800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Ringraziare per il ciò che ci viene dato - Estratto da "Kabbalah per Vegetariani e Carnivori"

di Shazarahel 1 mese fa


Ringraziare per il ciò che ci viene dato - Estratto da "Kabbalah per Vegetariani e Carnivori"

Leggi in anteprima l'introduzione al libro di Shazarahel e scopri quale posto abbia la pratica vegetariana all'interno della religione ebraica

Nel Moshàv in cui vivo si trovano molti lulìm, pollai, o meglio allevamenti intensivi di pollame sfruttato per la produzione di uova.

Indice dei contenuti:

Animali come macchine produttive

Un sabato mattina, di ritorno dalla sinagoga, vedemmo il proprietario di uno di questi lulìm entrare all'interno del pollaio vestito di tutto punto. Le mie bambine gli chiesero: "Perché entri di shabbàt nel pollaio?" e lui rispose: "Per dire alle galline shabbàt shalom! Se lo meritano, no?".

Le mie bambine, abituate a ringraziare e benedire tutti coloro che producono il cibo di cui ci nutriamo, hanno detto che in effetti dobbiamo ringraziare le galline che ci donano tante uova per nutrirci.

A casa nostra, infatti, abbiamo avviato una bella consuetudine: ogni volta che acquistiamo un alimento, un capo di abbigliamento, o un qualsiasi oggetto, cominciamo a benedire tutti coloro che vi hanno lavorato per produrlo.

Facciamo un esempio: quando acquistiamo una bottiglia d'olio, benediciamo chi ha raccolto le olive dall'albero, chi le ha portate al frantoio, chi ha lavorato al frantoio per ottenerne olio, chi ha lavorato in fabbrica per realizzare le bottiglie che lo contengono, chi ha elaborato il design dell'etichetta, chi ha ottenuto gli inchiostri colorati per la stampa delle etichette, chi ha imbottigliato l'olio, chi lo ha trasportato fino al supermercato, chi ha disposto le bottiglie sugli scaffali... benediciamo tutta la lunga catena di esseri umani il cui lavoro e sacrificio ha permesso a noi di avere quella bottiglia d'olio a nostra disposizione sul nostro tavolo senza alcuna fatica.

Come la maggior parte delle persone, anch'io ignoravo quasi completamente cosa avvenisse all'Interno degli allevamenti intensivi. Venendo a vivere in questo Moshàv, ho dovuto prendere atto della grande sofferenza che noi uomini procuriamo agli animali.

All'interno di questi pollai le galline sono tenute in cattività in condizioni salutari ed igieniche aberranti. Migliaia di polli vivono tutta la loro vita stipati in capannoni bui senza finestre. Le galline, a gruppi di tre, stanno serrate in gabbiette piccolissime. Queste gabbie sono talmente anguste e strette da non consentire ai polli alcun movimento se non quello di allungare il collo per beccare il mangime esterno alla gabbia.

Le galline hanno tutte il collo spennato, poiché per beccare il mangime debbono far passare la testa fra le sbarre della gabbia, e queste sbarre sono talmente fitte che, nel fuoriuscire, il collo viene ripetutamente sfregato fra di esse, spennandosi ed irritandosi.

Gli escrementi sono ammassati sotto la gabbia, e questo contribuisce a rendere i pollai dei luoghi malsani e anti-igienici.

Queste galline, sfruttate come macchine per produrre uova, non hanno mai visto il sole, né passeggiato in un campo all'aperto. L'immobilità forzata alla quale sono costrette nell'arco della loro intera vita crea spesso malattie e malformazioni ossee e le destina ad un invecchiamento precoce.

Proprio nei giorni in cui mi apprettavo a scrivere l'introduzione a questo libro, mi è capitato di vivere un'esperienza significativa e traumatica allo stesso tempo.

Una mattina, tornando dall'asilo verso casa, sono stata colpita da un coro di urla strazianti, tanto da sembrare quasi urla umane. Le galline del pollaio dei nostri vicini non chiocciavano né starnazzavano come al solito, ma gridavano tutte insieme, fuse come in unico grido di terrore. Alcuni uomini entravano nel pollaio, prelevavano le galline dalle gabbie e le portavano su un grande camion dove le decapitavano.

