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Spirito e materia - Estratto da "Il Potere della Mente"

di Thomas Troward 1 mese fa


Spirito e materia - Estratto da "Il Potere della Mente"

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Il relatore che intraprende una serie di lezioni sulla scienza mentale si trova di fronte il non facile compito di scegliere il modo migliore di impostare l’argomento. Questo può essere infatti affrontato da più punti di vista, ciascuno dei quali ha i propri vantaggi; tuttavia, dopo attenta analisi, ritengo che, ai fini del presente corso, il miglior punto di partenza sia la relazione tra spirito e materia.

Ho scelto questo approccio in quanto tutti noi conosciamo la differenza - o quella che crediamo essere tale - tra questi due concetti. Tale distinzione può, dunque, essere immediatamente definita attraverso l’uso degli aggettivi normalmente usati per esprimere la naturale opposizione tra spirito vivente e materia morta.

Tali termini esprimono la nostra attuale idea dell’opposizione tra spirito e materia in maniera piuttosto accurata e, se ci limitiamo alle apparenze esteriori, tale idea è senza dubbio corretta. L’uomo fa bene a fidarsi dei propri sensi e qualsiasi sistema affermi il contrario non avrà mai presa su una comunità sana ed equilibrata. Non

vi è nulla di sbagliato nei segnali che i sensi di un corpo sano trasmettono a una mente sana, ma è quando esaminiamo il significato di tali segnali che cadiamo nell’errore. Siamo abituati a giudicare soltanto dalle apparenze esteriori e da alcuni limitati significati che attribuiamo alle parole; ma quando cominciamo a interrogarci sul reale significato delle parole e ad analizzare le cause che determinano le apparenze, vediamo le nostre vecchie concezioni svanire gradualmente e risvegliarsi finalmente in noi la consapevolezza che il mondo in cui viviamo non è quello che credevamo.

Il vecchio modello di pensiero è impercettibilmente venuto meno e ci rendiamo conto di essere entrati in un nuovo ordine di cose, in cui tutto è vita e libertà. Questo è il lavoro di una mente illuminata; il risultato della costante determinazione a scoprire la verità, indipendentemente da nozioni preconcette di qualsivoglia natura, e della determinazione a pensare davvero con la nostra testa, invece di lasciare che qualcun altro pensi al posto nostro.

Cominciamo dunque con rinterrogarci su cosa si intenda davvero per “vitalità”, che attribuiamo allo spirito, e “mortalità”, che attribuiamo alla materia. Di primo acchito potremmo affermare che la prima si distingue dalla seconda per la facoltà di movimento; eppure, se prendiamo in considerazione le più recenti ricerche scientifiche, ci rendiamo conto che tale distinzione non è abbastanza approfondita.

È ormai un fatto assodato della scienza fisica che nessun atomo di ciò che chiamiamo “materia morta” è privo di movimento. Sul tavolo che sta davanti a me c’è un solido blocco di acciaio, ma alla luce della scienza moderna, sappiamo che gli atomi di quella massa apparentemente inerte vibrano di un’intensa energia, muovendosi di qua e di là, urtandosi e spingendosi l’un l’altro, o girando intorno come sistemi solari in miniatura, con una rapidità costante la cui complessa attività sfugge alla nostra immaginazione.

La massa, in quanto massa, potrà anche giacere inerte sul tavolo; ma lungi dall’essere priva della facoltà di movimento è la dimora dell’instancabile energia che muove le particelle con una velocità da far impallidire un treno rapido.

Alla base della distinzione che facciamo istintivamente tra spirito e materia non vi è dunque il mero fatto del movimento; dobbiamo andare più a fondo. Non troveremo mai la soluzione al problema se ci limitiamo a paragonare la vita con ciò che chiamiamo mortalità e la ragione apparirà chiara in seguito, ma possiamo trovare la vera chiave paragonando diversi gradi di vitalità. Vi è, naturalmente, un aspetto secondo il quale non si può parlare di gradi di vitalità; ma ve ne è un altro per il quale è interamente una questione di gradi.

Non abbiamo dubbi sul fatto che una pianta sia viva, ma sappiamo che lo è in modo molto diverso da come lo è un animale. E ancora, quale bambino non preferirebbe come animale domestico un fox-terrier a un pesce rosso? O ancora, per quale motivo il bambino stesso ha un vantaggio sul cane? La pianta, il pesce, il cane e il bambino sono tutti vivi; ma esiste una differenza nella qualità di tale vitalità che non lascia adito a dubbi e nessuno esiterebbe a dire che tale differenza è il grado di intelligenza.

