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Robert

di Mariella Calcagno 1 mese fa


Robert

Leggi un estratto dal libro "Lettere dal Postino" di Mariella Calcagno

Si alzò dalla sedia con il sorriso, guardando negli occhi il dottore, un amico di vecchia data. Si abbracciarono e, dopo un ultimo sguardo, Robert si avviò verso la porta, verso la sua vita di tutti i giorni.

Era un uomo dagli sguardi profondi, Robert: osservava la vita sempre da un punto di vista filosofico, senza parlare troppo, con un perenne sorriso e un atteggiamento di grande apertura verso gli altri. Faceva della vita l’oggetto principale della sua ironia.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Lettere dal Postino

Solo chi conosce l'amore può aprire il cuore completamente alla vita

Mariella Calcagno

In questo libro vi innamorerete attraverso il protagonista, di voi stessi. Robert, il personaggio principale, vi porterà a riflettere dentro le vostre vite, vi farà mettere in gioco i vostri pensieri e ciò che ognuno di noi può fare ogni giorno...

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Entrò in macchina e si diresse verso il supermercato, verso il solito piccolo market che frequentava da anni - Robert amava la famigliarità che lì si creava con le persone - dove aveva l’abitudine di scambiare due parole, un sorriso e qualche battuta. Adorava prendere in giro Joan, la cassiera, sempre seduta e sempre più grassa, afroamericana con gli occhi neri come la pece e le mani che sembravano palloncini gommosi da pizzicare.

“Ehi Joan, buongiorno; dovresti cambiare sedia e mettere quella da impiegata con le rotelline”, le disse sogghignando.

“Buongiorno Robert, anche oggi vedo che non ti manca la parola. Le rotelline... Buona idea! Così poi posso inseguirti più velocemente per tirarti addosso le scatolette del tuo adorato gatto”, rispose lei, sempre ridendo.

Non si offendeva mai nessuno quando Robert scherzava, perché le sue parole erano guidate dal gioco e dal cuore e i suoi sguardi erano sempre pieni di compassione per chiunque.

Tornò verso la sua auto con i sacchetti della spesa, e si avviò pian piano verso casa.

Guidava sempre lentamente, perché aveva una passione straordinaria: amava osservare le persone e l’ambiente. Vedeva i cambiamenti e quello che invece non cambiava mai, come la pasticceria della signora Doris, che aveva un’insegna vecchia di trentanni e una vetrina con sempre le stesse torte e gli stessi pasticcini fatti a mano. Sempre le stesse ricette; una tradizione, nella piccola cittadina di Southfort. Robert adorava che alcune cose non cambiassero mai, perché avevano un loro senso, avevano delle radici.

Salì in casa - abitava in un piccolo condominio di sei appartamenti - e infilò la chiave nella serratura del suo “rifugio”, al secondo piano. Tiggy, il suo gatto, lo salutò miagolando e strofinandosi contro le sue gambe. Sorrideva dell’affetto del suo adorato micio, perché la sua era una compagnia speciale: si guardavano in silenzio e si capivano.

Era un uomo sereno, Robert. Si avvicinava alla pensione ormai, dopo quasi trent’anni di lavoro come postino. Nell’ultimo periodo, gli avevano affidato un piccolo quartiere di circa trecento anime, luogo dove lui aveva il compito di smistare e consegnare la posta; era un posto che conosceva già da tanti anni, ma solo ultimamente, per una questione di età, la sede centrale lo aveva in un certo senso “premiato” per i tanti anni di servizio, lasciandogli tutto il tempo che desiderava per smaltire la corrispondenza in un quartiere dove, ormai, conosceva tutti benissimo.

Fece una cena frugale e, come ogni sera, aprì un libro. Non guardava la televisione da almeno dieci anni perché pensava che abbassasse il suo grado di serenità. Quindi, un bel giorno, l’aveva regalata e non ne aveva più voluto sapere niente.

Andò a letto dopo essersi lavato i denti, guardandosi allo specchio e facendo boccacce (si divertiva a farlo con Tiggy, che lo scrutava quasi compatendolo).

Era fine estate; quindi, anche se si andava verso l’autunno, le serate erano ancora calde. La finestra spalancata in camera da letto, faceva in modo che sia Robert sia Tiggy dormissero rilassati, su un letto appena coperto da un lenzuolo bianco. Si addormentarono insieme, come ogni sera.

“Un giorno nuovo, un nuovo risveglio, qualcosa di nuovo da scoprire”: Robert si svegliava ogni giorno così, con questo pensiero; poi metteva su la moka, dava da mangiare al gatto e, mentre si sciacquava il viso, attendeva il profumo del caffè.

