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Troppo bello per essere vero? - Estratto da "Libera il Leader in Te"

di Stephen R. Covey 5 mesi fa


Troppo bello per essere vero? - Estratto da "Libera il Leader in Te"

Leggi un estratto dal libro di Stephen R. Covey e scopri come ispirare i tuoi figli o i tuoi alunni a diventare realmente responsabili delle proprie azioni

La prima edizione di Libera il Leader in te, cominciava con la storia di Rig e SejjaI Patel. I Patel si erano appena trasferiti con la famiglia a Raleigh, nella Carolina del Nord, e avevano cominciato a cercare una scuola nella quale i loro figli potessero imparare in un ambiente sicuro e stimolante. Parlando con vicini e colleghi, venne fuori il nome di una scuola in particolare: la primaria A.B. Combs.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Libera il Leader in Te

Manuale per educatori e genitori che vogliono ispirare la grandezza nei ragazzi

Stephen R. Covey

Cambia il futuro dei tuoi figli a partire da oggi: impara come usare le 7 regole per il successo consolidate da Stephen Covey per creare un programma di leadership per bambini di tutte le età, in modo che possano agire con...

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Indice dei contenuti:

La scuola A.B. Combs

Sulla carta, la A.B. Combs non era nulla di straordinario: una semplice scuola pubblica di periferia con circa novecento alunni, dei quali il 18 per cento parlava inglese come seconda lingua, il 40 per cento aveva diritto a pasti gratuiti o a prezzo ridotto, e il 21 per cento era inserito in programmi speciali. L'edifìcio scolastico risaliva a cinquant'anni prima e alcuni insegnanti erano lì da anni.

Nonostante questo, le storie che i Patel continuavano a sentire andavano oltre le loro più rosee aspettative.

Sentivano parlare di alunni sicuri di sé e rispettosi, di personale dedito al proprio lavoro, di risultati molto alti nei test e di un “Dirigente scolastico dell’anno”. I problemi di disciplina erano minimi e gli studenti che avevano avuto difficoltà in altre scuole qui stavano ottenendo buoni risultati. Sembrava un sogno e, a dire il vero, ai Patel suonava quasi fin “troppo bello per essere vero".

Decisero quindi di vedere la scuola con i loro occhi. Scoprirono che il solo entrare dalla porta d’ingresso era un’esperienza coinvolgente. Trasmetteva un sentimento che non si provava in molte scuole. Le pareti erano allegre e decorate con scritte motivazionali. La diversità veniva celebrata. I Patel scoprirono che tutti gli studenti e il personale scolastico studiavano Le 7 abitudini delle persone molto efficaci - come recita la traduzione letterale del titolo originale di Le 7 regole per avere successo -, ovvero gli stessi principi di leadership che avevano formato per anni i più grandi dirigenti del mondo; videro che a tutti gli alunni venivano assegnati ruoli di leadership e che molte decisioni venivano prese dai ragazzi stessi, non dagli insegnanti; notarono come gli studenti stabilissero obiettivi scolastici e personali, monitorando il proprio progresso in quaderni personalizzati.

Trovarono tutto questo degno di nota a tal punto che uscirono dalla scuola pensando che ciò che avevano sentito dire della A.B. Combs era vero, dopotutto.

Alla fine, i Patel iscrissero i loro figli alla Combs. Questi ragazzi ora hanno concluso il proprio percorso scolastico alla scuola primaria e stanno proseguendo gli studi avendo vissuto un’esperienza memorabile. Da allora, molti altri genitori hanno visitato la A.B. Combs per vedere con i propri occhi se la scuola è troppo bella per essere vera. La maggior parte di loro non è solo compiaciuta di quanto osserva, ma è contentissima di scoprire che più di duemila scuole stanno attuando lo stesso processo in oltre trenta nazioni.

E tu, cosa ne pensi?

