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Saunaka e gli altri saggi interrogano il famoso Suta

di Sergio Peterlini 9 giorni fa


Saunaka e gli altri saggi interrogano il famoso Suta

Leggi un estratto da "Srimad Bhagavatam" di Sergio Peterlini e scopri la gloria degli avatar

Meditiamo su quella Trascendente Realtà da cui questo universo origina, in cui dimora e in cui ritorna, poiché è invariabilmente presente in tutte le cose ed è distinta dalle non-entità; che è Conscia e Autosplendente, che rivelò a Brahmā (il primo essere), per mezzo della Sua pura volontà, i Veda che causano meraviglia persino ai più grandi saggi; nella quale questa triplice creazione (consistente di sattva, tamas e rajas), sebbene irreale appare come reale (a causa della realtà del Suo substrato), proprio come i raggi del sole (fatti di fuoco) sono scambiati per acqua (nel miraggio), l’acqua per la terra e la terra per l’acqua.

Stai leggendo un estratto da

Srimad Bhagavatam

La gloria degli avatar

Sergio Peterlini

Lo Srimad Bhagavatam, noto anche come Bhagavata Purana, è considerato dai saggi il rimedio contro il Kali Yuga, l’epoca dell’oscurità. Si tratta di un’opera che ha il potere di purificare rapidamente dall’ignoranza colui che ne apprezza il...

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Qui è stata esposta quella Assoluta Realtà che può essere conosciuta solo dai santi liberi dalla malizia, che dona la suprema beatitudine e sradica la triplice agonia.

Mentre è dubbioso che Dio possa essere velocemente catturato nel proprio cuore con altri mezzi, può essere istantaneamente afferrato, attraverso questa opera, da quelle benedette persone che hanno l’intenso desiderio di udirla.

Nella foresta conosciuta come Naimisaranya (il moderno Nimsar in Oudh), un luogo sacro al signore Viṣṇu, Saunaka e altri saggi erano impegnati in un grande sacrificio da completare nel corso di mille anni, con il fine di realizzare il Signore che è cantato nel cielo e che è la Dimora dei Suoi devoti.

Un mattino, avendo versato oblazioni nel sacro fuoco, i saggi pagarono i loro omaggi a Suta e quando egli ebbe preso il suo seggio, gli chiesero: “O impeccabile Suta, tu hai studiato ed esposto tutti i purāṇa e gli itihasa come pure i codici delle leggi di Manu. Sii compiaciuto di raccontarci, o Suta dalla lunga vita, quello che, dopo aver studiato tutti i santi libri, consideri il mezzo infallibile e facile per il supremo bene degli uomini.

Ornamento di questa sacra congregazione, in questo kaliyuga le persone hanno per lo più vita breve, sono indolenti, di mente ottusa, sfortunati, tormentati dalle malattie e da altri mali. Anche le scritture sono numerose e inculcano non una sola disciplina ma numerose pratiche rituali e inoltre devono essere enumerate, parte dopo parte, essendo troppo voluminose. Perciò, benevolente come sei, rivelaci la loro quintessenza poiché siamo pieni di fede, affinché la nostra mente possa diventare tranquilla.

Suta, che Dio ti benedica, tu conosci la ragione per cui il Signore, il Protettore dei Suoi devoti, nacque da Devakī, la consorte di Vāsudeva. Caro Suta, spiegaci tutto ciò, poiché la discesa del Signore sulla terra ha lo scopo della protezione e della prosperità di tutti gli esseri viventi.

Chiunque sia caduto nel terribile oceano delle nascite e delle morti può esser rapidamente riscattato se pronuncia il Suo nome, anche impotentemente; infatti, la paura stessa teme il Signore. Suta, i saggi che hanno preso rifugio nei Suoi piedi e perciò dimorano sempre nella perfetta calma, purificano coloro che giungono in contatto con essi; mentre l’acqua del fiume celeste, il Gange, ripuliscono il cuore soltanto con lungo e continuato uso.

C’è qualcuno che, pur desideroso di purificare la sua anima, rifiuterebbe di ascoltare la gloria di quel Signore divino le cui gesta sono lodate dai santi di sacra fama, quando tale gloria cancella le impurità del kaliyuga? Narraci le nobili gesta del Signore che assume per gioco varie forme, quelle gesta che sono state cantate dai Ṛṣi.