C'erano sei ghigliottine in fila, le galline venivano decapitate una per una e gettate dentro un immenso contenitore. Le galline rimaste nel pollaio, in attesa del loro turno, pur non potendo assistere alla scena della decapitazione delle compagne, sembrava avessero capito che stavano andando tutte alla morte.

La scena mi ha a dir poco turbato. Ho chiesto al proprietario del pollaio perché ghigliottinassero tutte le galline, e lui mi ha risposto che ormai erano troppo vecchie e le uova che producevano non erano più buone. Il pollaio rimase vuoto e silenzioso per alcuni giorni, come un cimitero.

Di lì a breve, migliaia di giovani gallinelle venivano a prendere il posto delle vecchie galline che le avevano precedute. In effetti nei pollai si allevano esclusivamente galline: alla nascita i pulcini maschi vengono uccisi (prassi assai diffusa è quella di gettarli vivi nei tritacarne) e vengono conservate le sole femmine, per la produzione di uova.

Per la prima volta mi resi conto che gli animali vengono considerate macchine produttive. Fu in quella circostanza che presi coscienza del sistema perverso e diabolico che noi uomini abbiamo inventato per soddisfare i nostri bisogni e i nostri interessi. In che modo siamo potuti arrivare a questo?

Premetto che amo gli animali e che sono vegetariana già da diversi anni. Ma non sono una vegetariana fanatica, perché non disprezzo chi ha scelto di mangiare carne, non provo alcun senso di superiorità nei confronti di chi ha scelto un regime alimentare diverso dal mio e perché molto più semplicemente non valuto una persona da quello che mangia.

E non giudico neppure i proprietari di questi allevamenti intensivi che vi hanno lavorato una intera vita con dedizione ed impegno e forse probabilmente non hanno raggiunto un livello di consapevolezza tale da convincersi a dover cambiare sistema.

Mi sono chiesta tuttavia se, a motivo di ragioni etiche, dovessi boicottare le uova prodotte in questi allevamenti intensivi. E, in quanto ebrea, mi son chiesta se la missione mistica del popolo ebraico di rendere liberi gli schiavi non dovesse essere estesa anche agli animali.

Così alla fine ho deciso di continuare ad acquistare e consumare quelle uova prodotte nei pollai del nostro Moshàv e di approfittare di ogni mia visita al pollaio e di ogni mia frittata, per benedire e ringraziare quelle galline, il cui sacrificio contribuisce a nutrirci e mantenerci in forze in attesa che l'umanità nel suo insieme raggiunga un livello di coscienza collettiva superiore.

Pace fra Vegetariani e Carnivori

Prima di trattare del nostro argomento, è doveroso porsi la domanda: l'uomo è onnivoro, carnivoro o vegetariano?

La risposta è di natura ideologica e differirà a seconda di a chi la porrete. E chiunque tenterà di rispondere a questa domanda, apporterà alcune prove scientifiche a dimostrazione della propria tesi. Ne consegue dunque che non esista una risposta univoca ed obiettiva a questa domanda? Diciamo che tutte le risposte sono vere, ma entrambi parziali e soprattutto "di parte".

Secondo i più recenti studi scientifici sembrerebbe infatti che siano esistiti sia ominidi onnivori, sia carnivori, sia vegetariani. E sembrerebbe che fra queste specie di ominidi, l'Australopithecus, l'unico sopravvissuto e da cui deriviamo, fosse onnivoro. Le altre specie di ominidi si sarebbero estinte anche per l'incapacità di adattarsi a differenti fonti di nutrimento.

Comunque, indipendentemente da quale approccio ideologico si abbracci e da quale scelta di alimentazione si adotti, sia essa vegetariana od onnivora, questo libro vuole apportare il punto di vista della sapienza ebraica, in modo particolare quello proprio della Kabbalàh, poiché, in effetti, l'ebraismo li contempla entrambi: l'ebraismo considera sia l'opzione del mangiare carne che l'opzione vegetariana, come due percorsi possibili.

Qualunque scelta si faccia, l'importante è che essa venga compiuta in modo etico. Sia che si scelga di mangiare carne, sia che si scelga di attenersi ad una dieta di soli alimenti vegetali, ciò che conta è che impariamo a nutrirci in maniera consapevole: c'è un modo etico di essere vegetariani e un modo etico di mangiare la carne.

La Kabbalàh ci indica dunque come trasformare la nostra alimentazione, sia essa onnivora o vegetariana, in un atto pieno di significato, in un'azione sacra che può contribuire a riparare il mondo. Indipendentemente dal tipo di alimentazione scelta, l'uomo ha il potere di farne uno strumento di elevazione morale e spirituale.

