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Risvegliarsi da un brutto sogno

di Alberto Villoldo 2 settimane fa


Risvegliarsi da un brutto sogno

Leggi un estratto dal libro "Nel Cuore dello Sciamano" di Alberto Villoldo

Trascorriamo i nostri primi nove mesi di vita intenti a sognare nel grembo di nostra madre. Poi trascorriamo anni fra un lungo sonnellino e l’altro o fra dormite quasi interminabili da adolescenti. Se la gravidanza di mamma era andata bene, se aveva avuto un partner che la faceva sentire al sicuro e amata, noi facevamo dei bei sogni; ma molti di noi sono nati in famiglie che non si sentivano al sicuro.

Di conseguenza, sono cresciuti in un ambiente domestico da incubo, apparentemente privo di qualunque via d’uscita.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Nel Cuore dello Sciamano

Vivi il tuo sogno sacro e liberati delle paure

Alberto Villoldo

Nel Cuore dello Sciamano ci conduce in un viaggio nel mondo sacro degli sciamani, attraverso storie, sogni e riti antichi. Perché leggere questo libro: Per svegliarci dai nostri sogni ad occhi aperti e realizzare quello che è il sogno sacro della...

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Indice dei contenuti:

I sogni coscienti

La psicologia occidentale mette l’accento sull’importanza di riconciliarsi con la propria infanzia e con la famiglia di origine. Come si perdona un genitore violento, o si offre comprensione a una madre alcolista? Come si trasforma l’incubo di una brutta infanzia in valide lezioni di vita?

La psicologia degli sciamani è diversa. Si informa sul perché avete scelto la famiglia in cui siete nati, e quali lezioni siete venuti a imparare dai vostri genitori.

Questo vi fa comprendere che, sebbene gli eventi della vostra infanzia siano stati del tutto dolorosi e reali, non erano necessariamente veri, almeno non nel modo in cui ve li ricordate. Gli sciamani vi spiegherebbero che nulla avviene per caso, che dovreste praticare la gratitudine per le grandi (e spesso dolorose) lezioni che vi sono state offerte; e che non sareste affatto dovuti nascere nella famiglia del vostro amico o amica del cuore, quella con dei bravi genitori… Le aquile, essi vi direbbero, non nascono nei nidi di serpente.

I Laika compresero che i sogni coscienti, come lo sono i nostri ricordi infantili, sono reali ma non sono veri. Sono solo un brutto sogno.

I sogni coscienti che facciamo a occhi aperti sono altrettanto vividi e coinvolgenti di quelli che facciamo durante il sonno. Per di più, svegliarsi e cambiare il sogno cosciente del nostro passato è difficile quanto svegliarsi da un sogno durante il sonno.

Ma si può fare. E dev’essere fatto, se il sogno che state vivendo nella vostra realtà non si adatta più a voi e volete barattarlo con uno migliore. Allo stesso modo in cui una madre scuote il figlio che sta avendo un incubo dicendogli che è solo un brutto sogno, anche noi possiamo imparare a svegliarci e a trasformare in qualcosa di meglio sia l’incubo vissuto nel sonno sia quello vissuto da svegli.

Pensate con quanta rapidità un sogno notturno può cambiare: un attimo siamo su una spiaggia e l’attimo dopo stiamo attraversando un prato verde di montagna. Noi siamo in grado di cambiare altrettanto rapidamente anche i sogni che facciamo da svegli, ma solo a patto di renderci conto che non sono più veri di quelli che facciamo nel sonno.

So che questo è un grosso boccone di realtà alternativa che vi sto chiedendo di mandar giù. Dopo tutto, se è così facile, perché non possiamo cambiare fenomeni come la guerra in Medioriente o la violenza in America, semplicemente sognandoli diversi? La risposta è che possiamo farlo, ma deve esserci un numero sufficiente di noi a sostenere quel nuovo sogno di pace.

Noi sappiamo come fare per svegliarci e trasformare il sogno. Se non siete disposti a cambiare il sogno, se cambiarlo vi richiede uno sforzo eccessivo, se è troppo scomodo, o se vi sembra troppo difficile o oneroso, voi pretendete una soluzione rapida e preconfezionata. Quando gli Inca la pretesero, gli Incantatori diventarono potenti. Le persone li videro come un metodo facile per migliorare la mano di carte che la vita aveva servito loro. Li trovate all’opera ancora oggi, nelle piazze dei mercati, intenti a vendere formule per il successo, amuleti per recuperare istantaneamente la salute, incantesimi per manifestare l’amore che desiderate.

Per svegliarvi e trasformare il vostro sogno, per prima cosa dovete trovare voi stessi nel sogno.

