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Seguire l'ordine degli esseri - Estratto dal libro "Disumanità della Religione"

di Raoul Vaneigem 7 mesi fa


Seguire l'ordine degli esseri - Estratto dal libro "Disumanità della Religione"

Leggi in anteprima la prefazione del libro di Roul Vaneigem e scopri qual è la differenza tra religione (dogmi e riti) e religio

La pubblicazione de La Résistance au christianisme mi è valsa, da parte di alcuni amici, il rimprovero di aver manifestato nei confronti della religione un interesse che non avrebbe meritato.

Se ho provato un piacere un po' malizioso nello scrivere per loro De l'inhumanité de la religion non è stato - lo sanno bene - per giustificarmi ai loro occhi. Non ho voluto rendere l'infamia ancora più infame, un atteggiamento molto alla moda in una società troppo impegnata a denunciare la propria disgregazione per cominciare a trovarvi rimedio.

Aggiungendo il mio personale contributo alla critica delle istituzioni celesti, mi sforzo solo di attribuire a una minuscola scintilla di vita il dono di sovvertire un mondo ormai sottosopra, che non cessa di agonizzare diffondendo l'idea di una morte universale.

Malgrado i miei amici siano, secondo l'azzeccata espressione di Prévert, «immuni da Dio» tanto quanto me, non sono altrettanto sicuro che noi - ricoperti da secoli di instupidimento e di oscurantismo - non si venga trascinati verso una qualsiasi inclinazione alla rinuncia, al sacrificio, alla colpevolezza, alla mortificazione segreta, insomma a un modo di coltivare quell'assenza di vita che, respinta a voce alta ma segretamente accettata, rientra sempre nel culto della carogna, detto anche «religione».

Ho pensato che non sarebbe stato inutile rintracciare fin dentro le pieghe della nostra coscienza questi germi morbosi dello Spirito dai quali trae origine il Cielo degli dei e delle idee.

Il trionfo e il crollo delle illusioni politiche hanno dimostrato, nel XX secolo, l'attitudine dei discorsi emancipatori a dissimulare rancori e risentimenti del comportamento quotidiano, e poi ci si stupisce quando, un bel giorno, esplodono le barbarie rwandesi, iugoslave o algerine.

I fulmini scatenati da Sade sugli «Dei pinco-pallino» non gli hanno mai impedito di compiacersi nell'evocare tirannie che, in nome della libertà di natura, non avevano nulla da invidiare ai peggiori crimini della religione.

II fatto che le chiese si siano trasformate in porcili sotto il giacobinismo del 1793 e in garage sotto lo stalinismo, non le ha lavate dai loro miasmi, al contrario. Nel 1958, bruciare il Corano (il libro che ha fatto bruciare più libri, dalla biblioteca di Alessandria a quella di Cordoba, devastata dagli Almohadi) non ha fatto prendere agli Iracheni la via della democrazia. Il fanatismo ha trionfato nelle ideologie senza Dio con la stessa forza crudele con cui si esaltava nel totalitarismo dei preti.

Quando si combatte con una barbarie di senso contrario, il settarismo trionfa all'interno stesso delle sue sconfitte.

Il vilipendio delle religioni troppo spesso porta alla loro giustificazione. Non rinnego affatto il piacere infantile dell'anticlericalismo primitivo, ma neppure lo stesso Rabelais avrebbe mai sperato che l'ultimo respiro dell'ultimo papa fosse sufficiente a liberare la terra dalla pestilenza dei devoti.

Non si abbatterà mai la superstizione universale senza abbattere il suo sostegno, non si revocherà mai il mandato celeste senza farla finita con l'economia che l'ha prodotto e perpetuato.

Il giudeo-cristianesimo, l'islamismo, l'induismo, il buddismo, le sette e le loro schiere di rabbini, curati, imam, pastori, guru, bonzi, lama sono gli ultimi avatar di migliaia di anni di sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo.

Essi spariranno nel naufragio della civiltà del mercato solo in favore di una civiltà umana fondata sull'affinamento dei desideri invece che sui meccanismi psicologici e sociali di un sistema ostile alla natura.

Esaminare ciò che sussiste in noi dei comportamenti religiosi, fino al disprezzo più autentico per la religione, ecco ciò che mi è sembrato degno di qualche nota. Il fallimento dei valori tradizionali ha messo in luce il solo valore che, dopo essere stato occultato e sdegnato tanto a lungo, oggi si impone con la serena violenza di una paradossale novità: la parte di umanità che ciascuno sviluppa in sé e attorno a sé.

