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Sciamanismo: lo scenario

  17 giorni fa


Sciamanismo: lo scenario

Leggi un estratto da "Il Cibo degli Dei" di Terence McKenna

Raongi sedeva immobile nella tenue luce del fuoco. Sentì il proprio corpo contrarsi in profondità, in modi che gli ricordarono il boccheggiare di un'anguilla. Mentre dava forma a questo pensiero, la testa gigante di un'anguilla, immersa in un blu elettrico, apparve obbediente dallo spazio buio dietro le sue palpebre.

«Spirito madre della prima cascata...»
«Nonna dei primi fiumi...» 
«Mostrati, fatti vedere...»

In risposta alle voci lo spazio ottenebrato dietro l'apparizione dell'anguilla, che ora roteava lentamente, si riempì di scintille; ondate di luce balzarono sempre più in alto, accompagnate da un ruggito d'intensità crescente.

«È la prima maria...» La voce è quella di Mangi, sciamano anziano del villaggio di Jarocamena. «È forte - è così forte.»

Ora Mangi tace mentre le visioni si chiudono su di loro. Sono sul limitare di Venturi, il mondo reale, la zona blu. Il suono della pioggia che cade all'esterno è irriconoscibile; c'è il fruscio di foglie secche frammisto al suono di campane lontane. Il loro agitarsi sembra più luce che suono.

Fino a un passato relativamente recente, le pratiche di Mangi e della sua tribù amazzonica erano tipiche delle pratiche religiose di ogni luogo. Solo negli ultimi pochi millenni teologia e rituale si sono evoluti in forme più elaborate - ma non necessariamente più utili.

Stai leggendo un estratto da

Il Cibo degli Dei

Alla ricerca dell’albero della conoscenza

Terence McKenna

Grazie a riferimenti all’antropologia, all’archeologia e alla botanica, Il cibo degli dei è una geniale interpretazione alternativa dell’evoluzione della coscienza umana, che mette le piante psicoattive al centro del cammino che i nostri...

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Indice dei contenuti:

Sciamanismo e religione ordinaria

Quando nei primi anni Settanta arrivai in Alta Amazzonia, avevo vissuto vari anni in società asiatiche.

L'Asia è un luogo in cui i gusci infranti di ontologie religiose ingombrano il paesaggio polveroso come carapaci di scarabei erosi dalla sabbia. Avevo viaggiato in India alla ricerca del miracoloso; avevo visitato i suoi templi e gli ashram, le giungle e gli eremi in montagna. Ma lo Yoga - che è vocazione di vita, ossessione di pochi disciplinati e ascetici - non era bastato a condurmi nei paesaggi interiori che cercavo.

In India imparai che la religione, come in ogni tempo e luogo in cui la luminosa fiamma dello spirito si è lentamente consumata, non è che un'attività febbrile: la religione in India guarda attraverso occhi stanchi che hanno conosciuto quattro millenni di clericalismo. L'India moderna e induista fu per me un'antitesi e un preludio allo sciamanismo quasi arcaico che ritrovai nel Rio Putumayo, in Colombia, quando vi arrivai per studiare l'uso sciamanico delle piante allucinogene.

Lo sciamanismo è la pratica tradizionale risalente al Paleolitico superiore - di guarigione, divinazione, performance teatrale - basata sulla magia naturale e sviluppata dai dieci ai cinquantamila anni fa.

Mircea Eliade, autore di Shamanism: Archaic Techniques of Ecstasy e principale autorità sullo sciamanismo nel campo della religione comparata, ha dimostrato che lo sciamanismo mantiene ovunque una sorprendente coerenza sia nelle pratiche che nelle credenze. Che lo sciamano sia un inuit dell'Artico o un huitoto dell'Alta Amazzonia, certe tecniche e aspettative restano le stesse. Il più importante di questi fattori invariabili è l'estasi, come mio fratello e io osserviamo nel nostro The Invisible Landscape:

La parte estatica dell'iniziazione dello sciamano è la più difficile da analizzare, perché dipende da una certa ricettività da parte del novizio nei confronti degli stati di trance ed estasi: egli può essere malinconico, un po' fragile e malaticcio, predisposto alla solitudine; può essere soggetto ad attacchi di epilessia o catatonia, o a qualche altra aberrazione psicologica (anche se non sempre è così, come hanno asserito alcuni autori). In ogni caso la sua predisposizione psicologica all'estasi non rappresenta che il punto di partenza per la sua iniziazione: il neofita, dopo un passato di malattie psicosomatiche o di aberrazioni psicologiche che possono essere state più o meno intense, comincia infine a presentare malattie e trance iniziatorie; giace per giorni come morto o in profonda trance. Durante questo periodo gli si avvicinano nei sogni i suoi spiriti aiutanti e da essi può trarre insegnamenti. Invariabilmente, durante questa prolungata trance, il novizio va incontro a un episodio di morte mistica e resurrezione; può vedersi ridotto a uno scheletro e poi rivestito di carni nuove; può vedersi bollito in un calderone, divorato dagli spiriti e poi ricreato. O può immaginare che gli spiriti effettuino su di lui operazioni chirurgiche rimuovendone gli organi e sostituendoli con "pietre magiche", prima di ricucire la ferita. ......