O saggio Suta raccontaci le benedette storie della discesa dell’Onnipotente Signore, che mette in atto varie recite per mezzo della sua yogamāyā. Essendo venuti a conoscere che il kaliyuga è arrivato, siamo riuniti in questo santo ritiro, sacro a Śrī Viṣṇu, per un lungo sacrificio e così abbiamo tutto il tempo di ascoltare le storie di Śrī Hari.

Questo kaliyuga porta via la purezza dal cuore degli uomini ed è difficile da conquistare. Ansiosi come siamo di vincere questo kaliyuga, la provvidenza ha arrangiato il nostro incontro con te che, come un esperto marinaio, mostra agli altri come attraversare un mare turbolento. Poiché Śrī Kṛṣṇa, il Maestro dello yoga, l’Amico dei bramini e il Protettore della virtù è partito per la Sua dimora, rivelaci in chi ha trovato rifugio e protezione, ora, la rettitudine”.

Vyāsa disse: “Ugrashrava (il figlio di Romaharshana) fu trasportato di gioia nell’udire questa domanda dei santi bramini. Diede il benvenuto alle loro parole e iniziò il suo discorso.

Suta disse: “Quando il saggio Dwaipayana (Vedavyāsa) vide suo figlio Śukadeva che si allontanava tutto solo con l’intenzione di condurre la vita di un eremita, anche se non era stato ancora investito con il sacro filo e perciò non aveva avuto occasione di eseguire alcun dovere religioso secolare, fu agitato al pensiero della separazione da lui e gridò: ‘ehi figlio mio’! A quel tempo furono gli alberi che risposero da parte sua, riempiti com’erano della sua presenza. Mi inchino a quel saggio Śukadeva che, essendo una sola cosa con lo Spirito universale, ha accesso al cuore di tutti. 

Lo Śrīmad-Bhāgavatam è un misterioso purāṇa; possiede una gloria tutta sua e costituisce l’essenza di tutti Veda. È una luce unica che illumina le realtà spirituali di quegli uomini mondani che cercano di andare al di là dell’oscurità dell’ignoranza. Fu per compassione di tali uomini che questo insegnante dei saggi, Śukadeva, espose questo purāṇa. Prendo rifugio in quel figlio di Vyāsa. Dopo essersi inchinati ai saggi divini Nārāyaṇa e Nāra, alla Suprema Persona (Śrī Kṛṣṇa), alla Dea Sarasvatī e al saggio Vyāsa, si dovrebbe recitare lo ŚrīmadBhāgavatam. Saggi, avete fatto bene a pormi questa domanda che conduce al benessere del mondo, poiché la vostra indagine si riferisce a Śrī Kṛṣṇa, un argomento che purifica completamente il cuore. È il più alto dovere degli uomini soltanto quello da cui consegue la devozione a Śrī Kṛṣṇa, una devozione assolutamente priva di motivazioni e che non conosce ostruzione; una devozione che ha il risultato di far sì che l’anima realizzi la divinità e consegua la sua meta.

Il contatto stabilito con Bhagavān Vāsudeva attraverso la devozione, rapidamente risveglia il distacco e l’immediata conoscenza. Un lavoro ben eseguito è soltanto sforzo sprecato se non riesce a generare l’amore per le storie di Bhagavān Visvakshena. Le ricchezze non possono essere il fine del dharma che culmina nella finale beatitudine. La ricchezza è soltanto un mezzo per guadagnare merito religioso: i piaceri sensoriali non sono il suo fine. Ancora, la gratificazione dei sensi non è il fine dei piaceri sensoriali; il tenere il corpo e l’anima insieme è la sola utilità di questi piaceri. E l’indagine sulla verità è l’obiettivo del mantenere il corpo e l’anima assieme e non il conseguimento del cielo, ecc., attraverso l’esecuzione di atti pii.

