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Sostanza ed esempi pratici - Estratto da "Agricoltura Organica e Rigenerativa"

di Matteo Mancini 6 mesi fa


Sostanza ed esempi pratici - Estratto da "Agricoltura Organica e Rigenerativa"

Leggi l'introduzione del libro di Matteo Mancini e scopri perché questa tecnica potrebbe essere la chiave di volta per l'agricoltura del nostro tempo

Come ha raccontato Nicola Pagani nella prefazione, quando ci è stato proposto di scrivere questo libro non sapevamo da dove iniziare, né che tipo di pubblicazione immaginare e per quali lettori, né quali argomenti trattare.

Dopo quasi un anno di tentativi, rinvii, deviazioni abbiamo deciso di scrivere semplicemente del nostro lavoro, dell'approccio quotidiano all'Agricoltura Organica e Rigenerativa. Per arrivare a capirlo ci è voluto del tempo, ma fin dall'inizio sapevamo dove non volevamo arrivare con questa pubblicazione.

Non volevamo scrivere un manuale di preparati da seguire alla lettera: esistono tante pubblicazioni e informazioni sul web, e poi i processi naturali sono troppo complessi per essere racchiusi dentro ricette valide sempre e dovunque.

Non volevamo scrivere un compendio per progettare nuovi sistemi produttivi: gli approcci integrati, distici e interdisciplinari sono fantastici, ma spesso spaventano chi è in campagna da tutta la vita e si vede messo in discussione per come produce, come mangia e come vende.

Allora cosa desideravamo? Semplicemente, parlare di agricoltura tracciando gli aspetti teorici e pratici della AOR, ma riportando in ogni capitolo l'esempio concreto che ci danno le aziende.

Lo volevamo fare con un linguaggio immediato, asciutto, privo di retorica e di quello story telling così in voga che spesso, quando vai a grattare sotto la superficie luccicante, trovi poco o nulla.

Insomma, ci siamo messi al lavoro attingendo dalla conoscenza empirica ma sposando senza indugi i suggerimenti e le intuizioni della Scienza, che ultimamente sembra andare poco di moda.

Abbiamo provato a farlo in maniera laica, non dogmatica, lasciando le proposte aperte e disponibili ad essere modificate, migliorate e, se necessario, contraddette e contestate. Questo è il modo di lavorare in cui ci troviamo meglio, perché abbiamo imparato che ogni azienda è una storia diversa, e ogni agricoltore è un patrimonio di sapienza che spesso è capace di mettere in discussione le (labili) certezze che avevamo acquisito.

Forse siamo troppo ambiziosi, ma ci piacerebbe che in questo libro tutti possano trovare un piccolo motivo di interesse: gli agricoltori di lungo corso, che poco o nulla sanno dell'AOR; i neofiti, che muovono i primi passi in agricoltura; i tecnici e gli studiosi, che forse per paura o poca sicurezza non sono mai usciti dal seminato dell'agricoltura convenzionale. Speriamo che anche chi non sa nulla del tema e mai si occuperà di coltivazioni possa essere stimolato a diventare un migliore mangiatore, o un acquirente più attento.

Sì, perché è proprio tra chi il cibo lo produce e chi lo consuma che si gioca la partita determinante. La tecnica è importante, ma si può apprendere guardando un video su internet.

L'economia politica, invece, di cui sono pieni i manuali, non vale quasi più nulla, perché è la finanza che decide chi vive e chi muore: nel libro troverete sparsi qua1" e là alcuni dati che raccontano la crisi profonda dei mondi agricoli che devono pagare di tasca propria i giochi speculativi di chi decide il prezzo del cibo a Chicago o in altre piazze importanti.

Siamo bravi a produrre cibo per IO o 12 miliardi di persone ma metà di questo va perduto o sprecato. Quasi un miliardo di esseri umani patisce la fame, e spesso si tratta di chi è fuggito dalle campagne verso i grandi slum delle metropoli africane o asiatiche. Ma la loro disperazione non è poi tanto diversa da quella di un latifondista del Midwest o di un orticoltore del Tavoliere. Tutti sono accomunati dall'impossibilità di far quadrare i conti, e molti di essi cedono, abbandonano.