Il motivo per cui i Patel, altre persone e forse tu stesso avete ritenuto “troppo belle per essere vere” le voci sulla A.B. Combs è che esse sono in forte contrasto con le notizie che siamo abituati a sentire negli ultimi anni. Siamo sommersi a tal punto da storie di bullismo, maleducazione, voti bassi, mancanza di rispetto e di disciplina, violenza, percentuali scarse di diplomati, insegnanti mediocri e cosi via che molti dubitano profondamente che qualcosa di positivo possa giungere dalle scuole: o trovano difficile crederci oppure mettono in dubbio la sostenibilità di questi risultati.

Nonostante lo scetticismo ci metta in guardia dall’attaccarci a ogni moda appariscente o programma inconsistente che ci si presenta per poi svanire senza aver lasciato alcun impatto duraturo, è anche una fonte grama da cui attingere visione e passione. Lo scetticismo critica, non è un modello da imitare. Lo scetticismo non pensa fuori dagli schemi, ma li restringe ulteriormente. Lo scetticismo progetta strategie di miglioramento scolastico deboli e schemi formativi anemici. Ecco perché lo scetticismo e i suoi compari - pessimismo, cinismo, apatia e disperazione - non dovrebbero mai essere assunti per dirigere una scuola, un’aula, un ufficio di sostegno psicologico, una biblioteca o un’area giochi.

La fonte migliore cui ispirarsi per prendere decisioni ed esercitare la leadership in una scuola è la speranza. La speranza ci trasmette positività e permette agli studenti e al personale scolastico di continuare a progredire. La speranza getta una luce che supera le tenebre delle tragedie scolastiche. La speranza fa emergere il potenziale delle persone; di tutte le persone.

Ciò che i Patel e molti altri genitori sperimentano alla A.B. Combs e in queste scuole è la speranza. Speranza sotto forma di insegnanti dediti al proprio lavoro. Speranza sotto forma di studenti che apprendono competenze che li aiuteranno durante tutto il corso della vita. Speranza sotto forma di genitori partecipi e soddisfatti. Tutto questo sta portando a un nuovo livello di speranza nell’ambito dell ’istruzione proprio sotto l’egida di II leader in me.

Ci auguriamo che, quando arriverai al termine del libro, avrai acquisito una comprensione sufficiente di questo processo per stabilire autonomamente se lo ritieni o meno “troppo bello per essere vero”.

Al passo con la realtà

Un commento frequente è che quanto stanno facendo le scuole descritte in questo libro è “perfettamente al passo con la realtà odierna”. Lasciaci spiegare.

Fino a poco tempo fa le persone con più “nozioni” in testa ottenevano punteggi migliori negli esami nozionistici, i quali consentivano loro l’accesso alle migliori università nozionistiche, il che accelerava la loro ascesa nelle carriere basate sulle nozioni. Le scuole dovevano preoccuparsi unicamente d’inculcare quante più nozioni accademiche possibili nei neuroni degli studenti.

Ebbene, “l’età delle nozioni” è finita e ha lasciato il posto ai knowledge workers, gli operatori della conoscenza. Cos’è accaduto? Quelle stesse nozioni cui potevamo accedere soltanto rivolgendoci ai massimi esperti e alle migliori università sono ora a disposizione di tutti. Che siano in aereo, alla fermata dell’autobus, alla scrivania o che vivano in una capanna col tetto di paglia, ora le persone possono accedere a più fatti in una manciata di secondi e usando dispositivi tascabili di quanto potessero fare fino a poco tempo fa trascorrendo un mese intero dentro una biblioteca universitaria.

Molti dei lavori d’élite che prima richiedevano una vasta conoscenza nozionistica adesso vengono affidati ai computer o a persone dalle credenziali limitate e la conoscenza nozionistica non è più il grande fattore di differenziazione tra chi ha successo nella nuova realtà e chi no.