Alle 7:00 del mattino usciva di casa, per andare alla sede centrale delle Poste, da ormai trent'anni.

Partiva con calma, per poter andare piano e osservare... Osservare... ogni cosa.

Parcheggiava al solito posto; entrava da dietro, ma camminava in modo più o meno spedito - a seconda dei casi - ogni volta che faceva quei metri che dividevano la macchina dalla porta d’entrata dell'ufficio.

Ormai i colleghi non gli chiedevano più spiegazioni, perché sapevano che la risposta sarebbe stata sempre la stessa: “Mi comporto così per non fare sempre le stesse cose, così voi vi potete divertire a scommettere su cosa mi inventerò domani”.

Smistava le sue lettere con cura, centinaia di lettere, bollette, missive, cartoline; in questo modo era venuto a sapere tante cose sui cittadini di quel rione. Riusciva a capire, senza aprire una sola lettera, come stessero e che problemi avessero. Trattando quelle lettere con cura, era come se, in qualche modo, si prendesse cura anche di loro e quando arrivava una multa - o comunque una lettera da parte di un qualche ente erariale - laddove capiva che c’era una difficoltà, cercava sempre di recapitarla personalmente, per addolcire la consegna.

Era fatto così Robert, amava le persone.

Caricò quindi l’auto con la sua grande borsa e con pacchetti vari e iniziò la sua ennesima giornata di lavoro, sempre col sorriso sulle labbra ma con un pensiero costante che lo tormentava ormai da un mese.

Mentre entrava dentro al quartiere - che lui considerava la sua finestra sul mondo - quel pensiero gli strinse il cuore; vedeva che le persone o erano sempre più di fretta, o rimanevano chiuse in casa diffidenti, e che sempre meno ragazzini giocavano nei campi da basket e nei parchi giochi allestiti per loro. Tutto questo lo rattristava un po’. Si chiedeva in che modo potesse, nel suo piccolo, fare qualcosa.

Era uno straordinario osservatore, quindi notava anche il più piccolo cambiamento; ma qui la situazione era palese: c’erano più tristezza, sempre meno consapevolezza e molta paura della vita. “Rassegnazione”, ecco: forse era questa la parola giusta. Parcheggiò la macchina gialla delle Poste ed entrò nel primo palazzo della giornata, con le prime lettere da consegnare. Salutò il portiere (non erano in tanti ad avere ancora il portiere, ma alcuni ancora riuscivano a sostenerne la spesa).

“Ehi Francisco, come gira stamattina? Novità?”, disse, mentre riponeva la posta nelle relative cassette.

“Novità? Non direi Robert... Il solito tran tran. Ah sì... La signora Goodson è caduta per l’ennesima volta in casa. Non capisco...

Sembra stia bene, ma ogni tanto cade, e il figlio deve correre da casa sua fino a qui...”, rispose Francisco.

“Niente accade per caso, mio caro Francisco, niente...”, ribatté Robert. Lasciò cadere la sua risposta come in sospeso, sperando che il suo interlocutore comprendesse dove voleva andare a parare. “Dici? Non so. Io vedo solo gente che corre quando accade qualcosa, altrimenti per il resto... le solite cose”.

Si salutarono e Robert sospirò, vedendo l’ennesima reazione rassegnata; continuava a interrogarsi su cosa potesse fare, ma senza dolore: era solo un pensiero che lo inseguiva.

Lasciò la macchina nel parcheggio e prese solo le lettere da consegnare presso i palazzi di quella via, così da poter passeggiare e guardare l’ambiente che lo circondava, quel mondo che ogni giorno lo faceva riflettere.

C’erano alcuni teenager che lo salutavano per strada; avevano smesso di andare a scuola: c’era chi andava su e giù per la strada con lo skateboard e chi stava seduto per terra attaccato a un cellulare. Robert sorrideva a tutti e scambiava qualche battuta con questo e con quello; poi entrò nel palazzo successivo, fischiettando.

Nel mentre, usciva dal palazzo la signora Chestnut: occhi bassi, saluto veloce, andatura triste di chi è troppo stanco anche solo per alzare la testa. Aveva tre figli dai nove ai quindici anni; abbandonata dal marito l’anno prima, aveva tutto sulle proprie spalle.

La signora non lo sapeva, ma alcune volte Robert aveva pagato le bollette a lei intestate senza dirle niente. Provava compassione per quella donna, e a lui non interessava che lei lo sapesse.

Salì al secondo piano e suonò al signor Porter, un uomo che non usciva mai di casa.