Avete mai notato che nel sonno sognate persone e luoghi ma non vedete mai voi stessi? Non vi vedete mai le mani, i piedi o il viso. In compenso percepite nitidamente tutto ciò che vi circonda e di tanto in tanto vi può accadere di accorgervi che state sognando.

Nel nostro sogno in stato di veglia accade lo stesso. Ci buttiamo giù dal letto al mattino, cogliamo di sfuggita la nostra immagine nello specchio, magari ci mettiamo un velo di trucco o ci radiamo, dopodiché usciamo per correre a interagire con altre persone e situazioni. Ci vediamo solo attraverso gli occhi degli altri, le loro reazioni alle nostre parole e l’approvazione o disapprovazione che esprimono col linguaggio del corpo. Ma non ci fermiamo mai per trovare noi stessi. Non notiamo nemmeno la nostra ombra, che ci segue ovunque andiamo.

Dobbiamo tenere di fronte a noi uno specchio limpido, che ci mostri un vero riflesso di chi siamo, così da trovare noi stessi all’interno del sogno. Allora potremo svegliarci e scoprire il sogno sacro che dà più significato alla nostra vita.

Per capire chi siamo veramente e per scoprire il nostro sogno sacro, dobbiamo trasformare le tre fantasticherie corrotte che in anni di storia umana hanno indebolito la nostra determinazione e debilitato il nostro spirito: il sogno della sicurezza, il sogno della permanenza e il sogno dell’amore incondizionato.

Il sogno della sicurezza

Cercare protezione e sicurezza è il nostro istinto più innato e primordiale. Ci predispone a combattere o a fuggire da una minaccia percepita. Se la nostra sicurezza è minacciata, non riusciamo più a valutare accuratamente il modo di agire migliore. Come una creatura con le spalle al muro, sferriamo attacchi fisici o emotivi, oppure corriamo a nasconderci, chiudendoci in noi stessi, diventando indisponibili al dialogo riguardo a ciò che ci crea disagio. E quando ci è impossibile fuggire o combattere, entriamo in uno stato di paralisi. Seppelliamo la testa nella sabbia e speriamo che in qualche modo il problema sparisca da solo.

Se non riusciamo a trasformare il sogno della sicurezza, il mondo è un luogo pericoloso in cui sentiamo il bisogno di stare continuamente in guardia, sia fisicamente che emotivamente. Non riusciamo a riconoscere le opportunità perché le riteniamo troppo rischiose e inseguiamo la sicurezza a scapito della novità e dell’esplorazione. D’altro lato, i nostri maldestri tentativi di trasformare questo tipo di sogno possono indurci a fidarci eccessivamente degli altri e a essere troppo ingenui, attirando così persone che ci inquadrano come facili bersagli e si approfittano di noi.

Quando si è incapaci di svegliarsi dal sogno della falsa sicurezza, si resta molto più a lungo del necessario in un rapporto o in un posto di lavoro che si sarebbe dovuto lasciare da tempo, perché il senso di familiarità ci illude di essere al sicuro. Così continuiamo a tollerare la condotta abusiva degli altri e le nostre abitudini autodistruttive.

Tutti gli animali sono dotati di un istinto combatti-o-fuggi, ma il punto preimpostato sulla sicurezza cambia a seconda delle persone. È stato impostato in base al grado di sicurezza percepito da vostra madre quando ancora vi portava in grembo. Non è un fattore psicologico e non potete resettarlo sul lettino dello psicoanalista. È di natura chimica; è programmato a livello cerebrale. Questo è l’anatema generazionale che si tramanda di madre in figlio durante i primi mesi di vita.

Dopo la nascita, trascorrete molto tempo cercando di capire da dove venite, chi siete e dove state andando, e lo fate guardando il riflesso che vi rimanda lo specchio della vostra famiglia di origine. E sebbene sia del tutto reale, il volto che trovate in quello specchio non è quello vero, o non dice tutta la verità. Perché chi siete, da dove siete venuti e dove state andando è qualcosa di molto più grandioso dell’immagine che scoprite nel vostro specchio familiare. Questo avviene perché quello specchio è inficiato dalla paura, dal bisogno di protezione e sicurezza. Un vecchio proverbio lo spiega molto bene:

«Meglio un male conosciuto che un bene sconosciuto».

Dove si è al sicuro

Chiesi a Don Manuel di parlarmi delle profezie riferite a un grande cataclisma mondiale. Secondo la leggenda inca, esso fa parte del ciclo di rinascita e distruzione che si verifica ogni cinque secoli circa. Questa è una profezia nel contempo terrificante e incoraggiante, che annuncia la distruzione e il rinnovamento del mondo. L’ultimo Pachacuti (è questo il nome che viene dato a tali eventi catastrofici) avvenne nel 1531 con l’arrivo in Perù del conquistatore Pizarro, che diede avvio al crollo dell’impero inca.

