccello che fugge da una gabbia simboleggia il timore e il coraggio della condizione umana da quando esistono le gabbie. Secondo me, però, questa metafora non è completa perché prevede solo dentro o fuori, gabbia o non gabbia, libero o costretto. Non è così che funziona.

Noi non siamo impauriti o coraggiosi, di solito siamo entrambe le cose. Non fuggiamo, all'improvviso, da una gabbia, di punto in bianco. Da principio, anzi, non ci accorgiamo nemmeno che c'è una gabbia e, quando finalmente lo capiamo e ne usciamo, non abbiamo la minima idea di dove andare. E la libertà al di là delle sbarre può essere terrificante, un'idea così terribile che spesso, avendo passato tanto tempo in cella, ci sentiamo più sicuri a starci dentro.

Questo libro ti accompagnerà attraverso la porta, ti incoraggerà a tuffarti in questa esperienza che è la tua vita in modo pieno, ma soprattutto ti implorerà di farlo come la vera te stessa, senza strati aggiuntivi sulla tua persona, in maniera chiara e aperta, senza nascondere nulla.

Faremo prima un passo indietro per comprendere prima di tutto in che modo molti di noi rimangono impantanati nella vita. Analizzeremo a fondo le norme sociali e i preconcetti su cosa sia «meglio per noi» e ci chiederemo perché in realtà non ci rendono felici. Voglio che sfidi la tua necessità di fare sempre ciò che ci si aspetta da te, o ciò che pensi di « dover » fare, e che invece tu faccia ciò che ti sembra giusto.

Per favore, fai spazio nella tua vita per questo libro e concedigli il tuo tempo perché non c'è ragione migliore di svegliarsi al mattino se non di fare quello che ami, né esiste ricompensa maggiore di sentirsi liberi.

Poniti domande su ogni cosa, scardina lo status quo, poi dimenticati tutto e ricomincia da capo, se necessario.

Ricordati: sei tu a scegliere.

Se poi chi cerca la libertà la trovi davvero o se la gratificazione sia la ricerca stessa sta a te scoprirlo.

Perché io?

Ironicamente, spesso sono i nostri asset migliori a renderci prigionieri: la famiglia, i figli, i rapporti, la carriera, il nostro stesso successo. Durante il mio personale viaggio ho scoperto come lasciare la gabbia senza dover sacrificare tutte queste cose.

Sono una persona normalissima cresciuta in una famiglia altrettanto normale, tuttavia sono stata così fortunata da vivere esperienze esaltanti perché ho scelto di fare quello che amo. Ora vi dirò come è iniziato tutto, vi racconterò di come sono evasa dalla mia prima prigione oltre vent'anni fa, un'esperienza che ha letteralmente plasmato la mia vita successiva.

Mentre tutti gli altri diciassettenni che conoscevo stavano al bar a bere birra con le loro carte d'identità false e a chiacchierare dell'ultima band indie del momento, io mi trovavo su un'imbarcazione nel bel mezzo del golfo di Biscaglia quando ebbi un'illuminazione.

Fino a quel momento ero stata una teenager curiosa, mi piaceva esplorare e imparare, ma non ero mai stata lontana da casa. Ho sempre evitato l'etichetta di nerd per un pelo, solo perché facevo i compiti di matematica ai ragazzi fighi e in cambio potevo stare nel loro gruppetto a pranzo. Ero una studentessa modello che avrebbe potuto aspirare alla facoltà di Economia a Cambridge. Non perché sia mai stata un genio, ma mi impegnavo a fondo e avevo una memoria acuta, l'ideale per rispondere alle domande dei test.

Avrei dovuto studiare da commercialista perché mi era stato detto di pensare a una carriera certa e stabile con un buono stipendio. Era già tutto programmato. I miei genitori e i miei insegnanti mi spinsero per questa via sicura credendo che avrebbe fatto al caso mio.

Onestamente, anch'io allora pensavo che fosse ciò che volevo: vedevo gli abiti costosi, le auto di lusso e mi piaceva l'idea di avere un biglietto da visita con un job title importante e il logo di una grande azienda. Mi immaginavo a girare il mondo in aereo tra un meeting e l'altro, scendere nei migliori alberghi e cenare nei ristoranti più raffinati. Chiaramente non ci avevo riflettuto bene.

La realtà quotidiana di un lavoro da contabile - ora lo so - non mi si addice per niente. Ma diverse persone a me vicine mi spingevano in quella direzione e avevo qualche motivo per assecondarle, e così non mi discostai dal «piano».

Questo finché non mi fu data l'opportunità di unirmi all'equipaggio di allenamento di un'imbarcazione che avrebbe partecipato alla Cutty Sark Tall Ships' Race dalla Gran Bretagna alla Spagna. Pagai la quota dando fondo ai miei risparmi accumulati lavando un'infinità di auto. Per me fu un grande passo: non ero stata all'estero che una volta sola e sempre con i miei genitori.

