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Ritorniamo all’agricoltura

di Margherita Gradassi 2 anni fa



La terra c’è, sporchiamoci le mani

Quante volte ho sentito pronunciare “Basta! mollo tutto e vado a fare il contadino”.

Una frase forse espressa con leggerezza e poca consapevolezza, o forse un tarlo pensato e ripensato che dentro sta prendendo spazio come possibilità concreta.

Oggi sempre più giovani cercano di tornare alle origini, quelle dei nonni, che con forza e perseveranza hanno coltivato, creato e costruito con le loro abilità case, aziende agricole, o semplici orti che sfamano più di un nucleo familiare.

La volontà di ciò che vorremmo a volte non va in linea con quello che la società ci propone, e in questo contesto italiano tornare alla terra non è sempre semplice come sembra, a meno che non ci venga tramandata un’azienda.
Ma sembra che le cose stiano cambiando e la domanda rafforza l’offerta.

Un ultimo censimento sull'agricoltura italiana afferma che oltre 4 milioni di ettari di terreni sono incolti, tra cui 338 mila pubblici. Da qui nascono vari progetti, bandi e proposte di legge.

Nel 2014 le regioni Veneto, Puglia e Umbria hanno attivato la “Banca della Terra” per mettere a disposizione terreni incolti ed abbandonati per favorire nuovi insediamenti agricoli dando priorità alle richieste di giovani agricoltori.

Nel Lazio è nato Terre ai Giovani è un progetto pensato ai giovani imprenditori agricoli laziali che per il momento prevede l'affitto di 8 lotti di terreno per un totale di 343 ettari.

E per ultimo ma non meno importante nasce Terre Originali della regione Piemonte, che mette a disposizione terreni nella zona delle Langhe Monregalesi. 

Tutti i bandi hanno caratteristiche simili: gli aspiranti coltivatori devono avere un'età inferiore a 40 anni, possono essere sia singoli individui che gruppi di persone, nel caso specifico di Terre Originali sono ammesse al bando anche organizzazioni attive da non più di 4 anni e anche consorzi e reti d’imprese. Per quanto riguarda quest’ultimo bando la selezione dei 10 finalisti è prevista per il 15 febbraio 2015 quindi affrettatevi.

La selezione sembra essere destinata a progetti che portino innovazione, intraprendenza, voglia di nuovo, e sostenibilità ambientale ed umana.

Nella biodiversità di queste terre risiede un grande patrimonio adatto alla creazione sia di coltivazioni che di allevamenti e quindi alla crescita anche di “nuovi” mestieri manuali e non che possono così arricchire il territorio e l’animo umano.

Sembra così che l'urgenza di un "cambio di paradigma" personale, nato forse da decrescite felici e quant'altro, possa incrociare le politiche locali portando così a un nuovo modo di fare economia e ad una società più integrata con l’ambiente che vive.

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Margherita Gradassi si laurea in ISF università di Farmacia, Diploma in Naturopatia presso Istituto Rudy Lanza con specializzazione in Iridologia Naturopatica e psicosomatica, Floriterapia di Bach e Australiana e Tecniche di massaggio Orientali. Formazione in bio-feedback “Life-System” col...
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