Don Manuel ci spiegò che stiamo attraversando un altro evento simile, un momento di grande pericolo per tutta l’umanità. È già iniziato, possiamo vedere i segni del cedimento tutto intorno a noi: dal clima all’economia, dalle città ai luoghi di lavoro tossici.

«Dove si può essere al sicuro?» gli domandai.

«Non ci sarà alcun luogo sicuro», mi rispose. «Ma ci saranno persone che incarnano la sicurezza, che creano la sicurezza intorno a sé semplicemente con la luce che emanano».

«La nostra Madre Terra vuole che i suoi figli stiano bene, che siano al sicuro, e si prenderà cura di voi dopo che voi vi sarete presi cura di lei».

Non capivo. «Come può, la Terra, tenermi al sicuro?» chiesi al vecchio.

«Allo stesso modo in cui ti può uccidere durante una tempesta o un terremoto, o può impedire alla tua casa di bruciare mentre nella foresta divampa un incendio che rade al suolo tutte le case dei tuoi vicini», rispose.

Quando capirete che la vostra sicurezza non dipende più dagli altri o dalle circostanze esterne, dalle comunità recintate o dagli eserciti e da promesse di amore e amicizia eterni, allora potrete trasformare il sogno della sicurezza.

Il sogno della permanenza

Vi ricordate della prima volta in cui vi siete resi conto che un giorno morirete? Avete trascorso una notte insonne chiedendovi cosa sarebbe successo dopo?

Mi ricordo che da bambino al catechismo mi insegnarono che se i nostri genitori avessero divorziato non sarebbero potuti andare in cielo. Stetti malissimo temendo che mio padre sarebbe stato bandito dal paradiso eterno. Sarebbe sicuramente andato all’inferno, perché aveva divorziato per sposare mia madre. Poi mi chiesi cosa sarebbe successo a me al momento della mia morte, poiché secondo la chiesa ero figlio di un matrimonio illegittimo. Dove andavano a finire quei bambini?

A tutti noi capita di arrivare al momento in cui ci rendiamo conto per la prima volta di essere mortali e che la morte è sempre al nostro fianco.

Quando feci la conoscenza di Don Manuel era già vecchio, almeno agli occhi di un giovane trentenne come me a quell’epoca. Tuttavia insisteva nel dare una mano a montare il campo durante le escursioni in montagna, oltre che a trasportare pesanti bagagli. Ogni volta che cercavo di aiutarlo mi scacciava e mi prendeva in giro, dicendo che quello non era compito per un “giovanotto bianco istruito” come me.

«Ma io voglio che tu viva a lungo», protestai una volta mentre cercavo di togliergli dalle spalle una pesante sacca. «Ma io no», mi rispose. «Sono pronto a morire anche oggi, in questo momento. Non ho rimpianti, provo solo gratitudine.

Tu, invece, pensi di avere a disposizione i prossimi cinquant’anni per sistemare le tue faccende qui, perciò vuoi che tutto duri a lungo.

«La bellezza della mia vita è che io so chi sarò dopo averla lasciata, mentre tu non hai la minima idea di chi sei».

Così dicendo il vecchio scosse il capo, dandomi a intendere di farmi da parte per permettergli di continuare a fare ciò che stava facendo.

Il sogno della permanenza ci dà l’illusione della nostra personale immortalità. La morte coglie solo qualcun altro, qualcuno di vecchio e malato, cosa che noi non saremo mai.

Ci godiamo il nostro giovanile senso di immortalità e invulnerabilità finché il sogno a occhi aperti diventa un incubo, le rughe non sono più negabili e capiamo di aver imbrogliato noi stessi. La vita può finire in qualunque momento, poiché questo nostro stato dell’essere non è permanente e l’invecchiamento, la malattia e la morte sono una certezza.

Quando trasformiamo il sogno della permanenza, come aveva fatto Don Manuel, scopriamo che c’è vita nella morte e che c’è morte nella vita. Comprendiamo che nascere, crescere, invecchiare, il tutto in maniera lineare (secondo la nostra aspettativa di vita) non ci danno un quadro completo delle cose. La realtà è che nasciamo, e poi rinasciamo; e nel nostro sogno sacro viaggiamo lungo il fiume del tempo diretti verso il futuro per ricreare di nuovo il mondo.

Scopriamo l’infinito. Ma non prendetemi in parola. Provate voi stessi l’esercizio che trovate nel Capitolo 7, a pagina 132.

Il sogno dell’amore che è incondizionato

«Io so che a te piace il cervello», mi disse Don Manuel. Eravamo seduti intorno al fuoco al Tempio della Terra di Moray. Il sole era appena tramontato, il nostro campo era già montato e il termometro stava scendendo a precipizio, come succede in alta quota.