La guerra fra vegetariani e carnivori, la lotta dualistica fra coloro che difendono il loro diritto di cibarsi di carne animale e fra coloro che considerano immorale nutrirsi di un animale ucciso, diventa sempre più aspra. E come tutte le guerre porta ad un irrigidimento delle rispettive posizioni.

Solitamente i libri scritti attorno a questo tema mirano a difendere una tesi, in opposizione all'altra. Scopo di ogni libro sull'argomento è di avvalorare le proprie tesi e dissacrare, distruggere e delegittimare le posizioni avverse.

Fra queste due posizioni estreme e incompatibili arriva una via di mezzo che porta armonia: la via del vegetarianesimo tracciata da Rav Kook, la cui originalità sta proprio nel non fare il tifo per una posizione sola, ma nel mostrare come sia possibile integrarle, considerandole entrambe come tappe necessarie del percorso evolutivo e spirituale della nostra specie. Dovremmo dedurne dunque che non esista allora alcuna differenza sul piano morale fra l'essere vegetariani o carnivori?

Secondo Rav Kook il vegetarianesimo è un obiettivo morale al quale tutto il genere umano deve aspirare. La scelta vegetariana ha infatti lo scopo di aiutarci a gestire, dominare e trasformare la nostra aggressività e violenza; se fine a se stessa, invece, non è necessariamente una scelta etica superiore a quella di mangiare carne: nel momento in cui la scelta vegetariana diventa una scelta puramente ideologica che mette i suoi sostenitori in lotta contro chi non la adotti, può suscitare forme di aggressività in coloro che la praticano non difformi da quelle manifestate da chi sceglie di cibarsi di animali.

In armonia con tutta la tradizione ebraica e kabbalistica, il vegetarianesimo secondo Rav Kook è una via mediana che considera che il nutrirsi di carne sia una fase intermedia necessaria per educare l'uomo al corretto valore morale del vegetarianesimo: l'uomo non può diventare vegetariano prima di aver sconfitto la sua aggressività verso gli altri esseri umani.

La Kabbalàh ci offre preziosi strumenti per uscire fuori da questa guerra ideologica che alimenta gli odi e l'intolleranza verso coloro che fanno una scelta diversa dalla nostra.

La Kabbalàh ci insegna che fin quando c'è una lotta antagonistica ed oppositiva fra due verità parziali, è segno che ci troviamo ancora nell"Olàm haNekudìm, il Mondo dei Punti, ossia in quella fase mediana della storia evolutiva umana, che, come vedremo, porta irrimediabilmente come risultato alla Sheviràt haKelìm, la Rottura dei Recipienti.

È assolutamente necessario ed urgente superare questa fase archetipale, poiché l'attuale coscienza ecologica collettiva non è altro che uno dei segni più eloquenti che ci troviamo piuttosto ad un epocale passaggio di paradigma che, kabbalisticamente parlando, equivale al varcare la soglia della terza fase del processo evolutivo dell'umanità, chiamata 'Olàm haBerudìm (il Mondo della Connessione) o 'Olàm haTikkùn (il Mondo della Riparazione).

La Kabbalàh ci offre gli strumenti per orientare le nostre scelte ed azioni verso questo cambiamento di paradigma che avrà effetti straordinari e meravigliosi per il nostro amato mondo.

Kabbalah per Vegetariani e Carnivori

Con traduzione inedita del libro di Rav Kook "La Visione del Vegetarianesimo e della Pace"

Shazarahel

Quale legame esiste tra la religione e la tradizione ebraica e lo stile di vita vegetariano? A queste domande cerca di dare una risposta Shazarahel. Secondo la Toràh in origine tutti gli esseri viventi erano erbivori e, in...

€ 28,00 € 23,80 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Shazarahel

Shazarahel è un'artista israeliana d'origine italiana che ha dato vita ad una nuova forma d'arte che coniuga i messaggi più sublimi della Kabbalah ebraica con l'arte. Rahel nasce in Italia nell’anno 1973. Dall’età di 20 anni si immerge nello studio appassionato della Torah e degli...
Leggi di più...

Dello stesso autore


Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Ringraziare per il ciò che ci viene dato - Estratto da "Kabbalah per Vegetariani e Carnivori"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste