+39 0547 346317
Assistenza — Lun/Ven 08-18, Sab 08-12

Transumanesimo e postumanesimo - Estratto da "Cyberuomo"

di Enrica Perucchietti 1 anno fa


Transumanesimo e postumanesimo - Estratto da "Cyberuomo"

Leggi un estratto dal libro di Enrica Perucchietti. Un'opera che ci chiede di riflettere sulla deriva ipertecnologica che la nostra società sta prendendo

Il movimento transumanista non ha una dottrina codificata né un pensiero univoco; per alcune correnti gli esseri umani potrebbero trasformarsi in modo così radicale, ibridandosi con le macchine, da divenire “post-umani”.

Tale accezione del postumano non va però confusa con la visione post-antropocentrica e post-dualista del postumanesimo.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Cyberuomo

Dall'intelligenza artificiale all'ibrido uomo-macchina

Enrica Perucchietti

(2)

Un libro per difendersi dalle nuove armi di controllo e manipolazione totale. Intelligenza artificiale, chip dermali, nanorobotica, crionica, mind uploading, progetti filogovernativi per resuscitare i morti, creazione di chimere per xenotrapianti,...

€ 18,60 € 17,67 -5%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda

Indice dei contenuti:

Due approcci completamente diversi

Ciò che il transumanesimo e il postumanesimo condividono è che la tecnologia è un tratto del corredo umano ma il loro approccio è strutturalmente diverso. I transumanisti abbracciano il “miglioramento” e il potenziamento dell’essere umano nei suoi aspetti estetici, anatomici, cognitivi, genetici, convinti di riuscire presto o tardi ad aggirare i limiti strutturali e i vincoli biologici dell’uomo, sottraendolo così al suo destino ontologico di creatura che invecchia, si ammala e muore.

Più che essere vista come un mezzo funzionale per ottenere un potenziamento o addirittura l’immortalità, la tecnologia per il postumanesimo permette invece lo smantellamento di quei dualismi, identità e confini messi in discussione dal femminismo e dai gender studies, quali organismo/macchina, fisico/non fisico, tecnologia/sé.

A partire dalla messa in discussione del concetto tradizionale di essere umano, il postumanesimo inaugura una prospettiva volta a ridefinire l’umano in senso plastico, dinamico, relazionale, persino ibridativo. In questa visione, l’umano perde la totale preminenza ontologica, epistemologica, etica sul non umano e viene interpretato come un prodotto storico mutevole e liquido, plastico. Viene pertanto posta in discussione la sua identità: l’essere umano è di fatto un costrutto storico che può essere modificato.

L'uomo e la tecnica: il dislivello prometeico

Rispetto agli animali per cui la tecnica è, come spiegava Oswald Spengler, “invariabile”, impersonale ed è tutt’uno con l’istinto, la tecnica dell’uomo è «indipendente dalla vita della specie umana», per cui l’uomo rappresenta l’unico caso in cui «l’individuo si libera dalla costrizione della specie». A differenza cioè degli animali, spiega Spengler «La tecnica nella vita dell’uomo è cosciente, volontaria, variabile, personale, inventiva. Viene imparata e perfezionata. L’uomo è diventato il creatore della tattica della sua vita: questa la sua grandezza, e il suo destino».

Il senso profondo della visione post-umana, oggetto di questo libro, si insinua proprio qua: la tecnica come «liberazione dalla costrizione della specie» lo conduce a quell’atto di orgoglio volto a superare i limiti della propria specie e a porsi come unico creatore del proprio futuro. Qua comincia il destino in aperta opposizione alla Natura a cui viene “strappato” il privilegio di creare:

«Già la “libera volontà” è un atto di ribellione: nient’altro. L’uomo creatore è uscito dall’associazione della Natura, e con ogni nuova invenzione si allontana di più, e più ostilmente, da essa. È questa la sua “storia del mondo”, la storia di una incontenibile, progressiva, fatale scissione fra il mondo umano e l’Universo, la storia di un ribelle che alza la mano contro la madre dal cui grembo è uscito. La tragedia dell’uomo comincia, perché la Natura è più forte. […] La lotta contro la Natura è disperata, e tuttavia sarà condotta fino alla fine».

