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Sostanze nocive nel mirino - Estratto da "Interferenti Endocrini e Malattie Emergenti"

di Alain Collomb, Jean-Yves Gauchet, Claude Lagarde 4 mesi fa


Sostanze nocive nel mirino - Estratto da "Interferenti Endocrini e Malattie Emergenti"

Leggi un estratto dal libro di Jean-Yves Gauchet, Alain Collomb e Claude Lagarde e scopri quali sono queste sostanze e quali sono i danni che provocano

L'espressione "interferenti endocrini" è stata coniata per la prima volta nel 1991 dalla studiosa Theo Colborn, professore emerito di zoologia a Paonia, Colorado, e presidente del TEDx (endocrine disruption exchange).

Ha fornito la seguente definizione: "Qualunque molecola o agente chimico composto (xenobiotico) avente proprietà ormono-mimetiche e descritto come causa di anomalia/e fisiologica/che e di riproduzione".

Negli anni Novanta questa definizione è stata ripresa dall'OMS, dall'OCSE e dall'UE.

Conoscere in maniera precisa il loro effetto sulla salute è una sfida la cui accettazione costituisce una necessità costante.

Indice dei contenuti:

Rischio 1: gli OGM

Detti "organismi geneticamente modificati". La definizione legale è la seguente: "Organismo, a eccezione degli esseri umani, il cui materiale genetico è stato modificato in un modo che non avviene naturalmente, per moltiplicazione e/o ricombinazione naturale".

Strenuamente combattuti da vari movimenti associativi, sono stati oggetto di uno studio durato soli tre mesi nel 2007, da parte del CRIiGEN (Comitato per la ricerca e l'informazione indipendente sull'ingegneria genetica), sotto la guida del professor Gilles-Eric Serafini, studio ricusato per la scarsità di campionatura. L'equipe ha ripreso lo studio sull'arco di due anni, pubblicando i risultati nel settembre 2009.

Da lì è partita la polemica. I principali rimproveri vertono sulla scelta dei roditori (che si sostiene vengano colpiti troppo facilmente da tumori mammari spontanei) e da quella di un unico OGM.

Il duello mediático Séralini/Fellous

Marc Fellous, presidente dell'AFBV (Associazione francese di biotecnologie vegetali), afferma che svariati studi hanno dimostrato l'assenza di effetti nocivi degli OGM. Nel 2011 viene condannato a Parigi per diffamazione verso il ricercatore Gilles-Eric Serafini. Bruxelles viene coinvolta nella questione e chiede all'agenzia che si occupa della sicurezza alimentare in Europa di procedere all'esame di uno studio su tale tossicità, per trarne le conclusioni:

"Non abbiamo letto lo studio, ma lo faremo e abbiamo chiesto all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di mettere mano al rapporto" ha dichiarato Frédéric Vincent, portavoce del Commissario europeo per la salute John Dalli, il quale si occupa del rapporto sulle autorizzazioni di coltivazione e commercializzazione degli OGM.

Al momento della redazione di questo rapporto (AFP Libération-société, settembre 2012) sono state bloccate due pratiche OGM: la patata AMFLORA della BASF e il mais MON 810 della Monsanto. La polemica viene rimessa in moto. La mancanza di studi a lungo termine e la varietà di OGM da testare con obiettivi diversi rendono diffìcile la perizia.

Il 1° agosto 2013 il divieto di coltivare il mais MON 810 in Francia viene rimosso dal Consiglio di Stato.

Rischio 2: i composti naturali

Sono sintetizzati in maniera naturale dai vegetali e producono negli esseri umani effetti che alterano l'equilibrio degli ormoni sessuali. Vi troviamo sostanzialmente i fitoestrogeni e le sostanze ormono-simili.

I fitoestrogeni

Fanno soprattutto parte della famiglia degli isoflavoni, con una struttura chimica comune molto simile a quella degli estrogeni nei mammiferi. Gli isoflavoni sono presenti a piccole dosi in numerosi alimenti, in particolare nei legumi (fagiolini, ceci, erba medica, soia), ma anche nelle noci e nelle arachidi.