Eliade ha mostrato come, mentre i temi particolari possano variare tra culture e perfino tra individui, la struttura generale dello sciamanismo resti chiara: lo sciamano neofita subisce una morte e una resurrezione simbolica, intesa come trasformazione radicale in una condizione sovrumana. A partire da quel momento, lo sciamano ha accesso al piano soprannaturale: diviene maestro dell'estasi in grado di viaggiare nel regno degli spiriti e, ben più importante, può guarire e divinizzare. Come abbiamo notato in The Invisible Landscape:

In breve, lo sciamano si trasforma da creatura profana in un essere che ha raggiunto uno stato sacro. Mediante questa trasformazione mistica egli effettua la propria guarigione; ora è investito del potere di ciò che è sacro, ed è quindi in grado di guarire gli altri. È di primaria importanza ricordare questo: lo sciamano non è semplicemente un malato o un pazzo; egli è un malato che ha guarito se stesso, e che deve "sciamanizzare" per restare guarito.

Si noti come Eliade usi deliberatamente la parola «profano» con l'intenzione di stabilire una netta distinzione tra il concetto di mondo profano dell'esperienza ordinaria e quello sacro, che è «Interamente Altro».

Le tecniche dell'estasi

Non tutti gli sciamani ricorrono all'ebbrezza provocata dalle piante per raggiungere l'estasi, ma tutta la pratica sciamanica mira al raggiungimento di questo stato.

Tamburellare, controllare il respiro, calvari, digiuni, illusioni teatrali, astinenza sessuale - tutti antichi metodi mediante i quali lo sciamano accedeva al necessario stato di trance. Eppure, nessuno di questi metodi si è dimostrato più efficace, antico e travolgente dell'uso di piante contenenti composti chimici atti a produrre visioni.

Per alcuni occidentali l'impiego di piante inebrianti e allucinogene può apparire estranea o sorprendente. La nostra società considera le droghe psicoattive come frivole o pericolose - nel migliore dei casi da riservare al trattamento di malattie mentali per le quali non siano disponibili altri rimedi efficaci.

Abbiamo conservato il concetto di "guaritore" nella figura del medico professionista, che grazie a particolari competenze è in grado di "trattare" le malattie. Ma le nozioni specialistiche del medico moderno sono conoscenze cliniche, ben lontane dal dramma in atto in ogni singola e particolare persona.

Lo sciamanismo è diverso. Di solito, se sono usate droghe, sarà lo sciamano - non il paziente - ad assumerle.

Anche le motivazioni sono completamente diverse. Le piante utilizzate dallo sciamano non mirano alla stimolazione del sistema immunitario o di altre difese naturali del corpo nei confronti delle malattie. Piuttosto, le piante sciamaniche consentono al guaritore di viaggiare in un regno invisibile in cui la causalità del mondo ordinario viene sostituita dal fondamento logico della magia naturale.

Linguaggio, idee e significato esercitano in questo regno un potere maggiore delle leggi di causa ed effetto. Simpatie, risonanze, intenzioni e volontà personale sono amplificate linguisticamente tramite la retorica poetica. Viene invocata l'immaginazione, e talvolta se ne percepiscono visivamente le forme.

Nel quadro della magica forma mentis dello sciamano le connessioni ordinarie del mondo, e quelle che noi chiamiamo "leggi naturali", perdono la loro importanza o vengono ignorate.

Un mondo fatto di linguaggio

In base alle prove raccolte in millenni di esperienze sciamaniche è possibile sostenere che, in qualche modo, il mondo sia addirittura fatto di linguaggio. Sebbene ciò sia in netto contrasto con le aspettative della scienza moderna, questa radicale affermazione è in accordo con buona parte dell'attuale pensiero linguistico.

«La rivoluzione linguistica del Ventesimo secolo - dice Misia Landau, antropologo dell'università di Boston - consiste nel riconoscere il linguaggio non come un mero strumento per la comunicazione delle idee, ma piuttosto e in primo luogo come medium che porta il mondo stesso a esistere. Il linguaggio non si limita a consentirci di "esperire" o "riflettere" la realtà; invece, la produce».