I conoscitori della verità dichiarano che soltanto la Conoscenza è la Realtà, quella Conoscenza che non ammette dualità, in altre parole che è indivisibile, ‘Una senza un secondo’, e che è chiamata con nomi diversi come Brahman (l’Assoluto), Paramātmā (lo Spirito Supremo) e Bhagavān (la Divinità). I saggi pieni di fede percepiscono quella Verità come il loro stesso Sé, nel loro cuore, attraverso la Devozione insieme alla Conoscenza e al Distacco, acquisiti attraverso l’ascolto (dello Śrīmad-Bhāgavatam), ecc. Quindi, o nobili tra i bramini, lo scopo ultimo dei doveri efficientemente eseguiti dagli uomini secondo i loro rispettivi varṇa (casta) e āśrama (stadio di vita), giace nell’assicurare il piacere di Śrī Hari.

Perciò, con mente indivisa, si dovrebbero ascoltare e cantare le lodi del Signore meditando su di Lui e adorandoLo, poiché Egli è il Protettore dei Suoi devoti. Gli eruditi che sono armati con la spada della costante meditazione su di Lui, tagliano con essa il nodo del karma. Chi allora non prenderebbe delizia nelle Sue storie? Facendo ricorso ai luoghi sacri di pellegrinaggio, o bramini, si ottiene il privilegio di servire le anime esaltate e in questo modo di sviluppare il desiderio per l’ascolto delle storie di Bhagavān Vāsudeva, sviluppando fede e gusto in tali storie.

Śrī Kṛṣṇa è l’Amico disinteressato del virtuoso e le Sue lodi santificano coloro che le ascoltano o le cantano. Dimora nel cuore di coloro che ascoltano le Sue storie e sradica le malvagie propensità dalla loro mente. Quando queste vengono sradicate attraverso il costante servizio dei Suoi devoti (o lo studio giornaliero dello Śrīmad-Bhāgavatam), sgorga nel cuore la devozione al Signore. La mente viene allora liberata dalle passioni come la lussuria e l’avidità, che hanno la loro radice in rajas e tamas e si stabilisce nel sattva, conseguendo la purezza. In questo modo, quando si è liberati da ogni attaccamento mondano, attraverso l’amorevole devozione al Signore e la mente riempita di delizia, si realizza la verità concernente Dio in modo naturale.

Nel momento in cui un uomo vede Dio come il suo stesso Sé, il nodo dell’ignoranza nel suo cuore viene sciolto, tutti i suoi dubbi dispersi e l’intero karma viene liquidato. Questo è il motivo per cui il saggio pratica costantemente la devozione con suprema delizia, la devozione al Signore Vāsudeva che purifica l’anima. Il sattva, il rajas e il tamas sono i tre attributi o modalità di Prakṛti; assumendo questi per la preservazione, la creazione e la distruzione di questo universo, l’Unica Suprema Persona porta i vari nomi di Hari (Viṣṇu), Virinchi (Brahmā) e Hara (Śiva).

Sebbene il Signore sia Egli stesso al di là di Prakṛti e delle sue tre modalità (sattva, ecc.), tuttavia fu Lui che manifestò questo universo all’inizio della creazione, attraverso la Sua Māyā (Prakṛti), che consiste dei tre guṇa ed è sia reale che irreale. Essendo entrato in questi tre guṇa evoluti da Māyā, Egli sembra possedere questi guṇa, sebbene sia essenzialmente Pura Coscienza. Proprio come il fuoco, sebbene uno, appare come molti in differenti pezzi di legno, così Dio, l’Anima dell’universo, appare come molti quando manifestato nei diversi esseri. Entrando (come Anima) nei vari corpi materiali creati da Lui stesso, dalle varie modificazioni dei tre guṇa, come gli elementi sottili, i sensi e la mente, il Signore gioisce gli oggetti sensoriali appropriati a tali corpi. È ancora Lui che crea i differenti mondi e discende per gioco in differenti specie come gli dei, gli esseri umani e altre forme di vita inferiori, proteggendo tutti gli esseri attraverso il Suo sattva”.

Srimad Bhagavatam

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Sergio Peterlini

Sergio Peterlini da oltre quarant’anni studia e diffonde gli antichi insegnamenti contenuti nelle scritture della tradizione vedica. Tiene corsi e conferenze molto seguite in Italia e all’estero, anche su richiesta di istituzioni pubbliche, religiose e scolastiche. 
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