Nella pianta sembra che gli isoflavoni svolgano un ruolo protettivo contro i funghi e consentano anche la formazione di nodosità radicali.

Nell'uomo è stato constatato un effetto benefico a livello circolatorio e gli isoflavoni della soia vengono utilizzati in abbondanza dalle donne in menopausa per contenere i disturbi e conservare la densità ossea.

Focus sulla soia e l'igname

Il latte di soia viene utilizzato come sostituto del latte vaccino e in tal modo consumato da donne in gravidanza e da neonati.

Nel suo rapporto del 2005 sui fitoestrogeni (che è possibile scaricare sul suo sito internet), l'Afssa, Agenzia francese di sicurezza sanitaria e alimentare, sconsiglia di nutrire i bambini sotto i tre anni con preparati ricchi di soia. Lo stesso dicasi per le donne incinte, soprattutto all'inizio della gestazione.

Per quanto riguarda il cancro al seno, gli studi epidemiologici e sperimentali non hanno fornito certezze sull'utilità o la nocività degli integratori a base di soia.

Non bisogna dimenticare l'azione del prezzemolo, assai noto perché blocca la lattazione attraverso un effetto antiprolattina del tutto paragonabile all'azione di un estrogeno. L'igname, pianta messicana utilizzata da millenni, contiene precursori di ormoni steroidei come il DHEA e il progesterone. Viene proposto per le sue virtù calmanti, ma non è adatto in gravidanza.

Rischio 3: le sostanze ormono-simili

Oggigiorno notiamo un travolgente entusiasmo vero l'utilizzo degli oli essenziali. Si trovano assai facilmente e portano a un'automedicazione confusa e talvolta pericolosa. Si tratta di sostanze chimicamente molto attive e che sembrano inoltre possedere un surplus di efficacia mediante un'energia" difficile da spiegare.

Tra gli oli essenziali troviamo dei "cortison-like" come il pino silvestre, il peccio mariano o il ribes nero; alcuni vi aggiungono la menta. Questi oli sono utilizzati in caso di stanchezza o depressione temporanea, come occasionali momenti di "spossatezza".

Altre piante esercitano, tramite i loro oli essenziali, effetti potentissimi che mimano gli ormoni sessuali:

  • le azioni "estrogeno-simili" sono tipiche di salvia sclarea, anice, finocchio, luppolo e cumino;
  • le azioni "progesterone-simili" sono indotte da maggiorana, timo, melissa e rosmarino;
  • le azioni "tiroxina-simili" vengono intraprese con cumino o verbena odorosa.

Tutti questi composti vegetali, che possono avvalersi di un'azione naturale", sono spesso utilizzati secondo indicazioni scorrette, per troppo tempo o su persone troppo fragili (bambini, donne in gravidanza, anziani o individui indeboliti).

Rischio 4: gli ormoni di sintesi

L'industria farmaceutica ha raccolto per molto tempo ormoni nelle urine delle giumente gravide. Oggi però, a parte una "fattoria" canadese che porta avanti questa produzione, gli ormoni vengono sintetizzati da derivati del colesterolo.

Un ormone può nasconderne un altro... scovate l'intruso!

  • In sostituzione del cortisone naturale: prednisolone, desametasone, triamcinolone ecc.
  • In sostituzione del testosterone: oxandrolone e nandrolone, assai noti ai fanatici dei muscoli.
  • In sostituzione degli estrogeni naturali: il famoso dietilstilbestrolo.
  • In sostituzione del progesterone: medrossiprogesterone, medrogesto-ne, promegestone, norgestrienone ecc.

I fiumi, un testimone muto!

L'ormone di sintesi più importante, giacché utilizzato nella pillola anticoncezionale, è il 17-alfa-etinilestradiolo (EE2). Le donne sotto contraccezione ne espellono oltre 50 mcg al giorno nelle urine. Gli studi in laboratorio dimostrano che i problemi riproduttivi (secrezione ostacolata di vitellogenina) si manifestano nella trota a partire da 1 ng per un'esposizione di tre settimane (va sempre presa in considerazione l'importanza del fattore tempo: qui non si studia la tossicità, bensì l'effetto perturbante dei prodotti a bassissime dosi).