Il filosofo Günther Anders, discepolo di Edmund Husserl e Martin Heidegger, coniò il concetto di “dislivello prometeico” per indicare la crescente disparità tra ciò che è diventato tecnicamente possibile e l’incapacità di prevedere le conseguenze delle cose prodotte:

«Chiamiamo “dislivello prometeico” l’asincronizzazione ogni giorno crescente tra l’uomo e il mondo dei suoi prodotti, la distanza che si fa ogni giorno più grande».

“Prometeica” chiamo però quella differenza che si manifesta quale dislivello fondamentale; cioè quel dislivello che sussiste tra la nostra “prestazione prometeica”, tra i prodotti fabbricati da noi, “figli di Prometeo” e tutte le altre prestazioni; il fatto che non siamo all’altezza del “Prometeo che è in noi”».

Ciò che caratterizza l’uomo è dunque un’inadeguatezza, definita da Anders “vergogna prometeica”: quel sentimento di inferiorità che prova l’uomo dinanzi ai prodotti tecnici da lui stesso creati. L’opera più importante di Anders, L’uomo è antiquato, è divisa in due volumi pubblicati in periodi differenti (1956 e 1980). Il titolo dell’opera riassume la ricerca filosofica di Anders, incentrata sull’indagine dei processi e delle cause che hanno portato l’uomo a creare un mondo dal quale è stato detronizzato e del quale non è più il protagonista. Essere “antiquato” significa non essere più il centro degli accadimenti: «Abbiamo rinunciato a considerare noi stessi come i soggetti della storia, e al nostro posto abbiamo collocato altri soggetti della storia, anzi un altro soggetto: la tecnica. […] Dal suo corso, infatti, e dal suo impiego, dipende l’essere o non essere dell’umanità».

Per Anders siamo dunque tornati a essere ciò che siamo stati per millenni: esseri astorici. La coscienza è immersa nella tecnica che a sua volta produce e rinnova quotidianamente l’esclusione dell’essere umano dalla dimensione storica.

Le macchine, a differenza dell’uomo, sono pressoché perfette, godono di un’efficienza e di una funzionalità che superano di gran lunga i limiti imposti all’uomo: ecco perché per Anders l’uomo è diventato “antiquato”.

La lezione di Anders ci serve per capire come gli apparati tecnici, diventati un sistema autonomo, si stiano emancipando dall’uomo rendendolo vittima della sua stessa ossessione di trasformare la natura. La volontà dell’uomo di farsi oggetto tecnico, quindi perfetto e affidabile, lo porta da essere un semplice ingranaggio della cosiddetta “Megamacchina” (espressione come vedremo coniata da Lewis Mumford) a farsi esso stesso macchina, sognando di ibridarsi con essa. Questa “masochistica” superbia, già secondo Anders, aveva come effetto la riduzione dell’uomo a oggetto.

Non si tratta soltanto di reificazione o mercificazione della condizione umana. Come già spiegava Anders, la vergogna prometeica implica un passo ulteriore rispetto alla reificazione, ossia il riconoscimento da parte dell’uomo della superiorità delle cose.

Potremmo quindi dire che se l’uomo si sente inferiore alle cose che ha prodotto, il passo successivo che si intravvede solo ora con il transumanesimo è l’annullamento della condizione umana nella tecnica, il farsi cioè esso stesso macchina/oggetto nell’illusione di poter conseguire una forma di perfezione.

Come vedremo, inoltre, esistono inquietanti ombre sui progressi della scienza in settori di cui pochi sono realmente informati, come la manipolazione genetica, la nanotecnologia, la robotica e l’Intelligenza Artificiale. Si aprono così scenari minacciosi: microchip sottocutanei in grado di mappare ogni nostro spostamento e scaricare informazioni; computer biologici impiantabili nel corpo umano con una semplice iniezione, capaci di replicarsi come le cellule; modifiche genetiche in grado di rendere gli esseri umani più forti e longevi; esoscheletri e organi bionici capaci di prestazioni spettacolari; uteri artificiali in grado di “emancipare” la donna dal grave compito della gravidanza.

Dietro anche alle più folli ricerche nel campo del post-umano troviamo una dottrina visionaria volta a potenziare l’uomo, giustificando questa forsennata corsa verso un’evoluzione di cui non siamo ancora in grado di prevedere la fine (e le conseguenze).

La presente opera non intende analizzare le disparate correnti del transumanesimo, ma offrire la visione generale e i temi cardine del movimento. Al contempo non verranno analizzati tutti i progetti nel campo del transumanesimo o del post-umano per mancanza di spazio e per non tediare il lettore. L’opera si divide in capitoli tematici che sono introdotti da titoli di film, romanzi o racconti e da altri due antefatti romanzati, per inquadrare meglio e con più facilità la tematica che vi verrà analizzata.