Se la conoscenza nozionistica non regna più sovrana, qual è il grande fattore di differenziazione tra chi ha o meno successo nella nuova realtà? Secondo Daniel Pink, autore di successo nel campo delle scienze sociali, e altri esperti, le persone di successo sono quelle che possiedono una creatività sopra la media, spiccate capacità di problem-solving e il talento della lungimiranza. Sono gli inventori, i designer, coloro che hanno una visione d’insieme, che creano significati e che riconoscono gli schemi. Sono le persone in grado di analizzare, ottimizzare, sintetizzare, esporre

I fatti e creare cose utili. Ecco perché sono chiamati knowledge workers. Ma c’è di più.

Il passaggio all’era del knowledge worker è stato accompagnato da cambiamenti simultanei delle norme sociali, come l’abitudine diffusa sempre più tra gli studenti di tornare a casa dopo la scuola, chiudersi a chiave nella stanza e restare davanti ai videogiochi fino a sera quando tornano la mamma o il papà. Molti di questi giochi hanno un contenuto violento e limitano il bisogno di comunicare o di trovare soluzioni ragionevoli con gli altri. Dopo le lezioni, altri studenti preferiscono incontrarsi con gli amici nel mondo digitale piuttosto che vedersi di persona. Una scuola con cui lavoriamo riferisce che il 90 per cento dei propri alunni proviene da famiglie in cui è presente solo uno dei genitori. Un’altra scuola si trova in una zona infestata dalla droga e le pareti esterne sono tempestate di fori di proiettile.

Nel frattempo, i progressi negli ambiti della tecnologia e dei trasporti hanno reso il mondo uno scenario globale e sempre più studenti si vedono come cittadini globali. Altri ritengono di avere il diritto di godere di certi privilegi. L’elenco dei mutamenti sociali va avanti, e molti di questi cambiamenti stanno portando gli adulti a domandarsi come faranno i giovani d’oggi a imparare a comunicare in maniera corretta, a risolvere i conflitti in modo civile, a lavorare insieme a persone di diversa estrazione, oppure a condurre in modo efficace la propria vita in un mondo competitivo e in tumulto.

Sì, sappiamo che è un detto trito e ritrito, ma “i tempi sono cambiati”. Anzi, sono cambiati a tal punto che l’era del knowledge worker non è più sufficiente per descrivere l’epoca in cui viviamo. Ecco perché Daniel Pink ha osservato che, oltre a possedere i tratti del knowledge worker, le persone che prosperano davvero nella realtà di oggi sono quelle brave ad ascoltare e a creare spirito di gruppo; sono quelle in grado di “comprendere le sottigliezze dell’interazione umana, di provare gioia dentro di sé e di generarla negli altri”. Possono anche non avere un’approfondita conoscenza nozionistica, ma sanno come riunire le persone giuste per mettere insieme le nozioni utili e trarne soluzioni. Sono le persone che possiedono empatia e che sono in grado di far leva sulle opinioni e sui talenti altrui. In altre parole, non soltanto possiedono la capacità di lavorare con la conoscenza, ma sono anche dotate - sorpresa! - di buone capacità interpersonali.

Tre sfide

Pink non è il solo a pensarla così. Come vedremo nel Capitolo 2, altri esperti hanno indicato da tempo l’esistenza di questa nuova realtà, e non si riferiscono a un mondo futuristico: parlano del presente. Auspicano che gli insegnanti guardino con occhio critico e da una nuova prospettiva tre sfide in rapida evoluzione nella nuova realtà.