I pesci dei nostri fiumi, così come i canarini delle vecchie miniere che controllavano i livelli di CO2 e di grisù, costituiscono preziosi segnali d'allarme per tutti gli abitanti di un bacino fluviale. Sono i primi consumatori, in ambiente acquatico, di tutti gli scarti e i metaboliti da noi assorbiti al secondo o al terzo livello di consumo, ossia ciò che beviamo, respiriamo, la verdura e la carne trattate che consumiamo oppure il pigiama nuovo, impregnato di dieci sostanze pericolosamente definite di "confort", che ci infiliamo.

Rischio 5: il clordecone

Il clordecone è un organoclorurato che è stato utilizzato come pesticida in tutto il mondo per combattere i parassiti dei vegetali. La sua tossicità acuta lo ha fatto vietare negli USA nel 1976, tuttavia nelle Antille francesi ne è stato prolungato l'impiego per proteggere i bananeti dai punteruoli. Ne è conseguito un intenso inquinamento delle terre agricole destinate alle colture alimentari (patate dolci, igname, pomodori). Il divieto definitivo è stato pubblicato nel settembre 2007.

Le dosi quotidiane ingerite dagli abitanti attraverso pesci, volatili e ortaggi-radice hanno colpito queste popolazioni con patologie del sistema nervoso (irritabilità, tremori, cefalee), renale e riproduttivo.

Gli studi sui ratti hanno mostrato un'azione cancerogena sulla prostata, confermati da patologie di terreno. E, fatto notevole, è stato osservato che il rischio aumentava negli uomini che erano vissuti in ambiente metropolitano (cioè che erano entrati in contatto, nel loro stile di vita urbano occidentale, con numerosi altri interferenti endocrini): ci congiungiamo qui alla teoria delle esposizioni multiple, con un inesorabile fattore tempo per queste sostanze che si accumulano nei nostri tessuti adiposi.

Rìschio 6: i pesticidi in casa propria

In uno studio effettuato per l'organizzazione "Générations futures", su trenta bambini che vivevano in ambiente agricolo sono stati riscontrati in media 21 residui di pesticidi a testa. Di questi, su tutti i campioni sono state sistematicamente trovate 13 molecole. La maggior parte esercita un'azione perturbante sugli equilibri ormonali.

Tra i pesticidi che rimangono nelle campagne troviamo in particolare:

  • le piretrine di sintesi, utilizzate nei campi di cereali e nei silos. Tuttavia, si riscontrano anche ad alte dosi nei giardini cittadini, contro gli afidi delle rose e di altri fiori domestici;
  • gli organofosfati o quantomeno i loro metaboliti DEP e DETP;
  • il fipronil, vietato in agricoltura dal 2013, per precauzione verso le api, ma sempre presente a causa della sua grande persistenza. Il fipronil è anche presente in casa, come protezione contro le pulci di cani e gatti (spray, gocce);
  • il lindano, vietato in Europa dal 2007, ma accumulato nei tessuti adiposi;
  • la permetrina, insetticida della famiglia dei piretroidi e a tal proposito a volte presentata come "prodotto naturale". È vietata in agricoltura, ma autorizzata per altri usi. Ritroviamo la permetrina nelle bombolette di insetticida, ma anche in numerosi prodotti veterinari antipulci e antizecche destinati ai cani. La permetrina è altresì presente su indumenti trattati contro le zanzare (v. più avanti).

Rischio 7: il triclosan

Questo organoclorurato viene utilizzato in maniera massiccia come antibatterico nei prodotti per l'igiene e nei cosmetici, ma è anche integrato nelle fibre tessili contro gli odori della sudorazione.

Il prodotto attraversa facilmente la pelle e ancor più facilmente le mucose (il triclosan è stato sistematicamente integrato ai dentifrici). Nell'organismo si accumula nei tessuti adiposi, dopodiché viene eliminato con le urine e diffuso così nell'ambiente.

Alcuni studi specifici hanno dimostrato che la diffusione anche a scarse dosi di triclosan in un terreno produce la diminuzione pari a venti volte dei batteri utili alle coltivazioni. Da qui la preoccupazione per lo sversamento nei campi di fanghi di depurazione, che contengono quantità significative di triclosan (tra gli altri veleni).