Fatta questa doverosa premessa, desidero chiarire un altro punto, in modo da fugare fin dall’inizio l’accusa di neoluddismo. Lo scopo del saggio è far conoscere al grande pubblico il pensiero transumanista, ancora sconosciuto ai più e aprire un dibattito sulle possibili conseguenze che tali ricerche possono comportare per l’intera società.

Alcune malattie potranno essere in futuro debellate, parti del corpo danneggiate sostituite mediante protesi artificiali, la tecnologia potrà forse garantire un miglioramento e un allungamento della vita delle persone.

Progetti quali il potenziamento fisico per curare patologie o traumi invalidanti, così come la ricerca di “elisir” per contrastare l’invecchiamento o ancora l’emulazione del cervello in campo medico per comprendere e curare patologie neurodegenerative sono tanto apprezzabili quanto auspicabili, a meno che questi non siano dei “cavalli di Troia” per legittimare progetti ipercapitalistici volti alla reificazione dell’uomo.

Per i transumanisti esiste una dicotomia tra la mente e il corpo: l’attività mentale è di fatto riducibile a dati informatici, scaricabili su altri supporti artificiali, che permettono di andare oltre la durata biologica della vita; in questa visione scientista la svalutazione del corpo porta alla progettazione di esoscheletri meccanizzati interscambiabili. È davvero questo il futuro che vogliamo, oppure siamo stati gradualmente indottrinati da cinema, letteratura, media e TV a desiderare simili scenari dopo averli introiettati come “fantastici”?

L'evoluzione delle macchine: George Dyson

Clonazione, chimere, spermatozoi in provetta, chip dermali, editing genetico, uteri artificiali, emulazione del cervello, crionica, sono sgusciati dalle distopie per divenire reali. Semplicemente l’uomo della strada non ne è consapevole. Siamo cittadini di una zona grigia in cui realtà e finzione si fondono, in cui i deliri prometeici stanno riscrivendo la nostra società.

Così George B. Dyson, figlio del celebre fisico Freeman Dyson e docente alla Western Washington University, sposa la causa dell’artificiale contro ogni timore che la tecnologia dei computer renda l’uomo “antiquato” o le macchine possano in futuro scontrarsi con esso.

Nel suo L’evoluzione delle macchine da Darwin all’intelligenza globale, Dyson asserisce che la vita, avendo avuto origine «a partire dalle sostanze materiali e dalle forze esistenti al mondo […] potrebbe svilupparsi di nuovo dalle sostanze materiali e dalle forze che muovono le macchine».

Come nota giustamente l’antropologo Antonio Marazzi, in questo passo Dyson rispolvera lo scrittore inglese Samuel Butler, autore del racconto satirico Erewhon, testo culto dei fanta-transumanisti a cui si ispirò lo stesso Aldous Huxley per il suo Mondo nuovo, che nel 1872 si domandava: «Perché allora noi non potremmo fare parte del sistema riproduttivo delle macchine?».

Il monito di Bill Joy, il papà di Java

Se però Dyson immagina che la teoria darwiniana si adatti anche alle macchine, arrivando quindi a sostenere la silenziosa evoluzione delle macchine, già nell’aprile del 2000 su «Wired», una delle riviste di punta della nuova era digitale, il papà di Java, Bill Joy, pubblicava una specie di risposta alle ricerche di Dyson.

Nell’articolo Perché il futuro non ha bisogno di noi, l’epilogo (cupo) di Joy è esattamente opposto a quello immaginato da Dyson. Joy teme che la digitalizzazione delle discipline scientifiche come biologia e nanotecnologie possa produrre effetti sgradevoli e persino pericolosi. L’incipit del suo articolo è emblematico: «Dal momento che sono stato coinvolto nella creazione di nuove tecnologie, la loro dimensione etica mi ha preoccupato, ma è stato solamente nell’autunno del 1998 che sono diventato ansiosamente consapevole di quanto grandi siano i pericoli che ci si propongono nel XXI secolo».

Le macchine prenderanno il sopravvento e la specie umana rischia di scomparire nella competizione tra materia organica e inorganica.