Ai miei occhi il golfo di Biscaglia aveva un alone di pericolo elettrizzante al punto che prima di partire feci testamento e lo nascosi nel cassetto della mia scrivania. Non si sa mai. A mio fratello maggiore il walkman, a quello minore la bici.

Un paio di giorni dopo la partenza - avevamo già alle spalle notti insonni e tempo pessimo - il cielo si aprì e navigammo immersi nella calma blu del mare. Ero sola al timone mentre tutti dormivano in coperta o si rilassavano sul ponte. Mi sembrava di avere l'oceano tutto per me, in compagnia solamente di un piccolo banco di delfini. Mentre saltavano allegramente dentro e fuori dall'acqua a prua, guardai il mare ed emisi un lunghissimo sospiro di soddisfazione. Il sole splendeva e percepivo uno spazio immenso intorno a me: mi sentii come se avessi trattenuto il fiato per anni e finalmente, solo allora, espiravo. In quel momento mi fulminarono tre pensieri:

  1. non volevo fare la contabile;
  2. non avevo la benché minima idea di cosa volessi fare nella vita (e questo era abbastanza eccitante); 
  3. volevo sentirmi costantemente come in quel momento per il resto dei miei giorni.

Come mi sentivo? Felice. Profondamente in sintonia con il pianeta, protratta oltre me stessa, come se facessi parte delle onde, del cielo, della grande bellezza che mi circondava. Mi sentii chiamata a esplorare. Ero là fuori a ballare con i delfini. Mi sentivo libera.

In quell'istante di folgorazione capii che volevo una vita piena di avventure. Fu una sorta di rivelazione, terrificante ed eccitante al tempo stesso. Per anni e fino a quel momento mi ero raffigurata ciò che avrei dovuto cercare nella vita e mi ci ero aggrappata, ma in quello sprazzo di lucidità compresi di essermi sbagliata di grosso. E volli uscirne.

Decisi di respingere la strada di una carriera sicura, di ignorare le convenzioni e lasciare il sentiero della soddisfazione economica. Fu allora che il cancello della mia prigione si spalancò e vidi il mondo fuori.

Per il resto del viaggio mi sentii sempre all'erta, come se i miei sensi fossero continuamente aizzati e ciononostante mi sembrava di non riuscire ad assorbire abbastanza natura, sole, vento, stelle.

Poi tornai a casa e mi trovai a riconsiderare ogni aspetto della mia esistenza. La verità è che non avevo il benché minimo piano, avendo molto più chiaro in mente ciò che non volevo rispetto a ciò che desideravo, ma era pur sempre un punto di partenza. Rispondere alla domanda: «Cosa voglio fare nella vita?» era troppo difficile per una teenager reduce da un'improvvisa illuminazione, perciò mi concentrai sulla scelta di una facoltà diversa da frequentare.

A quel tempo stavo preparando gli esami di maturità di matematica, matematica di secondo livello, economia, fisica e il test generale. La maggior parte degli studenti porta tre materie, io mi stavo massacrando con cinque, quindi ne abbandonai una e mi ripromisi, una volta passati gli esami, di lasciar perdere per sempre le materie accademiche.

Volevo, invece, fare qualcosa che mi portasse a vivere quelle avventure che mi ero ripromessa di voler sperimentare e optare per una laurea che prevedesse un anno all'estero mi sembrò la risposta. Mi piaceva molto l'idea di conoscere persone di paesi lontani e il mondo, ma non avevo mai studiato nessuna lingua e non potevo dunque fare gli esami necessari per iscrivermi alla facoltà di Lingue. A meno che non avessi scelto qualcosa di impossibile, come cinese, giapponese, russo o arabo...

Anche se oggi queste lingue sono ormai piuttosto popolari, nel 1994 erano appannaggio solo di esperti linguisti. Ovviamente di esse non conoscevo neanche una parola, a malapena sapevo pronunciare qualche frase in francese e nient'altro. Perciò feci quello che avrebbe potuto fare un qualsiasi teenager incosciente come me e affidai la decisione più importante della mia vita a una filastrocca. «Ambarabà ciccì cocco»: uscì il giapponese. In quel momento abbandonai la gabbia.

Alla fine non fui ostacolata né dai miei genitori, né dai professori perché quell'estate mi videro rinascere. Il giapponese non era per nulla facile, ma presto mi ci appassionai e mi innamorai della lingua e della sua cultura.

Ripensandoci, posso affermare che il corso della mia vita, tutto quello che mi è successo, può essere ricondotto a quel momento sulla barca, oltre che alle persone incontrate sulla mia strada. Quella singola decisione mi ha condotto a vivere esperienze ricche e piene che non avrei mai potuto programmare, solo perché ho deciso di ricercare la libertà.

Non sto affermando che scappando dalla gabbia mi sia sentita libera ogni singolo giorno successivo, anzi, mi sono trovata nuovamente in prigione diverse altre volte. Quello che affermo, però, è che ho potuto usare le mie «Chiavi per la libertà » - uno strumento unico e potentissimo che condividerò con te in questo libro - per evadere molte altre volte.

Fai quello che Ami

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