È considerato cancerogeno e interferente neuroendocrino; agisce in particolare sull'equilibrio tiroideo, fissandosi ai recettori della tiroxina e bloccandone gli effetti.

Rischio 8: il bisfenolo A

Il bisfenolo A (BPA) è un composto aromatico estrogeno-mimetico in grado di legarsi ai recettori alfa degli estrogeni.

Si tratta di un prodotto utilizzato su vasta scala come monomero (il "mattonano" del lego macromolecolare) di policarbonati e resine epossidiche che rivestono numerose scatole di prodotti alimentari o lattine di bibite. Era persino utilizzato per rivestire l'interno dei biberon fino al 23 giugno 2010 (per la Francia). Lo si ritrova altresì nelle resine epossidiche dell'amalgama per le otturazioni dentali.

Ha inoltre trovato un vasto impiego come rivelatore per scontrini, carta termica e certa carta per banconote.

Il bisfenolo è stato ampiamente studiato in epoca anteguerra, durante le ricerche condotte per creare estrogeni di sintesi (!!!). Il dietilstilbestrolo era più efficace, si è stabilito. Tuttavia con lo sviluppo negli anni Cinquanta dell'industria plastica, in particolare per gli imballaggi alimentari, il bisfenolo è diventato onnipresente nella nostra quotidianità e nei paesi occidentali i test hanno dimostrato che era possibile riscontrare BPA in oltre il 90% della popolazione.

Essendo un monomero che si stacca facilmente dai rivestimenti interni dei contenitori alimentari, il bisfenolo può passare attraverso la barriera placentare. Certo, questa piccola molecola viene facilmente eliminata, in particolare per via urinaria. Tuttavia, l'esposizione quotidiana è tale che il BPA rimane costantemente impregnato nei liquidi e nei tessuti umani.

Gli studi svolti su roditori hanno chiaramente dimostrato disturbi sistematici della riproduzione sia nei maschi sia nelle femmine (pubertà precoce, alterazione delle ovaie e dell'endometrio) nei soggetti esposti a BPA durante il periodo fetale o di allattamento.

Rischio 9: gli ftalati

Gli ftalati sono dei derivati dell'acido ftalico di dimensioni e forme variabili, ma con un nucleo benzenico e gruppi carbossilici che li rendono degli estrogeno-mimetici temibili, in quanto molto attivi e onnipresenti nei nostri oggetti quotidiani.

Si tratta di prodotti idrofobi, che a lungo andare si accumulano nei grassi. Nell'ambiente sono biodegradabili all'ossigeno dell'aria, ma rimangono al riparo in acqua integrandosi nei sedimenti.

Essendo plastificanti, gli ftalati sono presenti in numerosissimi prodotti di consumo, giacché forniscono elasticità a questi oggetti, li rendono più flessibili e più resistenti agli shock. Per la loro fabbricazione, l'integrazione di ftalati permette inoltre di lavorare il materiale a temperature più basse.

In particolare sono integrati negli oggetti in PVC (cloruro di polivinile), in cui la loro presenza può superare il 40%. Un ambito molto sensibile è quello dei materiali medicali o ospedalieri, soprattutto le capsule di medicinali e i tubicini o le sacche per flebo. In questi ultimi casi gli ftalati erratici entrano direttamente nell'organismo dall'ingresso principale, il flusso venoso... Sono stati sistematicamente impiegati nei giocattoli per bebé (bambole, pupazzetti), direttamente a contatto con la bocca dei più piccoli. Questa pratica è oggi vietata.

Li si ritrova ancora nell'uso quotidiano della pellicola per alimenti, cosa che consente loro di integrarsi facilmente nei grassi, soprattutto i formaggi. Ma anche nei cosmetici "ammorbiditi" dalla loro presenza, cosa che induce una quotidiana penetrazione cutanea.

Gli ftalati pertanto sono presenti in migliaia di oggetti o prodotti che ci riguardano molto da vicino ogni giorno. La loro contenuta presenza in un determinato utensile non ha alcun senso, giacché nei dintorni si mischiano decine di altre occasioni di contaminazione. La loro capacità di accumulo nei grassi permette inoltre di raggiungere il neonato attraverso il latte materno.