Cosa dovremmo farcene di un Voltaire che conduce una guerra giusta contro l'intolleranza dei preti e allo vtesso tempo ha interessi in una compagnia marittima che pratica la tratta degli schiavi neri?

Non succede anche a noi di scorgere, nel comportamento quotidiano di persone sedotte dalle sciocchezze della mitologia giudeo-cristiana, musulmana o buddista, più generosità, più vitalità, tenerezza, comprensione e apertura di quella che scorgiamo in molti cosiddetti rivoluzionari con addosso nient'altro che ideologie e spirito inquisitorio?

Quanti credenti semplicemente fedeli a un'educazione religiosa, al folklore dei riti di passaggio, all'idea di un Manitu psicanalista che si fa carico delle loro sofferenze, non assomigliano a quei fumatori incalliti i quali a volte implorano la misericordia del Dio-cancro e altre volte se ne disinteressano a partire dall'istante in cui si rimpossessano della loro volontà di vivere e tremano dalla paura e per il desiderio inconfessato di morire?

Ci sono persone che, senza la minima aspirazione al proselitismo, si convincono ad abbracciare una fede e non è certo tormentandole e disprezzandole che le libereremo dalla loro rinuncia a se stesse, insita nella superstizione. E meglio invece far sbocciare in loro la propensione alla creatività e al piacere. Non è forse vero che i piaceri dell'amore libereranno dal velo le ragazze islamiche più efficacemente che i tabù, che portano sempre a un rafforzamento dell'ignoranza e della barbarie?

Alla preoccupazione di schiacciare l'infamia, preferisco l'incessante aspirazione a vivere meglio - vale a dire più umanamente. Per far questo ci vogliono costanza e vigilanza. Ne avremo bisogno, vista la facilità con cui la religione, per quanto incompatibile essa sia con una felicità libera dal peccato, oggigiorno si rimette in gioco travestendosi da culto del piacere, mentre da ogni parte l'ascetismo è ormai considerato noioso.

Non ci si sorprenda di ritrovare in quanto segue, per quanto riguarda la genesi e lo sviluppo concomitante dell'economia dello sfruttamento e della religione, le tesi che ho sostenuto in Pour une internationale du geme humain.

Nessuna delle idee che difendo verrà riproposta senza prima chiarire e precisare l'insieme delle circostanze per le quali ne ho deciso o meno l'esposizione. Lo stesso potrebbe valere per le opere alle quali la moda conferisce una gloria stagionale per il solo fatto che divulgano e ripetono le medesime idee spogliandole del loro radicalismo, diluendone qualche goccia nell'acqua torbida della comunicazione alienata.

Avere dei lettori mi ha insegnato a sperare di essere riletto più volte, perché ci vuole tempo affinché la coscienza nata dalla vita di un individuo incontri la coscienza vivente di molti e riesca ad elevarsi al di sopra di essa.

Per i duri di orecchi: non voglio dimostrare niente, voglio solo mostrare in che modo gli esseri siano disumanamente disposti secondo l'ordine delle cose e come invece a me piacerebbe che le cose fossero umanamente disposte secondo l'ordine degli esseri.

Mi accontento di esporre il mio punto di vista. Chi vuole è libero di condividerlo, di rifiutarlo, di ignorarlo.

Mi accontento del piacere di seguire il mio cammino, -enza ideologia né fede, senza attese né speranze, di misurarmi bene o male con la difficile armonia delle passioni, di affinare la coscienza di una natura umana e terrestre che sta solo ora cominciando ad affiorare.

Non voglio essere seguito, aspiro solo ad essere preceduto. Oh pigrizia mia, rendimi in favori l'omaggio che ti dedico!

Tratto dal libro:

Disumanità della Religione

Raoul Vaneigem

Un saggio ispirato di un autore che ritiene che la religione possa dirsi morta solo quando l'uomo riuscirà a liberarsi di un mondo che lo riduce al lavoro, che lo strappa al destino di potersi creare, ricreando il mondo.

Occorre, secondo Vaneigem, rintracciare fin dentro le pieghe delle coscienze e dei vissuti individuali quei tratti morbosi che inducono all'assenza di vita, alla rinuncia, al sacrificio, alla colpevolezza e alla mortificazione per proiettarsi nel cielo degli dei e delle idee.

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Raoul Vaneigem nato a Lessines nel 1934, scrittore e giornalista belga il cui nome è indissolubilmente legato allo sviluppo dell'Internazionale Situazionista.
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