“Buongiorno Robert, cosa mi consegni stamattina? Le solite bollette? Pubblicità? Appoggiale pure lì sul tavolo; vieni pure dentro”, gli disse l’uomo.

“Grazie signor Porter. Come va? Oggi c’è un bel sole, perché non esce?”. Mentre parlava con il suo interlocutore, Robert osservava la casa: la solita televisione accesa sul solito canale, la solita poltrona con il telecomando sul bracciolo; stessa scena da due anni, da quando il signor Porter, rimasto vedovo, aveva probabilmente perso ogni interesse.

“Tutto bene Robert. Sempre in attesa del giorno in cui finirò di vivere, come ha fatto mia moglie. Non ho più nulla da dare, sai? Sopravvivo...”. Non c’era nemmeno tristezza nelle sue parole; la sua era una semplice constatazione.

“Ti offro un caffè, Robert?”.

“Solo se lo prende con me sul balcone!”.

Robert lo provocava: voleva mostrargli un mondo che, all’esterno, ancora viveva.

Il signor Porter preparò il caffè silenziosamente, pulendo quasi maniacalmente la polvere che cadeva sul ripiano, con una spugnetta umida.

Gli offrì il caffè - sfidandolo - non sul balcone, ma nella vecchia seppur pulita cucina.

Robert lo bevve sorridendo; ma la sfida, prima o poi, l’avrebbe vinta lui!

Si salutarono con rispetto, e ognuno tornò al suo mondo: Robert alle sue consegne e il signor Porter alla sua poltrona.

Ritornò verso l’auto gialla, pensando alla signora con figli da sfamare, al signor Porter, all’anziana che cadeva sempre. Cosa avrebbe potuto fare un semplice postino per la vita di queste persone? Se lo chiedeva ogni giorno; pensava che un sorriso e tanta gentilezza, in qualche maniera, potessero almeno risollevare per alcuni minuti il cuore di quelle persone. Ma sentiva di dover fare di più.

La giornata terminò velocemente. Robert tornò in sede per lasciare ciò che non era stato possibile consegnare e la macchina gialla; poi riprese la sua vettura e si diresse verso casa, fermandosi prima davanti a un piccolo chiosco per prendere la sua bibita preferita, un mix di frutta creato dal giovane gestore (un ragazzo che aveva riabilitato un vecchio locale destinandolo a chi preferiva un menù vegetariano). A Robert le novità piacevano, cosi come la vita stessa. Si gustò la sana bevanda, tornò in auto e pensò a come poteva terminare la giornata. Aveva ancora un’oretta prima della consueta cena con il suo amico peloso.

Si diresse verso il parco, all’interno del quale c’era un piccolo laghetto dove poter guardare i cigni e le anatre, animali che correvano sempre verso gli umani terrestri per ricevere briciole di pane.

Si sedette su una panchina e iniziò semplicemente a osservare ciò che aveva attorno: gli uccellini che si inseguivano svolazzando e cinguettando, i cigni, le anatre e quel vecchietto che - con molta tenerezza - distribuiva loro il pane. Quell’uomo aveva un sorriso malinconico, ma capiva che quello era il momento perfetto per dare e ricevere; quel pane che donava era il suo modo per ricevere un “grazie”, da semplici gesti, da semplici animali.

Ragazzini che giocavano e si rincorrevano ridendo, cani che cercavano palle nascoste nei cespugli: la vita è così semplice quando si è capaci di vivere l’esatto momento in cui si è!

Si alzò contento di percepire la vita, di saperne godere pienamente la bellezza, ma il pensiero di dover fare qualcosa continuava a martellarlo lentamente; senza disturbarlo, però. Era un richiamo per

condividere il suo benessere interiore, e avrebbe voluto farlo comprendere al mondo intero.

Robert rientrò a casa, dal suo gatto, dalle sue abitudini, dalla sua cena frugale fatta di insalata con semi vari e tofu. Ma mentre mangiava, continuava a pensare a ciò che avrebbe voluto lasciare qui sulla Terra: voleva lasciare un seme del suo passaggio terreno, per poi unirsi di nuovo, un giorno, alla completezza dell’Universo.

Non solo: voleva andarsene sapendo di aver fatto tutto ciò che era possibile fare in questa sua esperienza, condividendo il suo cuore. Sentiva la necessità di andare oltre.

Lettere dal Postino

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Mariella Calcagno

Mariella Calcagno è Life Coach, scrittrice, conduce corsi sull’energia quantica e (con Dario Nencini) seminari basati sul risveglio e il riconoscimento dell’energia sessuale e vitale da applicare sia nella coppia sia nella vita di tutti i giorni. Fondatrice e docente della...
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