Questa limitazione d'impiego riguarda sostanzialmente un gruppo di sei ftalati: DEHP, DEP, BBP, DIDR DINP e DIPP. Esiste una differenza nelle potenzialità tossiche di ciascuno ftalato. Il livello di conoscenza per ognuno è molto diverso, giacché non tutti si sono potuti studiare con la stessa facilità.

Nei ratti, così come nei pesci, gli ftalati assorbiti continuamente, persino a microdosi, causano in maniera sistematica un calo della fertilità, atrofie testicolari e malformazioni fetali.

Rischio 10: piralene e PCB

Questi policlorobifenili formano una famiglia chimica di oltre duecento prodotti il cui utilizzo è stato intenso fino al 1987, anno in cui l'uso o il possesso sono stati vietati.

Si tratta di composti estremamente stabili al calore (si decompongono soltanto al di sopra dei 1000°C), che è possibile utilizzare allo stato liquido (fluidi termovettori, isolanti di trasformatori elettrici) oppure incorporati a gomme o materie plastiche (isolanti, colle, pitture, forni a microonde).

I PCB, spesso chiamati "piraleni" (nome utilizzato dalla Monsanto per una delle sue molecole destinate ai trasformatori), sono strettamente liposolubili, cioè non si mescolano all'acqua, bensì si integrano ai grassi della catena alimentare.

L'inquinamento è stato intenso nel continente europeo fino al 1987, data del loro divieto, tuttavia i PCB sono sempre presenti nell'ambiente, in particolare nei dintorni delle zone industriali dismesse e di sfasciacarrozze illegali.

Ne rimangono tonnellate nei fanghi di depurazione a valle delle regioni industriali; si ritrovano inoltre PCB nei pesci d'acqua dolce, in particolare le anguille, le cui carni sono grasse, ma anche nel fegato di pesci magri e di batraci. Nel 2007 in Francia è stato lanciato un allarme per i pesci del Rodano ed è stato svolto uno studio di vasta portata sull'insieme dei fiumi francesi: ne è emerso che il 40% dei risultati era "preoccupante".

I PCB sono quindi onnipresenti a bassissime dosi (tranne che nella carne e nelle frattaglie di animali a fine catena alimentare). Possono anche essere presenti nel latte, qualora avvenga un inquinamento accidentale vicino a un allevamento.

I PCB sono molto tossici per l'uomo in caso di contaminazione diretta (eruzioni cutanee, disturbi digestivi e oculari, intorpidimento degli arti), mentre in caso di esposizione a lungo termine sono cancerogeni e costituiscono degli interferenti endocrini di tipo "femminilizzante".

Rischio 11 : le diossine

Le diossine sono molecole nelle quali due atomi di ossigeno vengono integrati da un ciclo aromatico. Si formano allo stato naturale durante incendi o eruzioni vulcaniche, come pure negli inceneritori non a norma. Rappresentano tuttavia anche prodotti della chimica dei quali conosciamo gli effetti a causa di catastrofi industriali (Seveso) o del loro impiego in zone militari (principalmente l'agente arancio in Vietnam).

Rischio 12: i ritardanti di fiamma bromurati

Sono catalogati come polibromodifenileteri (PBDE) e hanno la capacità di ritardare la propagazione di combustione di un prodotto su cui sono applicati. Vengono pertanto utilizzati massicciamente come ignifughi o ritardanti di fiamma negli apparecchi elettronici (computer, televisori), nelle schiume e nei materiali da imbottitura (automobile, mobili), nelle pitture, negli isolanti e negli indumenti.

La loro concentrazione massima si ritrova negli abitacoli delle auto, soprattutto dentro a quelle nuove, dove il loro eccesso trasuda. Cionondimeno, ciascun utilizzo del veicolo induce un'insidiosa e inevitabile intossicazione per sfregamento cutaneo.

I PBDE sono sostanze inquinanti persistenti che, per esposizione residua, possono provocare disturbi della riproduzione, come tutti gli interferenti neuroendocrini, con in più una specificità per la tiroide, causando generalmente ipotiroidismo.