Dal punto di vista dello sciamano psichedelico, la natura del mondo somiglia più a quella di un enunciato o di un racconto che non a quella in qualche modo collegata con i leptoni e i barioni, o con la carica e lo spin dei quali parlano i nostri gran sacerdoti moderni, i fisici.

Per lo sciamano, il cosmo è una storia che diventa vera nell'atto stesso di raccontarla, e nel suo raccontare se stessa. Questa prospettiva implica l'idea che l'immaginazione umana possa afferrare il timone che governa l'essere nel mondo. La libertà, la responsabilità personale e un'umile consapevolezza della reale grandezza e intelligenza del mondo si combinano in questo punto di vista per renderlo una base idonea per una vita autenticamente neo-arcaica.

Una certa riverenza per i poteri del linguaggio e della comunicazione - e la capacità d'immergersi in tali poteri - rappresentano il punto di partenza del sentiero sciamanico.

Ecco perché lo sciamano è il remoto antenato del poeta e dell'artista. Il nostro bisogno di sentirci parte del mondo sembra esigere una nostra espressione attraverso l'attività creativa, e le sorgenti ultime di questa creatività sono nascoste nel mistero del linguaggio. L'estasi sciamanica è un atto di resa, che autentica sia l'io individuale che ciò a cui ci si arrende - il mistero dell'essere.

Poiché le nostre mappe della realtà vengono determinate dalle nostre circostanze attuali, tendiamo a perdere la consapevolezza dei più vasti schemi dello spazio e del tempo. Soltanto accedendo all'Altro Trascendente sarà possibile scorgere un barlume di quegli schemi spazio-temporali e del nostro ruolo in essi.

Lo sciamanismo aspira a questo punto di vista superiore, il quale è raggiungibile attraverso un'impresa di maestria linguistica. Lo sciamano è colui che ha raggiunto una visione dell'inizio e della fine di ogni cosa, e che riesce a comunicare tale visione. Per il pensatore razionale tutto ciò è inconcepibile, eppure le tecniche dello sciamanismo sono dirette verso questo fine, e questa è la fonte del suo potere.

In primo piano tra le tecniche dello sciamano vi è l'uso degli allucinogeni vegetali, veri e propri archivi di gnosi vegetale vivente che giacciono, ormai dimenticati, nel nostro passato più remoto.

Entrando nel regno dell'intelligenza vegetale, lo sciamano accede in qualche modo a un punto di vista privilegiato: guadagna una prospettiva dimensionale superiore da cui poter osservare l'esperienza stessa.

Il senso comune presuppone che, sebbene i linguaggi siano in continua evoluzione, la materia prima di ciò che si esprime attraverso il linguaggio sia relativamente costante e comune a tutti gli uomini. Eppure sappiamo che la lingua hopi non dispone di tempi, né di concetti, relativi al passato e al futuro. Come può quindi il mondo degli hopi essere simile al nostro? E ancora: gli inuit non hanno un pronome di prima persona - come si può dire che il loro mondo sia simile al nostro?

Le grammatiche delle lingue - le loro regole interne - sono state attentamente studiate. Eppure ben poca attenzione è stata dedicata allo studio di come il linguaggio crea e definisce i limiti della realtà. Forse il linguaggio è più correttamente inteso quando lo pensiamo come una sorta di magia, poiché una delle premesse implicite della magia è proprio che il mondo sia fatto di linguaggio.

Se accettiamo il linguaggio come il dato primario della conoscenza, allora dobbiamo concludere che noi, in Occidente, siamo stati gravemente ingannati.

Solo gli approcci sciamanici saranno in grado di darci risposte per le domande più importanti: chi siamo, da dove veniamo, verso quale destino ci muoviamo?

Queste domande non sono mai state più rilevanti di oggi: vediamo ovunque le prove del fallimento della scienza nel nutrire e coltivare l'anima dell'umanità. La nostra non è una passeggera noia spirituale; se non faremo attenzione rischieremo di trovare il nostro corpo e il nostro spirito collettivo in uno stato terminale.

Il pregiudizio razionalistico, meccanicistico e antispirituale della nostra cultura rende impossibile un pieno apprezzamento della forma mentis dello sciamano. Siamo culturalmente e linguisticamente ciechi nei confronti del mondo delle forze e delle inter-connessioni, che sono invece ben visibili agli occhi di chi abbia conservato in sé una relazione arcaica con la natura.