  • Didattica. Nel mondo di oggi, per avere successo, gli alunni non soltanto devono memorizzare le nozioni scolastiche ma devono anche saperle applicare a situazioni autentiche. E importante che possiedano spiccate capacità creative e analitiche, di pensiero critico e di problem-solving. Perché ciò accada, è necessario che i docenti rivedano e adattino i propri stili d’insegnamento e i piani di studio a questo nuovo metodo di apprendimento.
  • Cultura scolastica. Quale scuola, nella realtà odierna, non è impegnata a risolvere i problemi che si verificano in classe, come apatia, bullismo, mancanza di disciplina, assenze ingiustificate o emarginazione degli studenti? E quale scuola non presenta sacche di scarsa collaborazione da parte del personale o degli insegnanti, di mancanza di una visione comune, di resistenza al cambiamento, di pettegolezzi velenosi o di genitori indifferenti? Mentre le scuole del passato potevano lasciare che la propria cultura interna si sviluppasse in modo naturale, quelle di oggi non possono certo permetterselo. Serve un approccio più proattivo.
  • Competenze per la vita. C’è una necessità sempre più urgente di insegnare competenze e abilità interpersonali nelle scuole. A volte esse vengono definite competenze professionali o accademiche, capacità di apprendimento socio-emotive o semplicemente competenze per la vita. A prescindere dal nome, molti studenti si stanno affacciando al mondo dell’università, del lavoro, della genitorialità e della vita in generale senza di esse.

Questa carenza spiega in parte perché molti studenti abbandonino gli studi universitari al primo anno; sono privi delle competenze necessarie per guidare la propria vita, per vivere per conto proprio o per interfacciarsi con gli altri. In passato si presumeva che avrebbero imparato tali competenze in famiglia, ma oggi questa ipotesi non è più plausibile.

Nessuna delle tre sfide è del tutto nuova. Le scuole le affrontano da anni. La novità sta nella pressione esercitata sugli insegnanti affinché alzino l’asticella in tutte e tre le aree.

Dunque, le scuole di oggi come stanno rispondendo a questa nuova realtà? Secondo il leggendario Howard Gardner, psicologo e autore di Cinque chiavi per il futuro “non bene”. Gardner sostiene che “l’attuale istruzione formale prepara ancora gli studenti principalmente per il mondo del passato, invece che per i mondi possibili del futuro”. Analogamente, ne Il potere del carattere, Paul Tough, autore esperto di educazione e infanzia, insiste sul fatto che “negli ultimi decenni, l’opinione diffusa riguardo allo sviluppo infantile è stata errata. Ci siamo concentrati sulle competenze e sulle capacità sbagliate, e abbiamo usato le strategie sbagliate per contribuire a coltivare e a insegnare queste competenze”.

A ogni modo, non bisogna essere dei guru per fare simili osservazioni. Quanto spesso sentiamo i dirigenti nel mondo degli affari lamentarsi del nuovo impiegato appena assunto, brillante ma senza la più pallida idea di come lavorare in gruppo, stabilire priorità o esprimere le idee in modo chiaro? Quanti genitori si lamentano del proprio figlio appena diplomato che ha superato i test di ammissione all’università col massimo dei voti, ma non sa come perseguire un obiettivo, risolvere i conflitti in modo maturo o socializzare con qualcuno che non sia uno schermo? Chiedi a questi dirigenti e genitori se ritengono che le scuole stiano preparando i giovani per il mondo di oggi: è probabile che la loro risposta sia un corale “NO!”.

Parleremo ancora all’interno del libro di queste tre sfide in fase di evoluzione. Per ora ti basti sapere che un motivo per cui le persone considerano il processo Il leader in me perfettamente al passo con la realtà di oggi è che sta aiutando molte scuole ad affrontare tutte e tre le sfide in modo più efficace.

La notizia migliore, forse, arriva dagli insegnanti quando affermano che “questa non è una cosa in più che dobbiamo fare, bensì un modo migliore di fare quel che già facciamo”.

Libera il Leader in Te

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Stephen R. Covey

Stephen R. Covey, marito, padre e nonno, è un'autorità stimata sulla leadership a livello internazionale, un esperto della famiglia, un insegnante, un consulente aziendale, fondatore dell'ex Covey Leadership Center e co-presidente della Franklin Covey Company. Ha un master in gestione...
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