Scrive Joy:

«Ciascuna di queste [nuove] tecnologie offre una promessa non detta […] Insieme potrebbero in maniera significativa aumentare la nostra soglia di vita e migliorare la qualità della nostra vita. Tuttavia, con ciascuna di queste tecnologie una sequenza di piccoli, individualmente sensibili passi in avanti porta a un accumulo di enorme potere e in concomitanza quindi a un grande pericolo. Le tecnologie del XXI secolo − genetica, nanotecnologia, robotica (GNR) − sono così potenti che può proliferare una intera nuova classe di incidenti e abusi. Ancora più pericoloso, per la prima volta, questi incidenti e abusi sono largamente alla portata di individui o piccoli gruppi. Non richiederanno grosse infrastrutture o materiali primari. Il solo sapere ne permetterà l’uso. […] Credo non sia affatto un’esagerazione l’affermare che siamo sulla soglia per l’ulteriore perfezionamento del male, un male le quali possibilità si aprono ben al di là delle armi di distruzione di massa lasciate alle nazioni-stato, verso un sorprendente e terribile conferimento di potere di individualità estreme».

Siamo vittime inconsapevoli di un progetto di transumanizzazione volto ad abbattere la natura (e persino la morte!) e a riscrivere i limiti umani? Quanto delle nostre scelte è davvero “libero” e non controllato e indotto? Fino a che punto siamo suggestionati e indottrinati, offuscati dall’entusiasmo di un progresso illimitato?

Il mantra del progresso

È da qua che parte la mia ricerca e si innestano le mie riflessioni, escludendo un rifiuto a priori della ricerca in campo medico-scientifico o della tecnologia in sé che sarebbe anacronistico. Lo scopo è riflettere semmai sulla meta ancora sfocata verso cui il mito del progresso illimitato ci sta traghettando. La paradisiaca strada della tecnologia può condurre verso scenari che non sono stati meritatamente discussi ma che filosofi, scienziati, persino romanzieri hanno predetto in modo straordinario, lanciando un grido d’allarme che è rimasto inascoltato. L’entusiasmo e l’esaltazione acritica nel progresso e nella tecnologia stanno oscurando il lato nascosto di queste ricerche, dal campo dell’automazione alla ricerca della vita eterna.

Siamo sicuri che tutto ciò che è tecnologicamente possibile (o che lo sarà in futuro) sia da ricercare e applicare a tutti i costi? Come vedremo, dietro la parola “progresso” si nascondono ricerche che fino a qualche anno fa sarebbero state bollate come incubi distopici e che vengono offerte all’opinione pubblica come un traguardo per l’evoluzione collettiva. Se critichi qualunque cosa venga etichettata come “progresso” vieni automaticamente bollato come un oscurantista e un neoluddista, inibendo il confronto e censurando il dialogo.

Allo stesso modo non si intende criticare la meccanizzazione o l’avanzamento tecnologico che hanno migliorato le condizioni di vita e alleviato i lavoratori dalle mansioni più massacranti e pericolose. L’analisi semmai verrà concentrata sui risvolti ambigui o addirittura pericolosi di questi processi, dal rischio del “disboscamento degli umani” alle degenerazioni della rivoluzione digitale.

L'età ibrida e l'esaltazione acritica della tecnologia

Stiamo vivendo la cosiddetta “età ibrida” in cui «la natura umana cessa di essere una verità distinta e immutabile» e l’evoluzione tanto agognata viene «indirizzata e tecnologicamente assistita», senza avere però presente i rischi e le conseguenze di questo processo. In questa realtà ibrida, inoltre, «lo stesso concetto di autenticità viene messo in discussione: chi e che cosa è davvero reale? Qual è la linea di confine tra fisico e virtuale? Ciascuno di noi vivrà una propria versione della verità?».

L’intento del presente saggio è pertanto mostrare al lettore i retroscena di un movimento che sta ammaliando sempre più persone e scienziati grazie al suo linguaggio sovversivo e alla sua visione titanica e ribelle. Una dottrina che intende stravolgere la società e trasfigurare la condizione umana.

L’esaltazione per una tecnologia in apparenza democratica (pensiamo al fenomeno del biohacking) porta con sé infatti il rischio di creare una società distopica divisa in caste, in cui solo i super ricchi potranno avere accesso a cure mediche specifiche e al potenziamento fisico, mentre le masse saranno ipercontrollate, iperconnesse e schiavizzate da un’élite tecnocratica. Il tradimento di sé, l’auto-annientamento volontario dell’individuo e l’abbandono in paradisi virtuali è esattamente ciò che una dittatura dolce, anzi un “totalitarismo democratico”, imporrebbe ai suoi cittadini per spingerli ad amare la propria schiavitù.