Da qualunque prospettiva affrontiamo l’argomento la conclusione sarà sempre che quella che chiamiamo “vitalità” di ogni vita viene misurata dalla sua intelligenza. E il possesso di un’intelligenza superiore a posizionare l’animale più in alto della pianta, l’uomo più in alto dell’animale e l’intellettuale più in alto del selvaggio nella scala della vita. Una intelligenza maggiore fa entrare in gioco modalità di movimento di ordine superiore a corrisponderle.

Superiore è l’intelligenza, maggiore è il controllo della modalità di movimento: man mano che scendiamo lungo la scala dell’intelligenza, vi è un aumento del movimento automatico non soggetto al controllo di un’intelligenza cosciente. Si tratta di una discesa graduale dalla grande autoidentificazione della più alta personalità umana fino all’ordine inferiore delle forme visibili, che chiamiamo “cose” e dalle quali l'auto-identificazione è del tutto assente.

La vitalità della vita consiste dunque nell’intelligenza - in altre parole, nel potere del pensiero, e possiamo quindi dire che la qualità distintiva dello spirito è il pensiero, mentre quella della materia è la forma. Non possiamo concepire la materia senza forma. Una qualche forma è necessaria, per quanto invisibile all’occhio umano; poiché la materia, per essere tale, deve occupare spazio e l’occupazione di qualsiasi spazio implica necessariamente una forma corrispondente. Per tali ragioni possiamo stabilire il concetto fondamentale che la qualità dello spirito è il pensiero, mentre quella della materia è la forma. Si tratta di una distinzione essenziale, dalla quale derivano conseguenze importanti e di cui lo studente dovrebbe quindi prendere attentamente nota.

La forma implica un’estensione nello spazio e un limite entro certi confini. Il pensiero non implica nulla. Di conseguenza, quando pensiamo alla vita in qualsiasi forma, la associamo all’idea di estensione nello spazio, per cui dovremmo affermare che un elefante consiste di una quantità di sostanza vitale molto maggiore di quella di un topo. Tuttavia, se pensiamo alla vita come a un fatto di vitalità, non la associamo ad alcuna idea di estensione e ci rendiamo subito

conto che il topo è vivo quanto lo è l’elefante, a prescindere dalle dimensioni. Il punto essenziale di tale distinzione è che se possiamo concepire qualcosa che sia del tutto priva dell’elemento dell’estensione nello spazio, questo deve essere presente dovunque e in qualsiasi momento nella sua interezza - ovvero in ogni punto dello spazio contemporaneamente. 

Il tempo è scientificamente definito come il periodo occupato da un corpo nel passare da un dato punto nello spazio a un altro, e di conseguenza, secondo tale definizione, se non vi è spazio non può esservi tempo; se accettiamo la concezione secondo cui lo spirito è privo dell’elemento dello spazio, dobbiamo accettare che esso sia privo anche dell’elemento del tempo; la concezione di spirito come puro pensiero, e non forma concreta, è quindi del tutto indipendente dagli elementi di tempo e spazio.

Ne consegue che se le idee che concepiamo devono esistere su questo livello, queste devono necessariamente essere presenti qui e ora.

Secondo tale concezione, nulla può essere distante da noi nel tempo e nello spazio: o l’idea è del tutto svanita, oppure esiste come entità presente, e non come qualcosa che esisterà in futuro, poiché se non vi è successione temporale, non può esservi un futuro. Analogamente, quando non vi è spazio, niente può essere distante. Se eliminiamo gli elementi del tempo e dello spazio, tutte le nostre idee delle cose devono persistere in un qui universale e in un ora infinito.

Si tratta, senza dubbio, di un concetto molto astratto, ma è necessario che lo studente si sforzi di afferrarlo pienamente, in quanto è di vitale importanza nell’applicazione pratica della scienza della mente, come si vedrà in seguito.

Secondo la concezione opposta le cose si esprimono in termini di tempo e spazio, instaurando così una varietà di relazioni con altre cose, come volume, distanza, direzione e successione temporale. Queste due idee sono runa astratta, l’altra concreta, una incondizionata, l’altra condizionata, una assoluta, l’altra relativa. Non sono opposte l’una all’altra, né incompatibili, ma si completano a vicenda e l’unica realtà possibile è la combinazione delle due.

L’errore dell’idealista estremo sta nel tentare di realizzare l’assoluto senza il relativo, mentre quello del materialista estremo è il voler realizzare il relativo senza l’assoluto. Da un lato lo sbaglio consiste nel cercare di realizzare un dentro senza un fuori e dall’altro un fuori senza un dentro; entrambi sono infatti necessari alla formazione di un’entità concreta.

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Thomas Troward

Thomas Troward è nato nel Punjab indiano ed ha vissuto gran parte della propria vita in India. Proprio qui è nata la sua passione per gli studi metafisici e religiosi. In questo contesto ha maturato la propria personale filosofia ed ha istituito i capisaldi del Nuovo Pensiero, diventando un...
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