Rischio 13: i composti perfluorurati

La più famosa di queste sostanze è il Teflon, rivestimento antiaderente degli utensili da cucina. I composti perfluorurati costituiscono una vasta famiglia di prodotti la cui caratteristica consiste nel respingere l'acqua, i grassi e la polvere; in altre parole, sono sostanze che danno "una marcia in più" a numerosi prodotti da cucina, a indumenti, tessuti d'arredo e anche a certi prodotti cosmetici.

Queste sostanze sfuggono dal loro supporto mediante strofinamento e si diffondono nell'ambiente; vengono infatti riscontrate in quasi tutti gli organismi viventi del pianeta. Si accumulano particolarmente nei tessuti adiposi dei pesci carnivori. Si riscontrano altresì nel latte. Vengono loro attribuite le caratteristiche degli interferenti neuroendocrini, anche qui con una specificità per la tiroide e un aumento del livello di colesterolo.

Rischio 14: i parabeni

I parabeni costituiscono una famiglia chimica in cui rientra il paraidros-sibenzoato. Esistono parabeni naturali, in particolare in frutta e verdura o anche nella propoli, che si ritiene svolgano un ruolo protettivo antibatterico e antimicotico.

Queste caratteristiche non sono sfuggite ai biologi dell'industria agroalimentare e della cosmesi: i parabeni sono economici, facili da fabbricare e da integrare ai prodotti di consumo. Vengono altresì utilizzati come conservanti negli alimenti e nelle bevande, come pure nell'80% dei prodotti cosmetici, compresi quelli di laboratori noti, per trattare le pelli fragili. Vengono poi integrati a certi farmaci, come conservanti o agenti strutturanti per facilitarne la fabbricazione.

È stato dimostrato in vitro che i parabeni possono fissarsi ai recettori degli estrogeni e svolgere quindi un'azione perturbante sull'equilibrio ormonale. Il loro utilizzo è oggi consentito, ma i fabbricanti hanno messo le mani avanti e numerose gamme di prodotti, soprattutto cosmetici, vengono presentate come "senza parabeni" o "senza conservanti". Esistono oggi vari metodi alternativi (sterilizzazione UHT, oli essenziali di rosmarino) per sostituire i parabeni.

Rischio 15: gli alchilfenoli

Queste sostanze sono utilizzate a centinaia di tonnellate dall'industria per la loro azione disperdente (o emulsionante). Per esempio nell'industria petrolifera, per pulire le canalizzazioni (si osservano problemi di fertilità nei pesci della zona), o in quelle della pulizia come le lavanderie.

I nonilfenoli in particolare sono presenti nelle fibre tessili. Le prime vittime sono gli operai dei laboratori tessili (soprattutto in Cina e Bangladesh), ma se ne riscontrano gli effetti anche indossando questi indumenti senza averli in precedenza lavati. In cima alla lista dei rischi la biancheria da letto, l'intimo, i calzini e gli indumenti per sportivi.

Rischio 16: gli antiossidanti di tipo BHA e BHT

Queste sostanze sono incorporate a numerosi prodotti che contengono grassi, perché li proteggono dall'irrancidimento. Si tratta dunque di alimenti pronti, di dolciumi e di numerosi cosmetici. Il codice E del BHA è E320. Queste sostanze sono considerate cancerogene, ma anche attive su vari circuiti ormonali, in particolare nei bambini e negli adolescenti iperattivi, in aggiunta al saccarosio.

Interferenti Endocrini e Malattie Emergenti

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Alain Collomb è medico di base dal 1978. Esperto di ipersensibilità chimica ed elettromagnetica, ha contribuito allo sviluppo di una medicina detta “funzionale”.
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Jean-Yves Gauchet è veterinario dal 1980. Fondatore della rivista Effervesciences, nel 2014 ha fondato Théraps, un centro di ricerca sulle nuove terapie naturali.
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Claude Lagarde, laureato in Farmacia e Biologia, si è specializzato in oligoelementi e nelle patologie nascoste dalle carenze o dagli errori alimentari. Ha ideato uno strumento diagnostico, lo Iomet, che sulla base di un questionario permette di redigere un profilo nutrizionale dettagliato.
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