Non ci sarebbe più bisogno di ricorrere alla coercizione o a tecniche sofisticate di condizionamento mentale per controllare la popolazione. Il soma di cui parlava Aldous Huxley nel suo Il mondo nuovo verrebbe semplicemente sostituito da una droga psichica ancora più pericolosa: la possibilità di rinchiudersi deliberatamente in una prigionia virtuale in cui vestire i panni di chiunque e godere del piacere artificiale che l’avatar di turno offrirà. Dopotutto, una volta sperimentata l’ebbrezza di una vita “su misura”, potenziata e illimitata, chi sarebbe in grado di tornare indietro nel mondo “reale”? Il prezzo di questa felicità virtuale sarebbe, come profetizzava George Orwell, la “sottomissione” volontaria o l’“autoannientamento” al potere dominante.

Domande introduttive e riflessioni

Le domande che vorrei accompagnassero il lettore sono le seguenti:

  • Dove finisce la libertà auspicata da transumanisti e postumanisti e dove inizia la manipolazione?
  • Siamo davvero liberi di scegliere e creare il nostro futuro, oppure siamo sottoposti a una forma di conversione graduale a un’ideologia imposta dal potere?
  • Ci sono dei limiti etici alle ricerche nel campo del post-umano o tutto quello che è e sarà tecnologicamente possibile è da abbracciare come positivo e auspicabile per la collettività?

Come vedremo, siamo sull’orlo di una nuova trasformazione culturale e antropologica, una vera e propria rivoluzione che intende snaturare l’Uomo della e dalla propria umanità per renderlo una “macchina”, un automa spersonalizzato in cerca di un’immortalità fisica tanto illusoria quanto mendace.

In queste pagine mi sono interrogata su come si possa desiderare di diventare una macchina, un cyborg. Un cyberuomo. Come si possa sognare il potenziamento umano arrivando a tradire la nostra stessa umanità. Come si possa odiare a tal punto la Natura e preferirvi la tecnologia e i paradisi virtuali. La domanda su cosa significhi essere umani non troverà risposta in questa sede; sarebbe presuntuoso e assurdo tentare di rispondere a un quesito che ha accompagnato la storia dell’uomo.

Starà al lettore esercitare il proprio pensiero critico e trarre le proprie conclusioni generali. Quello che ho sempre voluto con le mie opere è creare un dialogo e spingere a un confronto critico sereno che, al contrario, vedo latitare nei canali mainstream, soppresso da una narrazione univoca sempre più violenta. Ho contestato e continuerò a contestare il pensiero unico e il tentativo di censurare il pensiero alternativo, qualunque esso sia, perché ritengo che la libertà di espressione e il pluralismo siano necessari e da difendere.

Così ho ascoltato, letto, approfondito e meditato per anni le posizioni dei transumanisti: ne comprendo l’idea ribelle di fondo e l’aspirazione al potenziamento umano, ma non le condivido. Credo sia bene approfondire cosa si agiti dietro le visioni del post-umano per immunizzarci dal pericolo di abdicare alla nostra umanità per divenire dei cyborg.

Vorrei che, nel bene e nel male, fossimo realmente consapevoli, coscienti, della direzione che stiamo intraprendendo e che al contrario non si marci uniti verso un obiettivo che non è ancora chiaro per pigrizia o per ignoranza. Per il resto sarà la Storia a documentare il Futuro che verrà.

Se noi o i nostri figli ci sveglieremo un giorno in una tecnoutopia.

Cyberuomo

Dall'intelligenza artificiale all'ibrido uomo-macchina

Enrica Perucchietti

(2)

Un libro per difendersi dalle nuove armi di controllo e manipolazione totale. Intelligenza artificiale, chip dermali, nanorobotica, crionica, mind uploading, progetti filogovernativi per resuscitare i morti, creazione di chimere per xenotrapianti,...

€ 18,60 € 17,67 -5%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Desidero ricevere Novità, Offerte, Sconti e Punti. Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi subito un premio di 50 punti.

Procedendo dichiaro di essere maggiorenne e acconsento al trattamento dei miei dati per l'uso dei servizi di Macrolibrarsi.it (Privacy Policy)

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.

Non ci sono ancora commenti su Transumanesimo e postumanesimo - Estratto da "Cyberuomo"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.IVA e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
SDI C3UCNRB
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l.