Quindi non prendiamoci in giro: la rigenerazione del suolo o una tecnica innovativa possono fornire delle soluzioni a singoli problemi ma non sono certamente sufficienti da sole ad assicurare una prospettiva di benessere per i contadini, senza un cambiamento del paradigma economico, politico e finanziario mondiale.

E comunque la soluzione, o parte di essa, deve venire dagli sterrati della provincia che portano ai paesotti e ai grandi centri urbani, costruendo relazioni, legami, filiere, sistemi economici in cui il cibo non si allontani troppo da dove è stato prodotto.

Anche da noi, fare reddito con l'attività agricola è una vera e propria impresa. Il lavoro del contadino del nuovo millennio non è stare nei campi: prima deve affrontare estenuanti corpo a corpo negli uffici della burocrazia, poi deve uscire in strada e spiegare al mondo che non può produrre i pomodori per 50 centesimi al chilo, o le clementine per 25 centesimi. Se ci è riuscito, probabilmente, ha sfruttato qualche povero cristo, e di sicuro ha fatto un altro buco nel serbatoio delle risorse naturali.

Qui si apre un altro capitolo fosco nella narrazione di questo nostro tempo. Stiamo ballando sull'orlo del precipizio perché continuiamo a produrre, spostarci, mangiare e vendere come trent'anni fa.

Ma forse la sveglia ci è arrivata la scorsa estate, quella del 2017; infiniti mesi di siccità hanno piegato le campagne e le città, causando perdite milionarie nel sistema produttivo, e i nostri suoli lisciviati e spompati hanno alzato bandiera bianca.

La buona notizia è che abbiamo uno strumento potente per invertire la rotta: l'agricoltura! Con sistemi produttivi che puntano a stoccare carbonio al suolo otteniamo, come minimo, tre risultati importanti: ci difendiamo dal cambiamento climatico perché intrappoliamo la CO2 a terra invece che disperderla in atmosfera; aumentiamo la produttività delle aziende perché il carbonio rappresenta la fertilità sul lungo periodo; limitiamo l'uso di altri input risparmiando soldi e risorse.

Tutto questo è possibile, si fa già in milioni di ettari in tutto il mondo: prima "contaminiamo" i restanti 1,5 miliardi di ettari, prima ci togliamo dai guai.

In un angolo di mondo che è il nostro paese cinico e incattivito, capace di far diventare le vittime del benessere del Nord i capri espiatori dei nostri fallimenti, Deafal cerca di fare la propria parte. Attraverso l'Agricoltura Organica e Rigenerativa, ma non solo, proviamo a parlare la lingua del rispetto prima che quella della tecnica.

In questa pubblicazione ci sono solo alcuni aspetti del nostro lavoro, che deve tutto alle relazioni, allo scambio continuo, alla porosità delle frontiere e delle culture. Non esisteremmo senza l'apertura verso il mondo e verso l'Altro. Non esiteremmo senza una forte identità comunitaria e cooperativa. Infatti, la stesura del testo è principalmente dell'autore, ma il libro è stato integrato, corretto e tifato da tante persone importanti. Per questo tra le pagine troverete sempre la seconda persona plurale, noi, e mai io, la prima persona singolare.

È il noi di un gruppo storico che lavora insieme da tanti anni, ma che gradualmente sta maturando e si sta arricchendo di giovani talenti per portare l'Agricoltura Organica e Rigenerativa in una piccola parte dei famosi 1,5 miliardi di ettari coltivati.

Agricoltura Organica e Rigenerativa

Oltre il biologico: le idee, gli strumenti e le pratiche per un'agricoltura di qualità

Matteo Mancini

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L’Agricoltura Organica e Rigenerativa si basa sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, sulla diminuzione dei costi di produzione e sulla piena sostenibilità, esaltando le risorse già...

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Matteo Mancini

Matteo Mancini, laureato nel 2005 in Scienze Forestali e Ambientali alla Facoltà di Agraria di Firenze, dal 2009 è coordinatore tecnico dell’ONG milanese Deafal, per la quale si occupa di formazione e assistenza tecnica in Agricoltura Organica e Rigenerativa. Lavora sia in...
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