«Sì, in effetti ho simpatia per il mio cervello», risposi. Il vecchio sapeva che ero a capo di un piccolo laboratorio in un centro di ricerca sul cervello all’Università di San Francisco. «Il cervello non è nel posto in cui si trova», disse. «È il cuore. Il cervello trascina nei guai nove volte su dieci, mentre il cuore ti porta sempre alla verità. L’anima risiede nel cuore, non nella testa».

«So che hai tenuto un cervello nel palmo della tua mano», continuò il vecchio, «ma ci hai mai tenuto un cuore pulsante? Continua a battere, anche dopo che lo hai tolto dal corpo».

«Come fate a saperlo?» gli chiesi.

«Le galline», mi rispose.

«Voglio dire, come sapete che l’anima risiede nel cuore?», dissi io.

«Quando l’anima si affida al cuore amiamo senza condizioni, senza i “se” con cui barattiamo l’amore. Il cervello è un buon mezzo per navigare attraverso la vita, ma non farne la tua destinazione».

Subito dopo la nascita impariamo che comportandoci in determinati modi otterremo un caldo sorriso da nostra madre, perciò insistiamo ancora di più nell’atteggiamento che ci procura i sorrisi. D’altra parte, se (da piccoli) buttiamo il cibo per terra o ci comportiamo “male” –diciamo, per esempio, che facciamo le bizze mentre siamo con nostra madre dal droghiere– ci viene rivolto uno sguardo di disapprovazione o un rimprovero. Perfino un neonato è in grado di interpretare il tono di voce di sua madre. Impariamo che l’approvazione significa essere amati, mentre la disapprovazione significa non esserlo. Poiché siamo piccoli e completamente dipendenti dagli adulti, cominciamo a credere che entri in gioco la nostra stessa sopravvivenza se non ci conformiamo ai comportamenti che ci procurano l’approvazione e il sorriso amorevole dei grandi.

Se associamo l’amore all’approvazione, arriveremo a fare praticamente di tutto per ottenerla. Per guadagnarci l’amore e l’approvazione delle persone da cui prendiamo esempio o siamo attratti, facciamo cose in cui non crediamo realmente e compromettiamo i nostri valori e il nostro essere in modi che in seguito ci sembreranno deprecabili.

Gli psicologi insegnano che se ci hanno lasciati piangere e ignorati da piccoli («Lei sta solo facendo i capricci. Lascia che si sfoghi, poi le passa.»), a noi ha fatto l’effetto di vivere una tortura. Se siamo stati lasciati molte volte in difficoltà, abbiamo imparato che non potevamo fidarci di noi stessi o degli altri. Col tempo, abbiamo cominciato a credere che le persone che amavamo fossero quelle che potevano ferirci di più. Da adulti, ci chiediamo: «Perché l’amore deve fare così male?».

Alcuni di noi confondono l’amore col sesso o con la sottomissione al volere o ai programmi altrui; oppure credono che ricevere doni materiali da qualcuno ci dia prova del suo amore. Allora cerchiamo qualcuno che ci ami senza un elenco di condizioni da soddisfare, senza pretendere un prezzo esorbitante in cambio del suo affetto.

Quando ci risvegliamo dal sogno dell’amore incondizionato, scopriamo che l’amore è chi siamo, non ciò che sentiamo. Abbiamo amore senza condizioni. Non abbiamo più bisogno di una persona da amare, o attraverso la quale sperimentare l’amore, perché noi stessi diventiamo amore.

Il nostro sogno della realtà è modellato da questi tre bisogni umani fondamentali: sicurezza, permanenza e amore. Vogliamo tutti vivere per sempre, al sicuro, amati senza condizioni, senza dover mai affrontare né la vecchiaia né la nostra mortalità. Ci ingegniamo per impedire ai nostri sogni a occhi aperti di trasformarsi in incubi, seguendo metodi talvolta creativi, talvolta comici se visti in retrospettiva.

Alla fine, inevitabilmente, siamo costretti ad ammettere che i nostri sogni a occhi aperti hanno raggiunto la data di scadenza. A quel punto accettiamo la possibilità di un nuovo sogno: il sogno sacro che all’inizio può non sembrare reale, ma che è assolutamente vero.

Nel Cuore dello Sciamano

Vivi il tuo sogno sacro e liberati delle paure

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Nel Cuore dello Sciamano ci conduce in un viaggio nel mondo sacro degli sciamani, attraverso storie, sogni e riti antichi. Perché leggere questo libro: Per svegliarci dai nostri sogni ad occhi aperti e realizzare quello che è il sogno sacro della...

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