Naturalmente, quando vent'anni fa arrivai in Amazzonia, non sapevo nulla di tutto ciò e come la maggior parte degli occidentali ritenevo che la magia fosse un fenomeno da naif e primitivi, e che solo la scienza potesse fornire una spiegazione della realtà. In questa condizione di ingenuità intellettuale ebbi il mio primo incontro con i funghi contenenti psilocibina, a San Angustino, nell'Alto Magdalena, in Colombia meridionale. Più tardi e non molto lontano da lì, a Florencia, incontrai e feci uso di infusi visionari preparati con la vite Banisteriopsis, lo yage o la leggendaria ayahuasca del'Yunderground degli anni Sessanta.

Le esperienze vissute durante questi viaggi mi trasformarono profondamente e - cosa più importante - mi offrirono l'ingresso in una categoria di esperienze che è indispensabile per riportare in equilibrio il nostro mondo sociale e ambientale.

Ho condiviso la mente di gruppo che viene a crearsi nelle sessioni visionarie degli ayahasqueros; ho visto i dardi magici di luce rossa che uno sciamano può inviare verso un altro. Ma ben più rivelatrici delle gesta paranormali dei guaritori spirituali furono le ricchezze interiori che scoprii nella mia stessa mente, al culmine di queste esperienze.

Offro questo resoconto personale come una specie di testimonianza, da uomo qualunque; e se queste esperienze sono accadute a me, allora possono venire a far parte dell'esperienza generale di uomini e donne in ogni luogo.

Un meme sciamanico

La mia educazione sciamanica non è stata eccezionale. Migliaia di persone, in un modo o in un altro, sono giunte alla conclusione che le piante psichedeliche e le istituzioni sciamaniche implicite nel loro uso siano strumenti radicali per l'esplorazione delle profondità interiori della psiche umana. 

Gli sciamani psichedelici costituiscono ormai una subcultura mondiale e crescente di esploratori iperdimensionali, molti dei quali raggiungono un alto livello di sofisticazione scientifica. Si stanno delineando i contorni di una regione che è ancora a malapena visibile, ma che emerge e rivendica l'attenzione del discorso razionale - e che forse minaccia di confonderlo. Potremmo ancora ricordare come comportarci, come prendere il nostro giusto posto nello schema interconnesso delle cose, nell'impenetrabile ragnatela che comprende tutto.

Una comprensione del modo in cui è possibile raggiungere questo equilibrio permane nelle dimenticate e calpestate culture delle foreste pluviali, dei deserti del Terzo mondo e delle riserve, nelle quali la cultura del dominio ha costretto i propri popoli aborigeni.

La gnosi sciamanica sta probabilmente morendo; certamente si va trasformando. Eppure gli allucinogeni vegetali che ne costituiscono la fonte - la più antica fra le religioni umane - restano come una sorgente di acqua cristallina, rinfrescante com'è sempre stata. Lo sciamanismo è vivo e reale grazie all'incontro individuale con la sfida e la meraviglia, con l'estasi e l'esaltazione indotte dalle piante allucinogene. 

Sono stati i miei incontri con lo sciamanismo e con gli allucinogeni in Amazzonia a convincermi delle loro importanza salvifica; e una volta che ne fui convinto, nacque in me l'intenzione di filtrare le varie forme di rumore linguistico, culturale, farmacologico e personale che ne oscuravano il Mistero. Speravo di distillare l'essenza dello sciamanismo, di rintracciare l'epifania fin nella sua tana. Volevo vedere oltre i veli della sua vorticosa danza, e come un voyeur cosmico sognavo di confrontarmi con la nuda bellezza.

Un cinico, nella tradizione della cultura del dominio, potrebbe accontentarsi di respingere quest'aspirazione come l'illusione di un giovane romantico. Ironicamente, io stesso ero un cinico del genere. Sentivo la follia di questa ricerca, ne riconoscevo l'improbabilità. «L'Altro? La Nuda Bellezza Platonica? Ma stai scherzando!»

E devo ammettere che ci furono molte e selvagge disavventure lungo la via. «Dobbiamo diventare i giullari di Dio», mi esortò una volta un appassionato apprendista Zen, e con ciò intendeva dire: «Mettiamoci in viaggio!».

Cercare e trovare era stato un metodo che in passato, per me, aveva funzionato. Sapevo che le pratiche sciamaniche basate sull'uso di piante allucinogene sopravvivevano ancora in Amazzonia, e io ero determinato a confermare la mia intuizione che dietro tali pratiche giacesse, inesplorato, un grande segreto...

Il Cibo degli Dei

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