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Semi, un patrimonio da salvare

Alberto Olivucci ci spiega cosa possiamo fare persalvare la civiltà contadina e proteggere la biodiversitànaturale e culturale

Circa quarant’anni fa nascevano i movimenti dei seed savers (custodi di sementi) e, con essi, una rete di banche genetiche per conservare i semi delle varietà più antiche di piante alimentari, quali ortaggi, cereali e leguminose che in quegli anni – siamo ai tempi della rivoluzione verde, ovvero dell’avvento della grande industria agroalimentare – stavano cominciando a scomparire.

Purtroppo, a distanza di decenni, il problema di porre sotto conservazione l’ampio spettro della biodiversità rurale diffusa nel pianeta è ancora lontano dal realizzarsi, soprattutto in Italia, che ha avuto in passato una florida civiltà contadina. 

 

Sono ancora tante e innumerevoli le varietà di semi in attesa di essere riscoperte, catalogate e messe in stato di conservazione.

Purtroppo anche il gesto stesso di raccogliere i semi dalle proprie coltivazioni e preservarli di anno in anno è stato dimenticato e i nuovi appassionati di orto familiare dipendono sempre più dalle sementi in busta che si acquistano nei supermercati o nei garden centers, sementi spesso ibride che non si possono nemmeno riseminare: ne abbiamo parlato con Alberto Olivucci, seed saver di lungo corso e presidente dell’associazione Civilità Contadina.

Ci racconti dove vivi e cosa fai?

Abito in Romagna, vicino a San Leo e faccio il contadino. Coltivare la terra qui non è facile. Ho una casa con undici ettari di terra e roccia. Mi piace definire la mia terra “terra magra”, perché si tratta di un terreno difficile: è calcareo e limaccioso, per cui si bagna in fretta e altrettanto velocemente di asciuga.

Quando e come è iniziato il tuo avvicinamento all’agricoltura biologica?

Sono sempre stato istintivamente attratto dalla natura e dalla vita all’aperto e penso di avere una naturale predisposizione per la vita contadina. Il biologico ho iniziato a venderlo, nella mia città natale, Rimini, oltre venticinque anni fa. Il passaggio alla coltivazione diretta è stato come “obbligato”.

Sei presidente dell’associazione “Civiltà Contadina”: quali progetti ha realizzato e quali sta portando avanti l’associazione?

L’associazione “Civiltà Contadina” è nata nel 1996 dalle energie e dalla creatività di Rosa Maria Bertino, Achille Mingozzi e Gino Girolomoni, editori e promotori dell’agricoltura biologica, nell’intento di mettere al servizio della sana agricoltura uno strumento di divulgazione e sviluppo in più, per mettere in comunicazione le diverse anime del movimento del biologico. Io vi sono entrato nel 1998 e dal 2002 ne sono diventato presidente. Da allora sono stati tanti i progetti messi in campo: dopo i seed savers e gli orti scolastici è la volta del progetto legato al recupero dell’antica razza di pollo Ancona, la partenza della costruzione del frutteto storico, lo sviluppo del portale Biodiversità rurale e della Mappa del Cibo locale, i corsi, i convegni, la Banca dei semi, la stampa del manuale per salvare i semi.

Ci spieghi più nel dettaglio il progetto “Seed Saver”?

Salvare i semi significa recuperare antiche varietà di piante che stanno scomparendo, salvarle dalla scomparsa e dare nuovo impulso alla biodiversità. Molti mi chiedono: «Ma cosa vuol dire in pratica salvare i semi, come si fa a farlo»? Io lo faccio battendo i paesini più sperduti nel mio Appennino, incontrando gli anziani, chiedendo loro che mi mostrino i loro orti dove spesso sono nascosti piccoli grandi tesori: varietà antiche che credevo scomparse o di cui neppure conoscevo l’esistenza. Andare a caccia di semi è una pratica di antropologia culturale. Significa non solo salvaguardare la biodivesità fisica, ma anche quella culturale, delle idee, di un certo modo di vivere. Significa prediligere il locale al globale, il mercato contadino al supermercato. Significa scegliere di mangiare la carne una volta al mese perché il tuo vicino ti ha dato un pollo buono, e non comprare tutti i giorni all’ipermercato la fettina francese, piuttosto che il crudo da coscia tedesca spacciato come di Parma.

A proposito di carne e di alimentazione: cosa pensi del vegetarianesimo e del veganesimo?

Personalmente posso dirti che non sono né vegetariano né vegano, anche se il mio consumo di carne è veramente sporadico e si riduce alla frequenza di cui parlavo poco fa. Penso che, oggi come oggi, ridurre dresticamente il consumo di carne sia prioritario, così come lo è ridurre il consumo dei cibi industriali, zeppi di conservanti, coloranti e additivi e preparati con materie prime di pessima qualità. Nella migliore delle ipotesi questo tipo di alimenti non è in grado di nutrire adeguatamente il nostro organismo poiché si tratta di alimenti “morti”. Nella peggiore, questo tipo di cibo contribuisce a farci ammalare, nel corpo e nello spirito.

Come vedi oggi l’agricoltura biologica e naturale?

La vedo come il futuro dell’agricoltura. Penso che l’agroindustria abbia già perso, e sono i numeri, i dati che ce lo dicono. La piccola agricoltura, quella di sostentamento, la fa ancora da padrone. Ci sono intere nazioni che ancora si sfamano in questo modo e che continueranno a farlo, preservando la propria autonomia alimentare e la propria biodiversità.

Articolo tratto da Vivi Consapevole 41

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